Jordan – Oh no! We are dominoes – (My Honey Records – Monoteige – 2008)
Di: Fabio Pozzi
Pubblicato il 16 settembre, 2008
In Hardcore/punk, Indie, RECensioni, newREC[s] |
La My Honey allarga i suoi orizzonti producendo, in collaborazione con l’etichetta francese Motoneige Records, il disco d’esordio dei Jordan, trio parigino dalle sonorità post-punk. L’etichetta bresciana ci aveva abituato a viaggiare estasiati tra sognanti melodie, ballate folk e caramelle pop lo-fi; con questa uscita si dà invece molto più spazio all’energia e alle dissonanze chitarristiche, mantenendo comunque alto il livello qualitativo.
I nomi che vengono in mente ascoltando la band francese sono molteplici, partendo da Fugazi e Q And Not U, per arrivare agli At The Drive-In e ai The Rapture, senza dimenticare una certa attitudine in comune con l’ondata nu-rave; il suono risulta comunque fresco ed originale, grazie alla particolare formazione del trio (chitarra-synth-batteria) e alla ricerca di varietà tra i 10 pezzi, segno di maturità per un gruppo praticamente alla prima esperienza discografica, se si eccettua l’EP “Back To The Gym Kid!”, edito lo scorso anno sempre dalla Motoneige.
Si va infatti dai giri di synth quasi dance alternati a esplosioni di chitarra che ci accompagnano nell’ iniziale “For Thunder You Need Clouds”, alla più elaborata “Trois-Quatres”, con un suono più saturo, fino a “Say My Name Three Times In San Francisco”, in cui emerge un buon senso melodico ed anche il cantato si fa più calmo rispetto alla sguaiatezza punk di gran parte degli altri brani. La seconda parte del disco è ancor più convincente: per esempio “Harpoons” è assolutamente irresistibile, con ritmi che sembrano virare verso l’electro-clash, così come “Pharaoh”, che ha tutte le carte in regola per poter diventare una piccola hit da club alternative. Nel brano di chiusura, “Parachute Under The Rain (This Is The Couteau)”, si ha una volta di più la dimostrazione della varietà di scrittura della band, grazie al succedersi di cori e tastiera quasi alla Klaxons con sfuriate anfetaminiche di chitarra, prima della coda strumentale molto atmosferica, ottimo finale per un esordio interessante.
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