Grizzly Bear – Veckatimest – (Warp 2009)
Di: sOUNDVERITE
Pubblicato il 8 giugno, 2009
In Experimental, Folk, News, Pop, RECensioni, Weekly REC |
Più che di nuove ‘frontiere’, nel caso dei Grizzly Bear e di altri gruppi meritatamente balzati agli onori delle cronache, sarebbe meglio parlare di nuove ‘derive’ della musica pop. Nell’opera di decostruzione sistematica della tradizione melodica più zuccherosa degli anni ’60 – non solo la California di Beach Boys e Mamas & Papas, ma penso anche all’Inghilterra dei troppo spesso dimenticati The Zombies e The Hollies - negli ultimi anni si sono segnalati diversi progetti tra cui i più interessanti sono stati quelli capaci di distinguersi nel paradossale e arduo compito di conciliare una rigorosa fedeltà al modello originale con una pervicace volontà di pervertirne presupposti ed esiti. In questo particolare corpo a corpo ingaggiato con il pop, si può dire che i Grizzly Bear tentino di decostruire la tradizione melodica degli anni ’60 utilizzando i suoi stessi strumenti laddove, per esempio, gli Animal Collective perseguono lo stesso obiettivo a botte di samples, beats, sintetizzatori e filtri vocali. Per quanto giungano inevitabilmente a conclusioni diverse, i risultati sono ugualmente entusiasmanti anche se a mio avviso, per la motivazione di cui sopra, i Grizzly Bear dimostrano più audacia e grandezza. A tal punto che forse, dopo “Veckatimest”, sarà necessario voltare pagina su quella che è stata una delle più intense – e brevi – stagioni musicali di fine decennio. La scintillante perfezione di canzoni quali “Two Weeks”, “Cheerleader”, “Ready, Able” o “While You Wait For The Others” sembrerebbe infatti non ammettere repliche, e ci si chiede non tanto come si potrebbe andare oltre, quanto piuttosto anche solo bissare la maestosità di tanto ispirate armonie e linee melodiche. Non solo, melodie e cori a parte, la particolarità di questo stile, sontuoso anche nei momenti più sobri, è alimentato continuamente da strutture imprevedibili che si basano su ossature ritmiche sfuggenti, a tratti zoppicanti, ma sempre incisive. Caratteristiche forse messe già in evidenza nei precedenti lavori ma che, su questo nuovo “Veckatimest”, raggiungono l’apice della loro espressività. Ne risulta un album eccezionale, la cui leggerezza è direttamente proporzionale alla sua complessità (e forse per questo ha bisogno di essere ascoltato con attenzione). Entusiasmante con la stessa semplicità con cui questi ragazzi sembrano essere in grado di costruire una melodia. Irrinunciabile.
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