Pj Harvey and John Parish – A Woman a man Walked By (Island – 2009)

Di: Michele Faggi
Pubblicato il 3 aprile, 2009
In Experimental, News, RECensioni, Rock, Weekly REC |

Una psicopatologia del desiderio che sarebbe piaciuta a Julia Kristeva quella che attraversa le liriche di A Woman a man Walked By, il lavoro che conferma quanto sia forte e impalpabile la produzione di John Parish nella storia discografica di Pj Harvey, un alveo sonoro in cui la songwriter del Dorset si trova perfettamente a suo agio. Le scelte che hanno portato la Harvey a concepire l’incubo visionario di White Chalk sembrano scompaginate a favore di una scrittura più centrifuga introdotta dalla forza classica e radiofonica di Black Hearted Love, in un contesto riassuntivo dove gli episodi più destabilizzanti sono quelli che provengono direttamente dalle architetture modali di White Chalk, schegge di vero e proprio disagio che non hanno incrociato, nella release precedente, lo sguardo di una critica in difficoltà con la libertà introspettiva . E’ il caso della bellissima The Chair, vicina agli esperimenti melò realizzati insieme a Nick Bicat, è un viaggio tra cluster e visioni, un tunnel affascinante e senza uscita che si spezza in pura impressione sonora in un brano come The Crow Knows where all the little children go, delirio visionario ed esilarante su di un fe-male man. Questa pressione sperimentale spinge dai margini di tutte le composizioni, nonostante la confezione si allontani dal limbo di White Chalk per avvicinarsi alle viscere della prima Harvey, è la destrutturazione drammatica che interessa a Polly Jean, dalla Baudelaire-iana  Pig Will not fino alla dissezione analitica di Passionless, Pointless il racconto muove i passi della forza performativa e quindi di un tracciato perfettamente credibile; tra orrore, abiezione, meraviglia e divertimento è un vero e proprio taglio nella tela.



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