Il Disordine delle cose – s/t (Artevox / Venus / Tamburi Usati – 2009)
Di: Fabio Pozzi
Pubblicato il 8 ottobre, 2009
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13 brani più una bonus track per quasi un’ora di musica; ospiti di assoluto rilievo, in pratica il meglio del mondo indie italiano; una produzione accurata e un grande lavoro sul booklet, ricco di eleganti illustrazioni. Il Disordine Delle Cose si presenta con stile sul mercato, con l’omonimo esordio in uscita per Tamburi Usati. Viste le premesse appena elencate è quindi lecito aspettarsi un disco di valore, degno delle energie spese. Purtroppo non è così, se non a tratti. La ricerca dell’eleganza e della canzone “perfetta” porta spesso la band ad avvolgersi in spirali autoreferenziali, dove i testi diventano un corredo a volte troppo curato, a volte molto meno, nei confronti di suoni sempre molto levigati ma proprio per questo mancanti di cuore e reali sentimenti. Il risultato è dunque, in buona parte dei brani, l’emergere della noia o quantomeno della mancanza di empatia tra chi suona e chi ascolta, che dovrebbe essere alla base di un disco come quello in esame, situato tra indie pop e cantautorato. In questo senso la presenza dietro al mixer di Gigi Giancursi dovrebbe essere una garanzia, ma a quanto pare non basta per replicare la magia che si respira nelle canzoni dei suoi Perturbazione, che rimangono un punto di riferimento difficilmente raggiungibile. Cose buone non mancano, ad esempio i due brani in cui compare l’inconfondibile chitarra di Carmelo Pipitone dei Marta Sui Tubi, cioè “Il pittore del mondo”, dove dà una mano anche Tommaso Cerasuolo, e “L’altra metà di me stesso”, duetto delicato e convincente tra Marco Manzella e Naif. Oppure la collaborazione con la ormai quasi onnipresente Syria in “Infezione”, brano che può ricordare le architetture dei Non Voglio Che Clara. O ancora la bonus track “Non sono io, sono gli altri”, sarabanda pop corale dalle parti degli …A Toys Orchestra.
Tra i brani trascurabili troviamo invece l’insipido indie pop chitarristico di “Muscoli di carta”, le prevedibili ballate “Il colore del vetro” e “Quella sensazione di comodità” (non risollevata nemmeno dalla presenza di Paolo Benvegnù), ma soprattutto “L’idiota”, canzone dedicata in modo nemmeno troppo nascosto al premier, con un testo però del tutto privo di mordente, quasi paragonabile ad alcune cose degli ultimi Modena City Ramblers…
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