I’ve Seen The Light And It Is Dark: Matt Elliott
Di: sOUNDVERITE
Pubblicato il 12 gennaio, 2007
In Experimental, Folk, IN-THE-EYE, Indie, Mp3/Download, RECensioni |
Il percorso artistico di Matt Elliott ha qualcosa di esemplare. Dagli esordi come agitatore feedback noise alla scuola dei Flying Saucer Attack, poi come vera e propria eminenza grigia della scena dell’altra Bristol e infine come compositore a tutti gli effetti, Matt Elliott ha saputo evolvere il proprio suono e la propria poetica in modo graduale ma inesorabile. Un’evoluzione fatta di piccole sommosse piuttosto che non di vere rivoluzioni. Ogni disco prende le mosse dal precedente e ne sposta un po’ il tiro, così anche Failing Songs si pone in continuità col precedente Drinking Songs muovendo un passo in un’altra direzione (più a est, per l’esattezza). Come si sia passati in poco meno di quindici anni dai ritmi d’n'b annegati nel feedback di Third Eye Foundation alle
melodie prevalentemente acustiche, orchestrali e corali delle ultime prove, rappresenta certamente un mistero nel percorso musicale di Matt Elliott per quanti non ne avessero seguito le vicende fin dagli esordi. Del resto anche se forse meno enigmatica, altrettanto sensibile è stata l’evoluzione della poetica di Matt Elliott. Una poetica improntata sempre e fortemente alla manifestazione del dissenso, prima espressa a livello estetico, ora su un piano più politico. Third Eye Foundation sapeva cogliere ed esprimere il comico nella tragedia della vita (e viceversa), nella sua musica c’era il dramma, l’ironia, il cinismo, il suo sorriso mostrava i denti come la morte (ricordo le pompe funebri “Jolly” sulla copertina dell’ep Sound Of Violence). C’era qualcosa di nietzschiano nell’estetica di Third Eye Foundation: un nichilista che cercava di combattere contro il proprio nichilismo. Da questo scontro sono nati capolavori come Ghost e soprattutto You Guys Kill Me. Mentre la sua musica si muoveva progressivamente dal rumore alla melodia, lo scontro e la manifestazione del dissenso si portava gradualmente dall’interno all’esterno, facendosi immediatamente politica. Drinking Songs è
dedicato alle “vittime della politica estera degli Stati Uniti” mentre in Failing Songs possiamo leggere versi come “We’re nothing more than slaves my dear, but our chains are made of gold…” (Chains) oppure ancora più espliciti come “[...] Do a massive favour to the people of these lands, assassinate a corporate billionaire” (Planting Seeds). L’evoluzione artistica di Matt Elliott è stata per lo più letta come un progressivo avvicinamento alla maturità (ed ogni evoluzione, in qualche modo, lo è) e, secondo questo schema, l’apice della sua produzione sarebbe stato raggiunto con questi ultimi due album. Io tuttavia, mentre ascolto questo nuovo Failing Songs (che, voglio dirlo a chiare lettere, è un disco bellissimo), non posso fare a meno di avvertire un po’ di nostalgia per la bella ingenuità di Third Eye Foundation. Chi in passato ne avesse trascurato la discografia o più semplicemente chi, come me, avverte adesso la necessità di una riscoperta, può rivolgersi con fiducia alla raccolta dei Collected Works recentemente pubblicata dalla Domino, un triplo cd che raccoglie i tre album più significativi di Third Eye Foundation con una generosa aggiunta di bonus tracks.
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