Luminal – Canzoni di tattica e disciplina – (Action directe / Fridge Records / Goodfellas 2008)
Di: Francesca Bernuzzi
Pubblicato il 10 dicembre, 2008
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Se non fosse per il forte impatto sonoro di quella dura miscela di rock misto all’alternative noise, si direbbe che stiamo ascoltando qualcosa che viene dal passato, quando ancora c’era qualcuno che aveva una sana voglia di comunicare, sia che si trattasse di ideali politici e non, incazzature e delusioni sul proprio presente e voglia di cambiamenti. Sembra che grazie ai Luminal siano tornati i tempi dell’impegno politico e sociale in musica, o meglio, perchè non è vero che non ci sia senza di loro, parlo di quella voce urlante che chiede di essere ascoltata e seguita.”Canzoni di tattica e disciplina” è un lungo sfogo personale che poi tanto personale non è e che sottintende, senza intelligentemente dichiararle una serie di regole di comportamento sociale;una decisa dichiarazione di lotta verso il cambiamento e sopravvivenza in un 900 assurdo e tragico come quello in cui ci siamo trovati a vivere.”Ascolto il mio tempo/io credo al mio tempo/c’è un lento pianto in corso/e infine muore il 900”,così si apre il primo brano ed è solo un piccolo esempio di ciò che contiene l’intero album, carico di parole con forte impatto e mai messe a caso. L’attenzione che qui viene dedicata ai testi è chiaramente la cosa che più suscita interesse, visto che è troppo facile oggigiorno appassionarsi a quel poco che di sociale qualcuno possa mettere in musica, ma più difficile è sicuramente riscontrare negli stessi testi un’idea coscientemente sentita dall’individuo stesso che si trova a scriverla e che non comunichi ,piuttosto, quella solita sensazione di finzione, la ricerca di un vocabolario che componga storie che attraggano gli ascoltatori ma che poi,in fondo, non si sa bene in quello in cui si va a finir di credere, come se chi è sul palco,invece che un cantautore fosse un eccellente oratore. Come succede per tutte le grandi speranze, anche qui ci sono dei momenti di sconforto, paura di non farcela o voglia di scappare come in “Tattica e disciplina” o “Lumen”, ma alla fine la volontà personale sovrasta ogni altro sentimento e la negazione dell’arrendevolezza pure. I pezzi più intensi di tutto l’album sono sicuramente “La distruzione”e ”Inferno/Paradiso”, cupe, graffianti e cariche di rabbia. Decisamente un’ottima scelta anche quella di alternare equamente una voce maschile e una femminile, anche se, a volte, dalla seconda preferiremmo un po’ meno cadenza vocale discendente che un po’ stanca , soprattutto quando si capisce chiaramente che di forza ce n’è e basterebbe usarla di più. “Il fiume”, ultima traccia del disco è quella che più conserva un sapore di tradizione, una storia raccontata con toni più dolci, che si rivela essere una giusta chiusura. Ma i Luminal ci fanno un ultimo regalo, una ghost track che fortunatamente non rimane nascosta a lungo. La storia di un lutto, uno di quelli per cui ognuno di noi, prima o poi, si trova a desiderare che tutto intorno si fermi ma niente di tutto ciò accade mai. Una morale che racchiude in se tutto il senso di questo intenso lavoro:”Aspettiamo sempre tempi migliori, ma non ci rendiamo conto che non c’è miglior tempo del presente”.
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