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	<title>Indie-eye - Straneillusioni</title>
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		<title>Funzione e necessità di un pensiero critico &#8211; Filmcritica a Venezia 67</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 02:04:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Indie-eye cinema &#62;&#62; Straneillusioni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img class="size-full wp-image-5341 alignleft" title="filmcritica" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/filmcritica.jpg" alt="" width="60" height="60" />Sessant'anni di Filmcritica festeggiati con un incontro a Venezia 67, tutti i dettagli...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-5341 alignleft" title="filmcritica" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/filmcritica.jpg" alt="" width="55" height="55" />Oggi Giovedi 2 Settembre alle ore 17, nella terrazza della Regione Veneto all&#8217;hotel Excelsior in occasione dei sessant&#8217;anni di &#8220;Filmcritica&#8221;, si terrà un evento incontro su &#8220;Funzione e necessità di un pensiero critico, introdotto da Marco Mueller. Interverranno il direttore di Filmcritica Edoardo Bruno e Alessandro Cappabianca, Lorenzo Esposito, Bruno Roberti, Daniela Turco, parteciperà la redazione di Filmcritica. Per l&#8217;occasione sarà presentato il volume &#8220;Senso come Rischio&#8221; edizioni Le Mani, una antologia degli scritti più significativi pubblicati sulla rivista</p>
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		<title>Venezia 67 &#8211; Concorso &#8211; Black Swan di Darren Aronofsky (Usa, 2010)</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 01:54:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfonso Mastrantonio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img class="size-full wp-image-5338 alignleft" title="blackswan" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/blackswan.jpg" alt="" width="452" height="282" />Black Swan schiude uno sguardo impudico su di un universo artistico in cui la violenza della fatica e del sacrificio si abbatte sui corpi delle ballerine con cruenza affatto minore che nel wrestling: schiene graffiate, unghie sanguinolente, caviglie torte, giunture scricchiolanti e gambe spezzate; in concorso a Venezia 67, la recensione di Alfonso Mastrantonio...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-5338 alignleft" title="blackswan" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/blackswan.jpg" alt="" width="452" height="282" />Col film d’apertura del Concorso di Venezia 67, <strong>Darren Aronofsky</strong> dimostra di aver ulteriormente affilato gli strumenti del suo discorso autoriale e concede fin da subito serio materiale di riflessione alla giuria di Quentin Tarantino. In <em>Black Swan,</em> la fragile Nina ottiene il ruolo principale nella nuova versione del Lago dei Cigni in programma al balletto di New York, che prevede che la prima ballerina si divida tra l’interpretazione sia del cigno bianco che del cigno nero. Ma la pressione emotiva e la sopita smania di trasgredire al rigore imposto da una madre apprensiva finiranno per spingerla a ricalcare la tragica fine del proprio personaggio. <strong>Natalie Portman</strong> presta la sua preparazione giovanile nel balletto ad un personaggio sottoposto ad una montagna russa di sdoppiamenti e metamorfosi che riecheggiano le protagoniste di <strong>Polanski</strong>, oltreché i temi cari ad autori come <strong>Lynch</strong> e <strong>Cronenberg</strong>. Un’acuminata parabola di autodistruzione che si impenna a perdifiato in lungo climax finale, tratto distintivo del giovane autore americano fin dai primi passi di <em>Pi Greco</em> e <em>Requiem for a Dream</em>, con i quali condivide anche il ricorso ad una disturbante vena onirica e orrorifica. Ma  la parentela più evidente è senza dubbio quella con <a href="http://www.indie-eye.it/cinema/strana-illusione/the-wrestler-di-darren-aronofsky/"><strong>The Wrestler</strong></a>: la vicenda del personaggio pedinato dalla macchina da presa sovrapposizione tra realtà e messa in scena, riflessa nella complementare dicotomia tra angustie dell’animo e traumi della carne. <em>Black Swan</em> schiude uno sguardo impudico su di un universo artistico in cui la violenza della fatica e del sacrificio si abbatte sui corpi delle ballerine con cruenza affatto minore che nel wrestling: schiene graffiate, unghie sanguinolente, caviglie torte, giunture scricchiolanti e gambe spezzate adombrano il fascino aggraziato di visi, figure e coreografie, come il desiderio si insinua nell’impostato candore di Nina. A questo proposito, tutti i settori tecnici sono diretti in uno sforzo organico a rimarcare il tema visivo dominante: fotografia, trucco, scenografie e costumi costringono lo spettatore in una dimensione priva di sfumature in cui gli onnipresenti bianco e nero si intrecciano, si giustappongono, si compenetrano a vicenda senza mai digradare uno nell’altro. Allo stesso modo il sonoro affianca sussulti horror ai contrappunti lirici dell’opera di Ciaikovskij. Purezza e perversione, caos e controllo, sono concepiti solo in dialettico conflitto, strappi e lacerazioni lungo il confine epidermico tra l’uno e l’altro (e sulla martoriata pelle della protagonista). Esponenzialmente amplificato è anche il tema del doppio, ribadito con cocciuta regolarità da un infinito ventaglio di specchi e di riflessi. Il cinema di Aronofsky, non a caso, affonda le radici del proprio valore nel perseguimento delle estreme conseguenze della rappresentazione visiva e narrativa, prevedibile nelle sue conclusioni ma proprio per questo crudelmente efficace nel dipanarsi del suo sviluppo.</p>
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		<title>Venezia 67 &#8211; Giornate degli autori &#8211; The Happy Poet di Paul Gordon (Usa, 2010)</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 01:37:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Faggi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img class="size-full wp-image-5332 alignleft" title="HappyPoet-still-460x287" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/HappyPoet-still-460x2871.jpg" alt="" width="452" height="282" />Secondo film di Paul Gordon girato interamente in digitale, presentato alla 7ma edizione delle Giornate degli Autori a Venezia 67, la recensione di Michele Faggi...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-medium wp-image-5333 alignleft" title="TheHappyPoet-poster-460x690" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/TheHappyPoet-poster-460x690-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" />Fotografato da <strong>Lucas Millard</strong> con una <strong>Red camera</strong>, il secondo film di <strong>Paul Gordon</strong> cerca nel formato digitale più vicino alla risposta “naturale” della luce quella flagranza che che avrebbe dovuto essere il centro di <strong>Motorcycle</strong>, il suo primo film girato nel 2006 quasi interamente in 16mm e con innesti miniDV; stesso approccio diretto e improvvisativo con gli attori, stesso rapporto tra inquadratura e parola. Il primo film di Gordon era un saggio universitario messo insieme nel tempo, mentre <strong>The Happy poet</strong> è un progetto che pur avendo seguito uno sviluppo del tutto autonomo, ha un formato più definito e orientato all’esportazione festivaliera; non è un caso che sia passato da vetrine di un certo tipo come il <strong>Rooftop Films</strong>, il <strong>South By Southwest festival</strong> per poi uscire dall’alveo di sicurezza dei contenitori indie oriented verso festival dalla struttura più vasta e apolide come quello di <strong>Thessaloniki </strong>e <strong>Venezia 67</strong> nella selezione delle <strong>Giornate degli Autori</strong>. E il problema è probabilmente anche questo, una questione di “tagli”, durate, formati, che nelle scelte di Gordon è probabilmente molto più strategica di quanto non voglia farci credere quando chiama in causa <strong>Ozu</strong> tra le sue ispirazioni principali. L’occhio di Gordon allora si ritaglia un’inquadratura di sicurezza sulla vita di Austin, ricorrendo ad una serie di oggetti, materiali, simboli legati alla cultura del cibo in una tenera conversione Vegana del concetto di fast food; Bill vende insalata di uova senza uova e panini Vegetariani servendosi di un vecchio stand ambulante per la vendita di Hot-dog, piccolo catalizzatore dell’umanità che il cinema stesso di Gordon sogna e persegue, ovvero il fiato corto di un’impermeabile riserva progressista. Ed è vero, come racconta in alcune interviste, preferisce le inquadrature fisse e la libertà degli attori nel gestirsi lo spazio del frame, un rigore che salta immediamente in aria quando ci si accorge che il lavoro sui tempi è sempre più prossimo al taglio della commedia di parola; nessun tentativo di rischiare per un attimo il disequilibrio tra spazio e performance, più che libertà ci è parso di vedere una serie di potenziali performance annullate nella neutralità distante del bozzetto, qualcosa che si avvicina alla funzionalità gelida del primo Allen, ovvero quell’equivoco duro a morire che sostituisce la necessità di uno sguardo ambiguo nel farsi di un racconto morale, con la scorciatoia della didascalia.</p>
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		<title>Ravenna Nightmare Film Fest, 26-31 ottobre 2010</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 12:43:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Indie-eye cinema &#62;&#62; Straneillusioni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img class="size-full wp-image-5324 alignleft" title="clip_image001" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/clip_image0012.gif" alt="" width="60" height="60" />Ravenna Nightmare Fest, capitale italiana del cinema Horror, alcune anticipazioni...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="size-full wp-image-5324 alignleft" title="clip_image001" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/clip_image0012.gif" alt="" width="59" height="78" />RAVENNA NIGHTMARE  FILM FEST</strong></p>
<p>Capitale  Italiana del Cinema Horror</p>
<p><strong>26-31 ottobre  2010 / </strong><strong>8</strong><strong>ª</strong><strong> edizione</strong><strong> </strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Torna a  Ravenna l’appuntamento invernale col brivido cinematografico, il <strong>Ravenna  Nightmare Film Fest</strong>. Da martedì<strong> 26 </strong>a domenica<strong> 31 ottobre 2010 </strong>la città di<strong> </strong>Ravenna si trasforma nella capitale  italiana del cinema horror, perturbante e fantastico<strong>.</strong> Sei  intense giornate, presso la multisala CinemaCity, per celebrare Halloween e i  suoi fantasmi. <strong>RNFF </strong>è  diventato in 8 anni il più importante appuntamento italiano per il cinema di  genere. La prossima edizione come sempre  darà particolare rilievo all’evento principale, il momento più atteso: il  <strong>Concorso Internazionale</strong> <strong>per lungometraggi</strong>. Una selezione di  pellicole che porterà in sala quanto di meglio è emerso recentemente sulla scena  internazionale. In programmazione anche sezioni  parallele tra anteprime,  retrospettive ed incontri col  pubblico. Tra gli ospiti sono attesi il  cantautore e regista <strong>Federico  Zampaglione</strong>, reduce dal successo del suo <em>Shadow</em>, e la “Scream Queen” per  eccellenza del cinema horror indie americano: l’attrice e scrittrice <strong>Suzi Lorraine</strong>. Dopo gli esordi come  modella, Suzi raggiunge il successo come attrice di genere e columnist per  riviste horror, diventando un vero e proprio fenomeno di culto. A lei, membro  giurato del <strong>RNFF2010</strong>, sarà dedicata  una mini rassegna. In corso di definizione gli  <strong>eventi speciali</strong>, tra cui  ricordiamo l’anteprima del film che questa primavera ha scioccato Cannes,  l’estremo e violentissimo <em>A Serbian Film </em>di Srdjan Spasojević di cui è possibile vedere un trailer qui in calce.</p>
<p><a href="http://www.indie-eye.it/cinema/recensioni/ravenna-nightmare-film-fest-26-31-ottobre-2010/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><a href="http://www.ravennanightmare.it">www.ravennanightmare.it</a></p>
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		<title>Doppio Zebraman a Venezia 67</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 05:43:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>comunicato stampa</dc:creator>
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		<category><![CDATA[nuove illusioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<img class="size-thumbnail wp-image-5320 alignleft" title="images" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/images5-150x150.jpg" alt="" width="60" height="60" />Doppio Miike tra le proiezioni di Mezzanotte di Venezia 67, Il primo Zembraman e il sequel datato 2010, tutti i dettagli...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-5320 alignleft" title="images" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/images5.jpg" alt="" width="194" height="259" />Sarà il superhero Zebraman il protagonista di due film della Mezzanotte della 67. Mostra Internazionale d’Arte, con <strong>Zebraman (2004)</strong> e l’attesissimo sequel <strong>Zebraman: Zebra City no gyakushu (Zebraman 2: Attack on Zebra City) (2010)</strong> del visionario regista giapponese Miike Takashi. Il primo dei due film, Zebraman uscito in Giappone nel 2004, sarà proiettato fuori concorso la notte dell’ 8 settembre (Sala Perla ore 0.15), <strong>il secondo, Zebraman: Zebra City no gyakushu (Zebraman 2: Attack on Zebra City) sarà proiettato fuori concorso il 9 settembre (Sala Grande alle ore 0.30), subito dopo la visione del suo attesissimo samurai/action 13 Assassins (in concorso, in prima mondiale)</strong> a chiudere quindi un’intera serata votata alla genialità di uno degli autori più estremi e innovatori del cinema mondiale. Con la presentazione dei due Zebraman a mezzanotte si rinnova il legame tra la Mostra del Cinema di Venezia e il <strong>Far East Film Festival di Udine</strong>. </p>
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		<title>Youtube a Venezia 67</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Aug 2010 15:30:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>comunicato stampa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img class="size-full wp-image-5314 alignleft" title="images" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/images4.jpg" alt="" width="60" height="60" />Il 3 Settembre Youtube presenta un Workshop sulle nuove possibilità del cinema digitale, presso Hotel Excelsior, Venezia...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-5314 alignleft" title="images" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/images4.jpg" alt="" width="254" height="146" />Forse hai già sentito parlare di YouTube. Forse hai anche condiviso un video attraverso questa community; oggi però puoi saperne di più. Vuoi conoscere in che modo YouTube può essere d’aiuto al cinema e approfondire le opportunità che il principale sito di video sharing al mondo può offire all’industria cinematografica? In questa sessione su YouTube verranno affrontate tre tematiche in particolare: il controllo dei diritti, l’innovazione, il coinvolgimento della community e i nuovi modelli di business a sostegno del cinema. Non perdere l’occasione. Partecipa al workshop e scopri le opportunità offerte da YouTube. Speaker: María Ferreras Strategic Partner Development Manager, YouTube. <strong>Hotel Excelsior &#8211; Digital Expò &#8211; first floor &#8211; Venezia &#8211; 3 Settembre 2010<br />
</strong></p>
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		<title>Giustizia Privata di F. Gary Gray (Usa, 2009)</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Aug 2010 13:31:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Faggi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img class="size-full wp-image-5310     alignleft" title="lawabiding_giustiziaprivata+" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/lawabiding_giustiziaprivata+1.jpg" alt="" width="452" height="176" />Law Abiding Citizen﻿ è il primo prodotto della Evil Twins di Alan Siegel e Gerard Butler,  scritto da Kurt Wimmer interpretato dallo stesso Butler insieme ad un ottimo Jamie Foxx e diretto da uno specialista come F. Gary Gray contrae (letteralmente) gli stimoli di certo cinema anni '80 in un sorprendente esperimento che ha la durezza dei Siegel, dei Pekimpah e dei Frankenheimer più politici e iper-reali; la recensione...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-medium wp-image-5307 alignleft" title="2413_4" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/2413_4-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /><strong>Law Abiding Citizen</strong>, il primo prodotto della <strong>Evil Twins</strong> di <strong>Alan Siegel</strong> e <strong>Gerard Butler</strong>,  scritto da <strong>Kurt Wimmer</strong> (Equilibrium e Ultraviolet come regista, Street Kings e l&#8217;imminente Salt di P. Noyce come sceneggiatore) interpretato dallo stesso Butler insieme ad un ottimo <strong>Jamie Foxx</strong> e diretto da uno specialista come <strong>F. Gary Gray</strong>, contrae (letteralmente) gli stimoli di certo cinema anni &#8217;80 in un sorprendente esperimento che ha la durezza dei <strong>Siegel</strong>, dei <strong>Pekimpah</strong> e dei <strong>Frankenheimer</strong> più politici e iper-reali. La dinamica seriale del cittadino che si ribella si trasforma in un palindromo allucinato penetrando direttamente il sistema giudiziario Statunitense costretto a flettere su se stesso; più di un saggio di fantapolitica, il film di Gray ci è sembrato davvero una sovrapposizione realistica, perversa e assolutamente geniale di quel desiderio di morte isolazionista e giustizialista del vendicatore, sul cuore più nero della giurisprudenza contemporanea; Clyde Shelton è costretto ad assistere impotente al massacro della famiglia; un patteggiamento del suo avvocato con la difesa dell&#8217;assassino consentirà l&#8217;esecuzione del meno pericoloso dei due e il rilascio del killer per un&#8217;assenza di prove concrete. Shelton ci metterà dieci anni per mettere a punto una vendetta su vasta scala che colpirà al cuore l&#8217;assetto stesso del sistema giudiziario Statunitense; la forma del revenge movie tradizionale viene liquidata nei primi venti minuti in un esempio di cinema ad orologeria dalle coordinate paranoidi, uno dei tanti depistaggi di un film glaciale e chirurgico che disseziona progressivamente i paradossi del sistema; come se quella relazione tra legalità e male desunta dagli abissi del cinema &#8220;nero&#8221; e che ha attraversato un ventennio di intimità pericolosa tra legge e menti criminali (Manhunter, Il silenzio degli Innocenti, Se7en) fosse trasferita dall&#8217;anima ad un livello politicamente più vasto, nei luoghi dove il male ha ormai sedimentato le sue radici; quella di Shelton, personaggio molto più complesso di una semplice vittima, è l&#8217;immagine di un&#8217;America che collassa su se stessa, un circuito chiuso che riproduce lo spettacolo della morte in un teatro senza fondo, dove le aperture, le finestre scopiche e gli specchi vengono normalizzati nella funzionalità diegetica del ritmo; dal doppio teatro di uno spettacolo per famiglie messo accanto a quello altrettanto &#8220;quotidiano&#8221; di un&#8217;esecuzione capitale, fino al DVD sullo smembramento di Clarence Darby (Chrsitian Stolte) che viene recapitato alla famiglia dell&#8217;avvocato Nick Rice <img class="size-medium wp-image-5309 alignleft" title="lawabiding_giustiziaprivata+" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/lawabiding_giustiziaprivata+-300x117.jpg" alt="" width="300" height="117" />(Jamie Foxx). Vero e proprio cuore nero del sistema Shelton mette in pratica quello che il suo paese gli ha insegnato attraverso una conoscenza specifica del codice, spingendo la proliferazione del crimine sul limite in cui questo arriva a confondersi con le leggi di uno stato democratico; per altre strade e attraverso un cinema granitico <strong>Law Abiding Citizen</strong> nasconde la stessa disperazione dell&#8217;<a href="http://www.indie-eye.it/cinema/strana-illusione/il-profeta-di-jacques-audiard-francia/">ultimo film di Jacques Audiard</a> tradotta anche in termini visivo-spaziali; lo scambio vertiginoso tra dentro e fuori che Audiard filma con rigore antropologico, Gray lo affida ad una visionarietà tutta Americana per le fughe, le aperture, i tunnel sotterranei, l&#8217;ipertrofia degli sguardi di sorveglianza, vere e proprie macchine senza soggetto, i dispositivi nanotecnologici, la con-fusione tra sguardo reale e occhio virtuale, la guerra invisibile che separa la morte dal carnefice e disincarna lo sguardo soggettivo; davvero un cinema di visioni extra-ordinarie.</p>
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		<title>Rassegna di Cinema Giapponese a Firenze, 10-14 Novembre 2010</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Aug 2010 09:47:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Indie-eye cinema &#62;&#62; Straneillusioni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img class="size-thumbnail wp-image-5302 alignleft" title="schermojapan-300x199" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/schermojapan-300x199-150x150.jpg" alt="" width="60" height="60" />Dopo l'enorme successo della prima edizione, con più di 10.000 presenze in soli 4 giorni, torna uno degli appuntamenti più attesi della stagione cinematografica Fiorentina, alcune anticipazioni...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-5302 alignleft" title="schermojapan-300x199" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/schermojapan-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" />Nel 2009 la prima rasegna di Cinema Giapponese a Firenze ha raccolto<strong> più di 10.000 presenze in 4 giorni di programmazione</strong>, merito di un concept del tutto particolare per un festival di cinema: far uscire il cinema dalla sala, grazie ad una serie di eventi correlati realizzati a partire dagli stimoli e dai temi affrontati dai film; musica, cibo e costumi tradizionali &#8220;occupavano&#8221; civilmente la città di Firenze in una Kermesse non stop con i colori e i sapori del Giappone. <strong>La Rassegna di Cinema Giapponese a Firenze torna nel 2010</strong>, dal 10 al 14 Novembre, per una seconda edizione di cui conosciamo solamente alcuni elementi ma che si preannuncia molto ricca, a cominciare da dieci film della cinematografia Giapponese contemporanea e non scelti secondo il criterio di tradizione e innovazione; <strong>4 nuclei tematici e stilistici </strong>caratterizzeranno le opere in programma, sempre proiettate in lingua originale con sottotitoli italiani: <strong>la commedia giapponese</strong> nelle sue piu’ inaspettate variazioni; <strong>la tradizione e l’innovazione del cinema dei samurai</strong>; <strong>il documentario come specchio della società giapponese</strong> e del racconto di essa e una sezione dedicata al <strong>cinema di animazione Giapponese</strong>.  La Location sarà sempre quella della <strong>chiesa di S. Stefano al Ponte</strong> con una <strong>serata dedicata al cinema dei samurai</strong> programmata al <strong>cinema Odeon</strong> &#8211; Firenze. Tra gli eventi collaterali, spicca la presenza della <strong>compagnia Kamui di Tetsuro Shimaguchi</strong>, <strong>noto per aver diretto e interpretato nel 2003 le scene di combattimento per il Kill Bill di Quentin Tarantino</strong>; Kamui sarà presente durante la rassegna per una serie di spettacoli ancora in via di definizione, in collaborazione con Odeon, Teatro del Sale, Chiesa di S. Stefano al Ponte e una location prestigiosa che dovrebbe ospitare l&#8217;intero spettacolo. Tetsuro Shimaguchi sarà protagonista anche di un <strong>workshop aperto a tutti gli appassionati</strong> per svelare i segreti dell&#8217;arte della spada. Oltre a questo, sono previste cinque serate in collaborazione con il <strong>Teatro del sale</strong>, dedicate a <strong>performer e musicisti Giapponesi</strong> che si esibiranno lungo tutto il corso della rassegna; e non è finita, un <strong>mercatino Giapponese</strong> con prodotti tipici dal giappone, sarà allestito in una location del centro storico ancora da definire, inoltre il <strong>ristorante Eito</strong> si occuperà come l&#8217;anno passato degli stand Gastronomici, e l&#8217;apertura della rassegna sarà affidata come al solito alla tradizionale <strong>sfilata di Kimono </strong>per il centro fiorentino quest&#8217;anno affiancata da una più &#8220;pop&#8221;<strong> sfilata Cosplay</strong> prevista per il 13 Novembre. Per informazioni e per partecipare alle sfilate è necessario scrivere a <a href="mailto:info@tokaghe.com"><strong>info@tokaghe.com</strong></a>. Presto sarà lanciato il nuovo sito ufficiale della rassegna, per il momento è possibile seguire gli aggiornamenti in corso d&#8217;opera attraverso il gruppo Facebook dedicato all&#8217;evento che si trova da questa parte: <strong><a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=168364918197&amp;ref=ts">http://www.facebook.com/group.php?gid=168364918197&amp;ref=ts<br />
</a></strong>. Altre informazioni possono essere reperite attraverso il sito ufficiale dell&#8217;associazione Tokaghe, che organizza il festival, da questa parte <a href="http://www.tokaghe.com">www.tokaghe.com</a></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Satoshi Kon, un ricordo</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Aug 2010 08:42:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Indie-eye cinema &#62;&#62; Straneillusioni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img class="size-thumbnail wp-image-5298 alignleft" title="Satoshi_Kon_2" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/Satoshi_Kon_2-150x150.jpg" alt="" width="60" height="60" />E' morto Satoshi Kon all'età di 46 anni, lo si è appreso attraverso un annuncio pubblicato su Twitter da Yasuiro Takeda della Gainax...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-medium wp-image-5298 alignleft" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/Satoshi_Kon_2-201x300.jpg" alt="" width="201" height="300" />All&#8217;età di 46 anni <strong>Satoshi Kon</strong>, il regista di alcuni tra i film d&#8217;animazione più belli degli ultimi anni, è morto. Lo si è appreso attraverso un annuncio pubblicato su Twitter da <strong>Yasuiro Takeda</strong> dello studio <strong>Gainax</strong> che non aveva ancora fornito dettagli ufficiali ma che raccontava di aver avuto la conferma tramite <strong>Masao Maruyama</strong> degli studios <strong>Madhouse</strong>. Un&#8217;ulteriore notizia è apparsa sul sito ufficiale del regista  con una nota della moglie <strong>Kyoko Kon</strong> che parla di un cancro al pancreas e del decesso avvenuto alle 6:20 del 24 Agosto; nota replicata sul sito della Madhouse a distanza di poche ore. Il direttore della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, <strong>Marco  Mueller</strong>,  ha inviato a Masao Maruyama e al team Madhouse un messaggio nel  quale ricorda l&#8217;amico Satoshi Kon, che aveva partecipato  nel 2006  in concorso alla 63. Mostra con il film d’animazione <strong><em>Paprika</em></strong>. &#8220;Kon-sensei  ci ha lasciato. È stato uno degli inventori delle nuove immagini e  delle nuove narrazioni &#8211; sempre imitato, mai superato. Il cinema, tutto  il cinema (non solo il cinema giapponese o il cinema di animazione), è  improvvisamente più povero. Continueremo a guardare a lui, ai suoi film,  per pensare il futuro della cultura visiva e digitale”. Un messaggio certamente dettato dall&#8217;amore e dalla passione e non da ragioni di circostanza, considerato quello che scriveva nel 2009 lo stesso Mueller a proposito del cinema del regista giapponese nella prefazione all&#8217;unico libro uscito in Italia su Satoshi Kon &#8211; <strong><em>Satoshi Kon. Il cinema attraverso lo specchio</em></strong> di Enrico Azzano, Andrea Fontana e Davide Tarò  &#8220;È una  necessità, quella di rimettere al centro del discorso del cinema  d’animazione contemporaneo un artista come Kon Satoshi, votato ai più  temerarari esperimenti, probabilmente (assieme a Oshii Mamoru) il più  bizzarro ed eccentrico dei protagonisti del cinema anime nell’epoca di  Miyazaki Hayao. (&#8230;) Il felice incontro tra la sproporzione ironica e  l’infedeltà ai luoghi comuni, tra il virtuosismo più generoso e  l’illusionismo dei più scaltriti viene esaltata dal particolarissimo  tipo di sensibilità artistica visionaria, che conferma il suo cinema  come uno delle pagine più stimolanti dell’industria culturale manga  e  anime. (…) Kon Satoshi è un regista che lavora sugli interstizi del  reale, per recuperarne il dionisiaco e l’assurdo, lavora sullo scarto,  il dérapage tra universale e reale, per catturare ogni tipo di  ambiguità, rendere tutta la gamma dei chiaroscuri. L’allucinazione, per  funzionare, darsi a vedere, ha bisogno di interrompersi, essere una  parentesi, produrre uno scarto (o prodursi in esso). (&#8230;) A scanso di  equivoci, bisognerebbe domandarsi se tutto questo è, come si diceva una  volta, poesia o non-poesia. E rispondere che sì, poesia visionaria il  cinema di Kon Satoshi lo è, senza dubbio&#8221;.</p>
<p><strong>Satoshi Kon</strong> nasce a Tokyo il 12 ottobre del 1963. Nel 1986 si diploma al Musashino  College of Fine Arts di Tokyo. Quattro anni più tardi pubblica il  fumetto Kaikisen. In precedenza aveva già disegnato un manga su  commissione intitolato Toriko, anarchico e fantascientifico. Fin da  giovane è uno dei discepoli prediletti di <strong>Katsuhiro Ôtomo</strong>. Nel 1991  adatta a fumetti <strong>World Apartment Horror</strong>, il film di Ôtomo a cui aveva  collaborato in fase di progettazione. L’anno successivo collabora con  Mamoru Oshii come autore dei fondali nel film <strong>Patlabor Movie 2</strong>. Nel 1995  scrive e cura il layout del corto <strong>Kanojo no Omoide</strong>, primo segmento  animato del film di Ôtomo Memories. Nel 1997 dirige il suo primo film  <strong>Perfect Blue</strong>, il primo pyscho-suspense anime mai prodotto in Giappone.  Di una &#8220;magnifica ossessione&#8221; parla l’opera seconda <strong>Millennium Actress</strong> (2001),  con protagonista una sorta di Greta Garbo dagli occhi a  mandorla di nome Chiyoko Fujiwara. Durante la lavorazione del film trova  il tempo di aiutare ancora Ôtomo nella faticosa lavorazione del  kolossal Steamboy. Il film che lo fa conoscere in Italia è <strong>Tokyo  Godfathers</strong> (2003), una favola natalizia che spruzza di bianco la  solitamente impeccabile Capitale giapponese vestita high-tech, e che  racconta l’insolito caso di una trovatella finita nelle mani di un trio  di senzatetto. Satoshi Kon è poi approdato sul piccolo schermo con una  serie tv di 13 episodi, <strong>Paranoia Agent</strong>, storia di un malessere cittadino  che ha la forma di un anonimo ragazzino con mazza da baseball, che  semina il terrore. Nel 2006 ha presentato con successo alla 63. Mostra  di Venezia il film d’animazione <strong>Paprika</strong> (in concorso), ispirato alla  popolare serie di romanzi sci-fi di Yasutaka Tsutsui (in particolare  all’omonimo romanzo del 1993). Al momento il regista stava curando la  produzione del suo quinto film, <strong>The Dream Machine</strong>.</p>
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		<title>Amos Poe, la commedia, a Venezia 67</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 15:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>comunicato stampa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img class="size-thumbnail wp-image-5295 alignleft" title="La Commedia - PHOTO CREDIT  v. cohen" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/La-Commedia-PHOTO-CREDIT-v.-cohen-150x150.jpg" alt="Foto di V. Cohen" width="60" height="60" />La commedia, il nuovo film di Amos Poe, il 3 settembre in Sala Grande a Venezia 67, tutti i dettagli...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><img class="size-medium wp-image-5295 alignleft" title="La Commedia - PHOTO CREDIT  v. cohen" src="http://www.indie-eye.it/cinema/wp-content/uploads/La-Commedia-PHOTO-CREDIT-v.-cohen-228x300.jpg" alt="Foto di V. Cohen" width="228" height="300" />La Commedia</strong></em>, il nuovo film prodotto e diretto da <strong>Amos Poe</strong>, uno dei protagonisti del movimento underground cinematografico della &#8220;No Wave Cinema&#8221; newyorkese e capostipite del cinema indipendente americano, sarà ultimato in tempo per la 67. Mostra. Il film sarà presentato in prima mondiale, Fuori concorso <strong>venerdì 3 settembre</strong> a <strong>mezzanotte</strong> in <strong>Sala Grande</strong>. Le letture dei versi di Dante all&#8217;interno del film sono recitate da Roberto Benigni (Paradiso) Alfonso Santagata (Inferno), Sandro Lombardi (Purgatorio). Loretta Mugnai è la raffigurazione metaforica di Beatrice Portinari; le musiche sono di Debbie Harry, Decay of Angels, Hayley Moss, Peter Gordon, Muchael Duclos, Brenda Elthon, Paraphilia, Dave Mitchell, Riccardo Moretti e Andres Nazrala.<em><strong> La Commedia</strong></em> di Amos Poe si ispira per la maggior parte al capolavoro letterario di Dante Alighieri e a <em>The Horse in Motion</em> di Eadweard Muybridge, considerato da molti uno dei pionieri del cinema, per la rivoluzionaria scoperta della fotografia in movimento alla fine dell’Ottocento. L’idea chiave del film è quella di un viaggio in movimento: il viaggio delle nostre vite attraverso l’Inferno, il Purgatorio ed il Paradiso, tracciando uno schema di eventi. Amos e Dante sono due “viaggiatori” che si confrontano nel pieno di una crisi di mezz’età: “Nel mezzo del cammin di nostra vita | mi ritrovai per una selva oscura…”, come recita l’incipit dell’Inferno. <em><strong>La Commedia</strong></em> è concepito come un documento di “cinema-verità” sull’esilio di Poe in Italia e Francia, in particolar modo a Firenze. Si concentra innanzitutto sulla percezione del movimento nel cinema, pur mantenendo una “struttura narrativa” completamente soggettiva. Il film è composto da ventimila  suddivise in tre sequenze cinematografiche (100 minuti, come i cento canti della Commedia) che richiamano il viaggio allegorico di Dante Alighieri alla ricerca di Beatrice attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso: una sorta di reinvenzione della Divina Commedia per il nostro tempo, settecento anni dopo il rivoluzionario capolavoro di Dante Alighieri. Poe sbozza sullo schermo un nuovo volgare, un “dolce stil novo”. Il regista ha dichiarato: «Volevo girare un film, ed ero alla ricerca di un buon scrittore. Ho immediatamente pensato a Dante. <em><strong>La Commedia</strong></em> è cresciuta in modo organico a partire dalle mie letture della <em>Divina Commedia</em>, dal fascino evocato dalla riscoperta delle origini del cinema come flusso di immagini in movimento e come poesia, e grazie  all&#8217;aiuto di migliaia di fan su Facebook. Mi auguro che lo spettatore sia rapito da ciò che accade sullo schermo e da ciò che verrà evocato in lui a livello emotivo. Credo che la magia del cinema stia proprio in questa interazione di universi narrativi, quello visivo e quello interiore». Il film è una produzione d&#8217;avanguardia, che si fonda sull’ampio sostegno derivante dai social network quali YouTube, Facebook e Kickstarter, come impulso all’attività di produzione cinematografica di oggi, ed è stato prodotto dal suo stesso autore, in collaborazione con i produttori Elena Santamaria, Ben Bindra, JR Skola e Victoria Bousis.</p>
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