This must be a displacement; sul nuovo film di Paolo Sorrentino
Di: Michele Faggi
Pubblicato il 16 ottobre, 2011
In news, recensioni, strana-illusione
Ci voleva la distanza smisurata dello spazio Americano, probabilmente più immaginato (come dice Sofia Bonicalzi nella sua recensione) che vissuto, per rivelare in modo scabroso le contraddizioni del cinema di Sorrentino; è una libertà naturale dell’occhio che forza solo in parte il regista Napoletano a ridurre l’ingombrante presenza dei movimenti di macchina e ad affidarsi alla sempre notevole fotografia di Luca Bigazzi come attrattore di senso, un occhio che da solo è in grado di arricchire il punto di vista, uscendo quasi dal quadro, con quel formidabile uso del colore che si spegne mano a mano allontanandosi dal centro dell’inquadratura; è una prospettiva (nel bene e nel male) quasi “lomografica”, uno sguardo che crea un tunnel e cerca disperatamente di metter tutto dentro, anche l’infinito. Ecco che dall’inesorabile circo di maschere Sorrentiniane, al di là del talento di Bigazzi, si salvano solo i volti di Frances McDormand e di Harry Dean Stanton, veri corpi alieni ed ec-centrici di This must be the place, mentre Sean Penn, pur nella sua incredibile capacità di disinnescare il simulacro, diventa fantasma tra i fantasmi di quest’universo oleografico anni ’80, già superato nel passato da quella frizione formidabile tra pop e documento che erano le True Stories di David Byrne, basta pensare alla sequenza che nel film diretto dal musicista americano coinvolge la St. Thomas Aquinas Elementary School nell’esecuzione di “Hey Now”, numero musicale che emerge dal deserto per poi scomparire nuovamente. This must be the place non riesce a farsi carico di questo “displacement”, al contrario nega allo spettatore la possibilità di vivere lo straniamento marcando visivamente il contrasto tra un’America sognata e uno spazio, forse vissuto altrove. Sorrentino deve farci sentire la sua presenza attraverso il peso dei simboli e l’azzeramento delle tracce in una grafia dei movimenti che non è quasi mai segno, ma uno scacco della visione; “this must be THE place”
© 2011, Indie eye STRANEILLUSIONI. Tutti i diritti riservati salvo ove diversamente specificato – Indie-eye.it è un quotidiano online registrato al tribunale di Firenze n. 5757 e al Registro Operatori della Comunicazione n. 21322 – indie-eye.it 2005 – 2011
Articoli simili...
- Fabricating Tom Zé di Décio Matos Jr.
- This must be the place di Paolo Sorrentino (Italia, Francia, Irlanda 2011)
- Cannes 64 – Concorso – This must be the place di Paolo Sorrentino (Italia, Francia, Irlanda 2011)
- perFiducia, i tre cortometraggi finalisti
- La Prima cosa bella – di Paolo Virzì (Italia 2010)




El Cosmonauta, primo lungometraggio prodotto da Riot Cinema Collectiva una società di produzione cinematografica e pubblicitaria spagnola realizzato con i principi del crowdfunding, tutti i dettagli…
La colonna sonora composta da Pino Donaggio nel 1985 per il thriller di Anthony Richmond viene pubblicata per la prima volta in CD da Intrada Records…
Candidato a due David di Donatello, per il miglior esordio alla regia di Alice Roherwacher e per l’interpretazione di Anita Caprioli come miglior attrice non protagonista, “Corpo Celeste” sarà pubblicato in Dvd (CG Home Video – Istituto Luce Cinecittà) dal prossimo 8 maggio; la recensione…
Rashōmon é un film che ha travalicato i confini di tempo e di spazio, e un punto di vista critico che si risolva in un approccio non convenzionale non può che attrarre. Il testo di Dalla Gassa risponde a questi requisiti; la recensione di Paola Di Giuseppe…