Nicolas Roeg – Un film contro un altro (….continua….)

nicola-roeg-macchie-1Sobrietà e delirio. Due polarità estreme sin troppo facili da chiamare in causa quando si parla del cinema di Nicolas Roeg; eppure, nel rischio di rappresentarne la tomba, sono gli elementi che meglio di altri raccontano la discontinuità di un Cineasta che non permette mediazioni, anche quando lo si affronta a partire dalle sue opere apparentemente più brutte o semplicemente appiattite dalle condizioni produttive; si può allora parlare del cinema di Nicolas Roeg in termini cronologici come converrebbe ad un’analisi esaustiva? Ovvero, vale la regola di un percorso influenzato da se stesso, esaminato in termini evolutivi, tanto da farci cadere in quell’equivoco che distingue quasi sempre la verginità creativa degli esordi da un appiattimento sulle strategie produttive del presente? Innauguriamo un gioco ipertestuale “militante” e attivo, un modo per rivedere la dipendenza dal contenuto in termini di connessione, processo, evento. Il Cinema di Nicolas Roeg è tra quelli che si presta meglio di altri ad una “distruzione” interna che sia anche ri-creazione, un sistema ricchissimo di connessioni e ri-connessioni che ci permettano di seguire una lettura simultanea e di avvicinarsi alle immagini di uno dei maggiori cineasti ancora viventi; proprio per questo, nell’accumulo di materiali che costituiranno i prossimi “capitoli” dedicati al regista inglese, gli strumenti e le risorse cambieranno di volta in volta…

Verginità indifesa, il cinema di un radicale anarchico: Dusan Makavejev

dusan_coverNel cinema ci sono molti livelli di contenuto che si possono rintracciare. Tutti i film di fiction, dopo venti o trent’anni diventano documenti importanti di quel periodo, anche e soprattutto i brutti film, che riescono a diventare documenti eccellenti. (Dusan Makavejev)

Il tredici ottobre 2009 Criterion Collection farà uscire un indispensabile cofanetto per la serie Eclipse, Dusan Makavejev, Free Radical è una raccolta di tre dvd costitutita dai primi lungometraggi del grande regista Jugoslavo, tre esempi potentissimi di “nuovo cinema” a metà tra quello che potevano essere le influenze spontanee del cinema francese e un processo identitario complesso come quello della cinematografia balcanica. Riproponiamo in occasione dell’uscita Criterion un’intervista rilasciata da Dusan Makavejev il 29 Aprile del 2000 a Venezia durante l’incontro con la stampa presso la Sala Volpi in occasione de “La Meticcia di Fuoco”, una rassegna curata da Sergio Gmek Germani e dedicata ad un’idea estensiva e fantascientificamente esaustiva del cinema dei Balcani. Dusan parla di quest’idea e si sofferma su Innocence Unprotected, uno dei suoi film più belli, contenuto anche nel cofanetto Criterion…

siamo già morti (2) Casotto, di Sergio Citti – il film che i critici non hanno visto (tranne uno) -

“Gli unici due che non vedono il film sono i critici e il regista che lo gira; tutti vedranno il film, ma i registi non vedranno mai i loro film, non riuscirò mai a vedere un film mio: lo faccio, già ce l’ho in mente, già l’ho visto; e i critici: perché ne vedono troppi, o perché…ti faccio un esempio, parlo per segni:te dico magna sta minestra e tu ti metti lì e cominci a sentì: qui ce sta olio, un po’ de sale, un po’ d’origano…hai finito la minestra ma non ti sei accorto del sapore della minestra,hai cercato di capire quello che c’è dentro la minestra e il sapore della minestra non l’hai inteso più, per cercà; e così il critico va al cinema già prevenuto: “quello no! Quell’altro no!quello…quell’altro…” e il cinema è passato.” (Sergio Citti)

L’11 Ottobre 2005 Sergio Citti Muore in un ospedale di Ostia alle 6 di mattina. Quattro anni esatti dalla cremazione del regista Romano, un anniversario ancora troppo fresco per essere ricordato e un cinema, il suo, così violentemente scellerato da convincerci ad innaugurare una nuova (non) rubrica di Straneillusioni legata alle immagini dei morti. Nessuna celebrazione, nessun ricordo tramutato in playlist. All’inizio di ogni nuovo anno la stampa si inventa gli elenchi di (s)gradimento per “vendere” qualche copia in più; piccoli necrologi inutili. Siamo già morti. Sara del Santo aveva innaugurato la sezione con un approfondimento su Mortacci; Elisa Baldini prosegue con questo articolo su “Casotto” di Sergio Citti

siamo già morti (1) – Mortacci di Sergio Citti

L’11 Ottobre 2005 Sergio Citti Muore in un ospedale di Ostia alle 6 di mattina. Quattro anni esatti dalla cremazione del regista Romano, un anniversario ancora troppo fresco per essere ricordato e un cinema, il suo, così violentemente scellerato da convincerci ad innaugurare una nuova (non) rubrica di Straneillusioni legata alle immagini dei morti. Nessuna celebrazione, nessun ricordo tramutato in playlist. All’inizio di ogni nuovo anno la stampa si inventa gli elenchi di (s)gradimento per “vendere” qualche copia in più; piccoli necrologi inutili. Siamo già morti, o come ci ricorda Sara Del Santo citando il Pasolini più fantascientifico “Essere vivi o essere morti è la stessa cosa”…. La farsa e la tragedia vivono in un costante equilibrio nel cinema di Sergio Citti, equilibrio precario, sempre pronto a deflagrare in una risata liberatoria, in uno sberleffo anarchico, a precipitare nel dramma umano. E’ un cinema crepuscolare che si nutre di un mondo che non esiste più, un sogno, e proprio in quanto sogno aleggia nel tempo e nello spazio, lontano da ogni tentazione di realismo, troppo viscerale e onesto per aggrapparsi alla superficie vischiosa e intellettualistica del surrealismo

venezia 65 – L’occhio di Dio – Su Ponyo On the Cliff By The Sea di Hayao Miyazaki e su The Sky Crawlers di Mamoru Oshii – in concorso

Gli sfondi, si potrebbe partire da questa riduzione o al contrario, amplificazione del tratto per azzardare uno sguardo sdoppiato sugli ultimi due capolavori di Hayao Miyazaki e Mamoru Oshii…..Michele Faggi Su The Sky Crawlers e Ponyo on the cliff By the sea

Venezia 65 – Un giorno perfetto e Il papà di Giovanna, ovvero, ancora, parabola della famiglia imperfetta (con un lieto fine) – in concorso

Due quarti del cinema italiano in concorso a Venezia quest’anno, e cioè il film del turco adottato Ferzan Özpetek , Un giorno perfetto, e l’ultima fatica di Pupi Avati, Il papà di Giovanna, rispecchiano una tematica che satura il mercato nazional popolare nostrano da un po’ di tempo ormai, e cioè la famiglia e le sue crisi….Elisa Baldini mette a confronto due film Italiani in concorso a Venezia 65

Rio das mortes – Il viaggio a Niklashauser / Di Rainer Werner Fassbinder (Raro Video DVD – 2008)

Accostamento anomalo, almeno in apparenza, quello che viene proposto da Raro Video con due film come “Rio das Mortes” e “Il viaggio a Niklashauser” nell’ultimo cofanetto dedicato al regista tedesco Rainer Werner Fassbinder. Anomalia tematica e formale valutata all’interno del corpus della produzione fassbinderiana che si palesa nel primo caso nell’assenza di un vero e proprio dramma, e anzi propone curiosamente qualche situazione velata di uno strano humor; mentre nel secondo caso Fassbinder analizza il rapporto tra messa in scena e rivoluzione, o meglio l’utopia della rivoluzione, generando un prodotto volutamente didascalico, alla maniera del Godard di Weekend, di Vento dell’est o de La cinese. E’ attorno a questo concetto, e partendo proprio dal neologismo coniato da Tommaso Moro in Utopia (dal greco ou tòpos, non luogo) che si riesce però a trovare il trait d’union dei due film……

La fotografia sopra la storia, Cronaca dell’ incontro con il direttore della fotografia Luciano Tovoli al Napoli Film Festival.

suspria_cover.jpgI ragazzi dell’Università di Napoli –e i frequentatori mattinieri dell’ultimo Napoli Film Festival- hanno goduto di un grande privilegio nell’ascoltare una lezione di cinema da parte di uno dei più grandi maestri della fotografia mondiale, Luciano Tovoli, autore della fotografia di ben 80 film, tra cui Il deserto dei Tartari di Zurlini, Police di Maurice Pialat, Professione Reporter e Il mistero di Oberwald di Michelangelo Antonioni, Che ora è? di Ettore Scola, Il Mistero Von Bulov, Inserzione Pericolosa, e Il bacio della morte di Barbet Schroeder.
E Suspiria di Dario Argento. L’incontro infatti si è svolto proprio in seguito e a proposito della proiezione del film di Argento in cui, più di ogni altro, il talento creativo di Tovoli ha dato i suoi frutti; ce ne parla Elisa Baldini.

Straneillusioni Podcast # 1 – Incontro con Peter Tscherkassky a Bologna:la materia e l’astrazione.

ttscherkassy.jpgInaspettato e necessario l’incontro con il cinema del viennese Peter Tscherkassy, promosso dal Centro La Soffitta del Dams,in collaborazione con la Cineteca ed il cinema Lumiere. Una rassegna di ben quindici opere (curata da Rinaldo Censi in collaborazione con Luisa Ceretto) che raccoglie gli esempi più significativi del percorso artistico di questo artigiano dell’immagine sperimentata, con il privilegio assoluto della presenza dell’autore stesso,infaticabile e preciso analista delle sue stesse creazioni. Straneillusioni presenta come secondo Podcast audio, la documentazione relativa all’incontro, prima e dopo la proieizione del percorso visivo di Peter Tscherkassy, continuando a leggere questo articolo di Elisa Baldini, tutte le istruzioni per ascoltare il contenuto audio.

Straneillusioni Podcast # 0: Il documentario narrativo contemporaneo – Una finestra sul Salina Doc Fest.

giovanna-taviani.jpgIndie-eye Straneillusioni lancia, in via sperimentale, un canale Podcast dedicato ad approfondimenti, conferenze stampa, conversazioni sul cinema, in formato prevalentemente audio. Il feed .rss per iscriversi in modo automatico e per ricevere i contenuti è memorizzabile attraverso questo link. Il podcast sarà presto presente nelle directories iTUNES e all’interno dei principali aggregatori web-based, esattamente come per il portale Mediacast. Tutte le istruzioni per ascoltare i contenuti audio sono consultabili continuando a leggere l’articolo.

Il documentario narrativo contemporaneo – Una finestra sul Salina Doc Fest.

Questo il titolo dell’evento tenutosi lunedì 7 nell’ambito de La Soffitta 2008- Stagione del ventennale, organizzato dal Centro La Soffitta del Dams di Bologna,che ha visto la partecipazione della giovane critica (letteraria e cinematografica) nonché documentarista Giovanna Taviani, ideatrice e direttrice del Salina Doc Fest, giunto quest’anno alla sua seconda edizione. Ad incontrare insieme a lei il pubblico di studenti bolognesi un documentarista d’eccezione, il siciliano Marco Amenta, vincitore del premio del pubblico alla prima edizione del Festival (settembre 2007) col suo Il fantasma di Corleone, dedicato alla figura dell’introvabile Bernardo Provenzano, curiosamente arrestato subito dopo l’uscita del film, nell’aprile 2006. Ecco il resoconto audio dell’incontro dei due autori con il pubblico del Dams, coordinato dai docenti Michele Fadda e Giacomo Manzoli. (Di Elisa Baldini)

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