Rinôçérôse – Futurino – (Universal Music – 2009)
Di: Fabio Pozzi
Pubblicato il 16 marzo, 2009
In Dance, Elettronica, Pop, RECensioni, newREC[s] |
I Rinocerose si confermano una piccola certezza del mondo dance francese, proponendo un nuovo disco assolutamente convincente, che non inventa nulla ma che riesce più che bene nel suo intento, cioè far ballare o anche solo muovere la testa, se lo si ascolta da soli a casa, magari pensando al sabato sera in arrivo. Facile farsi conquistare dalla formula dei francesi, per la quale è impossibile non fare il nome dei Daft Punk come influenza principale; è infatti evidente il debito nei confronti dei maestri dell’intera scena d’oltralpe, con forse in questo caso una maggior propensione alle commistioni con il rock, dalle parti dei Soulwax e dei Digitalism.
Le cose vengono messe in chiaro fin dal primo brano, “Panick Attack”: chitarra bubblegum su cui poi si adagia un ritmo houseggiante furbo ma irresistibile, come degli Apollo 440 dopo una vacanza a Ibiza. Con “Time Machine” si torna invece agli anni ’80, con voci femminili protagoniste di un bel pezzo con un pizzico di soul. Si pigia sull’acceleratore con la seguente “Where You From?”, che può ricordare Justice e Presets, con tutte le carte in regola per essere una hit da dancefloor: molto difficile non lasciarsi trascinare dalla cassa e dal synth durante l’ascolto. “Head Like A Volcano” riporta in primo piano le chitarre, miscelandole ancora una volta con una ritmica molto tirata. Spazio poi per lo strumentale “Mind City”, molto più ipnotico, che parte quasi come un brano indie-rock’n’roll, a cui vanno a sovrapporsi prima un giro di acustica, e poi un synth, a dare un risultato sicuramente elegante, una specie di intermezzo riflessivo. Anche perché subito dopo tocca a “Touch Me” rialzare la temperatura, con il suo groove alla Cassius. Bassi pulsanti preannunciano “The Heroic Sculpture Of Rinocerose”, gran bel pezzo costruito anch’esso su alternanza e sovrapposizioni di ritmi e strumenti: c’è così spazio per schitarrate, percussioni tribali, qualche spruzzata di synth e un ritornello molto pop più che riuscito. Con “Tomorrow” sembra invece di trovarsi di fronte agli Air, grazie alle atmosfere eteree e ai cori, resi però più pop dalla chitarra, che anche qui fa capolino. Il miglior brano in assoluto è invece “My Caddilac”, riuscitissima commistione tra garage-soul e cassa in quattro, come se i Bellrays collaborassero con Alex Gopher (ascoltare per credere). Per il finale, cioè “Week End Of Sin” si rallenta, entrando in una camera di decompressione assieme ai Pet Shop Boys e ai Daft Punk più rilassati.
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