The drift – memory drawings
Di: Redazione IE
Pubblicato il 4 marzo, 2008
In Experimental, Jazz, RECensioni, immaginary-strax, newREC[s] |
Il Jazz rock dilatato con più di un credito da pagare al Miles Davis elettrico ha prodotto, una decina d’anni fa, una serie di ibridazioni da prendere o lasciare, come per esempio Isotope 217 o le sperimentazioni più oscure di Douglas McComb con il progetto morriconiano noto sotto il nome di Brokeback. Noumena, il primo lavoro dei californiani The Drift pubblicato da Temporary Residence nel 2005 si incuneava in quella traccia e recuperava con equilibrio, onestà e non troppa voglia di osare, quelle suggestioni. A tre anni di distanza, per la stessa etichetta, Memory drawnings rappresenta in fondo un piccolo salto con una marcatura etno-psichica molto più forte, tanto da far pensare al filtro di confine che Lee Harris e Paul Webb dei talk talk avevano approntato a certe stereotipie del rock più contaminato e con ben altri risultati. La forza di un groove sottocutaneo preme sotto la superficie dell’ultimo lavoro di The Drift, a partire da uncanny valley, seconda traccia del cd, davvero molto bella, nella sua tenuta cinematica impostata sul movimento e l’evocazione. Nell’ombra la contemporary music di The Sorts, combo dimenticato, ma con cui è necessario fare i conti, quando il soul si affaccia dalle strutture matematiche di un rock strumentale che ormai sembra davvero identico, troppo identico a qualsiasi altra forma della nostalgia. Tra i momenti migliori, capaci di far pensare ad una band comunque capace di cavarsela con una materia difficile, Golden sands, Jazz bastardo sostenuto da un equilibrio lievissimo e collegato alle storture di Smoke falls, gioco imperfetto ed emozionale che si avvicina almeno in parte a quello che riesce alla chitarra di Geoff Farina ormai da anni.
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