Roll the dice – roll the dice ep (digitalis – 2010)
Di: Redazione IE
Pubblicato il 11 febbraio, 2010
In Elettronica, Experimental, News, RECensioni, newREC[s] |
Peder Mannerfelt è sulla scena dai tardi ’90, alcuni dei suoi progetti più noti li ha divisi con Markus Enochson trasformando le intuizioni che arrivavano da Detroit e Chicago in una revisione personale dell’elettronica di consumo; uno dei suoi progetti più recenti è The Subliminal Kids, mentre la collaborazione più nota è probabilmente il lavoro in consolle per il progetto Fever Ray; insieme a Malcolm Pardon, un producer di musica per la televisione e già insieme con Mannerfelt nel progetto The Subliminal Kids, pubblica per la Digitalis un EP dalla durata estesa uscito lo scorso gennaio e distribuito in cd e vinile in edizione limitatissima, tanto che dagli store preposti sembra sopravvisuta solamente la versione vinilica. Roll the dice è un viaggio rigorosissimo in un incubo Carpenteriano tra The Fog ed Escape from Ny, fedele e distante dal modello per vari motivi; il groove è quello del muro Howarthiano (la serie Arp, Prophet, Roland e via dicendo) ma con una stratificazione ben più complessa; all’utilizzo dei synth si sovrappone un piano liquido preso in prestito dal Brian Eno periodo Before and after science che scolpisce i suoni in una suite geometrica e libera allo stesso tempo; nessuna drum machine e nessun sequencer guidano le sette tracce di Roll the dice; The new black da subito apre le danze sotto il segno di questo intarsio, mentre swing si abbandona a derive Kosmiche recuperando nuovamente le suggestioni di Hans-Joachim Roedelius che passano dalla discografia dei Cluster fino a Eno fine settanta. La traccia più esplicitamente Carpenteriana è la funerea into the ground, una sintesi oscura tra i suoni ascoltati sino a questo momento e i Trans-Am più astrali, quelli di Surrender to the night tanto per intendersi. Axee è un excursus acquatico e pianistico con il groove elettronico spostato in posizione di retroguardia, un respiro sottopelle che sostiene in realtà l’intera struttura come fosse una ritmica aliena; After riconferma l’amore per Eno recuperando i suoni ambient più algidi, mentre Undertow chiude questo percorso spettrale e affascinante con undici minuti di aurora elettronica.
Il video di The New Black, diretto e fotografato da Frode & Marcus
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