Puttanesca
Di: Michele Faggi
Pubblicato il 12 febbraio, 2007
In Allaboutnoise, Contemporary, Experimental, IN-THE-EYE, Indie, Jazz, No-wave, Pop, RECensioni, Video |
Le uniche informazioni, leggi attenzioni, riservate al nuovo progetto di Joe Baiza battezzato Puttanesca e disponibili sull’italica rete naturalmente, si ricavano solo dalle pagine dell’agenzia di Management Unbrucoblu. Un vero peccato, perchè l’incontro tra la performer Weba Garretson e la chitarra di Baiza è di una freschezza capace di vanificare lo sforzo di qualsiasi indierocker in difficoltà con fantasmi e simulacri di un modernariato che per convenzione viene (anche) chiamato “angolare”. Il Jazz Elettrico in libera deriva contro Punk attitude, blues e musica contemporanea che era dei Saccharine Trust prima ancora che di U.S. Maple, rimane l’ossatura vitale di Puttanesca, piatto piccante lanciato verso un triello serrato tra la voce di Weba e la sua croonerie suasiva, lo standard deviato in una concisione decisamente pop, almeno in termini di durata media dei brani, e naturalmente la dialettica chitarristica di Baiza che oscilla tra colpi di coltello e ferite aperte. Shift è il brano d’attacco che introduce un mood riconoscibile e appiccicoso, terreno perfetto per le interferenze di Baiza, cronometriche come un congegno e (im)precise come un rasoio, questo perchè il taglio non è solo quello tecnico, ma ha anche forme che si aprono alla Jam viscerale e selvaggia. L’approccio freeform dentro una narrazione definita è più chiaro nel brano successivo, che chiude con un solo in Baiza style davvero memorabile. Shiny Red Box è una delle tracce più riuscite dell’ìntero album, la formula è la stessa, ma il groove è quello di un funk bianco e imbastardito, trascinato dal basso di Ralph Gorodetsky e dall’intermission Sax-baritonale di Jacky Klimek che riesce a saturare il groove in una coda splendida, dove la chitarra di Baiza sfrutta una risonanza simile a quella di un vibrafono. Da qui in poi l’album è un monolite di divertimento e di equilibrio sempre in bilico tra i disegni di Weba e le storture di Baiza che rinunciano alla schizofrenia, a favore di un risultato d’insieme più funzionale. Fanno eccezione tracce come Red Haired Woman, la più lunga del cd, e Watch Out che si affidano alla dispersione delle texture che tengono in piedi l’ossatura del progetto; la prima introduce il flauto di Vince Meghrouni nell’ultimo minuto, dove Baiza si gioca le carte di un delirante Progressive Jazz dalla deambulazione impazzita, la seconda si affida ad un’ellisse Kingcrimsoniana, tessendo quelle ossessioni spiraliformi che riuscivano bene a Sue Garner periodo Fish And Roses. La traccia conclusiva è nel segno di una delle anime sottocutanee di questo progetto, la vera oliva sulla pasta potremmo dire in termini trivial gastronomici; Lick My Decals Off Baby, un’infedele lascivia Beefheartiana catturata nell’universo Baiza.
Puttanesca sono Weba Garretson, Joe Baiza, Wayne Griffin e Ralph Gorodetsky, entrambi già Mecolodiacs insieme a Joe; il cd è uscito per Catasonic Records lo studio di registrazione gestito da Mark Wheaton e Weba Garretson stessa, si acquista direttamente da questo link di CdBaby e si preascolta in parte dal profilo myspace della band. Qui sotto un video di uno dei take per Lick My decals.
Lick take 3
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