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	<title>Indie-eye - Straneillusioni &#187; Altre illusioni</title>
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		<title>Robert Cahen. Passaggi. Video-installazioni 1979-2008, a Lucca dal 23 ottobre 2009</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 12:56:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Indie-eye cinema &#62;&#62; Straneillusioni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altre illusioni]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[nuove illusioni]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>

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		<description><![CDATA[<img class="size-full wp-image-3200 alignleft" title="cahen" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/cahen.jpg" alt="cahen" width="60" height="60" />Robert Cahen, pioniere ed esponente di spicco della videoarte europea e internazionale, è il protagonista, dal 23 ottobre 2009 al 10 gennaio 2010, della mostra "Robert Cahen. Passaggi. Video-installazioni 1979-2008"...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 	 	 --></p>
<p style="text-align: left;"><img class="size-full wp-image-3197 alignleft" title="portrait-r-cahen2" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/portrait-r-cahen2.jpg" alt="portrait-r-cahen2" width="452" height="301" />Robert Cahen, pioniere ed esponente di spicco della videoarte europea e internazionale, è il protagonista, dal 23 ottobre 2009 al 10 gennaio 2010, della mostra <strong>&#8220;Robert Cahen. Passaggi. Video-installazioni 1979-2008&#8243;</strong> organizzata dalla Fondazione Centro Studi sull&#8217;Arte &#8220;Licia e Carlo Ludovico Ragghianti&#8221; e curata da Sandra Lischi, docente di video e arti elettroniche all&#8217;Università di Pisa.  L&#8217;esposizione, realizzata in collaborazione con il <strong>Lucca Film Festival 2009</strong>, che all&#8217;artista dedica, in concomitanza con l&#8217;esposizione, un&#8217;ampia retrospettiva filmica, si avvale anche del sostegno di <strong>Frac Alsace</strong> (Fonds Régional d&#8217;Art Contemporain)  e dell&#8217;<strong>Institut </strong><strong>Français de Florence</strong>.</p>
<p style="text-align: left;">Contemporaneamente, <strong>l&#8217;Associazione &#8220;Spam!&#8221;</strong> organizza, tra il 24 e il 25 ottobre prossimi, una non stop di 24 ore durante la quale saranno trasmessi alcuni video della produzione di Robert Cahen, selezionati dal maestro stesso.</p>
<p style="text-align: left;">Fra gli interpreti più acclamati e riconosciuti della videoarte mondiale, l&#8217;autore francese annovera nella sua produzione creativa film, video, installazioni, fotografie. Molte sue opere sono state presentate da varie emittenti televisive ed ospitate in festival e istituzioni internazionali, tra cui la Biennale di Parigi, il MoMA di New York, il Festival Video di Los Angeles, il Centro internazionale di fotografia di New York, Documenta 8 a Kassel in Germania, FestRio in Brasile, Tokyo Festival, il Festival di Locarno.</p>
<p style="text-align: left;">La mostra si propone come la più completa allestita finora in Europa e presenta un percorso che va dagli anni Settanta a oggi: undici videoinstallazioni e due video monocanale &#8220;riallestiti&#8221; per l&#8217;occasione e per gli spazi espositivi di Lucca. Opere di grande suggestione, che consentono di esplorare le grandi tematiche dell&#8217;artista: il paesaggio, la dimensione contemplativa, il viaggio, il tempo delle immagini e lo scorrere della vita. Il tutto, con un approccio pittorico e musicale.</p>
<p style="text-align: left;">Come spiega il direttore della Fondazione Ragghianti, Maria Teresa Filieri, &#8220;<strong>la mostra è la più importante monografica in Italia e in Europa di videoinstallazioni di Robert Cahen</strong> e rappresenta la risposta europea ad una espressione artistica che ha parlato e parla essenzialmente inglese&#8221;. &#8220;È una nuova occasione per Lucca &#8211; prosegue &#8211; di avvicinarsi alle più attuali esperienze del mondo dell&#8217;arte: una strada, questa intrapresa dal Centro, che sicuramente lo stesso Ragghianti avrebbe seguito con entusiasmo, senza pregiudizi&#8221;.</p>
<p style="text-align: left;">Da svariati anni, infatti, la Fondazione Ragghianti si va affermando sempre più anche come sede privilegiata di importanti sperimentazioni, operando una politica che &#8211; come sottolinea ancora la dottoressa Filieri &#8211; &#8220;alterna mostre d&#8217;arte, per così dire &#8216;tradizionali&#8217; ad altre, meno &#8216;abituali&#8217;, specialmente per piccoli centri come Lucca, con le quali si vuole focalizzare l&#8217;attenzione su artisti viventi, testimoni diretti dell&#8217;oggi che l&#8217;oggi interpretano e rappresentano con i mezzi che la tecnica dell&#8217;immagine mette a disposizione&#8221;.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><strong>L&#8217;esposizione, allestita nei locali della Fondazione Ragghianti presso il Complesso monumentale di San Micheletto, sarà inaugurata venerdì 23 ottobre alle ore 17,30 e sarà visitabile fino al 10 gennaio 2010 con il seguente orario:10-13; 15-19. Lunedì chiuso.</strong></p>
<p style="text-align: left;">Come per tutte le altre manifestazioni dedicate all&#8217;arte ed alla cultura visuale contemporanea realizzate dalla Fondazione Ragghianti l&#8217;ingresso è gratuito, offerto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.</p>
<p style="text-align: left;">
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		<title>Mario Pischedda &#8211; Spampoetries (Gallizio &#8211; 2008)</title>
		<link>http://www.indie-eye.it/cinema/recensioni/mario-pischedda-spampoetries-gallizio-2008/</link>
		<comments>http://www.indie-eye.it/cinema/recensioni/mario-pischedda-spampoetries-gallizio-2008/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 27 Nov 2008 18:22:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Balò</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altre illusioni]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.indie-eye.it/cinema/?p=1890</guid>
		<description><![CDATA[<img class="size-full wp-image-1898 alignleft" title="maripischedda_th" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/maripischedda_th.jpg" alt="" width="60" height="60" />Mario Pischedda, grande visionario multimediocre, ha raccolto un cut up della sua scrittura poetica, un volumetto intitolato Spampoetries, una recensione di Roberto Balò con foto-gallery di Mario Pischedda;  tienilo d'occhio costa ancora poco!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Spampoetries, ovvero della fertilità del non produrre niente</strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1895" title="nel_mondo_dei_sogni_poetici" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/nel_mondo_dei_sogni_poetici.jpg" alt="" width="452" height="346" /></p>
<p><em>Io non abito + qui, non so dove ora precisamente, il mio è solo un luogo mentale ormai, viaggio con la mente spesso, quasi sempre, verso l&#8217;altrove dell&#8217;altrove dopo essermi arreso ai viaggi defatiganti de la jeunesse, abito nei non-luoghi dello spirito, nelle brume dell&#8217;alba, nel rosso fuoco del cielo, nel mare che è il mio Louvre portatile, nella fantasia, l&#8217;imagination au pouvoir, vado sempre più verso l&#8217;autismo, verso l&#8217;assenza di pensiero, verso il silenzio, verso la campagna, verso l&#8217;isolamento, unica conditio sine qua non si entra irrimediabilmente nella malattia cancerogena della città sovraffollata e indifferente a tutti e a tutto, a me piacciono le cose semplici e buone e l&#8217;armonia.anche sociale se possibile, improcrastinabile ormai!</em></p>
<p><em>[spam poetry] settembre</em></p>
<p><em>Ora è il momento della poesia<br />
Quelle sensazioni che mi attraversano strane</em></p>
<p><em>Una sospensione leggera<br />
une angoisse subtile et incroyablement bien dosée</em></p>
<p><em>appunti piccoli e rapidi alla Bombard<br />
naufragé volontaire</em></p>
<p><em>pesci volanti i pensieri<br />
la sete quella di sempre</em></p>
<p><em>astratto<br />
distratto</em></p>
<p><em>la gioia di settembre<br />
che mi fa gustare tutto come qualcosa di speciale</em></p>
<p><em>i fichi l&#8217;uva<br />
e l&#8217;aria così trasparente</em></p>
<p><strong>(Mario Pischedda)</strong><em><br />
</em></p>
<p>Pare che la parola “spam” tragga le sue origini da uno sketch dei Monty Python ambientato in un ristorante in cui un cameriere insistente continuava ad offrire ai clienti dei piatti allo Spam (uova e spam, uova pancetta e spam, salsicce e spam), una marca di carne in scatola che in quel periodo aveva invaso i canali di comunicazione. Mario Pischedda si è probabilmente chiesto cosa sarebbe successo se avesse applicato questa tecnica pubblicitaria alla poesia: il risultato si può osservare in un suo libro uscito da qualche mese e intitolato programmaticamente <em>Spampoetries</em>, una serie di testi che, oserei dire, creano una nuova tendenza (ma anche una via di uscita) della poesia: lo spamming poetico, in soldoni, poesia non desiderata.<br />
Niente di nuovo, si dirà… Ci voleva un poeta per dirci che la poesia è indesiderata? Chi ne vuole più di poesie? A che servono? E i poeti poi, si sa, sono noiosi e inutili.<br />
No, inutili forse no, semmai fastidiosi ecco, come lo spam, appunto. E siccome nessuno vuole più sentire parlare di poesia, l’unico modo per diffonderla rimane lo spamming, fartela leggere per forza. Ma perché la poesia non è più benvoluta? È forse dannosa? Possibile, anzi quasi certo. Chi lo vuole più un altro Pier Paolo Pasolini a scassarci gli zebedei con le sue lucide, agghiaccianti e naturalmente poetiche letture della realtà contemporanea (di allora e di adesso) e che per di più si va a fare ammazzare come un cane sul ciglio di una strada di periferia (è colpa sua, no? che ci faceva lì? se stava a casina sua tranquillo, come le persone perbene…). Eh sì, il poeta è il grillo parlante che svela la bugie della società: l’ha sempre fatto, anche suo malgrado. E allora di questi tempi buietti eppur illuminati da schermi fiammeggianti, la cosa migliore è ignorare. Ci vuole poco a far finta che la poesia non esista: i poeti sono tutta gente un po’ strana che sproloquia in modo poco intelligibile.<br />
Mario Pischedda è un poeta che resiste, consapevole della propria resistibilità, a questa eclissi sociale. Resiste con un libretto di un gusto superiore, formale e contenutistico: spamma testi multilingue (molto spagnolo, italiano, un po’ di francese, latino, poco inglese…) su obsoleto materiale cartaceo anziché digitale, testi arricchiti da inserzioni spurie, richiami, note a margine, musica di sottofondo, date, citazioni… quasi testi multimediali su carta.<br />
Basta però concentrarsi un attimo, veramente quel poco che la poesia solitamente richiede, per entrare nel senso delle parole, anche quelle straniere, e si può rimanere vittime dello spam o meglio, in questo caso, della sua evoluzione e conseguenza ovvero il phishing: allora basta cliccare quasi inavvertitamente su un immaginario link per cominciare a viaggiare con la mente e a entrare in una dimensione diversa da quella in cui siamo normalmente immersi, insomma in poche parole, oh my god, a pensare!<br />
“<strong>Ho questa fertilità nel non produrre niente</strong>” dice Pischedda negando tutto quello che ho scritto finora. Ecco riaffermata l’inutilità del poeta, che umilmente si abbassa al livello del reale assimilandosi ad esso: nell’inutilità del tutto perché non spargere nel nulla dell’inutile poesia? Ah che bello! La fertilità della non produzione! Lo sberleffo alla società del “<strong>produci consuma crepa</strong>”! Non fare niente, ma farne un sacco!</p>
<p><em>Spampoetries</em> di <em>MarioPischeddainmovement</em> è pubblicato dall’eroica Gallizio Editore in Alba; è un libro no copyright e senza prezzo di copertina.</p>
<p><strong>diventa fan di mariopischeddainmovement, tienilo d&#8217;occhio costa ancora poco!</strong></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=tellzpEmi9k">http://www.youtube.com/watch?v=tellzpEmi9k</a></p>
<p><strong><em><span>costo ancora poco e non sono ancora morto, arte di john doing </span></em></strong></p>
<p><strong>Mario Pischedda su Web</strong></p>
<p><a href="http://www.mariopischedda.ilcannocchiale.it/">Mario Pischedda su il canocchiale.it</a><br />
<a href="http://mariopischeddainmovement.blog.tiscali.it/">Mariopischeddainmovement</a><br />
<a href="http://nonletture.blogspot.com/">Non letture</a><br />
<a href="http://www.indie-eye.it/recensore/2007/07/lessico-improvvisato-lettera-pubblica-di-mariopischedda/">lessico improvvisato, un manifesto della multimediocrità; Mariopischeddainmovement su IE</a><br />
<a href="http://www.indie-eye.it/recensore/2007/07/multimediocrita-post-scriptum-theoeretical/">Vincenzo Sparagna e la multimediocrità, intervento su IE</a><br />
<a href="http://mariopischeddainmovement.blog.tiscali.it//ottobre_in_poesia_1935432.shtml">Una rassegna stampa di Spampoetries</a><br />
<a href="http://www.youtube.com/user/PIXEL1mariopischedda">Mario PIXEL Pischedda su Youtube</a></p>
<p><strong><em><span><br />
</span></em></strong></p>
<p><strong>Mario Pischedda,  spamgallery</strong><br />
(<em>selezione di più di un anno di spam nella casella di indie-eye</em>)</p>
<p><a title="alcune cose" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/alcune_cose.jpg',452,349); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/alcune_cose.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_alcune_cose.jpg" alt="alcune cose" width="100" height="100" /></a><a title="contro" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/contro.jpg',452,315); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/contro.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_contro.jpg" alt="contro" width="100" height="100" /></a><a title="egh" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/egh.jpg',452,351); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/egh.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_egh.jpg" alt="egh" width="100" height="100" /></a><a title="il divismo 2" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/il_divismo_2.jpg',452,258); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/il_divismo_2.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_il_divismo_2.jpg" alt="il divismo 2" width="100" height="100" /></a><a title="in dolce attesa" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/in_dolce_attesa.jpg',452,373); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/in_dolce_attesa.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_in_dolce_attesa.jpg" alt="in dolce attesa" width="100" height="100" /></a><a title="Lacan" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/Lacan.jpg',452,351); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/Lacan.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_Lacan.jpg" alt="Lacan" width="100" height="100" /></a><a title="quello che non vedo" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/quello_che_non_vedo.jpg',452,345); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/quello_che_non_vedo.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_quello_che_non_vedo.jpg" alt="quello che non vedo" width="100" height="100" /></a><a title="volley 4 okk" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/volley_4_okk.jpg',452,369); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/volley_4_okk.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_volley_4_okk.jpg" alt="volley 4 okk" width="100" height="100" /></a><a title="ano" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/ano.jpg',452,361); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/ano.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_ano.jpg" alt="ano" width="100" height="100" /></a><a title="dandy photgrapher okk low" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/dandy_photgrapher_okk_low.jpg',452,219); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/dandy_photgrapher_okk_low.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_dandy_photgrapher_okk_low.jpg" alt="dandy photgrapher okk low" width="100" height="100" /></a><a title="electric" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/electric.jpg',452,347); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/electric.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_electric.jpg" alt="electric" width="100" height="100" /></a><a title="il me che viene visto" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/il_me_che_viene_visto.jpg',452,611); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/il_me_che_viene_visto.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_il_me_che_viene_visto.jpg" alt="il me che viene visto" width="100" height="100" /></a><a title="in the Age of Video low" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/in_the_Age_of_Video_low.jpg',452,358); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/in_the_Age_of_Video_low.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_in_the_Age_of_Video_low.jpg" alt="in the Age of Video low" width="100" height="100" /></a><a title="l  astante all  istante low" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/l__astante_all__istante_low.jpg',452,351); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/l__astante_all__istante_low.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_l__astante_all__istante_low.jpg" alt="l  astante all  istante low" width="100" height="100" /></a><a title="trompe l  oreille" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/trompe_l__oreille.jpg',452,349); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/trompe_l__oreille.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_trompe_l__oreille.jpg" alt="trompe l  oreille" width="100" height="100" /></a><a title="calvizie seborroica" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/calvizie_seborroica.jpg',452,329); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/calvizie_seborroica.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_calvizie_seborroica.jpg" alt="calvizie seborroica" width="100" height="100" /></a><a title="dichiarazioni d  amore low" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/dichiarazioni_d__amore_low.jpg',452,238); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/dichiarazioni_d__amore_low.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_dichiarazioni_d__amore_low.jpg" alt="dichiarazioni d  amore low" width="100" height="100" /></a><a title="il colosso di rodi" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/il_colosso_di_rodi.jpg',452,323); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/il_colosso_di_rodi.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_il_colosso_di_rodi.jpg" alt="il colosso di rodi" width="100" height="100" /></a><a title="IMG 4013" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/IMG_4013.JPG',452,339); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/IMG_4013.JPG"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_IMG_4013.JPG" alt="IMG 4013" width="100" height="100" /></a><a title="italia low" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/italia_low.jpg',452,240); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/italia_low.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_italia_low.jpg" alt="italia low" width="100" height="100" /></a><a title="PALA D  ALTARE" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/PALA_D__ALTARE.jpg',452,267); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/PALA_D__ALTARE.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_PALA_D__ALTARE.jpg" alt="PALA D  ALTARE" width="100" height="100" /></a><a title="tubi rossi" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/tubi_rossi.jpg',452,192); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/tubi_rossi.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_tubi_rossi.jpg" alt="tubi rossi" width="100" height="100" /></a></p>
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		<title>Lucio Fontana. Luce e colore (Palazzo Ducale, Genova 22 ottobre 2008- 15 febbraio 2009)</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Nov 2008 16:10:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Ronetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img class="size-full wp-image-3605 alignnone" title="fontana_th" src="http://www.indie-eye.it/recensore/wp-content/uploads/2008/11/fontana_th.jpg" alt="" width="60" height="60" />Il Palazzo Ducale di Genova apre le porte dello storico appartamento del Doge all’arte contemporanea: sino al 15 febbraio sono esposte circa 130 opere di Lucio Fontana...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-3604 alignleft" title="fontana_concetto_spaziale" src="http://www.indie-eye.it/recensore/wp-content/uploads/2008/11/fontana_concetto_spaziale.jpg" alt="" width="283" height="278" />Il <strong>Palazzo Ducale</strong> di Genova apre le porte dello storico appartamento del Doge all’arte contemporanea: sino al 15 febbraio sono esposte circa 130 opere di Lucio Fontana, inventore dello spazialismo e importante artista europeo del dopoguerra. Per la realizzazione della retrospettiva, i curatori <strong>Sergio Casoli</strong> e <strong>Elena Geuna</strong> si sono avvalsi della collaborazione della <strong>Fondazione Lucio Fontana</strong> di Milano, che ha messo a disposizione un cospicuo nucleo di opere. Prestiti significativi arrivano inoltre da collezioni private e da musei internazionali come il Musée d’art Contemporain de Lyon o il Museo de Arte Thyssen-Bornemisza di Madrid.<br />
Il filo conduttore della mostra, testimoniato dagli stessi criteri espositivi, è il tema del colore e della luce, che guida le scelte estetiche dell’artista così come quelle dei curatori. Le prime sei sale presentano dipinti monocromi (i cosiddetti ‘<strong>concetti spaziali</strong>’), che pur connotati diversamente (uso di ‘tagli’, graffiti, strappi, buchi, olio e vetri su tela, idropittura…) vengono riuniti in un percorso unitario e comparativo secondo una successione di colori, uno per sala: nero, rosa, oro, rosso, bianco, giallo. Si privilegia, dunque, una fruizione estetica delle opere piuttosto che una ricostruzione storica della vicenda artistica di Fontana e del contesto all’interno del quale operò il pittore. Il tema della luce risulta invece decisivo nella scelta di esporre esempi di ‘<strong>ambienti spaziali</strong>’, vere e proprie installazioni luminose. Risultano di particolare interesse la ricostruzione del famoso arabesco di tubi al neon realizzato nel 1951 per la Triennale di Milano (esposto nell’atrio di Palazzo Ducale) e la presentazione del lampadario di neon azzurri e bianchi pensato dall’artista per il cinema Duse di Pesaro nel 1959/60 (settima sala della mostra). La portata concettuale della poetica di Fontana è poi ulteriormente ribadita con l’installazione ‘<strong>Nature</strong>’, collocata nello spazio della Cappella.<br />
A quarant’anni dalla morte dell’artista e a una ventina dalla grande esposizione al Centre Pompidou (1987), che consacrò Fontana come protagonista indiscusso dell’arte del dopoguerra, la mostra di Genova riporta l’attenzione su un aspetto spesso trascurato della produzione artistica dell’autore: la ceramica policroma. Una parte dell’esposizione è infatti dedicata a raccogliere un ‘acquario’ composto da sculture di animali ed esseri marini in ceramica colorata, a testimoniare il legame tra Fontana e la Liguria, in particolare con la città di Albissola, dove lo scultore già allievo di <strong>Adolfo Wildt</strong> all’Accademia di Brera si fermò a lavorare per diverso tempo. Queste sculture appartengono alla fase giovanile di Fontana e sono precedenti al famoso <strong>Manifesto Bianco</strong> del 1946, con il quale l’artista, proponendo una rottura con la figurazione, inaugurò la nuova poetica dello spazialismo, culminante nella serie dei ‘tagli’ (1959-1968).<br />
La mostra viene corredata da un catalogo edito da  Skira (<strong>Fontana. Luce e colore</strong>, a cura di Sergio Casoli e Elena Geuna, Skira 2008, pp. 232, € 29), che presenta interventi di Enrico Crispolti (autore di un catalogo ragionato delle opere di Fontana negli anni settanta) e Gillo Dorfles, già divulgatore dell’arte di Fontana; nuovi contributi di critici come Elena Geuna, Luca Massimo Barbero, Bernard Blistène e omaggi poetico-letterari al pittore da parte di artisti contemporanei del calibro di Marina Abramovic, Maurizio Cattelan, Damien Hirst, Giulio Paolini o Arnaldo Pomodoro.</p>
<p>Per una bella fotogallery in Flash, <a href="http://www.palazzoducale.genova.it/fontana2008/leopere.asp"><strong>questo il link</strong></a>, presso il sito ufficiale del Palazzo Ducale di Genova</p>
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		<title>Grazia Varisco &#8211; Quadri Comunicanti &#8211; 30 Ottobre &#8211; 6 Novembre, Roma.</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Oct 2008 18:49:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>comunicato stampa</dc:creator>
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		<category><![CDATA[news]]></category>

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		<description><![CDATA[<img class="size-full wp-image-1735 alignleft" title="varisco_001" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/varisco_001.jpg" alt="" width="60" height="60" />Giovedi 30 Ottobre a Roma presso la galleria di arte contemporanea il Bulino viene inaugurata la mostra Quadri Comunicanti, personale dedicata a Grazia Varisco, esponente di spicco dell’arte cinetica e programmata.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-1730 alignleft" title="varisco_00" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/varisco_00.jpg" alt="" />Giovedì 30 ottobre 2008 alle ore 18.30, <strong>la Galleria Il Bulino artecontemporanea di Roma</strong> inaugura la mostra <strong>Quadri comunicanti</strong> di <strong>Grazia Varisco</strong>, esponente di spicco dell’<strong>arte cinetica e programmata</strong>, insieme a Giovanni Anceschi, Davide Boriani, Gianni Colombo e Gabriele De Vecchi, del Gruppo T di Milano. A quasi vent’anni di distanza dall’ultima personale romana, la Galleria presenta una mostra ispirata all’omonima serie di opere realizzate dalla Varisco nell’ultimo anno, i Quadri comunicanti, completata da un’antologica di piccoli esemplari che documentano il suo costante percorso di ricerca sul rapporto spazio-temporale, iniziato alla fine degli anni Cinquanta. <strong>In tutto una ventina di opere</strong> che permettono di seguire la coerenza formale e processuale del lavoro di Grazia Varisco, partendo dal presente per terminare con gli oggetti cinetici degli anni Sessanta.<br />
<strong>I Quadri comunicanti</strong> (2008) segnano un notevole scarto rispetto ai lavori appena precedenti &#8211; la serie Strappo alla regola (2007) &#8211; che consiste in una maggiore simultaneità delle informazioni contrastanti, legate principalmente alla dialettica tra ordine e disordine, regola e caso. La sala d’ingresso è interamente dedicata a quest’ultima indagine presentata attraverso tre grandi installazioni a parete. Attraverso quella sensibilità delicata e sottile che contraddistingue tutto il suo lavoro più recente, Grazia Varisco non inventa lo spazio, piuttosto lo &#8220;ascolta&#8221;. L’esperienza che viene prodotta è, a<img class="size-full wp-image-1734 alignleft" title="schema-luminoso-variabile" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/schema-luminoso-variabile.jpg" alt="" width="200" height="203" />nche in questo caso, più mentale che fisica; non prende di mira l&#8217;intero corpo o più sensi, ma coinvolge principalmente la vista.<br />
Nei <strong>Silenzi</strong> (2005-2007) protagonista indiscusso è invece il vuoto esaminato attraverso il dispositivo dell’interazione del fruitore con l’opera. La scorrevolezza delle lastre di metallo smaltato che costituiscono l’opera permette, a chi vorrà completare il lavoro, di cambiarne forma e dimensioni. Un vuoto strappato dunque alla regola del pieno e del persistere statico delle immagini. Le <strong>Extrapagine</strong> (1975-78), partono invece dalla &#8220;piega&#8221; per inventare nuove geometrie e per verificare l’interferenza tra caso e programma. La piega rende il foglio luogo di effettivi accadimenti e di evoluzioni, suggerisce un gesto e ne contiene il movimento e rompe definitivamente il rigore della sua geometria.<br />
La variazione era già stata indagata dalla Varisco anche attraverso modalità ancora più sottili e misteriose negli <strong>Spazi potenziali</strong> (1973), nei <strong>Mercuriali</strong> (1969) e, ancor prima, nella serie dei <strong>Reticoli frangibili </strong>(1968-1969). Allo spostamento minimo dello sguardo la composizione, seppure fissa, pare modificarsi: le <img class="size-full wp-image-1733 alignleft" title="quadri_comunicanti" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/quadri_comunicanti.jpg" alt="" width="200" height="155" />maglie del vetro interferiscono con i segni dilatandoli, assottigliandoli, occultandoli. Qualcosa si sottrae al controllo visivo, producendo un’interferenza che rompe uno schema.<br />
La mostra si completa con una selezione di opere dei primi anni Sessanta, legate alle ricerche del Gruppo T. Le <strong>Tavole magnetiche</strong>, in cui prevale l’aspetto ludico, richiedono l’intervento del pubblico. Uno storico <strong>Schema luminoso variabile</strong>, in cui evidente è il rapporto con la scienza e la tecnologia, interroga infine la luce allo scopo di produrre costanti stimoli ed effetti percettivi. In mostra è inoltre esposto <strong>il multiplo Duetto</strong>, piccola scultura in alluminio smaltato a due colori con tiratura a 50 esemplari, realizzata da <strong>Grazia Varisco</strong> per le Edizioni Il Bulino di Roma.<br />
<em><strong>Catalogo in mostra con un testo critico di Elisabetta Longari</strong></em></p>
<blockquote><p><strong>GRAZIA VARISCO</strong>, <em>nasce a Milano nel 1937, dove vive e lavora. Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano partecipa alle ricerche artistiche in campo cinetico e programmato come esponente del Gruppo T prendendo parte alla serie di mostre titolate Miriorama. Nel 1962 partecipa alle mostre Arte Programmata, organizzate da Bruno Munari, con introduzione in catalogo di Umberto Eco, a Milano, Roma, Venezia e dal 1963 espone, sia in Italia che all’estero, alle rassegne del movimento internazionale Nouvelle Tendance. Nel 2006 il suo lavoro è ampiamente documentato nella mostra Gianni Colombo-Grazia Varisco, allestita presso la Rotonda di via Besana a Milano. A Roma il suo lavoro è stato invece rappresentato di recente in due importanti mostre collettive: Gli ambienti del Gruppo T &#8211; Le origini dell’arte interattiva del 2006 ospitata alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Il Mito della velocità del 2008, presso il Palazzo delle Esposizioni.</em></p></blockquote>
<p><strong>links:</strong><br />
<a href="http://www.galleriailbulino.it/">Galleria il Bulino</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Faces &#8211; Ritratti nella fotografia del XX Secolo &#8211; Lucca 15 Novembre 31 Gennaio</title>
		<link>http://www.indie-eye.it/cinema/news/faces-ritratti-nella-fotografia-del-xx-secolo-lucca-15-novembre-31-gennaio/</link>
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		<pubDate>Sat, 25 Oct 2008 07:27:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>comunicato stampa</dc:creator>
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		<category><![CDATA[news]]></category>

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		<description><![CDATA[<img class="size-full wp-image-1721 alignleft" title="larry_clark_untitled1963th" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/larry_clark_untitled1963th.jpg" alt="" width="60" height="60" />A Lucca, la Fondazione Ragghianti presenta FACES, per la prima volta in Italia viene ripercorsa in una mostra la storia della fotografia di ritratto nel XX° secolo...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-1719 alignleft" title="faces" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/faces.jpg" alt="" width="267" height="118" /><strong>Dal 15 novembre 2008 alla Fondazione  Ragghianti</strong> di Lucca  si terrà la mostra <strong>FACES</strong>. <strong>Ritratti nella fotografia del XX secolo</strong>, nata da un’idea del direttore artistico del <strong>LUCCAdigitalPHOTOfest</strong>, <strong>Enrico Stefanelli</strong> e a cura di <strong>Walter Guadagnini</strong> e <strong>Francesco Zanot</strong>. Il progetto è stato realizzato grazie alla collaborazione tra la Fondazione Licia e Carlo Ludovico Ragghianti,  il  LUCCAdigitalPHOTOfestival  e il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.<br />
L’evento, inserito inizialmente nell’ambito del LUCCAdigitalPHOTOfest 2008 come mostra principe della manifestazione (15 novembre – 8 dicembre) proseguirà  poi fino al 31 gennaio 2009.</p>
<p><img class="size-full wp-image-1720 alignleft" title="larry_clark_untitled1963" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/larry_clark_untitled1963.jpg" alt="" width="300" height="453" /><strong>Per la prima volta in Italia viene ripercorsa in una mostra la storia della fotografia di ritratto nel XX° secolo</strong>, attraverso circa 140 opere di 17 artisti, da Edward Steichen ad Andy Warhol e oltre.<br />
Il ritratto è un genere che ha accompagnato la storia delle arti figurative fino dalle origini e che ancora oggi riveste un ruolo centrale nella produzione artistica contemporanea. Tra i molti protagonisti di questo genere, senza dubbio rientra la figura di <strong>Pompeo Batoni</strong>, come dimostrano le grandi mostre che si sono tenute nel mondo negli scorsi mesi a Londra e Houston e la prossima che si aprirà a Lucca nel mese di dicembre. In particolare, è la caratteristica di ambientare il soggetto, di conferire peculiare importanza agli abiti, agli oggetti, a tutto ciò che definisce il contesto sociale della persona ritratta a rendere unico il lavoro del pittore originario di Lucca.<br />
E’ a partire da tale considerazione che nasce il progetto di questa mostra, che vuole evidenziare l’evoluzione dello stesso concetto di ritratto “ambientato” nella fotografia internazionale del XX secolo, ponendosi così come un omaggio alla personalità e all’opera di Batoni.<br />
Quella di “ritratto ambientato” è una definizione che risale alla metà del ‘900, ma in realtà la sua pratica si sviluppa ben prima, e questa mostra intende porre in luce questo elemento della ritrattistica fotografica novecentesca, confermando ulteriormente il legame con la tradizione pittorica e la capacità di innovazione del mezzo.</p>
<p><strong>La mostra si struttura attraverso la presentazione dell’opera di 17 autori:</strong><br />
Edward Steichen, August Sander, Edward Curtis, Ernest J. Bellocq, Paul Strand, Dorothea Lange, Arnold Newman, Ugo Mulas, Diane Arbus, Andy Warhol, Larry Clark, Malick Sidibé, Bill Owens, Ed Van Der Elsken, Jitka Hanzlova, Boris Mikhailov, Adam Broomberg &amp; Oliver Chanarin.<br />
Ogni autore viene rappresentato con una importante serie di immagini, in modo da rendere percepibili, sebbene nella naturale selettività delle scelte, le caratteristiche primarie delle singole poetiche.  Le opere provengono da collezioni pubbliche e private di tutto il mondo, fra cui il San Francisco Museum of Modern Art, la Aperture Foundation di New York, la Maison Européenne de la Photographie di Parigi, il Nederlands Fotomuseum di Rotterdam, l’Andy Warhol Museum di Pittsburgh. Appartengono inoltre alla George Eastman House di Rochester 31 delle opere in mostra. Numerose opere provengono infine da primarie collezioni private italiane e straniere e in alcuni casi dai fotografi stessi, coinvolti direttamente nella selezione delle immagini.</p>
<p><strong>In mostra saranno esposte immagini divenute icone non soltanto della storia della fotografia mondiale, ma anche dell’intero secolo passato</strong>, quali la celebre fotografia “A flower girl at a wedding” di <strong>Diane Arbus</strong>, il ritratto di <strong>Isadora Duncan</strong> di Edward Steichen e la serie su <strong>Marcel Duchamp</strong> di Ugo Mulas. A queste saranno affiancate alcune opere rare di esponenti altrettanto importanti della ricerca artistica internazionale, fra cui alcuni scatti ancora sconosciuti al grande pubblico realizzati a Luzzara da Paul Strand nell’ambito del progetto di “Un paese” e conservati presso la casa di Zavattini, oltre alle istantanee di <strong>Andy Warhol</strong> ripreso nel letto d’ospedale. La mostra prende avvio con un ideale confronto tra i ritratti borghesi di Steichen e quelli dedicati alle popolazioni dei nativi americani di Edward Curtis, individuando così due poli che saranno sempre al centro della ritrattistica ambientata nel corso del secolo. Una selezione di immagini di <strong>August Sander</strong>, provenienti dall&#8217;Archivio Sander conservato alla SK Stiftung di Colonia permettono poi di vedere il lavoro di quello che è stato considerato il più grande ritrattista del XX secolo, e non manca l&#8217;America rurale degli anni Trenta, ritratta con grande partecipazione emotiva da Dorothea Lange in una serie di storici scatti tratti dal progetto FSA provenienti dalla George Eastman House di Rochester. Naturalmente è presente in mostra anche <strong>Arnold Newman</strong>, il fotografo americano per il quale, nel corso degli anni Cinquanta, è stato coniato il termine di “ritratto ambientato” e che nella selezione in mostra propone una carrellata di volti noti degli artisti e dei fotografi del periodo, da Georgia O’Keeffe ad Ansel Adams.</p>
<p>Una particolare attenzione è dedicata anche al decennio degli anni Settanta, che ha visto una autentica rivoluzione dei costumi che si riflette anche nella ritrattistica fotografica. A questo proposito si possono citare le fondamentali serie di <strong>Larry Clark</strong>, “Tulsa”, autentica pietra miliare della fotografia del XX secolo, le immagini dedicate alla middle class americana da Bill Owens e gli straordinari ritratti di Ed van der Elsken, del quale verrà presentata la proiezione di oltre cinquanta diapositive che rendono appieno il clima di quegli anni. Il percorso cronologico della mostra si conclude con la presenza dei lavori di autori delle ultime generazioni, fra cui in particolare Jitka Hanzlova e Adam Broomberg &amp; Oliver Chanarin, che dimostrano il permanere di questa modalità rappresentativa nella pratica attuale e ne evidenziano le più recenti declinazioni.</p>
<p><strong>Verrà realizzato un catalogo, a cura della Fondazione Ragghianti</strong>, contenente i saggi introduttivi dei curatori, la pubblicazione di tutte le opere esposte ed essenziali note  bio-bibliografiche di tutti gli artisti in mostra.</p>
<p><strong>Apertura al pubblico</strong>: 15 novembre 2008 – 31 gennaio 2009<br />
<strong><br />
Orario di apertura</strong>: 10,00 – 19,30</p>
<p><strong>Biglietto</strong>: intero €. 7,00 – ridotto €. 5,00</p>
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		<title>Movimenti di Maurizio Bentivegna e Antonio Pandolfi &#8211; 11-17 Ottobre 2008 &#8211; Artsenal 63 &#8211; Firenze</title>
		<link>http://www.indie-eye.it/cinema/recensioni/movimenti-di-maurizio-bentivegna-e-antonio-pandolfi-11-17-ottobre-2008-artsenal-63-firenze/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 Oct 2008 09:19:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Serena Bedini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altre illusioni]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<img class="size-full wp-image-1607 alignleft" title="artsth" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/artsth.jpg" alt="" width="60" height="60" />Movimenti, Pittura di Maurizio Bentivegna e fotografie di Antonio Pandolfi allo spazio Artsenal63 di Firenze.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/pandolfi.jpg"><img class="size-full wp-image-1604 alignleft" title="pandolfi" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/pandolfi.jpg" alt="" width="217" height="212" /></a>Uno scatto. E&#8217; l&#8217;attimo in cui la luce si disegna sulla pellicola, è l&#8217;istante in cui il momentaneo diventa infinito, in cui uno sguardo o un&#8217;espressione anche fugace possono rivelare la vera natura, la personalità autentica, quella più intima. Nella foto resta impressa l&#8217;immagine che la prontezza del fotografo ha saputo cogliere, o forse quella che il pudore non è riuscito a frenare. Negli scatti di Antonio Pandolfi s&#8217;incontrano sguardi stanchi, trasognati, ironici, impauriti, gravi e lievi, diffidenti e fiduciosi, beffardi e beffati dall&#8217;irriverenza dell&#8217;obbiettivo. Sono sguardi che rivelano un&#8217;interiorità profonda, ma imprigionata in un corpo senza movimento, senza vita, inerte e appesantito, appeso a fili invisibili che l&#8217;acqua della doccia, le linee delle architetture o dei mobili ricostituiscono per un attimo e rendono visibili all&#8217;occhio del fotografo e, dunque, a noi. Non c&#8217;è esteriorità, non c&#8217;è finzione, non c&#8217;è supponenza in queste pose: c&#8217;è la rivelazione del sè più profondo, l&#8217;intimità squarciata dalla violenza sferzante dello scatto. I muscoli, le ossa, la carne diventano qui niente più che materia, esattamente come la plastica di cui sono fatte le bambole o il legno con cui sono costruiti i burattini, e relegano l&#8217;uomo all&#8217;inettitudine per la sua incapacità di esprimere attraverso il movimento l&#8217;immensità del proprio mondo interiore. E nel contrasto della pluralità degli sguardi con l&#8217;unicità dei movimenti, nella diversità che è oppressa, celata e soffocata dalla materia, si legge tutta quella sofferenza miseramente e profondamente umana.</p>
<p><img class="size-full wp-image-1605 alignleft" title="bentivegna" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/bentivegna.jpg" alt="" width="153" height="209" />Su uno sfondo indistinto bambole e pupi, privi di punti d&#8217;appoggio e noncuranti della terrena fisicità, si muovono convulsamente per cercare uno spazio da occupare, una posizione da prendere, una dimensione in cui tornare a essere. I loro occhi si allargano sull&#8217;oscurità fino a inghiottirla, le facce si contraggono in smorfie di rabbia, le braccia si tendono senza riuscire a stringere, il passo si affretta per correre verso una condizione accettabile, un posto reale. La luce, improvvisa come il flash di una macchina fotografica, li sorprende, li differenzia e mette a nudo, li strappa dalla condizione di esseri inanimati, abbandonati nell&#8217;oscurità dell&#8217;indistinto, e dà loro l&#8217;opportunità di muoversi, occupare il palco davanti ad un pubblico e impersonare un ruolo credibile.<br />
Maurizio Bentivegna muove i suoi pupi su una scena disadorna e lascia che la luce disegni nel suo teatro un canovaccio composto di gesti: sono le braccia allargate per misurare lo spazio, le gambe lanciate a mimare la corsa, la bocca spalancata per gridare se stessi. Improvviso un brivido percorre quei pupazzi, l&#8217;affanno scuote quei corpi che non hanno più niente di inanimato ma vivono la commedia che inscenano. Così questi personaggi drammatici narrano una storia umana, la nostra storia, fatta di ritmo, movimenti e vesti sconvolte, nervi guizzanti e muscoli tesi a cercare un riscatto dalla propria condizione di replicanti, trovando lo spazio per comunicare se stessi, per affermare la propria identità, e in questa spietata bagarre senza senso, raccontare la vita.</p>
<p><strong>Movimenti è: Pittura di Maurizio Bentivegna e Fotografia di Antonio Pandolfi.</strong></p>
<p><strong>@ Artsenal63 in Via Santa Reparata, 19r Firenze</strong></p>
<p><strong>Maurizio Bentivegna</strong>: <a href="http://www.mauriziobentivegna.com">www.mauriziobentivegna.com</a></p>
<p><strong>Antonio Pandolfi</strong>: <a href="http://xoomer.alice.it/photographik">http://xoomer.alice.it/photographik</a></p>
<p><strong>Artsenal63</strong>: <a href="http://www.a63.it">www.a63.it</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Audrey Kawasaki &#8211; Kakurenbou @ Mondo Bizzarro Gallery &#8211; Roma Settembre &#8211; Ottobre 2008</title>
		<link>http://www.indie-eye.it/cinema/recensioni/audrey-kawasaki-kakurenbou-mondo-bizzarro-gallery-roma-settembre-ottobre-2008/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Oct 2008 10:35:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Veronica Puglisi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altre illusioni]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.indie-eye.it/cinema/?p=1561</guid>
		<description><![CDATA[<img class="size-full wp-image-1563 alignleft" title="ak_th" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/ak_th.jpg" alt="" width="60" height="60" />Audrey Kawasaki vista alla recente esposizione di Mondo Bizzarro Gallery a Roma.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-1562 alignleft" title="audrey_kawasaki" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/audrey_kawasaki.jpg" alt="" width="300" height="187" />Eros versus Thanatos. Le potentissime forze rappresentate dall’abusato dualismo psicoanalitico si incontrano miscelandosi, si uniscono eroticamente nelle movenze e nei volti delle donne dipinte con un velo di colore.<br />
<a href="http://www.audrey-kawasaki.com/">Audrey Kawasaki</a> reinventa uno stile dando forma a tratti esplicitamente ispirati all’Art Noveau e alla cultura giapponese manga. Le sue malinconiche donne sprigionano un’innocenza svestita, turbata. Nascondono e nello stesso dichiarano segreti, desideri inconfessabili, esprimendo un’incontenibile urgenza, una vanità che tende al dolore e all’estasi. La sensualità delle immagini è naturale, mai indecente, a volte solo accennata; spesso richiama safficamente storie di donne che, trasognate, si abbandonano alla ricerca di un trasporto trasognato e genuino, concedendosi morbidamente allo sguardo dello spettatore, in triangoli visivi avvolgenti e complici.<br />
Le figure si protendono dalla materia, emergono da una natura nuda e calda. Il legno è la materia madre, le rende vive, sottolinea il senso del tempo, accompagna con ogni venatura le onde morbide dei corpi e dei sospiri, esaltando i colori tenui del disincanto. La natura viva e rigogliosa accanto a quella morta, scheletrizzata. Piccoli teschi, resti ossei di insetti e animali inermi accompagnano la vita, il lento scorrere delle immagini e si adagiano alle storie private senza interromperle. Ne sottolineano la fugacità, affermando in maniera decisa l’eterno invischiamento tra vita e morte, tra letizia e patimento, tra piacere e dolore.<br />
Il riferimento alla consapevolezza del potere seduttivo femminile è ancora più marcato dal richiamo alle donne klimtiane. Donne cariche di pathos erotico, che guardano dritto negli occhi senza abbassare lo sguardo, che si offrono nelle curve delicate ma decise dei propri corpi. Tutto è morbido e curvato. Tutto anela all’accoglienza e al calore. Il legno sul quale è tracciata ogni storia riceve ogni emozione e la restituisce carica di forza. L’energia della vita e la potenza della morte, insieme.</p>
<p><a href="http://www.mondobizzarro.net/gallery/artists/audrey_kawasaki.php">Audrey Kawasaky @ Mondo Bizzarro Gallery</a><br />
<a href="http://www.audrey-kawasaki.com/sale/">Lo shop di Audrey kawasaki</a></p>
<p><a title="5g" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/5g.jpg',312,488); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/5g.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_5g.jpg" alt="5g" width="100" height="100" /></a><a title="10g" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/10g.jpg',340,432); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/10g.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_10g.jpg" alt="10g" width="100" height="100" /></a><a title="after the fire" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/after_the_fire.jpg',496,500); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/after_the_fire.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_after_the_fire.jpg" alt="after the fire" width="100" height="100" /></a><a title="after lj" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/after_lj.jpg',555,413); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/after_lj.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_after_lj.jpg" alt="after lj" width="100" height="100" /></a><a title="amai" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/amai.jpg',357,600); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/amai.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_amai.jpg" alt="amai" width="100" height="100" /></a><a title="come play with me" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/come_play_with_me.jpg',294,600); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/come_play_with_me.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_come_play_with_me.jpg" alt="come play with me" width="100" height="100" /></a><a title="d 01   lydia" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/d_01___lydia.jpg',398,400); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/d_01___lydia.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_d_01___lydia.jpg" alt="d 01   lydia" width="100" height="100" /></a><a title="hasami lj" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/hasami_lj.jpg',555,336); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/hasami_lj.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_hasami_lj.jpg" alt="hasami lj" width="100" height="100" /></a><a title="her secret bird" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/her_secret_bird.jpg',396,600); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/her_secret_bird.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_her_secret_bird.jpg" alt="her secret bird" width="100" height="100" /></a><a title="if only you were here" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/if_only_you_were_here.jpg',548,550); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/if_only_you_were_here.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_if_only_you_were_here.jpg" alt="if only you were here" width="100" height="100" /></a><a title="in the forest of sleep" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/in_the_forest_of_sleep.jpg',312,488); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/in_the_forest_of_sleep.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_in_the_forest_of_sleep.jpg" alt="in the forest of sleep" width="100" height="100" /></a><a title="ishiki" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/ishiki.jpg',519,358); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/ishiki.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_ishiki.jpg" alt="ishiki" width="100" height="100" /></a><a title="karamari" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/karamari.jpg',408,600); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/karamari.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_karamari.jpg" alt="karamari" width="100" height="100" /></a><a title="lacey" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/lacey.jpg',437,600); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/lacey.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_lacey.jpg" alt="lacey" width="100" height="100" /></a><a title="longing" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/longing.jpg',369,434); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/longing.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_longing.jpg" alt="longing" width="100" height="100" /></a><a title="memai" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/memai.jpg',371,600); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/memai.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_memai.jpg" alt="memai" width="100" height="100" /></a><a title="midori" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/midori.jpg',531,400); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/midori.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_midori.jpg" alt="midori" width="100" height="100" /></a><a title="minaminouta" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/minaminouta.jpg',400,600); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/minaminouta.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_minaminouta.jpg" alt="minaminouta" width="100" height="100" /></a><a title="mizuame" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/mizuame.jpg',479,600); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/mizuame.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_mizuame.jpg" alt="mizuame" width="100" height="100" /></a><a title="not the only one" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/not_the_only_one.jpg',489,500); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/not_the_only_one.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_not_the_only_one.jpg" alt="not the only one" width="100" height="100" /></a><a title="octo" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/octo.jpg',536,400); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/octo.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_octo.jpg" alt="octo" width="100" height="100" /></a><a title="oiran" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/oiran.jpg',412,600); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/oiran.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_oiran.jpg" alt="oiran" width="100" height="100" /></a><a title="possessed" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/possessed.jpg',454,600); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/possessed.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_possessed.jpg" alt="possessed" width="100" height="100" /></a><a title="she who dares" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/she_who_dares.jpg',411,452); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/she_who_dares.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_she_who_dares.jpg" alt="she who dares" width="100" height="100" /></a><a title="squirt" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/squirt.jpg',449,450); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/squirt.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_squirt.jpg" alt="squirt" width="100" height="100" /></a><a title="taken" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/taken.jpg',455,600); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/taken.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_taken.jpg" alt="taken" width="100" height="100" /></a><a title="two sisters" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/two_sisters.jpg',378,454); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/two_sisters.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_two_sisters.jpg" alt="two sisters" width="100" height="100" /></a><a title="waiting" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/waiting.jpg',484,600); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/waiting.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_waiting.jpg" alt="waiting" width="100" height="100" /></a><a title="wrapped" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/wrapped.jpg',446,600); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/wrapped.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_wrapped.jpg" alt="wrapped" width="100" height="100" /></a><a title="yume no ato" onclick="pp_image_popup('http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/yume_no_ato.jpg',519,426); return false;" href="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/yume_no_ato.jpg"><img class="pp_image" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/photos/thumb_yume_no_ato.jpg" alt="yume no ato" width="100" height="100" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>SATURNO BUTTO’ – PAINTINGS @Mondo Bizzarro Gallery – RM &#8211; MAG/GIU 08</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jun 2008 08:25:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Veronica Puglisi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altre illusioni]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/buttoth.jpg" alt="buttoth.jpg" align="left" />Profanare il corpo erigendolo alla sacralità della sua bellezza; Veronica Puglisi sulle opere di Saturno Buttò a Roma.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/nana-devotion.jpg" alt="nana-devotion.jpg" align="left" />Profanare il corpo erigendolo alla sacralità della sua bellezza.<br />
È sempre stato molto esaltato il contrasto tra sacro e profano che <a href="http://www.saturnobutto.com/"><strong>Buttò</strong></a> rappresenta nelle sue raffigurazioni, corpi che sono peculiarità dello spirito, la sostanza lussuriosa che racconta tutta la mistica essenza dell’involucro carnale.<br />
Il dolore come necessaria espiazione, non sempre del peccato, forse del piacere. Un peccato slegato dalle convenzioni della cultura religiosa occidentale, solo apparentemente rappresentato come fatto pubblico, esibito, ostentato. Il peccato esposto si manifesta come atto privato e laico, rende il sesso e la sessualità un fatto sacro nel compimento stesso del rito autocelebrativo, nel sacrificio doloroso. Un’estasi santificante che non può fare a meno di oggetti e cimeli per esaltare il misticismo insito in ogni scena. I personaggi sono pieni della santità del proprio corpo, figure stagliate nello sfondo buio, profondo, protagonisti del palcoscenico eretto ad uso esclusivo del rito che sta per compiersi.<br />
La ricercatezza dei gesti, delle vesti, dei soggetti e la tecnica matura e consapevole rendono ogni tavola una suggestione ammaliante, una questione aperta agli occhi dello spettatore che è invitato ad interpretare liberamente l’emozione che ogni opera suscita inevitabilmente.<br />
I contrasti sono evidenti e sfacciatamente proposti. L’ironico gioco con lo spettatore è la genialità di ogni soggetto. Nulla può essere scontato, intuito a priori.<br />
<img src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/mistic-bondage.jpg" alt="mistic-bondage.jpg" align="left" /> Il calore delle tavole di legno dipinto è travolgente, non ci si difende dalla violenza della luce che marca ogni piega della carne, che è usata con la volontà di catturare l’attenzione. Soffermarsi sui dettagli è un coinvolgimento concesso e non dovuto. Per ogni soggetto una proposta interpretativa, una stimolazione inter-attiva della curiosità personale. Guardi, ti domandi dove la visione ti voglia condurre, ti lasci trasportare nel riflesso della sensazione vissuta. Dogmi, precetti, simboli, blasfemie, emulazioni, palesate, suggerite o dichiarate restano solo indizi interpretativi che non hanno la presunzione di tracciare il percorso intimo e privato di ogni spettatore che voglia farsi coinvolgere dal sortilegio della cerimonia celebrata.<br />
Intima catarsi del peccato spirituale che si rinnova nella violazione della carne.<br />
Un percorso individuale e corale allo stesso tempo attraverso la bellezza, unica trasgressione che mai può trasfigurare in peccato da occultare ma che ostenta in ogni sua forma il diritto ad essere esercitata.</p>
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		<title>RAY CAESAR &#8211; Mondo Bizzarro Gallery &#8211; Ottobre 2007</title>
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		<pubDate>Thu, 15 May 2008 23:29:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Veronica Puglisi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altre illusioni]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/ray_c_th.jpg" alt="ray_c_th.jpg" align="left" />Un viaggio chimerico, perfettamente sospeso in un alchemico mondo parallelo, soprannaturale; Veronica Puglisi sull'arte di Ray Caesar]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mondobizzarro.net/index_mondo_bizzarro.htm">Mondo Bizzarro</a>, Ottobre 2007</p>
<p><img src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/blessed.jpg" alt="blessed.jpg" align="left" />Un viaggio chimerico, perfettamente sospeso in un alchemico mondo parallelo, soprannaturale.<br />
<a href="http://www.raycaesar.com/">Ray Caesar</a> impressiona per la capacità che i suoi ritratti in digitale hanno di trasmettere il senso della tridimensionalità.<br />
Quadri mai dipinti, frutto di una tecnica rubata al cinema, durante gli anni in cui ha lavorato tra i segreti degli effetti speciali in digitale, che lo stesso artista definisce di “semplice” applicazione. Sicuramente di enorme genio, che si racconta attraverso la trasformazione che subisce uno scheletro iniziale in 3D prodotto in “Maya” rivestito poi, strato dopo strato, di texture che riproducono abiti, capelli, pelle. Fino a rendere netta la forma, corposo l’intero setting. Tutto viene, infine, modellato da fasci di luce digitale che rendono quasi respiranti le creature amovibili.<br />
Manifestazione di memorie, dall&#8217;infanzia e dalla parte di vita trascorsa per lavoro all’interno di un ospedale pediatrico; ricordi imprigionati nei volti statici e candidi di donne bambine rappresentate con corpi gracili, di un pallore che le accomuna, etereo e iridescente.<br />
La pelle bianca, sottile, quasi fragile, lascia trasparire piccole venature rosacee.<br />
Sembra quasi di osservare algide creature ultraterrene, immaginate e riflesse in un poliedrico salotto che le vede protagoniste assolute della scena che si dispiega all&#8217;interno di camere dagli arredi vittoriani o si incastona in surreali atmosfere.<br />
<img src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/raycaesar.jpg" alt="raycaesar.jpg" align="left" /> Accanto a queste creature iridate, altri soggetti animati prendono forma e vita dalla stessa luce vitale che nutre le sagome glaciali; oggetti sparsi ma sapientemente accostati al mondo tridimensionale che pare non si addormenti mai.<br />
Sono simboli parlanti, che suggeriscono fortissimi richiami con scene che Caesar conosce bene, che ammira e ripropone, affascinato e affascinante.  Cenni dalla pittura e dal cinema surrealisti, invenzioni figurative e ispirazioni che si rifanno agli orologi di Dalì, non luoghi attraversati da formiche come in Bunuel, simboli matematici che ripercorrono le teorie pitagoriche.<br />
Celebrazioni che esaltano le deformazioni irrealistiche di cose e oggetti, dello spazio e del tempo, dei sogni sognati e di quelli vissuti. Si è detto che con Ray Caesar il cyberspazio appare come il &#8220;platonismo realizzato&#8221;, in quanto chi naviga in esso &#8220;lascia la prigione del corpo per emergere in un mondo di forme ideali&#8221; (Heim). Paura e orrore trovano la loro catarsi, i bambini riacquistano la purezza e l’innocenza che gli è propria, che non si dovrebbe macchiare del grigio alone della sofferenza.<br />
Intrappolati in questo mondo di pixel bagnati di luce ritrovano, intaccabili, la compostezza della serenità, in un mondo a tratti grottesco ma che li difende più di quanto non faccia un corpo di anima e carne che li ha traditi.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>STORIES FROM THE WONDERLAND CHAPTER I</title>
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		<pubDate>Mon, 12 May 2008 23:22:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Veronica Puglisi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altre illusioni]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/stories.jpg" alt="stories.jpg" align="left" />Veronica Puglisi su Jonathan Weiner, Sarah Joncas, Aaron Jasinski, Sergio Mora, Andy Fluon Jonathan Pannacciò, Nathan Spoor]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Jonathan Weiner, Sarah Joncas, Aaron Jasinski, Sergio Mora, Andy Fluon Jonathan Pannacciò, Nathan Spoor (Novembre 2007)<br />
@ <a href="http://www.dorothycircusgallery.com/">DOROTHY CIRCUS FINE ART GALLERY &#8211; RM</a></p>
<p><img src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/nathan_spoor.jpg" alt="nathan_spoor.jpg" align="left" />Un concentrato di arte contemporanea &#8220;Pop surrealista&#8221; all’interno di una galleria dalle pareti rosa. Un luogo sospeso tra miraggi e proiezioni immaginifiche dove le immagini rubano l’essenza della cultura pop e post-pop per restituirne rivisitazioni attuali.<br />
Una tendenza impregnata di suggestioni, platealmente visionaria e squisitamente fantasy con l’esigenza, ma non la pretesa, di offrire un’interpretazione ir-reale di un substrato che è parte del vissuto contemporaneo.<br />
Schegge di vita riprodotte in brandelli di sogno. Una prospettiva seducente della quale non si dovrebbe non subire il fascino.</p>
<p><img src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/jonathan_weiner.jpg" alt="jonathan_weiner.jpg" align="left" />Trasposizioni figurative a-temporali in cui le tre dimensioni del tempo non sono governate da una storicità lineare. Passato presente e futuro si inseguono incastrandosi tra loro attraverso la trasfigurazione dei corpi e degli oggetti.<br />
Atmosfere dis-incantate in cui convivono eterni il senso di incompiuto e la proiezione verso illusioni richiamate dalla realtà.</p>
<p>Evocazioni da un’infanzia che non si evolve ma si estende con i suoi echi nelle forme dai colori pastello, nelle distonie dei volti di bambini senza età, dei paesaggi fantastici incorniciati da balocchi feticcio.<br />
C’è qualcosa di sfacciatamente vero nascosto tra i tratti delle tele, sono proiezioni di una realtà cruda che auto-denuncia tormento e spasimo attraverso la sincerità sfrontata di occhi illibati eppure consapevoli.<br />
<img src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/sarah_joncas.jpg" alt="sarah_joncas.jpg" align="left" /> Ulcere sanguinanti disperdono linfa vitale dalla pancia di un tenero coniglio dalle orecchie rosa.<br />
Ragazze metropolitane tratteggiano nelle estensioni corporali di sé stesse le loro idee, paranoie, voglie, tenerezze, vanità, desideri, infranti e compiuti, in un tutt’uno con la città che le inghiotte, che le vive piuttosto che essere vissuta.</p>
<p>Messaggi nudi nelle forme che delineano fattezze senza logica continuità di pensiero.<br />
Ti ritrovi a contemplare, illuderti di comprendere e poi cambiare prospettiva, chiedendoti dove finisce il significato e comincia il possibile, l’immaginato.<br />
<img src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/aaron.jpg" alt="aaron.jpg" align="left" /> Tagliente inganno dei significati.<br />
La sensazione di una palpabile realtà rielaborata. Regressioni proiettate nel futuro e allo stesso tempo perfettamente incastonate nel presente.<br />
Ma anche rappresentazione visionaria di un mondo onirico che non ha bisogno di connessioni logiche. Dove il tempo è relativo. Oppure non esiste.</p>
<p>Le immagini, in ordine di apparizione sono:</p>
<p><a href="http://www.nathanspoor.com/"><strong>Natan Spoor</strong></a>-The day&#8217;s remission<br />
<strong><a href="http://youtube.com/watch?v=EvVWc0UbT2s&amp;feature=related"> Jonathan Weiner</a> </strong>– Untitled<br />
<a href="http://www.myspace.com/sarahjoncas"><strong> Sarah Joncas</strong></a> &#8211; Where the Cold Wind Blows<br />
<a href="http://jasinskiart.blogspot.com/index.html"><strong> Aaron Jasinsky</strong></a> &#8211; Tentacles of the Muse</p>
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