Arcana – di Romolo Grano
Di: Michele Faggi
Pubblicato il 26 agosto, 2008
In Venezia-65, italianstrax, questifantasmi, recensioni, s-trax
Se Arcana, il film di Giulio Questi che presto rivedremo a Venezia 65 in un’edizione integrale con il montaggio originale voluto da Kim Arcalli, è opera oscura e maledetta anche per la sua storia produttiva, le musiche scritte da Romolo Grano hanno sofferto di un riflesso ancora più negativo; pubblicate su vinile Pegaso, piccola etichetta con un catalogo complessivo di una decina di titoli, non vedono una regolare distribuzione, tanto che le copie di Arcana che circolano tra i collezionisti compresa quella in nostro possesso, sono di origine non commerciale e destinate ad un utilizzo promozionale. Romolo Grano è un compositore attivo in tutto l’arco degli anni ‘70 e compone prevalentemente per produzioni di destinazione televisiva ad eccezione di Ça ira (Il fiume della rivolta) il film diretto da Tinto Brass nel 1964. Sue le musiche composte per alcuni tra i più noti sceneggiati prodotti in Italia tra cui Le montagne della luce, Ho incontrato un ombra per cui collabora insieme a Berto Pisano, Petrosino, La parola – il fatto, Nero Wolfe in un tema dissonante ed estremo insieme al grande Nunzio Rotondo, Futili motivi, La Donna di Quadri, Il Tenente Sheridan, e i più noti Il segno del comando (il tormentone cento campane interpretato anche da Lando Fiorini) e L’amaro caso della Baronessa di Carini. Grano è abilissimo orchestratore e si muove su un solco abbastanza sicuro, mescolando intuizioni Umilianesche e Morriconiane nella resa di una serie di temi che giocano immediatamente sull’impatto e l’effetto melodico; in questo contesto si innesta una personale ricerca sulla tradizione popolare che probabilmente è ben rintracciabile e memorizzabile nella Ballata di carini, Walzer inquietante e dall’incedere popolaresco che saccheggia a piene mani dal Dmitrij Šostakovič del Waltz n. 2 from jazz Suite; tanto per intenderci, lo stesso utilizzato da Kubrick per Eyes Wide Shut. Arcana, realizzato con la direzione orchestrale e gli arrangiamenti di Berto Pisano è a nostro avviso e senza troppi indugi il capolavoro di Romolo Grano proprio nell’equilibrio tra l’elemento folk e quello orchestrale. La traccia più nota dell’intera colonna sonora è Tarantata, inserita in posizione centrale nel film di Questi, questa incessante e feroce danza rituale ha fatto da vampiro ontologico sul lavoro di Grano che riserva invece altre derive interessanti. La title track, definita come composizione in tre movimenti per grosso organico ha uno straordinario impatto soul-prog trascinato da un hammond e montato su un incedere marziale, mentre i cori disegnano delle astrazioni jazzistiche insieme all’orchestra che pur alludendo ad un’intera stagione Italiana di musica per il cinema, procede con una forza orginale assolutamente unica; il brano, riutilizzato dalla RAI in modo anonimo per commentare la sigla di un rotocalco, delinea uno dei due percorsi entro cui si muove Arcana, in bilico tra impatto e astrazione vira al centro verso una rielaborazione popular del “minimalismo” settecentesco; davvero irresistibile nel far coesistere un magma di influenze dentro un involucro solido e potente. Tracce come Introversione e Sacro e Profano, descritta per l’uso da libreria sonora come “Musica particolarmente efficace in situazioni surreali, soprannaturali, non terrestri”, spostano l’asse verso una valenza astrale che si dibatte tra archi e percussioni in una tensione senza fine che trova il suo episodio più compiuto nella bellissima Percezioni Extra sensoriale, estremo cromatismo di viola, flauto, percussioni e un vibrafono che occupa il 70 per cento del brano. In mezzo a tutto questo, oltre alla bellissima title track, L’uomo con se stesso; la prima versione (lato A) è sulla scia della ricerca popolare “capitolina” di Grano ed è una traccia per sola chitarra acustica, mentre l’elaborazione che apre il secondo lato del vinile ripropone di nuovo l’ostinazione melodica e sperimentale della musica per il cinema “oscuro” Italiano su cui si innesta un tematismo di natura Umilianesca sviluppato in modo non derivativo e con l’accentuazione del valore sospeso e astratto dell’insieme. Arcana è uno strano oggetto musicale che meriterebbe un ascolto più attento e un doveroso recupero.
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