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	<title>Indie-eye - Straneillusioni</title>
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		<title>Miniature animate – The Secret of Kells e altre forme di resistenza bidimensionale</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 04:28:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfonso Mastrantonio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
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		<description><![CDATA[<img class="size-full wp-image-4051 alignleft" title="secret-of-kells" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/secret-of-kells.jpg" alt="" width="452" height="254" />The Secret of Kells, dell’irlandese Tomm Moore, è infatti un vero e proprio manifesto programmatico della seconda dimensione, che trasforma il ritorno al passato in avanguardia come solo le opere di rottura sanno fare; Alfonso Mastrantonio ci parla di alcune forme di resistenza bidimensionale...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-4050 alignleft" title="bookofkells" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/bookofkells.jpg" alt="" width="452" height="266" />La vetrina luccicante degli Oscar, si sa,  è più spesso utile a capire quali siano le pellicole che meglio hanno saputo utilizzare il personale delle public relations piuttosto che a tracciare un bilancio coerente della cinematografia annuale, che sia pure quella strettamente hollywoodiana. Ma se una curiosa anomalia riesce ad aprirsi la strada tra le pieghe delle nomination, è probabile che un piccolo flusso controcorrente sia diventato forte abbastanza da mischiarsi ai flutti impetuosi del <em>mainstream</em>. Quest’anno il compito di riservare sorprese è toccato alle candidature per il miglior lungometraggio di animazione, permettendoci di sollevare alcune riflessioni interessanti sulla bagarre nelle prime posizione  del cinema d’animazione commerciale. La messe disegnata passata per le sale (americane) nel 2009 è stata ottima e abbondante, tanto da spingere L’Academy ad ampliare da tre a cinque il numero dei candidati al premio. Nonostante questo, è rimasto fuori dal lotto il gruppetto di diretti inseguitori della Pixar, ovvero Dreamworks e Blue Sky, a cui si è affiancata anche la Sony  con il pur valido esordio <em>Piovono Polpette</em>. Questo perché il flusso compatto dell’animazione che vende sembra essersi frazionato in un bivio, dopo qualche anno di dominio assoluto delle volumetrie tridimensionali. Come  è sempre accaduto nelle arti figurative, nel momento in cui una corrente raggiunge il picco di espressione e popolarità, si affermano forme di resistenza ad essa che si difendono guardando nella direzione diametralmente opposta. Così nell’anno in cui le profondità scopiche della grafica computerizzata si sono ulteriormente espanse cavalcando la revanche della proiezione 3D <a href="http://www.indie-eye.it/cinema/strana-illusione/avatar-di-james-cameron-usa-2009/"><strong>guidata da Cameron</strong></a>, hanno fatto breccia ai piani alti anche alcuni alfieri del ritorno alla pagina illustrata, del grande schermo come affresco piuttosto che come finestra aperta , insomma della vecchia cara bidimensionalità (che, intendiamoci, non ha mai rischiato di sparire del tutto, gelosamente difesa da maestri orientali come Miyazaki e da nuove leve più fumettistiche come la Satrapi e Folman). A gareggiare con  il prevedibile trionfatore pixariano <a href="http://www.indie-eye.it/cinema/strana-illusione/up-di-pete-docter-e-bob-peterson-usa-2009/"><strong><em>Up</em></strong></a>, con i suoi impressionanti algoritmi fotorealistici e i suoi cieli senza confini, c’era in effetti <em>La Principessa e il Ranocchio</em>, ritorno della Disney all’animazione tradizionale, quasi una ripicca di affermazione identitaria nel rapporto di odio-amore con la casa di Lasseter. Poco più sotto si è svolto uno scontro sul terreno del passo-uno , tecnica che era sinonimo di  profondità e superfici realistiche ben prima dell’animazione in CGI  e che agli Oscar <img class="size-full wp-image-4054 alignleft" title="Coraline Dave Mckean" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/Coraline-Dave-Mckean.jpg" alt="" width="282" height="381" />è stata rappresentata da due produzioni significativamente orientate in direzioni antitetiche: laddove la <em>Coraline</em> di Selick celebra il connubio tra computer e plastilina, introducendo cunicoli e quinte oltre cui spiare con un paio di occhialini, il neofita Anderson inserisce nel suo Mr Fox il gusto per il “film-album illustrato”, ricorrendo in molti casi a campi lunghissimi in cui le sue marionette diventano vere e proprie figurine in movimento, che si dimenano appiattite su lavagnette e arazzi colorati.  Tra queste dicotomie si è però insinuato un vero e proprio outsider, che con una nomination insperata ha la possibilità di amplificare notevolmente la propagazione del suo messaggio: <em>The Secret of Kells</em>, dell’irlandese Tomm Moore, è infatti  un vero e proprio manifesto programmatico della seconda dimensione, che  trasforma il ritorno al passato in avanguardia come solo le opere di rottura sanno fare. Come faceva già <em>Sita Sings the Blues</em> (passato al Future Film Festival di Bologna nel 2009 e visibile per intero su Youtube) con la tradizione dei manoscritti indiani, The Secret of Kells recupera gli stilemi di un arte che ha raggiunto il massimo splendore ben prima che potesse essere condizionata da tentazioni prospettiche.  La trama del film gira attorno Libro di Kells, datato 800 d.C, capolavoro assoluto  della miniatura insulare conservato al Trinity College di Dublino. Per narrare la storia di Brendan, giovane amanuense che dovrà completare il libro, Moore decide di abbattere qualunque assonometria e illusione di profondità per fare dell’intero schermo una pagina miniata: la percezione delle distanze è affidata quasi esclusivamente alle proporzioni, i paesaggi si dipanano livellati lungo tutta l’ampiezza del fotogramma e in essi ogni elemento si fa greca, cornice, fregio, disponendosi attorno a personaggi dai lineamenti stilizzati e geometrici (uno stile astratto simile a quello delle produzioni Cartoon Network, seppur  a suo modo più radicale). Il miracolo compiuto da Moore è quello di rendere tali elementi perfettamente inseriti nella realtà rappresentata, senza che la loro componente decorativa disturbi fluidità e comprensione dell’opera , trovando anzi proprio in essa originali soluzioni narrative. La storia del piccolo monaco, con la sua morale sull’importanza di lasciare che la cultura sia libera di diffondersi, scorre chiara e divertente, mentre ogni scena  riserva  trovate creative nella composizione grafica dell’inquadratura (che raggiungono un apice entusiasmante durante il viaggio di Brendan nella foresta). La complessità dei riferimenti  visivi di Moore non si ferma quindi alla ripetizione degli stilemi della miniatura: addirittura, la sequenza  della battaglia di Brendan con il mostro Crom si rifa chiaramente alle dinamiche di videogiochi vintage come Snake e Qix, simboli a loro modo di un altro massiccio riflusso bidimensionale, ovvero quello degli  <em>arcade games</em>, che sotto le nuove forme di giochi da cellulare, da consolle portatile o da pausa-lavoro su internet, si stanno ormai impadronendo degli interstizi lasciati liberi dai colossali e sempre più realistici videogame in 3D per i potenti motori grafici di consolle e PC Se The Secret of Kells, con la sua presa di posizione radicale, è riuscito a guadagnarsi questo piccolo posto al sole, è probabile che il sentiero dell’illustrazione “tradizionale” abbia ancora la possibilità di rimanere battuto in un futuro di’intrattenimento utraimmersivo. Ora quello che ci si augura è che questo gioiellino venga preso in considerazione dai distributori italiani.</p>
<p><strong>The secret of Kells &#8211; Trailer</strong></p>
<p><a href="http://www.indie-eye.it/cinema/strana-illusione/miniature-animate-%e2%80%93-the-secret-of-kells-e-altre-forme-di-resistenza-bidimensionale/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p><strong>Sita Sings The Blues, versione integrale (soto licenza creative commons)</strong></p>
<p><a href="http://questioncopyright.com/sita.html">donazioni presso: Question Copyright</a></p>
<p><a href="http://www.indie-eye.it/cinema/strana-illusione/miniature-animate-%e2%80%93-the-secret-of-kells-e-altre-forme-di-resistenza-bidimensionale/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
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		<title>Dream Home di Pang Ho-cheung apre il Far East di Udine</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 17:59:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>comunicato stampa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img class="size-full wp-image-4044 alignleft" title="panghocheung" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/panghocheung.jpg" alt="" width="60" height="60" />Dream Home, il violentissimo slasher di Pang Ho-cheung in anteprima mondiale al Far East, tutti i dettagli...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-4044 alignleft" title="panghocheung" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/panghocheung.jpg" alt="" width="130" height="130" />Sarà l’attesissimo <em><strong>Dream Home</strong></em> di <strong>Pang Ho-cheung</strong> ad inaugurare <span style="text-decoration: underline;"><strong>in anteprima mondiale</strong></span>, durante l’opening night di <strong>venerdì 23 aprile</strong>, la fascia notturna di <strong>Far East Film 12</strong>. La notizia è subito rimbalzata da Hong Kong a tutta l’Asia: in collaborazione con la casa di distribuzione internazionale <em><strong>Fortissimo</strong></em>, infatti, il festival del Centro Espressioni Cinematografiche (C.E.C.) si è aggiudicato uno dei film più sensazionali (e anche controversi) della recentissima produzione dell’ex colonia britannica. <em><strong>Dream Home</strong></em> sarà nelle sale asiatiche da maggio e gli spettatori di Far East, dunque, potranno vederlo prima ancora dell’uscita ufficiale del suo paese d’origine</p>
<p>Con uno stile lucido ed estremo, il film racconta, non rinunciando ai particolari più violenti, la forsennata corsa ad ostacoli di una giovane donna capace di tutto pur di ottenere la casa dei suoi sogni (con vista mare). Il film è anche un omaggio solenne e allo stesso tempo psicotico, alla città di Hong Kong, ai suoi palazzi, alle sue case, ai suoi appartamenti minuscoli  destinati a rimanere per molti giovani single mete irraggiungibili visti i prezzi altissimi di tutto il settore immobiliare!</p>
<p>Definito e annunciato come il più sanguinolento <em><strong>slasher movie</strong></em> mai prodotto a Hong Kong, <em><strong>Dream Home</strong></em> è interpretato da una superba Josie Ho che con la sua società “852 Film” è responsabile anche della produzione stessa del film. Per Pang Ho-cheung, uno dei registi su cui Udine ha puntato i riflettori fin dal 2002 con <em>You Shoot, I Shoot</em>, una sfida davvero unica sia per lo straordinario budget di 4 milioni di dollari a disposizione (assolutamente inusuale per il cinema di Hong Kong  di oggi) che per la possibilità di rendere sul grande schermo uno dei sui numerosi, bizzarri e irresistibili racconti di fantasmi e di humour nero.</p>
<p><em><strong>Dream Home</strong></em> è parte essenziale e fondamentale della selezione hongkonghese del festival friulano che, ricordiamolo, in <strong>9 giornate</strong> di programmazione, <strong>dal 23 aprile al 1° maggio</strong>, presenterà <strong>oltre 60 pellicole</strong> in arrivo anche da Cina, Corea del Sud, Giappone, Thailandia, Indonesia, Filippine, Singapore e Taiwan.</p>
<p>Una curiosità: la musica del film è tutta italiana firmata dal compositore Gabriele Roberto che aveva già collaborato con Pang sul thriller <em><strong>Exodus</strong></em> del 2007. Roberto da molti anni vive a Tokyo e ha curato le musiche di numerosi progetti cinematografici, tra le sue composizioni più note, gli score dei giapponesi <em>Memories Of Matsuko</em> e <em>Paco and The Magical Picture Book</em>.</p>
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		<title>Vincere, commentato da Marco Bellocchio alla facoltà di lettere di Tor Vergata</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 16:57:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Indie-eye cinema &#62;&#62; Straneillusioni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img class="size-full wp-image-4038 alignleft" title="vincere" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/vincere1.jpg" alt="" width="60" height="60" />Martedì 16 Marzo alle ore 14.00 presso l’Aula Moscati della Facoltà di Lettere di Tor Vergata di Roma , proiezione di Vincere insieme a Marco Bellocchio e la montatrice Francesca Calvelli...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="size-medium wp-image-4037 alignleft" title="locandina_cinesocialclub_bellocchio" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/locandina_cinesocialclub_bellocchio-212x300.jpg" alt="" width="239" height="339" />Martedì 16 Marzo alle ore 14.00</strong> presso l’<strong>Aula Moscati della Facoltà di Lettere di Tor Vergata di Roma</strong> verrà proiettato il film <em><strong>Vincere</strong></em>, per la regia di <strong>Marco Bellocchio</strong><strong>, </strong>con <strong>Filippo Timi </strong>(nel ruolo di Mussolini) e <strong>Giovanna Mezzogiorno </strong>(nel ruolo di Ida Dalser).   A seguire, presentato <strong>Preside Prof. L. Rino    Caputo</strong> e moderato dai <strong>prof. Giovanni Spagnoletti</strong>, docente di Storia e Critica del Cinema, e dal <strong>prof. Francesco Piva</strong>, docente di Storia Contemporanea, <strong>dibattito con il regista</strong> <strong>Marco Bellocchio</strong> e la montatrice <strong>Francesca Calvelli</strong>. L’evento, organizzato da Silvia Cantarini con la collaborazione di Antonio Valerio Spera, <strong>continua la programmazione del </strong><em><strong>CineSocialClub</strong></em> della <strong>Facoltà di Lettere di Tor Vergata.</strong><br />
Prossimo ospite, il 7 aprile, <strong>Carlo Verdone</strong>.<br />
<strong>Per info</strong>: <a href="mailto:%20cinesocialclub@gmail.com">cinesocialclub@gmail.com </a></p>
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		<title>La Première Étoile di Lucien Jean-Baptiste, l&#8217;intervista con Firmine Richard e la Nomad Film</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 11:03:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Fratarcangeli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<img class="size-full wp-image-4030 alignleft" title="premieretoile" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/premieretoile.jpg" alt="" width="60" height="60" />Claudia Fratarcangeli ha partecipato alla conferenza stampa Romana per La Première Étoile, il film di Lucien Jean-Baptiste sulla comunità Franco-Antillana in uscita il 26 Marzo anche in Italia; il resoconto...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="101_0793" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/101_0793.jpg" alt="" width="300" height="400" /></p>
<p>Il 26 marzo sbarca nelle sale italiane  <strong>La Première </strong><strong>É</strong><strong>toile</strong><strong>,</strong> frizzante commedia francese sull’integrazione razziale  che  segna il debutto alla regia dell’attore e doppiatore Lucien Jean-Baptiste.  Il  lungometraggio, campione di incassi in Francia, racconta le vacanze sulla neve di una famiglia di origine antillana. E’ interpretato dallo stesso regista,da Anne Consigny, da Firmine Richard, dal cantante Michel Janasz e da Bernadette Lafont. L’opera prima narra le disavventure di Jean-Gabriel, uno sbadato padre di famiglia,disoccupato e appassionato di ippica che scommette con la moglie di essere in grado di gestire “la settimana bianca” promessa ai tre figli. Sfida questa che darà vita a numerose peripezie per la famiglia franco-antillana.</p>
<p>L’idea di questo progetto nasce da un’esperienza realmente vissuta dal regista: “ <em>Mia madre, una donna incredibile, ci fece lasciare le Antille negli anni ’60 per trasferirci in Francia. Desiderava che i suoi   figli non fossero diversi  dagli altri bambini che in inverno partivano per andare a sciare. Decise così di portare anche noi. Quest’avventura accadde quando io avevo 14  anni. Ci siamo arrangiati con un paio di sci e una macchina in prestito. Crescendo, mi sono reso conto che non era solo una questione di un gruppo di neri che scopre la neve, ma di una famiglia unita che si integra in un ambiente sconosciuto”.</em></p>
<p>A presentarlo alla stampa romana presso la fantastica cornice dell’ambasciata francese sono stati la brillante protagonista femminile, Firmine Richard e la Nomad Film Distribution (Mario Pasini e Lydia Genchi).</p>
<p lang="it-IT"><strong>Potrebbe raccontarci qualcosa della sua storia personale, Madame Richard?</strong></p>
<p><strong>F.</strong><strong> Richard: </strong>Sono nata in Guadalupa nel 1947, ci tengo a sottolinearlo perché sono fiera delle mie origini e so di portare bene la mia età!(ride); dopo aver trascorso l’adolescenza nella mia terra di origine, nel 1965 sono arrivata in Francia.Inizialmente facevo la spola tra i due paesi arrangiandomi con svariati lavori, dopodiché ho deciso di stabilirmi definitivamente in Francia e qui è iniziata la mia carriera come attrice, dopo essere stata casualmente notata in un ristorante da Coline Serrau che mi ha voluta nel suo film <strong>Romuald  et Juliette</strong> nel  1989. La mia prima volta nella capitale fu proprio per la presentazione di questo film e l’anno successivo per lavorare con Dino Risi in <strong>Tolgo il Disturbo</strong>, ma furono soltanto dieci giorni di riprese e non riuscii a vedere nulla di Roma.</p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><strong>Nel film il suo personaggio spesso ricorre all’uso della lingua creola. L’uso di questo idioma è ancora oggi così diffuso tra i migranti antillani in Francia?</strong></p>
<p><strong>F. Richard: </strong>Ho trascorso la mia adolescenza in Guadalupa. Il creolo è la mia madrelingua, che ho continuato a parlare in famiglia e con gli altri conoscenti del mio paese anche dopo essere arrivata in Francia e che ho voluto trasmettere ai miei figli. Ancora oggi, quando gli antillani si ritrovano tendono a parlare creolo, così come gli Italiani  che si incontrano all’estero tendenzialmente conversano nella loro lingua. Ritengo sia importante che le vecchie generazioni trasmettano alle nuove questa tradizione linguistica, così che possano essere fieri delle loro radici culturali. Soprattutto  per non dimenticare mai da dove si viene e questo è ravvisabile nel film quando la nonna parla in creolo ai nipoti.</p>
<p lang="it-IT"><strong>Ci sono state difficoltà nel reperire finanziamenti per realizzare questo progetto?</strong></p>
<p><strong>F. Richard: </strong>Jean-Baptiste aveva in mente di girare questo film già da una decina di anni; durante il suo lavoro di attore ha avuto l’occasione di conoscere molte persone, tra cui Marie-Castille Mention-Schaar  la produttrice della Vendredi Film, che è rimasta talmente affascinata dal progetto da voler collaborare alla sceneggiatura. Non è facile trovare persone che abbiano la voglia di rischiare in questo genere di film con tanti neri. Lucien è stato molto fortunato, lui stesso dice di aver avuto l’impressione di essere nato sotto una buona stella, ‘ la  première ’, che lo guidava e quando ha incontrato Marie-Castille e Pierre Kuber ne ha avuto la conferma. Gli hanno subito affiancato una squadra molto esperta e motivata dal progetto.</p>
<p lang="it-IT"><strong>Quanto tempo ha richiesto la lavorazione del film?</strong></p>
<p><strong>F. Richard: </strong>Due mesi, uno abbiamo girato sulla neve, in montagna, e l’altro mese abbiamo terminato le restanti riprese in studio.</p>
<p lang="it-IT">
<p><img class="alignleft" title="101_0793" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/101_0793.jpg" alt="" width="300" height="400" /></p>
<p><strong>La vicenda al centro del film</strong><strong> è ambientata negli anni ’80,nonostante ciò all’interno di questo non vi sono così tanti riferimenti a quell’epoca,potrebbe benissimo essere una storia dei giorni nostri, non trova?</strong></p>
<p><strong>F. Richard: </strong>E’ vero,<strong> </strong>nel film non vi sono spiccati riferimenti a quell’epoca e per quanto mi riguarda io ho cercato semplicemente di calarmi nella parte di una nonna dei nostri giorni alle prese con i nipotini che vivono problematiche, a scuola come a casa, simili a quelle attuali. Probabilmente l’ambientazione negli anni passati deriva dal fatto che la storia è tratta da un’esperienza autobiografica del regista. Tuttavia <strong>La Première </strong><strong>É</strong><strong>toile</strong> contiene tanti messaggi rivolti ai giovani ma anche agli immigrati delle precedenti generazioni, che vivono in bilico tra l’attaccamento alla loro cultura di  origine e la voglia di integrarsi  nella società francese. Il film è incentrato sul falso luogo comune che i neri non siano in grado di sciare, perché la neve non è il loro luogo naturale (la piccola Manon dirà alla sua compagna di classe, quasi per scusarsi del fatto che non sono soliti fare la settimana bianca: “No, in realtà,noi siamo piuttosto per il mare”). In  realtà non è vero, noi neri possiamo fare tutto, non solo limitarci a ballare, cantare  e suonare  secondo le stereotipate convinzioni dei bianchi. Vi sono alcune scene del film (quella delle donne dal parrucchiere e in casa di Bonne Maman) in cui vengono messi in risalto anche i conflitti tra i diversi membri della comunità nera in Francia, in particolar modo tra gli Africani, più conservatori e legati alle loro origini e gli Antillani, più occidentalizzati ed integrati.</p>
<p lang="it-IT"><strong>Per quale motivo ci sono così pochi film sulla realtà degli immigrati antillani in Francia?</strong></p>
<p><strong>F.Richard:</strong> Perché bisogna trovare delle persone che abbiano davvero l&#8217;intenzione e la volontà di realizzare opere di questo genere. Quando ho girato <strong>Romuald e Juliette</strong> di Coline Serreau nel 1989 ho pensato che si trattasse di un film davvero coraggioso e all’avanguardia. Al tempo sembrava stesse nascendo una nuova corrente di opere che affrontassero temi come l&#8217;integrazione e la multiculturalità, ma sfortunatamente si è trattato solo di rari casi isolati. Purtroppo in Francia si ritiene che i film con protagonisti personaggi di colore non siano commerciali, e si fatica anche a trovare l&#8217;appoggio delle reti televisive. Per quanto riguarda  <strong>La Première </strong><strong>É</strong><strong>toile</strong> siamo stati molto fortunati poiché ha riscosso un inaspettato successo registrando  un milione e settecento ingressi nelle sale. Recentemente quando lavorai a <strong>Je vous aime très beacoup</strong> di Philippe Loquet ricordo amaramente che la produttrice fece un’ enorme fatica per reperire i fondi. Credo che in molti paesi vi sia questa difficoltà nel portare avanti progetti incentrati sui neri, ma allo stesso modo ritengo che gli ostacoli siano fatti per essere superati ed è necessario trovare la volontà per farlo.</p>
<p><strong>Q</strong><strong>uali altri opere distribuirà prossimamente la neo-nata  Nomad Film?</strong></p>
<p><strong>Lydia Genchi: </strong>I nostri titoli sono<strong> La première </strong><strong>É</strong><strong>toile</strong>, cui teniamo in modo particolare essendo il nostro primo film: una commedia delicata,divertente ma non volgare cui ho creduto subito nonostante sia stata definita “difficile” per i temi che affronta. In Francia è stato  un successo di botteghino enorme e ci auguriamo possa essere apprezzato anche qui. Al  momento abbiamo previsto 40 copie, ma siamo pronti a farne 400 nel caso il film esploda! Abbiamo il ‘vizio’ dei film francesi, amo la Francia e la sua cultura. Infatti successivamente distribuiremo <strong>Le Beaux Gosses</strong>, altra commedia francese campione di incassi che ha riscosso notevole successo di pubblico alla  scorsa <em>Quinzaine des Réalisateurs</em> di Cannes e ha vinto il César come miglior opera prima. Tra gli altri titoli di cui abbiamo acquistato i diritti ci sono anche <strong>Panique au village</strong>, cartone animato franco-belga realizzato con la tecnica dello <em>stop motion</em> (anche questo presentato a Cannes e al Future Film Festival di Bologna), <strong>Thelma, Louise et Chantal</strong>, ancora un&#8217;altra commedia francese molto divertente, e infine una coproduzione argentino-cilena.<br />
<strong>Mario Pasini:</strong> La nostra missione è quella di diffondere  opere di qualità che affrontino temi impegnati, film questi che di solito faticano a trovare spazio nella distribuzione italiana, anche se nell’ultima stagione sembra esserci stato un ritorno al cinema francese destinato su generi molto diversi, dall’horror, al noir,al film d’autore passando per il film sociale. Pertanto siamo molto speranzosi per il futuro.</p>
<p lang="it-IT">
<p><strong>La Première Étoile il trailer Francese</strong></p>
<p><strong><p><a href="http://www.indie-eye.it/cinema/recensioni/la-premiere-etoile-di-lucien-jean-baptiste-lintervista-con-firmine-richard-e-la-nomad-film/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p><br />
</strong></p>
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		<title>Florence Korea Film Fest 2010 &#8211; Sorum di Yoon Jong-Chan (Corea 2001 )</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 10:43:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Prosperi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img class="size-full wp-image-4023 alignleft" title="sorum" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/sorum1.jpg" alt="" width="60" height="60" />Enrico Prosperi sta divorando la rassegna di K-horror al Florence Korea Film Fest per indie-eye.it; ecco la recensione di Sorum, un "classico" del 2001, e un calendario con Trailers per i prossimi giorni di programmazione...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-medium wp-image-4020 alignleft" title="sorum" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/sorum-208x300.jpg" alt="" width="208" height="300" />Appartamenti Migum nel quartiere piu&#8217; fatiscente di Seoul: un giorno arriva Kim, che sembra essere semplicemente un tassista dall&#8217;alimentazione sguaiata e con la fissa per Bruce Lee, conosce la vicina Sun comessa del Seven Eleven e un romanziere fallito anche lui suo dirimpettaio che ha ambientato il &#8220;suo&#8221; libro proprio nell&#8217;appartamento 504 dove Kim si è trasferito. Da quel giorno la situazione nello stabile, già anomala, prenderà una brutta piega e tutti gli inquilini si riveleranno per quello che sono veramente. <strong>Yoon Jong-Chan</strong> dimostra già al primo lavoro la padronanza perfetta del linguaggio di genere fecendo della &#8220;misura&#8221; l&#8217;architrave sulla quale poggiare questo film inquieto, sussurrato ma deciso, nascosto ma psicologicamente devastante. Gli accadimenti procedono con ritmo lento ed inarrestabile dove la forza dei particolari scandisce l&#8217;inquietudine dei personaggi ed i vuoti di narrazione insinuano ansia ed interrogativi nello spettatore. La graficità livida e satura di toni tetri tratteggia una periferia iper ubanizzata ma quasi sempre pressochè deserta, terra di nessuno, alienante limbo popolato da esseri solitari umani e non in cerca di pace. Le immagini sono sempre composte in maniera ineccepibile, visivamete rigorose, guidano l&#8217;occhio con precisione e fermezza esplorando e quasi sezionando lo stabile Migum trasfigurandolo man mano in un purgatorio sulla terra. Si poteva chiedere meno freddezza nella scrittura  soprattutto nelle digressioni passionali, meno enigmaticità sul passato dei protagonisti e nella fase &#8220;ghost&#8221; ma in fondo anche questo è funzionale a sottilineare che nessuno è innocente e che gli spiriti tormentano solo chi è afflitto da &#8220;colpa&#8221; (l&#8217;unica immune è l&#8217;amica di Sun che è anche la sola anima candida dalla storia).</p>
<p><strong>La Rassegna K-horror del Florence Korea Film Fest 2010 prosegue in questi giorni al cinema Odeon in piazza strozzi, a Firenze, con il seguente calendario</strong></p>
<p><em><strong>Martedi 16 Marzo, ore 22.30, Epitaph di Jung Sik  e Jung Bum-Sik</strong></em></p>
<p><a href="http://www.indie-eye.it/cinema/festival/florence-korea-film-fest-2010-sorum-di-yoon-jong-chan-corea-2001/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p><strong>Mercoledi 17 Marzo ore 18.15, Whispering corridors di Park Ki-hyung</strong></p>
<p><a href="http://www.indie-eye.it/cinema/festival/florence-korea-film-fest-2010-sorum-di-yoon-jong-chan-corea-2001/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p><strong>Giovedi 18 Marzo, ore 18.00, Acacia di </strong><strong>Park Ki-hyung</strong></p>
<p><strong><p><a href="http://www.indie-eye.it/cinema/festival/florence-korea-film-fest-2010-sorum-di-yoon-jong-chan-corea-2001/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p><br />
</strong></p>
<p><strong>Giovedi 18 Marzo, ore 23.00, Whispering Corridors 5, a Blood Pledge di</strong> <strong>Park Ki-hyung</strong></p>
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<p><strong>Venerdi 19 Marzo ore 20.30, Into the mirror di Kim Sung-ho</strong></p>
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		<title>Florence Korea Film Festival 2010 &#8211; My Dear Enemy di Lee Yoon-ki (Corea 2008)</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Mar 2010 14:54:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Faggi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img class="size-full wp-image-4014 alignleft" title="mydearenemy" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/mydearenemy.jpg" alt="" width="60" height="60" />Domani al Florence Korea Film Festival My dear Enemy di Lee Yoon-ki, la recensione...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-2170 alignleft" title="my_dear_enemy_lee_yoon_ki" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/my_dear_enemy_lee_yoon_ki.jpg" alt="my_dear_enemy_lee_yoon_ki" width="300" height="430" />My Dear Enemy è il quinto film di Lee Yoon-ki, il quinto se includiamo Naega salagdon chib (The Hard Goodbye), tv drama del 2005, spesso dimenticato anche dai database di informazione cinematografica e probabilmente una delle realizzazioni più interessanti e acuminate del cineasta Coreano. Virtualmente sconosciuto in Italia, Lee Yoon-ki sin dal suo debutto con This Charming Girl ha ricevuto consensi di un certo rilievo da parte della critica internazionale, la solita attenzione d&#8217;avanguardia in Francia e l&#8217;inclusione di My Dear Enemy all&#8217;interno della selezione di Berlino 2008. Quello che a tutt&#8217;oggi è l&#8217;ultimo film del regista coreano è solamente in apparenza una sintesi o un volo leggero sulla superficie del suo cinema. Con esiti e con uno sguardo sicuramente diverso c&#8217;è una suggestione sottile che lega l&#8217;ultimo, bellissimo film di James Gray (Two Lovers) a My Dear Enemy; ed è probabilmente una tensione nera, o come ha preferito definire David Bordwell, semplicemente <em>Hitchcockiana</em>, nel modo in cui il corpo del melodramma subisce una re-visione a partire dagli oggetti, dalla dis-funzionalità dello spazio, dai tempi della sophisticated comedy che eccedono il meccanismo per essere inabissati nella forza distruttiva della durata. Che il cinema di Lee-yoon-ki sia un progressivo attraversamento dello spazio, inteso come arricchimento anche traumatico dell&#8217;esperienza, è chiaro in tutto il suo cinema, dove il peregrinare non è mai l&#8217;indicazione di un percorso autoritario e le forme di uno scrutare sfuggente ed ellittico (non solo Bressoniano) sono epifanie della visione aperte e possibili ; per rimanere all&#8217;interno di suggestioni im-pertinenti e legate ad un&#8217;idea normativa del racconto, il sistema causale nel cinema di Lee-Yoon-ki lo si coglie fuori e addirittura ci sorprende alle spalle della macchina da presa. Le vite degli altri, nel cinema di Lee-yoon-ki, restano un mistero invaso dalla presenza di segni ed oggetti mai ridondanti, uno sguardo che è leggero ma allo stesso tempo duro, tagliente e tagliato da un cinema che continua anche dopo i titoli di coda. Il piano sequenza che introduce My dear Enemy ha una durata intimamente depalmiana, si ferma e riparte dai margini dell&#8217;inquadratura, per arrivare ad un frammento del racconto, una scheggia dal quale il film si espande, letteralmente; il debito in denaro che Jo Byeong-woon ha contratto con Kim Hee-su, una splendida Jeon Do-yeon che completa la galleria di figure femminili del cinema di Lee-Yoon-Ki, animate su di un filo invisibile da un passato che diventa rivelazione attraverso lo spazio. &#8220;Racconto&#8221; in transito che solo una sinossi potrebbe disinnescare.</p>
<p><strong>My dear enemy sarà proiettato domani in occasione del Florence Korea Film Festival 2010, presso il cinema Odeon di Piazza strozzi a Firenze, alle ore 20:30</strong></p>
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		<title>Florence Korea Film Fest 2010 &#8211; One fine spring day di Hur-Jin Ho (Corea, 2001)</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Mar 2010 14:48:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Faggi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img class="size-full wp-image-4007 alignleft" title="onefinespringday" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/onefinespringday.jpg" alt="" width="60" height="60" />Domani al Cinema Odeon in piazza strozzi a Firenze, One fine spring day per la retrospettiva dedicata a Hur-Jin Ho, da non perdere, la recensione...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-4006 alignleft" title="onefinesrpingday" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/onefinesrpingday.jpg" alt="" width="200" height="287" />Il rapporto tra il cinema Classico, non solo coreano, e la filmografia di Hur-Jin Ho, ha lo stesso tipo di connessione infedele che attraversa le opere di un autore come Hou Hsiao-hsien; oltre un tracciato ben preciso di storia cinematografica nazionale, il cinema di Hur-Jin Ho in realtà rimane ancorato alla tradizione del melodramma per annichilirla; On Fine spring day è il secondo film del regista Coreano e affina alcune intuizioni sperimentate con Christmas in August, il suo debutto datato 1998. La maniera sul tema della memoria del primo film, nel secondo si trasforma in &#8220;materia&#8221;. Già Christmas in august frantuma lo spazio con i residui materiali del ricordo fotografico, ma la propensione a lavorare sullo slittimanento minimo è ancora minacciata da una forma probabilmente troppo levigata e non del tutto rigorosa. One fine spring day si muove su uno script leggerissimo come il film precedente e parte dei successivi del regista Coreano, ma per la prima volta riduce a zero qualsiasi verticalismo della scrittura puntanto alla ricerca della commozione su un livello piano, orizzontale, proprio dove questa denuncia vuoto e mancanza; è una sovversione delle regole del Melodramma che con un occhio meno ancorato ai vincoli nazionali ci permetterebbe di scorgere, anzichè classicità (un termine che banalmente, per la storia del cinema, sopravvive solo in alcune forme tristemente aristoteliche del linguaggio universitario) tutta la modernità già presente nel cinema di Naruse e ovviamente in quello di Rohmer. Non si tratta di una caccia alle influenze possibili, è uno stimolo sinestetico simile a quello tra Hou Hsiao-hsien e Ozu, al contrario dovremmo pensare (per esempio) ad un film come Cafè Lumiere come ad un semplice omaggio, quando ovviamente si tratta anche di altro. One fine spring day è cinema dell&#8217;asincronia, sconnessione tra immagine e suono dove alla fine l&#8217;assenza è proprio quella dei corpi, inghiottiti dagli oggetti e dagli sfondi. L&#8217;ossessione per l&#8217;immagine di apparenza &#8220;still life&#8221; che in Christmas in august è resa esplicita con la retorica del ritratto e del dispositivo fotografico, in One fine spring day viene assorbita dagli sfondi fotografici dove Sang-woo e Eun-Soo si trovano a riconoscere le loro storie, la casa del padre di Eun-Soo. Ed è davvero arduo distinguere il confine tra l&#8217;atemporalità di qualsiasi sfondo e i corpi dei due amanti; il cinema di Hur-Jin Ho con One fine spring day diventa immagine dell&#8217;assenza, ricerca del vuoto e dell&#8217;interstizio, dramma della fine prima che possa ancora segnalare un inizio.</p>
<p><strong>All&#8217;interno del Korea Film Fest 2010, ottava edizione, One Fine spring day sarà programmato al cinema Odeon in piazza strozzi a Firenze, domani Lunedi 15 Marzo alle 17.50</strong></p>
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		<title>Florence Korea Film Fest 2010, un calendario per i prossimi due giorni</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Mar 2010 14:48:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Indie-eye cinema &#62;&#62; Straneillusioni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img class="size-full wp-image-4010 alignleft" title="scandalmakers" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/scandalmakers.jpg" alt="" width="60" height="60" />Korea Film fest, tra oggi domenica 14 Marzo e domani lunedi 15 marzo, il calendario dei film che consigliamo...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-4010 alignleft" title="scandalmakers" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/scandalmakers.jpg" alt="" width="109" height="111" />Continua la programmazione del Korea Film Fest presso il cinema Odeon di piazza strozzi a Firenze, questi alcuni appuntamenti da non perdere tra quelli segnalati da Indie-eye / straneillusioni.</p>
<p>Stasera, <strong>Domenica 14 Marzo</strong> alle <strong>ore 20.30</strong> l&#8217;anteprima Italiana di <strong>Mother</strong>, l&#8217;ultimo film di Bong Joon-ho già passato per Cannes 2009, assolutamente da non perdere;</p>
<p><strong>domani alle 15.30</strong> la replica di <strong>Scandal Makers</strong>, debutto alla regia per Kang Hyung-chul datato 2008; commedia Hi-tech molto divertente e assolutamente &#8220;coreana&#8221; in quel rapporto dinamico (ormai sperimentato in lungo e in largo) tra spazi, corpi, oggetti che perdono controllo, derive action interamente costruite sull&#8217;incedere sul ritmo;  <strong>si prosegue alle 17.50</strong> con <strong>One Fine spring day</strong> programmato all&#8217;interno della retrospettiva completa dedicata a Hur Jin-ho; si chiude alle <strong>22.30</strong> con il notevole <strong>My Dear Enemy</strong>, ultimo film di Lee Lee Yoon-ki.</p>
<p><strong>Di seguito i trailer:</strong></p>
<p>Mother / Bong Joon-ho, domenica 14 marzo ore 20.30 Cinema Odeon, Firenze &#8211; piazza strozzi.</p>
<p><a href="http://www.indie-eye.it/cinema/festival/florence-korea-film-fest-2010-un-calendario-per-i-prossimi-due-giorni/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>Scandal Makers di Kang Hyung-chul &#8211; Lunedi 15 marzo ore 15:30</p>
<p><a href="http://www.indie-eye.it/cinema/festival/florence-korea-film-fest-2010-un-calendario-per-i-prossimi-due-giorni/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>One fine spring day, lunedi 15 marzo ore 17.50</p>
<p><a href="http://www.indie-eye.it/cinema/festival/florence-korea-film-fest-2010-un-calendario-per-i-prossimi-due-giorni/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>My dear enemy, lunedi 15 marzo ore 22.30</p>
<p><a href="http://www.indie-eye.it/cinema/festival/florence-korea-film-fest-2010-un-calendario-per-i-prossimi-due-giorni/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
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		<title>Indie-eye sul newsdesk di Internet movie database</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Mar 2010 13:04:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Indie-eye cinema &#62;&#62; Straneillusioni</dc:creator>
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		<category><![CDATA[nuove illusioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<img class="size-full wp-image-4003 alignleft" title="imdb" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/imdb.jpg" alt="" width="60" height="60" />Indie-eye tra i partners del newsdesk di internet movie database, i dettagli...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-4003 alignleft" title="imdb" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/imdb.jpg" alt="" width="82" height="65" />Siamo lieti (e anche un po&#8217; orgogliosi) di esser stati inseriti, come Indie-eye straneillusioni, all&#8217;interno del newsdesk di Internet movie database; un modo per seguirci è anche quello di passare attraverso il più ricco database internazionale dedicato al cinema, adesso anche in versione interamente italiana.</p>
<p><a href="http://www.imdb.it">Inernet movie database versione italiana</a><br />
<a href="http://www.imdb.it/newsdesk/partner_list">i partners del newsdesk di IMDB</a><br />
<a href="http://www.imdb.it/news/ns0000555/">indie-eye Straneillusioni sul newsdesk</a></p>
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		<title>Chloe &#8211; di Atom Egoyan (Usa &#8211; Canada &#8211; Francia 2009)</title>
		<link>http://www.indie-eye.it/cinema/strana-illusione/chloe-di-atom-egoyan-usa-canada-francia-2009/</link>
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		<pubDate>Sun, 14 Mar 2010 03:35:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Faggi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img class="size-full wp-image-3994 alignleft" title="chloe_cover" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/chloe_cover.jpg" alt="" width="452" height="302" />Il nuovo lavoro di Atom Egoyan è una sublimazione estrema di quel "here and after" dei suoi film migliori e manifesta le ferite del tempo come un continuo smarginarsi di immagini e riflessi nella geometria di interni Canadesi scolpiti nel vetro; fuori dalla totale indipendenza della Ego Film Arts sembra che Egoyan tenda a ridurre la sintassi più visibile di una scrittura "difficile" a favore di una complessità che sfrutta radicalmente la superficie di un cinema consumabile, svuotandolo dall'interno e puntando verso luci, volumi e oggetti come elementi di un dècor abitato da fantasmi; la recensione di Chloe...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-3993 alignleft" title="chloe_inside" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/chloe_inside.jpg" alt="" width="452" height="289" />Il nuovo film di Atom Egoyan dopo la parentesi di Adoration, quasi un riavvolgimento sistematico sui luoghi del suo cinema, si riformula a partire da <em>Where the truth lies</em>, forse uno dei lavori meno compresi tra quelli realizzati dal regista Armeno-Canadese. Fuori dalla totale indipendenza della Ego Film Arts sembra che Egoyan tenda a ridurre la sintassi più visibile di una scrittura &#8220;difficile&#8221; a favore di una complessità che sfrutta radicalmente la superficie di un cinema consumabile, svuotandolo dall&#8217;interno e puntando verso luci, volumi e oggetti come elementi di un dècor abitato da fantasmi. Chloe è una sublimazione estrema di quel &#8220;here and after&#8221; dei suoi film migliori e manifesta le ferite del tempo come un continuo smarginarsi di immagini e riflessi nella geometria di interni Canadesi scolpiti nel vetro, vicini non solo allo spazio Cronenberghiano, ma anche ai mondi possibili e trans-apparenti di Robert Lepage. Prodotto da Ivan Reitman con i capitali di Studio Canal, Chloe si appoggia ad uno script di Erin Cressida Wilson dall&#8217;apparenza fedele rispetto ad una sceneggiatura originale scritta da François-Olivier Rousseau, Jacques Fieschi e Anne Fontaine  per il film della stessa Fontaine noto come Nathalie e prodotto da Alain Sarde nel 2003. Egoyan, fuori dai vincoli del suo raccontare, fa reagire su questa superficie inerte una forza visionaria potente e allo stesso tempo impalpabile, dove le differenze con il testo francese emergono in un processo inesorabile di erosione e cancellazione di tutte le tracce verosimili e &#8220;visibili&#8221;; se Nathalie &#8220;esiste&#8221; anche in una relazione dello sguardo tra la Ardant e la Bèart nel locale dove questa si esibisce, Chloe scompare e appare in luoghi dove qualcosa  è già stato consumato, in un giardino dove persistono le tracce di una memoria falsificata, nel desiderio per gli oggetti e tra i fantasmi del desiderio.  Amanda Seyfried occupa quel confine alieno già attraversato più volte da Arsinée Khanjian, Sarah Polley, Mia Kirshner in quel diritto all&#8217;oblio e alla falsificazione esercitato come ossessivo perdersi e riappropriarsi. Gli spazi di Chloe sono invasi da specchi, finestre, immagini di un ricordo disincarnato, ma diversamente da (quasi) tutto l&#8217;Egoyan precedente il dispositivo tecnologico, le (un)speaking parts, cessano di premere sull&#8217;aspetto combinatorio della scrittura  immergendosi nell&#8217;apparenza delle luci inventate da Paul Sarossy, simili e opposte per certi versi al ricchissimo debutto di Sarah Polley dietro la macchina da presa prodotto dallo stesso Egoyan; in <a href="http://www.indie-eye.it/cinema/strana-illusione/away-from-her-lontano-da-lei-di-sarah-polley/">Away From Her</a> l&#8217;illuminazione di Montpellier cancellava tutti i confini del quadro nell&#8217;eliminazione terribile del peso, anche visivo,  di qualsiasi memoria, mentre in Chloe l&#8217;abisso temporale si srotola sul forte contrasto delle sovrimpressioni e sul delinearsi di uno spazio chiuso, ferito da luci e corpi che perdono progressivamente persistenza. Ancora di più adesso, la forza del cinema di Egoyan risiede nell&#8217;occhio che genera e improvvisamente cancella memorie e Storia, invece che nel suo contrario come in buona parte del cinema contemporaneo di massa; la riallocazione della memoria, lo slittamento delle identità, gli oggetti che cambiano di segno, quell&#8217;avvitamento palindromo del vedersi visti viene risucchiato nella sintesi feroce degli occhi di Amanda Seyfried o nella nuca di Julianne Moore semplicemente decorata con un fermaglio. Chloe sembra davvero filmato oltre la luce osservata da Sarah Polley in un tempo dislocato; dentro questa casa infestata il confine tra realtà, ricordo, fantasia e menzogna si fonde nello stesso spazio e rappresenta la morte come il volo di uno spettro che attraversa lo schermo.</p>
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