Okkervil River: The Stage Names
Di: sOUNDVERITE
Pubblicato il 3 settembre, 2007
In Folk, IN-THE-EYE, Indie, Mp3/Download, RECensioni, Rock, Usa, Weekly REC |
Quando si attende un nuovo album degli Okkervil River le aspettative sono sempre molto elevate. Merito o colpa di una discografia che non ci ha mai regalato un album che non fosse meno che eccellente. Impossibile poi per i molti che hanno amato “Black Sheep Boy” (Jagjaguwar, 2005) fare a meno di adoperarlo come scomoda pietra di paragone. Confesso un maldestro e risibile tentativo di contenere l’entusiasmo quando ho ricevuto la mia copia di “The Stage Names”… temevo una delusione e cercavo di prepararmi psicologicamente ad una caduta di tono della band texana. Leggo le note di copertina e mi rassicura scoprire che anche il nuovo album ripropone sostanzialmente la squadra di lavoro del precedente, con l’aggiunta della significativa collaborazione di Jim Eno (Spoon) in fase di mixaggio. In realtà mi è stato sufficiente ascoltare una volta sola “The Stage Names” per percepire in maniera diretta e inequivocabile di essere in presenza di un grande disco, nuovamente alla merce’ della voce di Will Sheff. Senza più dubbi e tentennamenti, di nuovo e immediatamente amore. Dall’apertura di “Our Life Is Not A Movie Or Maybe” (brano dal sapore curiosamente Arcade Fire) alla conclusiva “John Allyn Smith Sails”, le nove canzoni di “The Stage Names” ci riconsegnano gli Okkervil River in stato di grazia. Cercate l’intensità di “For Real”? Eccovi “Unless It’s Kicks”. Preferite il brano da cantare a squarciagola sotto il palco? Ci pensa “A Hand To Take Hold Of The Scene”. E la ballata country-rock? Arriva “A Girl In Port” con quei fiati in chiusura di pezzo che quasi quasi gli Stones di “Exile On Main Street” con i Memphis Horns…
“The Stage Names” è un album semplicemente perfetto. Se vi avvicinate per la prima volta agli Okkervil River con questo album ve ne innamorerete subito; se invece siete già degli estimatori della band e leggendo questa recensione vi/mi state chiedendo se, in fin dei conti, sia meglio o peggio di “Black Sheep Boy” allora io respingerò con passione il difficile quesito, così come il bambino si rifiuta di rispondere alla domanda “vuoi più bene al papà o alla mamma?”. Ulteriori approfondimenti qui su Indie-eye con una lunga intervista video realizzata insieme a Will Sheff che pubblicheremo a breve; The stage names è distribuito in italia da Wide Records.
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