Studio Azzurro, uno speciale in quattro parti 1/4
Di: Gabriella Parisi
Pubblicato il 2 dicembre, 2010
In news, nuove illusioni, recensioni, Riflessi / approfondimenti
Michelangelo Frammartino nella sua recente intervista per indie-eye network ha citato Studio Azzurro come una delle sue influenze più importanti; vi proponiamo un saggio di Gabriella Parisi, diviso in 4 episodi e dedicato all’esperienza di Studio Azzurro… (2/4) –
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Il rapporto tra oggetto-soggetto è stato uno delle problematiche più importanti del pensiero estetico del Novecento, sia da parte delle Avanguardie storiche sia di quelle del Dopoguerra. I protagonisti della tendenza dell’Arte Cinetica e Programmata furono i primi a porre in evidenza un legame tra soggetto-fruitore e opera d’arte, la loro ricerca era finalizzata alla sollecitazione delle percezioni sensoriali nei confronti dello spettatore. Molte opere d’Arte Cinetica e Programmata, proprio in virtù dell’interazione con lo spettatore, si trasformano in “qualcosa” di diverso e dischiudono la possibilità di essere e significare un’altra cosa. La ricerca di Studio Azzurro, in particolar modo quella degli anni Novanta, è finalizzata, attraverso sempre più elaborate videoinstallazioni interattive, ad abbattere la distanza tra opera e spettatore, coinvolgendo il corpo e i sensi in un tipo di fruizione immediato e ludico completamente scevro da un tipo di comprensione esclusivamente intellettuale. Il gruppo mostra, in modo evidente, il cambiamento di ruolo avvenuto per l’artista, obbligato, ora più che mai, a confrontarsi con le nuove tecnologie. Da questo confronto emerge una nuova figura, quella di un’artista completamente cambiata, mutante: ciò che caratterizza il ruolo dell’artista tecnologico è il pieno operare sul piano concettuale. Il concetto è infatti condivisibile e fruibile collettivamente, da questa premessa viene a decadere l’idea dell’opera d’arte che riflette il genio e lo stile particolare dell’artista. Lo stile stesso tradisce una concezione di arte di tipo tradizionale, totalmente superata dall’uso delle tecnologie. Possiamo parlare di stile quando l’artista produce dei manufatti, che sono il risultato terminale del prolungamento della propria mano. L’artista tecnologico, essendo interessato alla condivisione dei concetti e alla collettivizzazione del lavoro, non si preoccupa più di esprimere il sentimento e lo stile individuale. A chiarire la particolare posizione dell’artista tecnologico, rispetto ad un tecnico delle interfacce, è il fine diverso: gli stessi artisti di Studio Azzurro hanno sciolto più volte l’ambiguità e la linea sottilissima che divide l’operato dei due. Gli artisti tecnologici producono sensazioni immaginarie reali che vanno a stimolare i processi sensoriali, veri e propri “incubatori d’intensificazioni vitali”, operazione che necessita di un certo grado di competenze totalmente differenti dal lavoro del programmatore d’interfaccia. La tecnica utilizzata da Studio Azzurro è una tecnica intesa, non riduttivamente come prolungamento del corpo, che trasforma l’ambito percettivo, ma come un qualcosa d’autonomo ed importante che vive necessariamente al di fuori dell’uomo e
che contribuisce a ridefinire il mondo e l’identità. Le tecnologie diventano, così, sempre meno protesi e, autosviluppandosi, racchiudono delle potenzialità infinite, superando il concetto limitante di tecnica come protesi, come semplice prolungamento del corpo umano, così come l’intendeva Marshall McLuhan1
L’interattività inaugura una comunicazione con il pubblico di tipo creativo e responsabile: il fruitore è pienamente investito dallo svolgersi dell’opera-evento che, attraverso l’aspetto ludico, cattura lo strato più profondo ed interiore dello spettatore, non costituendo più uno strumento vacuo e scanzonato fine a se stesso, ma una strategia sofisticata per incuriosire lo spettatore e condurlo ad un più alto grado di conoscenza. Proprio in virtù dell’interattività e della riproducibilità tecnologica, non ha più senso parlare oggi di un’aura dell’opera d’arte: ogni opera elettronica è un insieme di bit, replicabili in maniera identica infinitamente. La questione che viene a porsi, non è più quella della riproducibilità, ma il problema
della riproducibilità elettronica in tempo reale. Le opere elettroniche hanno la particolare caratteristica di mostrare un tempo antitetico a quello reale, un tempo che si autoannulla e si ripete, legandosi in maniera originale al tempo reale. La Riproducibilità tecnica dell’opera d’arte, di cui parlava Benjamin col saggio del’36, non solo è definitivamente tramontata come concetto nelle opere d’arte tecnologiche, ma è stata superata dal concetto di riproducibilità in tempo reale, di tempo che si azzera e che si reitera in modo infinito. Attraverso l’interattività, Studio Azzurro reinventa l’ambiente: gli ambienti a cui danno vita sono sensibili poiché formano un campo di relazione e, poi, perché non sono invasivi, lasciando allo spettatore la volontà di entrare o meno in comunicazione con l’opera. (1/4 – continua….)
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- Per una panoramica del pensiero del sociologo canadese si consultino i testi: Marshall McLuhan La comunicazione di massa, La nuova Italia, Firenze, 1966, pp. XXXI-260 – Marshall McLuhan e Fiore Quentin, Il medium è il massaggio, Feltrinelli, Milano, 1968, pp. 159. [>>]
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