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	<title>Indie-eye - REC</title>
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	<description>Indie-eye REC, approfondimenti e news, podcast, vodcast e video podcast sulla musica internazionale; alternative, lounge, jazz, noise, electro, sperimentale, experimental, lofi, glitch, folk, laptop, elettronica</description>
	<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 16:23:49 +0000</pubDate>
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		<title>Note Legali, una risorsa; la serata del 24 Febbraio</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 16:23:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>comunicato stampa</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<category><![CDATA[RecNews]]></category>

		<category><![CDATA[musica e diritto]]></category>

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		<description><![CDATA[<img class="size-full wp-image-6514 alignleft" title="notelegali1" src="http://www.indie-eye.it/recensore/wp-content/uploads/2010/02/notelegali1.jpg" alt="notelegali1" width="60" height="60" />La più importante struttura di formazione e consulenza legale no-profit italiana e importante punto di riferimento per gli operatori del settore musicale e giuridico; realtà che a modo nostro sosteniamo da molto tempo, con un ciclo di serate imperdibili per chiunque si occupi di musica]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-6513 alignleft" title="notelegali" src="http://www.indie-eye.it/recensore/wp-content/uploads/2010/02/notelegali.jpg" alt="notelegali" width="200" height="282" />Anche quest’anno riparte il ciclo di Clinic sugli aspetti legali relativi al mondo della musica a cura di <strong><a href="http://www.notelegali.it/">Note Legali</a>: la più importante struttura di formazione e consulenza legale no-profit italiana e importante punto di riferimento per gli operatori del settore musicale e giuridico.</strong></p>
<p><strong>Mercoledi 24 Febbraio dalle 18,30 alle 21,00</strong> presso l’aula magna delle RRS, l’Avv. <strong>Andrea Marco Ricci </strong>(promotore, fondatore e Presidente dell’Associazione), <strong>ci parlerà di tutti gli aspetti legati all’ ENPALS E FISCO, a come inquadrare il proprio lavoro di musicista e docente in modo conveniente e col massimo delle tutele.</strong></p>
<p>Scopo dell’incontro è fornire informazioni corrette in merito agli aspetti fiscali e previdenziali relativi all’attività di spettacolo e di insegnamento.</p>
<p>Ecco in breve il programma dell’incontro.</p>
<p>• Il lavoratore dello spettacolo</p>
<p>• Il ruolo dell’ENPALS</p>
<p>• Il libretto ENPALS e l’agibilità ENPALS</p>
<p>• Regime pensionistico per i lavoratori dello spettacolo e requisiti minimi</p>
<p>• L’inquadramento previdenziale: regime normale, esenzione contributiva, i lavoratori autonomi esercenti attività musicali, la cooperativa</p>
<p>• Inquadramento fiscale: la collaborazione occasionale, la partita Iva, i co.pro., la cooperativa.</p>
<p>• Come lavora la cooperativa?</p>
<p>• I vantaggi fiscali e previdenziali e i servizi offerti</p>
<p>• La tutela del lavoratore: INAIL, indennità di disoccupazione, maternità</p>
<p>• L’attività di insegnamento sotto cooperativa: quali vantaggi?</p>
<p>• Che conviene fare? Un caso pratico</p>
<p>• Ampio spazio a domande.</p>
<p><strong>Il secondo appuntamento sarà per Mercoledi 17 Marzo h.18,30-21,00.</strong></p>
<p>L&#8217; argomento trattato sarà:<strong>I contratti nella musica. Discografia, management, edizioni musicali</strong></p>
<p>L&#8217;incontro sarà l&#8217;occasione per illustrare le varie tipologie di contratti presenti nel settore musicale per artisti e autori. Si parlerà di contratti discografici classici, contratti di licenza di master, di distribuzione, di edizione musicale, e verranno illustrati i ruoli di alcune importanti figure professionali quali il manager, per comprendere al meglio che tipo di contratto stipulare con esse.</p>
<p>Il programma dell’incontro:</p>
<p>• L’autore, l’artista, il produttore fonografico, l’editore: chi sono e cosa fanno</p>
<p>• Il contratto di edizione musicale</p>
<p>• Il bollettino di deposito SIAE e la cessione di quote editoriali</p>
<p>• I “rientri editoriali”</p>
<p>• I contratti di produzione: discografico, licenza, distribuzione</p>
<p>• Il manager: chi è e cosa fa, quali competenze ha</p>
<p>• Il contratto di management</p>
<p><strong>La partecipazione è gratuita per gli associati a Note Legali, mentre prevede un contributo di 5 euro a Clinic per i non associati (interni ed esterni alla Roma Rock School), tutti possono partecipare anche i non iscritti RRS.</strong></p>
<p>Per informazioni e prenotazioni chiamare la Segreteria Didattica allo <strong>06.71.58.42.98</strong> o mandare una e-mail a: <strong>info@romarockschool.com</strong></p>
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		<title>La materia strana in HD</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 22:58:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione IE</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<category><![CDATA[RecNews]]></category>

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		<description><![CDATA[<img class="size-full wp-image-6507 alignleft" title="hd" src="http://www.indie-eye.it/recensore/wp-content/uploads/2010/02/hd.jpg" alt="hd" width="60" height="60" />Innauguriamo un player ad alta qualità basato sulla tecnologia Vimeo, personalizzato e utilizzabile direttamente dalle pagine di indie-eye.it...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-6507 alignleft" title="hd" src="http://www.indie-eye.it/recensore/wp-content/uploads/2010/02/hd.jpg" alt="hd" width="83" height="69" />Ecco qui il video dedicato a &#8220;La materia strana&#8221; in un player dedicato e personalizzato per Indie-eye network basato sulla tecnologia Vimeo, permette di incorporare direttamente contenuti in HD e di condividerli.</p>
<p>Alcuni link utili dedicati alla materia strana</p>
<p><a href="http://www.indie-eye.it/recensore/2010/02/la-materia-strana-il-promo-video/">il video su youtube</a><br />
<a href="http://www.myspace.com/materiastrana">la materia strana su myspace</a><br />
<a href="http://www.facebook.com/pages/LA-MATERIA-STRANA/280590570582">la materia strana su facebook</a></p>
<a href="http://www.indie-eye.it/recensore/2010/02/la-materia-strana-in-hd/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a>
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		<title>Per amor del cielo, Bobo Rondelli!</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 15:11:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione IE</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<category><![CDATA[RecNews]]></category>

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		<description><![CDATA[<img class="size-full wp-image-6493 alignleft" title="clip_image006" src="http://www.indie-eye.it/recensore/wp-content/uploads/2010/02/clip_image006.jpg" alt="clip_image006" width="60" height="60" />Un ritorno sulle scene in costante salita per Bobo Rondelli; il suo nuovo album, la Dandini e Virzì...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-6492 alignleft" title="clip_image004" src="http://www.indie-eye.it/recensore/wp-content/uploads/2010/02/clip_image004.jpg" alt="clip_image004" width="192" height="126" />Un ritorno sulle scene in costante salita per Bobo Rondelli che, dalla scorsa primavera con la pubblicazione di “Per Amor del Cielo”, continua a confermarsi come un istrionico protagonista del nostro panorama musicale e non solo. Dopo la consacrazione di “Per Amor del cielo” entrato nella cinquina finalista della Targa Tenco 2010 come miglior album dell’anno, un tour (tutt’ora in corso) che ha toccato i più importanti teatri e club della penisola, la pubblicazione del docu-film che Paolo Virzì ha girato sulla sua vita dal titolo “L’uomo che aveva picchiato la testa”, oggi disponibile in tutti i negozi di dischi in un prestigioso cofanetto, Bobo Rondelli approda in Tv e al Cinema. Infatti, dopo essere sbarcato sul palco di “Parla con me” di Serena Dandini a “musicare” le puntate del 2 e 3 febbraio, Bobo Rondelli è in queste settimane nelle sale in un cameo de &#8220;La Prima Cosa Bella”, <a href="http://www.indie-eye.it/cinema/strana-illusione/la-prima-cosa-bella-di-paolo-virzi-italia-2010/">recensito recentemente anche su Indie-eye / Straneillusioni</a></p>
<p><a href="http://www.boborondelli.it">www.boborondelli.it</a><br />
<a href="http://www.liveinitaly.com">www.liveinitaly.com</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Mùm, l&#8217;intervista</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 01:57:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Pozzi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[InterWD]]></category>

		<category><![CDATA[News]]></category>

		<category><![CDATA[RECensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<img class="size-full wp-image-6489 alignleft" title="mum" src="http://www.indie-eye.it/recensore/wp-content/uploads/2010/02/mum.jpg" alt="mum" width="60" height="60" />Fabio Pozzi Intervista Örvar Þóreyjarson Smárason dei Mum; foto di Francesca Pontiggia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fotografie - Francesca Pontiggia</strong> // puoi guardare sempre su indie-eye il foto set completo del live-set dei Mum a Milano il  <a href="http://www.indie-eye.it/recensore/2009/12/mum-foto-set-milano-forum-assago-29-novembre-2009/">da questa parte!!!</a> <strong>Di seguito l&#8217;intervista di Fabio Pozzi</strong></p>
<p><!-- 	 	 --></p>
<p style="text-align: left;"><img class="size-full wp-image-6170 alignleft" title="mum_indie-eye017" src="http://www.indie-eye.it/recensore/wp-content/uploads/2009/12/mum_indie-eye017.jpg" alt="mum_indie-eye017" width="452" height="301" />I Mùm stanno portando in giro per l&#8217;Europa il loro nuovo album, &#8220;Singalong To Songs You Don&#8217;t Know&#8221;, vero e proprio scrigno pieno di delizie pop. Abbiamo incontrato prima della data milanese il fondatore e leader della band Örvar Þóreyjarson Smárason. Ecco cosa ci ha detto.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><strong>Benvenuto su Indie-Eye. Vorrei iniziare l&#8217;intervista chiedendoti qualcosa sul vostro nuovo album &#8220;Singalong To Songs You Don&#8217;t Know&#8221;. Penso che siate riusciti a trovare il perfetto equilibrio tra elementi diversi, come il pop, la malinconia e la sperimentazione. Il primo ascolto porta realmente a cantare canzoni sconosciute, poi si possono scovare le anime nascoste dei brani, più sperimentali e piene di sorprese. E&#8217; qualcosa che avete cercato di ottenere durante il lavoro sull&#8217;album?</strong></p>
<p style="text-align: left;">No, in definitiva no. Penso che se abbiamo trovato questo equilibrio è perché in realtà non lo abbiamo cercato. Non abbiamo cercato alcun tipo di equilibrio, non cercavamo di fare nulla in particolare. Abbiamo semplicemente colto quello che accadeva, senza guardare indietro né facendo progetti per ciò che sarebbe seguito. Facevamo musica, lasciando che la creatività fluisse; mentre lavoriamo ai brani non pensiamo troppo a quello che facciamo, né ne parliamo molto.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><strong>Uno dei temi più esplorati nel disco, fin dalla copertina, è la luce. Perché la luce è così importante per i Mùm?</strong></p>
<p style="text-align: left;">Non so, credo che la luce sia importante per tutti. Qualche volta senti di aver bisogno di un certo equilibrio tra luce ed oscurità. Noi veniamo dall&#8217;Islanda, che è molto scura durante l&#8217;inverno e, al contrario, piena di luce durante l&#8217;estate. Così, sia durante il buio inverno sia durante l&#8217;estate, spesso quello che vuoi è equilibrio tra luce ed oscurità, che ci sia la giusta luce nella tua vita. È quindi normale che questa ricerca emerga anche nella nostra musica.</p>
<p style="text-align: left;"><img class="size-full wp-image-6171 alignleft" title="mum_indie-eye004" src="http://www.indie-eye.it/recensore/wp-content/uploads/2009/12/mum_indie-eye004.jpg" alt="mum_indie-eye004" width="452" height="301" /></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Un altro tema che sembra emergere è quello dell&#8217;infanzia, specialmente in un paio di canzoni, cioè &#8220;Hullaballabalú&#8221; e &#8220;Kay-ray-ku-ku-ko-kex&#8221;, che sono delle specie di filastrocche. Come sono nate queste canzoni?</strong></p>
<p style="text-align: left;">Penso che quelli che sono visti come riferimenti all&#8217;infanzia, in realtà siano più riguardanti l&#8217;essere fedeli a ciò che siamo e aperti con noi stessi, che è qualcosa che ha sì a che fare con l&#8217;infanzia, ma che dovrebbe essere parte della vita di ognuno. Penso che dovremmo essere così anche dopo essere cresciuti, non solo da bambini. Quelle canzoni sono nate come gran parte delle altre, con nulla di particolare in più o in meno, in modi, come ho già detto, che sono difficili da spiegare e descrivere.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><strong>Un&#8217;altra canzone molto interessante è l&#8217;ultima del disco, &#8220;Ladies Of The New Century&#8221;. È una delle meno prodotte nella vostra storia. In essa il silenzio gioca un ruolo molto importante, &#8220;duellando&#8221; con il piano e le voci. Qual è il ruolo del silenzio nella vostra musica?</strong></p>
<p style="text-align: left;">Penso che tutti gli elementi nella nostra musica, in realtà non solo nella musica ma anche nelle idee e nei processi creativi, ma soprattutto nella musica, si basino sugli opposti. Semplici opposizioni: luce e oscurità, come abbiamo detto prima; rumore e pace; silenzio e suono; notte e giorno. Tutti questi elementi sono molto importanti per ciò che facciamo, l&#8217;unione di tutti loro è la cosa più importante nella nostra musica. Per quanto riguarda il silenzio, può essere presente come attesa per ciò che sta per accadere, per il suono.</p>
<p style="text-align: left;"><img class="size-full wp-image-6172 alignleft" title="mum_indie-eye009" src="http://www.indie-eye.it/recensore/wp-content/uploads/2009/12/mum_indie-eye009.jpg" alt="mum_indie-eye009" width="452" height="678" /></p>
<p style="text-align: left;"><strong>In questo album avete usato molti strumenti. Avete anche introdotto quelli etnici, ad esempio marimba e ukulele. Come mai questa scelta? C&#8217;è qualcosa in quegli strumenti che riflette la vostra anima?</strong></p>
<p style="text-align: left;">Il fatto è che noi suoniamo molti strumenti differenti, ci divertiamo<strong> </strong>molto a prendere un nuovo strumento e a suonarlo, perché puoi farci cose che fino a quel momento, con quelli tradizionali, non eri mai riuscito a fare. Molto spesso una nuova canzone nasce perché troviamo un nuovo strumento e quando lo suoniamo per la prima volta viene fuori qualcosa di speciale, qualcosa che aspettavamo e che ci stimola.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><strong>Per questo album avete cambiato etichetta, passando alla Morr Music. Potrebbe sembrare strano, visto che &#8220;Sing Along To Songs You Don&#8217;t Know&#8221; è il vostro album meno elettronico. Perché questo cambiamento allora?</strong></p>
<p style="text-align: left;">Avevamo appena finito di lavorare con la Fatcat e Thomas della Morr Music, che era nostro amico da molto tempo, da quando ci siamo trasferiti a Berlino la prima volta, ci ha proposto di passare alla sua etichetta. È stata la scelta più ovvia per noi quella di passare alla Morr, anche perché per quanto ci riguarda, e credo valga anche per la Fatcat e la Morr, non ci deve essere per forza questo legame strettissimo con la musica elettronica. Le persone all&#8217;interno del business creativo non pensano così tanto a queste cose, come a volte chi ne è fuori invece fa.</p>
<p style="text-align: left;"><img class="size-full wp-image-6173 alignleft" title="mum_indie-eye014" src="http://www.indie-eye.it/recensore/wp-content/uploads/2009/12/mum_indie-eye014.jpg" alt="mum_indie-eye014" width="452" height="301" /></p>
<p style="text-align: left;"><strong>L&#8217;album è stato messo a disposizione in download ad agosto, con il 10% dei proventi devoluto a Refugees United. Puoi dirci qualcosa di più su questa iniziativa? Come avete avuto questa idea?</strong></p>
<p style="text-align: left;">L&#8217;idea è nata dal sito musicale Gogoyoko. È una nuova iniziativa che vogliamo diffondere in tutto il mondo, per far sì che in futuro tutti i proventi di ciò che la gente trova su internet vadano direttamente agli artisti, ad eccezione della parte destinata alla beneficenza. Sulla pagina internet ogni artista può scegliere l&#8217;associazione a cui devolvere questi soldi; Gogoyoko lavora molto con l&#8217;associazione ONU per i rifugiati, così abbiamo deciso di dare a loro la nostra parte, dato che hanno un progetto nuovo e molto interessante. La loro idea è quella di ristabilire i contatti tra i rifugiati che non hanno più la possibilità di averne, sia tra parenti che tra amici che si sono allontanati a causa della guerra. Penso sia molto importante aiutare chi lavora per questo; magari a noi, che siamo sempre su Facebook, sembra impossibile avere difficoltà a contattare qualcuno, ma nel mondo reale purtroppo è così.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><strong>Avete lavorato al disco durante la crisi economica e sociale che ha colpito l&#8217;Islanda. Possiamo dire che il senso di serenità che troviamo nel disco è una sorta di reazione alle difficoltà del vostro paese?</strong></p>
<p style="text-align: left;">Sì, penso che sia un modo per approcciarsi all&#8217;album. Abbiamo mantenuto la stessa serenità che c&#8217;era nei nostri lavori precedenti, perché crediamo sia importante restare sempre se stessi, sia quando accadono cambiamenti drammatici, come è accaduto in Islanda, sia quando non cambia nulla attorno. La cosa peggiore in Islanda è stato ciò che è accaduto prima della vera e propria crisi politica, cioè il crollo dell&#8217;economia, che è stato davvero orribile, una crisi economica che si trascina ancor oggi. Quindi l&#8217;importante è stato restare noi stessi, anche per dare un segnale.</p>
<p style="text-align: left;"><img class="size-full wp-image-6174 alignleft" title="mum_indie-eye006" src="http://www.indie-eye.it/recensore/wp-content/uploads/2009/12/mum_indie-eye006.jpg" alt="mum_indie-eye006" width="452" height="301" /></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Parliamo ora dei concerti che state portando in giro per l&#8217;Italia e l&#8217;Europa in questo periodo. Come fate ad esprimere la complessità del vostro sound, che emerge chiaramente su disco, anche dal vivo?</strong></p>
<p style="text-align: left;">Il modo più semplice per spiegarlo è dire che siamo sette persone con sette forti individualità che suonano sul palco. Nessuno dice agli altri cosa fare e come farlo on stage; ciò che emerge come collettivo ha quindi una forte base individuale, in realtà. Stasera a Milano, come in tutte le altre date, faremo quindi uno show con sette differenti visioni.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><strong>In questo tour suonate anche brani dai vostri primi album, che hanno un suono abbastanza differente da quello sviluppato ultimamente?</strong></p>
<p style="text-align: left;">Sì, faremo un brano da &#8220;Summer Make Good&#8221; e un pezzo da &#8220;Finally We Are No One&#8221;, oltre a qualche canzone, cinque o sei, da &#8220;Go Go Smear The Poison Ivy&#8221;, che è più simile all&#8217;ultimo album.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><strong><img class="size-full wp-image-6175 alignleft" title="mum_indie-eye010" src="http://www.indie-eye.it/recensore/wp-content/uploads/2009/12/mum_indie-eye010.jpg" alt="mum_indie-eye010" width="452" height="678" />La scena musicale islandese è sempre piena di fermento e di nuove band. Quasi ogni anno appaiono nuovi nomi. Puoi dirci qualche nome che secondo te è destinato ad emergere quest&#8217;anno?</strong></p>
<p style="text-align: left;">C&#8217;è una band chiamata Retro Stefson, davvero fantastica. C&#8217;è poi un altro gruppo, i Nolo, che non ha mai realizzato un album, per ora. Ci sono poi un sacco di gruppi proprio su Gogoyoko, il sito di cui ho parlato prima, e altri ancora, ad esempio i Sudden Weather Change. C&#8217;è poi un progetto in cui sono direttamente implicato, FM Belfast, che mi eccita molto e con cui presto andrò in tour.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><strong>La vostra musica è spesso descritta come cinematica. Cosa ne pensi? E qual è il vostro rapporto con il cinema?</strong></p>
<p style="text-align: left;">Per quanto riguarda il nostro rapporto con il cinema, siamo tutti molto interessati, a differenti livelli e anche su generi differenti. Per quanto riguarda invece la definizione che viene fatta della nostra musica come &#8220;cinematica&#8221;, credo che si riferisca al fatto che essa crea immagini nella mente dell&#8217;ascoltatore. Credo sia una grande cosa ottenere una musica in grado di far &#8220;progettare&#8221; immagini a chi ascolta; non è qualcosa che cerchiamo di ottenere assolutamente, ma se accade siamo molto felici, è un elemento in più per dire che abbiamo fatto un buon lavoro.<img class="size-full wp-image-6176 alignleft" title="mum_indie-eye016" src="http://www.indie-eye.it/recensore/wp-content/uploads/2009/12/mum_indie-eye016.jpg" alt="mum_indie-eye016" width="452" height="678" /></p>
<p style="text-align: left;">
]]></content:encoded>
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		<title>il Fuoco: Jukka Reverberi, l&#8217;intervista</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 01:53:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Pozzi</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[<img class="size-full wp-image-6486 alignleft" title="jukka" src="http://www.indie-eye.it/recensore/wp-content/uploads/2010/02/jukka.jpg" alt="jukka" width="60" height="60" />L'incontro con Jukka Reverberi alla Fondazione Pomodoro prima dell'esecuzione de Il Fuoco; intervista di Fabio Pozzi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>[ Foto di Francesca Pontiggia: <a href="http://www.flickr.com/photos/fraponts/">portfolio</a></strong></em> ]</p>
<p><img class="size-full wp-image-6132 alignleft" title="il-fuoco" src="http://www.indie-eye.it/recensore/wp-content/uploads/2009/12/il-fuoco.jpg" alt="il-fuoco" width="451" height="395" />I Giardini di Mirò sono ormai una delle realtà più consolidate e creative della scena indipendente italiana; a distanza di quasi due anni dall’ultimo lavoro, arriva la loro nuova sfida la sonorizzazione de “Il Fuoco”, film del 1916, che stanno portando in tour in questo periodo. Abbiamo incontrato Jukka Riverberi, voce e chitarra (ma non solo) della band, prima della data milanese, ospitata nei suggestivi spazi della Fondazione Pomodoro. Ecco cosa ci ha raccontato.</p>
<p><!-- 	 	 --></p>
<p style="text-align: left;"><strong><img class="size-full wp-image-6125 alignleft" title="gdm_jukkareverberi_indieeye_0000" src="http://www.indie-eye.it/recensore/wp-content/uploads/2009/12/gdm_jukkareverberi_indieeye_0000.jpg" alt="gdm_jukkareverberi_indieeye_0000" width="452" height="302" />Benvenuto su Indie-Eye. Parliamo per prima cosa del vostro concerto di stasera qui a Milano. Come tutti quelli di questo tour, sarà diviso in due parti. La prima sarà dedicata alla sonorizzazione del film di Pastrone, &#8220;Il Fuoco&#8221;. Come è nata l&#8217;idea di confrontarsi con questo tipo di performance?</strong></p>
<p style="text-align: left;">La sonorizzazione è nata da un invito, che ci è stato fatto dal Museo Nazionale del Cinema. Hanno chiesto, a noi come ad altri musicisti dell&#8217;ambito indipendente, di affrontare la sonorizzazione di vecchie pellicole restaurate, facenti parte del patrimonio archivistico del museo. Quindi la cosa è partita da un loro invito esplicito; noi abbiamo visto il film, prima eravamo un po&#8217; spaventati, poi siamo arrivati alla conclusione che si poteva fare. L&#8217;avremmo fatta comunque, ma ci siamo confortati col tempo guardando il film. Il primo impatto è stato abbastanza duro, perché è un mondo completamente diverso dal tipo di immagini e dal tipo di narrazione a cui siamo abituati. Confrontarsi con un tipo di cinema che non è semplicemente bianco e nero, ma è davvero qualcosa di diverso nell&#8217;utilizzo dei linguaggi cinematografici, non è stato semplice. Non volevamo essere troppo pesanti e presenti all&#8217;interno del film, ma non volevamo neanche rimanerne vittime: da lì abbiamo trovato le misure.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><strong>Perché avete poi scelto di editare anche come CD la vostra opera?</strong></p>
<p style="text-align: left;">Noi ci siamo molto affezionati alle musiche. Tutto il lavoro su &#8220;Il Fuoco&#8221; all&#8217;inizio doveva semplicemente concludersi con l&#8217;esibizione di cui eravamo stati incaricati, da fare a Torino alla fine del 2007. Abbiamo visto che la nostra gioia e il piacere nel suonare questi 50 minuti di musica erano molto alti, così come quelli di chi ci ha seguito, che non era lo stesso pubblico che trovavamo solitamente ai concerti. Ci avevano poi detto che, dato il successo conseguito, sarebbe uscito un DVD de &#8220;Il Fuoco&#8221; con le nostre musiche. Il DVD però ha tardato a venire perché, come si può capire, chi si occupa delle ristampe di questo tipo di film dal 1916 a oggi ha avuto un po&#8217; di anni per aspettare, quindi può attendere anche due o tre anni in più; per noi gli anni invece sono qualcosa di differente, dobbiamo confrontarci su tempi più brevi. Ci sembrava un peccato lasciarlo così, a finire nel dimenticatoio: abbiamo deciso di onorarlo mettendolo in un CD e portandolo in giro nei club e non solo nei cinema e nei teatri.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><strong><img class="size-full wp-image-6126 alignleft" title="gdm_jukkareverberi_indieeye_0001" src="http://www.indie-eye.it/recensore/wp-content/uploads/2009/12/gdm_jukkareverberi_indieeye_0001.jpg" alt="gdm_jukkareverberi_indieeye_0001" width="452" height="301" />Va detto che nel vostro caso, a differenza di molte colonne sonore o sonorizzazioni, l&#8217;ascolto dei singoli brani non perde di intensità senza il video di supporto. Penso sia dovuto al fatto che già in passato avete fatto brani strumentali. E&#8217; un&#8217;interpretazione che condividi oppure no?</strong></p>
<p style="text-align: left;">Penso di sì, anche se in realtà non mi sono posto molte domande sul perché funzioni o meno. Io da sempre penso che quando la musica è &#8220;fatta bene&#8221;, cioè pensata, suonata e ragionata, col cuore e con consapevolezza, possa affrontare qualunque tipo di percorso e discorso. Credo che un po&#8217; le ragioni stiano in questa cosa. Qualcuno potrebbe ridurre il nostro sforzo e dire &#8220;Beh, avete fatto un altro disco strumentale&#8221;. In realtà c&#8217;è stato un passaggio molto importante per noi, sugli strumenti, sul suonare e sul lavorare di nuovo di sottrazione, dopo che nell&#8217;ultimo periodo comunque eravamo arrivati a fare canzoni, molto più brevi e con tempo sempre abbastanza serrato. Quindi non è stato un tornare alle origini, c&#8217;è stato un ritagliare spazi che non usavamo nemmeno in passato. E&#8217; stato un passaggio diverso quindi. Forse funziona perché c&#8217;è stata la maturità di dieci album in mezzo. Noi un album completamente strumentale non l&#8217;avevamo mai fatto, questa è la prima volta che facciamo cinquanta minuti di musica di questo tipo.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><strong>Oltre a questa sonorizzazione, avete mai pensato di preparare una vera e propria colonna sonora? Nel caso, con quali registi vi piacerebbe lavorare?</strong></p>
<p style="text-align: left;">Noi abbiamo già lavorato ad una colonna sonora originale, di un film che purtroppo si è visto pochissimo, &#8220;Sangue - La morte non esiste&#8221; di Libero De Rienzo, che come attore ha fatto parti in &#8220;Santa Maradona&#8221;, &#8220;A/R Andata + Ritorno&#8221; ecc. Avevamo fatto la colonna sonora originale, con dei pezzi che poi abbiamo riadattato e riutilizzato da altre parti; era un lavoro che era stato fatto solo da una parte del gruppo, non da tutti. Noi lavoreremmo ancora molto volentieri col cinema, così come con il teatro: ci sembra un&#8217;opportunità importante ed interessante da esplorare, oltre a quella classica dei club; ci alletta molto perché permette di giocare su tempi e dinamiche differenti, che non sono quelle dell&#8217;album e del concerto dal vivo. Registi ce ne sono veramente tanti: sarebbe bello, naturalmente, lavorare con i più grandi, ma anche con gli scalzacani che arrivano al primo film e ne fanno uno fantastico. Sarebbe bello lavorare su una bella pellicola che ha ancora qualcosa da dire e non è facile. In Italia verrebbe quasi automatico dire Sorrentino o Garrone, ma anche Mazzacurati. In realtà ce ne sono tanti da citare. Anche se fosse un invito estero poi non sarebbe male, ovviamente. Speriamo che in futuro ci sia davvero la possibilità.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><strong><img class="size-full wp-image-6127 alignleft" title="gdm_jukkareverberi_indieeye_0002" src="http://www.indie-eye.it/recensore/wp-content/uploads/2009/12/gdm_jukkareverberi_indieeye_0002.jpg" alt="gdm_jukkareverberi_indieeye_0002" width="452" height="301" />La seconda parte del concerto verte invece su brani non legati a &#8220;Il Fuoco&#8221;. Tra questi ci saranno anche degli inediti; cosa dobbiamo aspettarci da questi ultimi? La continuazione del discorso iniziato con &#8220;Dividing Opinions&#8221; o si sentirà l&#8217;influenza dell&#8217;ultimo lavoro?</strong></p>
<p style="text-align: left;">Credo che sia &#8220;Dividing Opinions&#8221; rivisto sotto la luce de &#8220;Il Fuoco&#8221; a generare qualcos&#8217;altro. In ogni nostro disco c&#8217;è stato un passaggio che ha comunque marcato uno scarto rispetto al lavoro precedente, nella continuità abbiamo sempre aggiunto qualche piccola parte differente. Era stato così tra &#8220;Rise and Fall&#8221; e &#8220;Punk, Not Diet&#8221;, così come tra quest&#8217;ultimo e &#8220;Dividing Opinions&#8221;; &#8220;Il Fuoco&#8221; è stato quello che ha fatto lo scarto maggiore rispetto al lavoro precedente, ma arriva da un percorso differente rispetto agli altri, un percorso lineare per quanto riguarda la nostra carriera, ma non dal punto di vista degli album, su cui si innesta e per forza cambia quello che c&#8217;è dopo. I pezzi nuovi sono abbastanza differenti da quelli di &#8220;Dividing Opinions&#8221;, ma non sono nemmeno identici a &#8220;Il Fuoco&#8221;, si sente che sono stati fatti entrambi i lavori, anche perché continuiamo a cantare; al momento non abbiamo scritto brani strumentali per il prossimo disco e il coraggio per farlo l&#8217;abbiamo preso con &#8220;Dividing Opinions&#8221;, senza quel passaggio probabilmente sarebbe finito il gruppo. Per quanto riguarda il concerto di oggi dobbiamo tenere conto dell&#8217;acustica particolare che c&#8217;è qui alla Fondazione Pomodoro, quindi la scaletta e i brani dovranno adattarsi a questo. Ultimamente facciamo anche un set per così dire &#8220;acustico&#8221;, perché non lo è al 100%, ma è comunque più contenuto; l&#8217;abbiamo fatto a Radio Popolare e a Città del Capo a Bologna.</p>
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<p style="text-align: left;"><strong><img class="size-full wp-image-6128 alignleft" title="gdm_jukkareverberi_indieeye_0003" src="http://www.indie-eye.it/recensore/wp-content/uploads/2009/12/gdm_jukkareverberi_indieeye_0003.jpg" alt="gdm_jukkareverberi_indieeye_0003" width="452" height="301" />Ricollegandosi al discorso sul CD, &#8220;Il Fuoco&#8221; è uscito per la Unhip, anche perché la Homesleep aveva problemi e ha chiuso. Non è stata l&#8217;unica etichetta ad aver avuto problemi ultimamente (es. My Honey). Qual è la vostra idea sulla crisi del mercato discografico? Avete qualche idea su come fronteggiarla?</strong></p>
<p style="text-align: left;">Io non ho idee in questo senso; l&#8217;unica cosa che posso dirti come musicista è che, con i miei compagni, devo continuare a lavorare sulla musica, perché i gruppi bravi stanno continuando ad andare in giro a suonare, a fare tour, ad avere gente ai loro concerti, ed è questa la cosa che a noi deve interessare. Purtroppo dal supporto disco non riusciamo più ad avere soldi, dico purtroppo perché era importante per avere fondi da poter reinvestire sulla musica e sul proprio tempo, per poterne dedicare di più alla musica. Dobbiamo modificare le nostre abitudini nuovamente; fortunatamente c&#8217;eravamo già attrezzati, noi lavoriamo tutti quanti. Non ci consideriamo musicisti part-time; o meglio, part-time sì, ma non hobbisti; ci mettiamo la serietà che tutti dovrebbero mettere quando decidono di portare avanti un gruppo, di andare a suonare davanti ad altre persone, di incidere dei dischi. Questa è l&#8217;unica cosa che dobbiamo fare. Dobbiamo poi cercare di riallacciare e creare contatti internazionali con altri artisti, come abbiamo sempre fatto, anche se negli ultimi anni ci siamo forse un po&#8217; stancati delle vecchie abitudini. Le riprenderemo senza problemi però, conosciamo molti artisti e credo che troveremo supporto per lavorare. Stiamo guardando, con qualche contatto positivo, per licenziare il disco per etichette estere e recuperare la Germania, che era rimasta scoperta per gli ultimi due dischi ed invece per noi è una nazione molto importante, come mercato ma anche come bacino di gente che ci segue. Sulla crisi delle etichette c&#8217;è un fattore che è generalizzato, non stanno male solo le indipendenti, stanno male tutte le label, quindi secondo me la grossa crepa è dal punto di vista culturale. Devo dire che le etichette indipendenti, in generale, soffrono di una cattivissima gestione, fatta dagli anni 2000 in poi; quando hanno iniziato a girare i soldi, dagli anni &#8216;90, hanno iniziato a ragionare come delle piccolissime major. Già le major sono state viziate da una cecità che le portava a lavorare sui grandi numeri, provando tanti artisti per avere comunque dei rientri; penso che invece un&#8217;indipendente non possa lavorare in quel modo. Molte etichette piccole hanno buttato fuori cinquanta dischi in un anno senza misurare la qualità. Credo che ci debba essere una grossa differenza tra mercato indipendente e mercato major, nelle pratiche, nelle aspettative e nella cultura di base che c&#8217;è. Questa si era appiattita, e si è appiattita anche dal punto di vista della politica, in cui il mercato, dagli anni &#8216;90 in poi, ha deciso tutto quanto: era quello che regolava la bontà di un progetto piuttosto che di un altro. Si è rivelato una grossa cazzata; penso che nella musica la crisi si sia vista qualche anno prima, ci ha detto che quel modo di ragionare era una bufala e portava veramente male.</p>
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<p style="text-align: left;"><strong><img class="size-full wp-image-6129 alignleft" title="gdm_jukkareverberi_indieeye_0008" src="http://www.indie-eye.it/recensore/wp-content/uploads/2009/12/gdm_jukkareverberi_indieeye_0008.jpg" alt="gdm_jukkareverberi_indieeye_0008" width="452" height="301" />Hai già parlato della scena tedesca, a cui siete particolarmente legati, con amicizie e collaborazioni varie, come quella con Apparat, per fare uno dei nomi più grossi. Cosa vi affascina di quella scena e cosa vi avvicina ad essa?</strong></p>
<p style="text-align: left;">A me hanno insegnato quando ero bimbo a chiamare i tedeschi &#8220;i tognini&#8221;, perché erano sempre i nostri avversari negli sport. Utilizzando però altre espressioni del mio dialetto che si avvicinano a &#8220;tognini&#8221;, si dà l&#8217;idea di gente decisa, che continua sempre, sta sul pezzo, non molla mai. Quello che mi piace dei tedeschi, a differenza degli italiani, è che hanno sempre cercato una loro via alla musica. È appena uscito un documentario molto bello per la BBC, che si chiama &#8220;Krautrock&#8221; e parla di una generazione di musicisti che hanno segnato la musica mondiale. Secondo me in Italia abbiamo avuto qualche esperienza simile, ma non siamo capaci di capirlo, ce lo devono venire a spiegare gli altri. Là invece sono riusciti a lavorare su una scena autoctona, su un tipo di proposta che fosse tedesca; lì la musica elettronica ha fatto la differenza, non il rock. Noi abbiamo avuto anche quello, ma non siamo capaci di valutarlo nel modo corretto. La Germania è una nazione che ha creduto in se stessa, con tutte le contraddizioni che la sua storia porta dentro di sé. A me non interessa la fierezza della nazione, che non c&#8217;è assolutamente in ciò di cui parlo; nei musicisti tedeschi c&#8217;è invece una voglia di dare un&#8217;immagine nuova del posto dove stavano attraverso la musica. Noi non siamo stati capaci invece. Mi è piaciuto chi da una posizione che è terza, quasi da outsider, ha sfidato gli altri mercati, fregandosene degli americani e degli inglesi, dicendo &#8220;ci siamo anche noi&#8221;.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><strong>Che importanza hanno i progetti solisti o comunque esterni al gruppo che più o meno tutti portate avanti? Hanno influenza su ciò che poi fate come Giardini di Mirò o sono valvole di sfogo per fare qualcosa che difficilmente si potrebbe fare con la band?</strong></p>
<p style="text-align: left;">Sono tutte e due le cose, perché in realtà fai cose che con la band non puoi fare, ma una piccola parte la riporti indietro, la riporti a casa. Sono tutte cose molto salutari, in quanto sia sono una valvola di sfogo, sia ti fanno provare cose che, anche se in modo minimale, puoi integrare nel discorso che portiamo avanti come Giardini. Quindi in realtà sono dei toccasana. A volte possono essere disturbanti, perché sono impegni che entrano in conflitto; abbiamo una vita già molto impegnata, ci sono i Giardini che comunque portano via tempo, passione e tantissime energie, c&#8217;è il lavoro, c&#8217;è il vivere con le proprie famiglie che ormai stanno crescendo e tutto il resto. È chiaro che incastrare un altro progetto è difficile, ma se non vogliamo ragionare sul breve periodo, bensì su quello lungo, sono una ricchezza assoluta per il gruppo, per cui va benissimo sacrificarsi per farli.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><strong><img class="size-full wp-image-6130 alignleft" title="gdm_jukkareverberi_indieeye_0009" src="http://www.indie-eye.it/recensore/wp-content/uploads/2009/12/gdm_jukkareverberi_indieeye_0009.jpg" alt="gdm_jukkareverberi_indieeye_0009" width="452" height="678" />Cosa ascoltano oggi i Giardini di Mirò? Avete un &#8220;disco dell&#8217;anno&#8221;?</strong></p>
<p style="text-align: left;">È una bella domanda&#8230; I gusti non sono più una roba di famiglia come era una volta, quando tutti ascoltavamo la stessa cosa e ci passavamo i dischi. Ormai siamo molto autonomi, divoriamo tantissima musica e credo non sia più possibile trovare qualcosa che valga per tutti. Questo è stato sicuramente un passaggio importante, non puoi più dire quali sono i dieci dischi che abbiamo ascoltato tutti quest&#8217;anno. C&#8217;è chi è più attento alle proposte della musica del mondo, del jazz, del blues o dell&#8217;avanguardia, come Emanuele, che suona la tromba e il violino; Corrado invece è un po&#8217; più addentro a tutto ciò che ha una vena autoriale/cantautoriale o al rock con un&#8217;impronta d&#8217;autore molto forte; Luca, il tastierista, procede nei suoi ascolti di musica new wave e di alcune cose legate alla classica contemporanea; Francesco, avendo uno studio e tante collaborazioni, ascolta tantissima elettronica primitiva, esperienze d&#8217;avanguardia, i primi esperimenti dei laboratori radiofonici sia della BBC che italiani, oltre alle colonne sonore, perché ha lavorato tanto in quel settore; io ascolto un po&#8217; roba nuova, un po&#8217; roba vecchia. Insomma, ci piace cibarci di tantissime cose, quindi sarebbe difficile citare un disco che è piaciuto a tutti quanti, i sei che siamo sul palco e gli otto sul furgone.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><strong>Chi eleggereste invece come rockstar dell&#8217;anno? Non credo condividiate la scelta di Rolling Stone&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: left;">Non so proprio cosa dire; la risposta che posso dare è che a me il rock è sempre piaciuto dal punto di vista musicale, ma come stile di vita non mi interessa proprio, quindi&#8230;</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><strong>I GIARDINI DI MIRO&#8217; PUOI VEDERLI ANCORA DAL VIVO, CON IL FUOCO NELLE SEGUENTI CITTA&#8217;</strong></p>
<p><strong>12/12/2009  - Conegliano Veneto - Zion Rock Club<br />
09/01/2009  - Roma - Circolo degli Artisti<br />
16/01/2009 - Firenze - Auditorium Flog</strong><br />
<strong><br />
GDM e affiliati sul web</strong></p>
<p><a href="http://www.giardinidimiro.com">www.giardinidimiro.com</a><br />
<a href="http://www.myspace.com/giardinidimiro">www.myspace.com/giardinidimiro</a><br />
<a href="http://www.facebook.com/pages/Giardini-di-Miro/93750608480">www.facebook.com/pages/Giardini-di-Miro/93750608480</a><br />
<a href="http://www.twitter.com/giardinidimiro ">www.twitter.com/giardinidimiro<br />
</a><br />
<a href="http://www.myspace.com/romantischepunks">Jukka Reverberi su myspace</a><br />
<a href="http://footprintsinsnow.blogspot.com/">Il blog di Jukka Reverberi</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Giorgio Canali: L&#8217;intervista</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 01:49:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Pozzi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[InterWD]]></category>

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		<category><![CDATA[RECensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<img class="size-full wp-image-6483 alignleft" title="canali" src="http://www.indie-eye.it/recensore/wp-content/uploads/2010/02/canali.jpg" alt="canali" width="60" height="60" />Fabio Pozzi intervista Giorgio Canali prima della data Milanese alla casa 139, dicembre 2009]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fotografie di Francesca Pontiggia / Intervista di Fabio Pozzi // <a href="http://www.indie-eye.it/recensore/2009/12/giorgio-canali-rossofuoco-foto-set-milano-casa-139-24-novembre-2009/"><strong>Da questa parte</strong></a> il Foto Set realizzato durante il recente concerto di Giorgio Canali alla Casa 139 di Milano; <strong>di seguito l&#8217;intervista di Fabio Pozzi</strong></p>
<p><strong><img class="size-full wp-image-6086 alignleft" title="giorgio_canali_indie-eye_0012" src="http://www.indie-eye.it/recensore/wp-content/uploads/2009/12/giorgio_canali_indie-eye_0012.jpg" alt="giorgio_canali_indie-eye_0012" width="452" height="301" />Benvenuto su Indie-Eye, innanzitutto. Inizierei l&#8217;intervista chiedendoti qualcosa su &#8220;Nostra Signora Della Dinamite&#8221;, il tuo ultimo disco uscito da qualche mese. Sembra quasi duale rispetto al precedente &#8220;Tutti contro tutti&#8221;. Mentre in quello cantavi con rabbia e &#8220;rumorosamente&#8221; contro la società, in questo mi sembra che sia i testi sia la parte musicale siano più introspettivi, meno urlati. E&#8217; un&#8217;interpretazione accettabile?</strong></p>
<p>E&#8217; accettabilissima. Semplicemente mi sono rotto i coglioni di passare per stracciamaroni e populista. Obiettivamente la mia visione politica e del mondo è molto molto spietata, non è affatto usuale, però, vai a capire perché, passo come Ligabue che canta &#8220;Il mio nome è mai più&#8221; o Pelù che fa le canzoni contro la guerra. Secondo me lì c&#8217;è un problema di comprendonio, quando uno non arriva a capire le differenze sono cazzi suoi. Mi sono un po&#8217; rotto di questa cosa, per cui a un certo punto, dopo quattro album che erano stati costruiti tutti in maniera politicamente scorretta, a parlare del mondo fuori e dell&#8217;idiozia degli altri, ho parlato della mia idiozia. Mi son detto &#8220;ci mettiamo a raccontare della mia idiozia, che è tanta, enorme e dipendente dai miei sentimenti più intimi; racconto quello e vedrai che ci faccio anche la figura del poeta una volta tanto&#8221;. Infatti è andata così. Poi il risultato non cambia, io sono lo stesso sfigato di sempre, quello che, comunque sia, non sarà mai un prodotto di massa: mi sta benissimo, non la rivendico come medaglia al valore. Io so benissimo che le mie cose sono troppo intelligenti per l&#8217;idiozia che impera in giro, quindi va bene così. Ho voluto parlare di me soprattutto per evitare di trovare tante cose spiacevoli, specialmente sui siti internet. E&#8217; bellissimo che ci sia una diffusione della musica e della critica; il problema è che su internet ci accedono tutti, quindi ci accede anche una quantità di idioti incommensurabile.</p>
<p><strong><img class="size-full wp-image-6087 alignleft" title="giorgio_canali_indie-eye_0007" src="http://www.indie-eye.it/recensore/wp-content/uploads/2009/12/giorgio_canali_indie-eye_0007.jpg" alt="giorgio_canali_indie-eye_0007" width="452" height="301" />Tra i pezzi sul disco &#8220;Lezioni di poesia&#8221; mi ha colpito particolarmente. Nel testo te la prendi con &#8220;il primo idiota che passa&#8221; che ti dà &#8220;lezioni di poesia e di impegno sociale&#8221;&#8230;</strong></p>
<p>E&#8217; esattamente quello che stavo dicendo. Mi è capitato di leggere frasi del tipo &#8220;Questo ha dei testi adolescenziali&#8221;: ho cinquanta anni&#8230; Oppure che non c&#8217;è poesia in quello che scrivo: mi diano loro lezioni di poesia. Anche il loro impegno sociale poi è terra terra. Se vogliono possiamo parlarne del mio impegno sociale o della mia storia rispetto al mondo politico. Comunque non me ne frega nulla: io so di aver ragione. So che c&#8217;è un sacco di gente che si fa fregare da tutti, e la cosa più grave è quella. Finché ti fai fregare dalla cosa più facile, parliamo della massa che abbocca all&#8217;amo &#8220;orwelliano&#8221;, tra virgolette molto grosse, di Berlusconi, va tutto bene; quando invece parliamo della massa che abbocca all&#8217;altro amo, quello un po&#8217; più sottile di una certa finta sinistra che si ritaglia degli spazi in maniera vergognosa e non è diversa dall&#8217;atteggiamento e dal mondo della vera destra, lì girano i coglioni. Però, in fondo, bisogna essere molto intelligenti per capire la differenza; se uno non ci arriva da solo ci arriverà quando avrà le catene ai piedi, la casa lucchettata sei volte e le telecamere dappertutto.</p>
<p><strong>Un altro brano che non può lasciare indifferenti è &#8220;Nuvole senza Messico&#8221;, che cita e rovescia &#8220;Messico e nuvole&#8221; di Paolo Conte. Com&#8217;è nata l&#8217;idea per quella canzone?</strong></p>
<p>La parafrasi, che è un esercizio di stile, né più né meno, è una delle cose che mi diverte di più. Citare a sproposito e citare rovesciando le cose mi diverte moltissimo, mi fa ridere. Sono un po&#8217; come Peter Griffin che ride da solo delle sue battute di merda; io in fondo sono come lui, solo più magro. Una cosa pazzesca è che per esempio in francese questa cosa non è fatta mai abbastanza; il francese si presta molto di più ai giochi di parole stupidi, però mi è capitato di scrivere cose in quella lingua che per me erano battute ovvie, come potrebbe essere quella che fa un cretino, cioè l&#8217;assonanza tra water e vate; in Francia invece venivano viste come cose geniali. Lì ho cominciato a capire che forse era possibile giocare un po&#8217; con queste &#8220;storture&#8221;, anche in maniera un po&#8217; banale, senza però scadere nel banale. Ho cercato quindi di farlo in italiano e penso che negli ultimi 4-5 anni mi sia riuscito abbastanza bene. &#8220;Nuvole senza Messico&#8221; è la sintesi di questo discorso: mi metto a citare Modugno stravolgendolo, mi metto a citare Conte/Jannacci stravolgendoli, mi metto a citare me stesso stravolgendomi. Si chiama autocelebrazione di merda, lo so, ma quando uno ha cinquanta anni può anche permettersi di autocelebrarsi anche se non lo caga nessuno. In fondo non me ne frega niente, io sono io e sono felice di essere io.</p>
<p><strong><img class="size-full wp-image-6088 alignleft" title="giorgio_canali_indie-eye_0015" src="http://www.indie-eye.it/recensore/wp-content/uploads/2009/12/giorgio_canali_indie-eye_0015.jpg" alt="giorgio_canali_indie-eye_0015" width="452" height="301" />In &#8220;MP nella BG&#8221; la dedica a Marco Pantani è presente fin dal titolo. Cosa ti ha affascinato della sua figura e della sua fine tragica? </strong></p>
<p>Che era troppo figo, che era un impasticcato, il re di noi impasticcati. Per impasticcati non intendo quelli che inconsapevolmente si strafanno per strafarsi; parlo di quelli che hanno voglia di giocare un po&#8217; con la scoperta di queste cose, come negli anni Settanta, quando era normale buttarsi alla scoperta delle droghe. Poi c&#8217;è anche un gioco sull&#8217;ipocrisia generale che regna nel mondo &#8220;ufficiale&#8221;, di cui fa parte anche lo sport. Marco Pantani per me è una bandiera; magari era uno sfigato, un cretino, ma non mi interessa. Il fatto che ci sia rimasto secco così da coglione è stupendo. E comunque era il più forte di tutti; diciamocelo, tutti quanti si facevano con la stessa roba nello stesso momento, l&#8217;unica maniera per andare era quella e se lui andava più degli altri era perché aveva più sangue e più cuore.</p>
<p><strong><img class="size-full wp-image-6101 alignleft" title="giorgio_canali_indie-eye_00061" src="http://www.indie-eye.it/recensore/wp-content/uploads/2009/12/giorgio_canali_indie-eye_00061.jpg" alt="giorgio_canali_indie-eye_00061" width="452" height="301" />Negli anni hai collaborato con molti gruppi emergenti, sia come produttore che come semplice ospite in qualche brano. Puoi citarci quelli che secondo te non hanno raccolto quanto avrebbero invece meritato, cosa che purtroppo in Italia accade spesso?</strong></p>
<p>Tutti, tutti. A partire da me stesso, che non ho raccolto quello che ho meritato. Non so perché, ma in Italia c&#8217;è questa specie di barriera stranissima: chi fa cose fighe non arriverà mai da nessuna parte, salvo qualche raro caso. E in quel caso poi deve giustificarsi. Forse perché c&#8217;è di mezzo un branco di fighetti di merda che fa finta di essere &#8220;l&#8217;informazione&#8221; o &#8220;la stampa&#8221;, parlo sia dei siti internet che delle radio. Quando qualcuno riesce ad avere un po&#8217; più di notorietà e di popolarità viene subito massacrato, come gli Afterhours: non ho mai visto tante critiche come nel loro caso. E loro sono il gruppo numero uno, al massimo numero due in Italia; quello che fa Manuel assieme agli altri &#8220;vecchietti&#8221; è spettacolare e non merita nessun tipo di critica. Poi è chiaro che chi non capita nel loro calderone cerca di vendicarsi. In fondo in Italia è sempre una questione di mafie, è una mentalità ricorrente e non c&#8217;è niente da fare. Siamo tutti molto piccoli, molto stupidi e pensiamo sempre al nostro orticello. Poi possono accadere i miracoli: per esempio il Consorzio dei Produttori Indipendenti era una cosa che sulla carta poteva solo fallire, come poi è successo, però il motore era gigantesco e non c&#8217;è stata in quel momento quella specie di cattiveria che normalmente c&#8217;è in Italia quando qualcosa di nuovo si forma.</p>
<p><strong><img class="size-full wp-image-6089 alignleft" title="giorgio_canali_indie-eye_0016" src="http://www.indie-eye.it/recensore/wp-content/uploads/2009/12/giorgio_canali_indie-eye_0016.jpg" alt="giorgio_canali_indie-eye_0016" width="452" height="301" />Tra le collaborazioni citate una delle ultime è quella con Vasco Brondi. Quando suonate assieme sul palco sembra che a tratti il vostro sia un rapporto padre-figlio&#8230;</strong></p>
<p>Sì, nel senso che lui è mio padre e io sono suo figlio. Lui è molto più vecchio di me, nonostante abbia la metà dei miei anni lui è un vecchio rincoglionito, io sono un piccolo ribelle. Il segreto è quello.</p>
<p><strong>La vostra collaborazione continuerà anche nel suo prossimo disco?</strong></p>
<p>Se lui riuscirà a mettere assieme un prossimo disco all&#8217;altezza del primo, sì. Comunque è ininfluente il fatto che io collabori a quell&#8217;album; so che se riuscirà a concretizzarlo sarà una cosa fantastica, indipendentemente dalla mia presenza o meno. Io mi auguro che riesca a fare una grande cosa da solo, senza ricorrere a nessuno in particolare. Se poi sarò della partita tanto meglio, se non ci sarò, sarò ugualmente felice o forse ancor di più perché significherà che riesce ad andare molto più in alto di quanto mi aspetto. Lui è una delle cose degli ultimi vent&#8217;anni che mi ha colpito di più, altrimenti non ci avrei investito così tanto dal punto di vista del tempo e dell&#8217;impegno personale.</p>
<p><strong>Finora hai lavorato alla colonna sonora di un paio di film di Davide Ferrario. Come è nata la collaborazione e come è stato lavorare con lui? Hai mai pensato di lavorare nuovamente per il cinema?</strong></p>
<p>Sì, il problema è che per lavorare nuovamente vorrei lo stesso rapporto che ho instaurato con Davide. Per me fare musica per il cinema non significa appoggiare delle canzoni di merda su un film di merda, vuol dire lavorare come ho fatto con lui, come si fa in America e invece in Italia non accade quasi mai. Vuol dire partire dalla sceneggiatura, scrivere, appoggiare la sceneggiatura a quanto scritto e girare con le idee sviluppate. E&#8217; una cosa molto particolare, probabilmente sarà possibile in un eventuale futuro solo con lui perché bisogna volerlo, bisogna impegnarsi e non tutti vogliono impegnarsi. In Italia la colonna sonora fondamentalmente non serve a niente, serve giusto a vendere qualche disco; se guardi al cinema francese, inglese o americano la colonna sonora ha invece un&#8217;importanza spaventosa. Da noi non è così, non è mai stato così; qualche volta lo è, però spesso basta incollare i propri pezzi arrangiati in maniera strana oppure qualche &#8220;bi-bo, bi-bo&#8221; in giro e sono tutti felici e contenti. Con Davide, per &#8220;Guardami&#8221; per esempio, abbiamo veramente lavorato partendo dalla sceneggiatura del film; io gli ho piazzato delle idee, lui le sparava sul set mentre gli attori recitavano. Abbiamo portato avanti la questione in maniera veramente coesa, fino al mixaggio fatto assieme a Cinecittà, fino all&#8217;editing. E&#8217; stata una cosa che ci ha preso veramente tanto tempo, però mi ha dato una soddisfazione magnifica.</p>
<p><strong><img class="size-full wp-image-6090 alignleft" title="giorgio_canali_indie-eye_0001" src="http://www.indie-eye.it/recensore/wp-content/uploads/2009/12/giorgio_canali_indie-eye_0001.jpg" alt="giorgio_canali_indie-eye_0001" width="452" height="301" />In un videoclip dei Virginiana Miller, quello di &#8220;Malvivente&#8221;, ti sei invece cimentato come attore, silenzioso ma pur sempre attore. Perché hanno scelto te per interpretare il protagonista del video?</strong></p>
<p>Perché ho la faccia da Vallanzasca, ce l&#8217;ho sempre avuta. Essendo così, mezzo scavato, con un sacco di rughe, sembro sempre un rapinatore. Mi chiedono sempre i documenti quando mi fermano, non è che mi dicono &#8220;Vada, vada&#8221;, non me l&#8217;hanno mai detto. Me lo dicono dopo quando ci faccio due chiacchiere e riesco a convincere anche lo sbirro più deficiente che non ho nulla a che vedere con il loro circolo. Però dal punto di vista della fisicità, della faccia, negli anni Novanta sembravo un profugo slavo, prima sembravo un terrorista, poi un mezzo bandito o un uxoricida scappato dall&#8217;ergastolo, quindi ogni volta trovo qualcuno che mi guarda male, mi ferma, mi chiede i documenti. Ho proprio la faccia da delinquente, me l&#8217;ha sempre detto anche mia mamma&#8230;</p>
<p><strong>Visto che domande su Ferretti ormai te ne hanno fatte a milioni, noi ti chiediamo invece cosa pensi dell&#8217;evoluzione artistica degli altri C.S.I.,  cioè Zamboni, Marroccolo e Ginevra Di Marco. Hai seguito quello che hanno fatto come solisti negli ultimi anni?</strong></p>
<p>Con Marroccolo bene o male abbiamo avuto la vita in comune fino a quest&#8217;ultimo album dei PGR, per cui è quello che conosco meglio. Lui e Giovanni sono le due persone con cui ho lavorato di più nella mia vita. In realtà non mi interessa molto, ognuno fa la sua vita. Io stimo sia Giovanni, che Gianni, che Massimo, che Francesco, che Ginevra per le cose che fanno, però probabilmente non li ascolterei mai; così come so di essere stimato da tutti loro per le cose che faccio, anche se nessuno di loro le ascolterà mai. Quella famiglia era molto particolare, si chiamava Consorzio dei Suonatori Indipendenti proprio perché ognuno viveva indipendentemente, anche nella testa, dagli altri e ognuno aveva un approccio musicale, artistico, etico, politico e mentale personalissimo. La &#8220;I&#8221; in fondo a C.S.I. era proprio quello.</p>
<p><strong><img class="size-full wp-image-6093 alignleft" title="giorgio_canali_indie-eye_0004" src="http://www.indie-eye.it/recensore/wp-content/uploads/2009/12/giorgio_canali_indie-eye_0004.jpg" alt="giorgio_canali_indie-eye_0004" width="452" height="301" />Uno dei testi più condivisibili che hai scritto è quello di &#8220;Mostri sotto il letto&#8221;. Dopo qualche anno è ancora valido o è cambiato qualcosa per te?</strong></p>
<p>Altroché se è valido. Io penso di non essere mai stato nella mia vita con una ragazza normale. Mia mamma mi diceva una cosa quand&#8217;ero piccolo, parlando di me: &#8220;se non son scemi non li vogliamo&#8221;. In effetti è così, se la persona che hai davanti non ha qualche problema mentale non ti interessa. Il fatto è che è così anche per la maggior parte delle ragazze: i ragazzi con cui escono hanno sempre qualcosa nascosto&#8230; Mi rendo conto che è una cosa quasi &#8220;puttana&#8221; per come la butto lì, però è vera. Mi rendo conto che poi c&#8217;è la maggioranza silenziosa per cui non vale, però non ha mai contato nulla.</p>
<p><strong>Ultima domanda: non ti sei ancora stancato di prendere a testate i microfoni?</strong></p>
<p>Finché le retine si piegano, no. Il problema sarà quando la mia testa diventerà troppo fragile, tipo osteoporosi o simili, e ad ogni testata dovrò andare all&#8217;ospedale. Però finché la mia testa è più dura del microfono va benissimo. In fondo sono solo delle cuffiette, retine di metallo che si deformano. E&#8217; bello perché è una specie di scultura costante quella che riesco a ottenere con la testa dentro ai microfoni Shure SM 58, non ce n&#8217;è uno uguale all&#8217;altro e potrei fare un&#8217;esposizione una volta. Anzi, d&#8217;ora in poi penso che proverò a comprare la capsula dal service che si occupa di fornire il microfono per farne una mostra a casa. Andy Warhol mi darebbe un bacio in bocca per questa idea.<img class="size-full wp-image-6092 alignleft" title="giorgio_canali_indie-eye_0008" src="http://www.indie-eye.it/recensore/wp-content/uploads/2009/12/giorgio_canali_indie-eye_0008.jpg" alt="giorgio_canali_indie-eye_0008" width="452" height="678" /></p>
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		<title>David Lynch presenta: Ariana Delawari</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 01:23:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione IE</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[<img class="size-full wp-image-6478 alignleft" title="delawari" src="http://www.indie-eye.it/recensore/wp-content/uploads/2010/02/delawari.jpg" alt="delawari" width="60" height="60" />David Lynch promuove, produce e dirige un teaser trailer per la musicista Afghana Ariana Delawari, i dettagli...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-6477 alignleft" title="delawari_lynch" src="http://www.indie-eye.it/recensore/wp-content/uploads/2010/02/delawari_lynch.jpg" alt="delawari_lynch" width="452" height="331" />David Lynch sta promuovendo il nuovo album di Ariana Delawari, musicista Afghana che ha registrato il suo <em>Lion of Panjshir </em>tra Kabul e Los Angeles, dove Lynch stesso ha post prodotto e mixato l&#8217;intera raccolta di canzoni e prodotto interamente un brano intitolato <em>Suspend Me</em>. Da quello che si può ascoltare sulla <strong>David Lynch Foundation Television</strong> sembra che tutti gli elementi cari al regista Americano, dalla Industrial Symphony con Badalamenti e la Cruise, al dub&#8217;n'roll mutante della Thought Gang fino al lavoro con Jocelyn Montgomery siano riassunti in questo viaggio che Lynch stesso definisce come &#8220;folk psichedelico&#8221;. Per promuovere l&#8217;album il regista Americano ha diretto un promo video di circa cinque minuti visibile attraverso la pagina promozionale dedicata a Ariana Delawari e messa in piedi su DLF.TV</p>
<p><a href="http://dlf.tv/2010/ariana-delawari/">Ariana Delawari su DLF.TV</a></p>
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		<title>Andrea Carboni - La terapia dei sogni (Red Birds_Seahorse recordings - 2010)</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 14:16:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvano Piombini</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[<img class="size-full wp-image-6469 alignleft" title="sogni_carboni" src="http://www.indie-eye.it/recensore/wp-content/uploads/2010/02/sogni_carboni.jpg" alt="sogni_carboni" width="60" height="60" />La Terapia dei sogni è il debutto full lenght di Andrea Carboni, la recensione di Silvano Piombini]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-6468 alignleft" title="andrea-carboni-la-terapia-dei-sogni1" src="http://www.indie-eye.it/recensore/wp-content/uploads/2010/02/andrea-carboni-la-terapia-dei-sogni1.jpg" alt="andrea-carboni-la-terapia-dei-sogni1" width="300" height="299" />Andrea Carboni è un Pisano &#8220;infedele&#8221;, trascorre l&#8217;infanzia tra la città natale e Ginevra avvicinandosi alla musica grazie allo studio del pianoforte. Il primo ep autoprodotto, l&#8217;amore manifesto, arriva nel 2006 e due anni dopo vince il concorso per band emergenti noto come Cuoio e Nuvole che gli permette di registrare cinque brani con la produzione di Donato Masci (<a href="http://www.indie-eye.it/recensore/2007/12/rio-mezzanino-economy-with-upgrade/">Rio Mezzanino</a>, <a href="http://www.indie-eye.it/recensore/2008/03/indie-eye-switch-out-festival-della-creativita-10-marvin/">Marvin</a>, Tribuna Ludu, <a href="http://www.indie-eye.it/recensore/2009/07/m2-global-pigeon-danza-cosmica-2009/">M2</a>); tracce che costitutiscono il quaranta per cento de La Terapia dei sogni, completato in seguito all&#8217;interessamento di Paolo Messere, mente dietro al progetto Blessed Child Opera e responsabile dell&#8217;etichetta di origini partenopee Seahorse Recordings. Il cd di Andrea esce in questi giorni per una nuova divisione dell&#8217;etichetta di Messere, chiamata Red Birds, legata a progetti maggiormente intimisti rispetto a quelli della casa madre e già pronta con una serie di uscite imminenti segnalate anche sul profilo myspace di riferimento; in relazione al catalogo nascente della RB Il debutto full lenght di Carboni conferma certamente la tendenza a privilegiare la linea di un pop sofisticato, da camera e con alcune venature folk, ma nel caso di Carboni con una forte caratterizzazione Italiana; lo sviluppo della scrittura in forma ballata che costituisce il nucleo de La Terapia dei sogni passa da Buckley figlio, le influenze francofone di De Andrè, alcune recenti produzioni Asthmatic Kitty e un mood che materializza le atmosfere di un&#8217;epica negativa ed oscura vicina per certi versi ai verticalismi di Paolo Benvegnù e a tutti quelli che gli fanno il verso senza fare pubblica ammenda. Carboni in questo senso supera assolutamente la media degli ultracorpi sguinzagliati sul nostro territorio grazie ad un talento non comune per la sfumatura e la drammatizzazione; capacità che con pochi e semplici elementi gli permette di attraversare terre conosciute con un approccio visionario; è il caso di<em> Livido</em>, della tempesta minimale di <em>Fingi</em>, dell&#8217;immaginaria e strumentale <em>Magici Mondi</em>, vicina a quel &#8220;Post-rock&#8221; di casa nostra, così romantico e così fuori tempo massimo, ma tutto sommato suggestivo. Chi ha visto Andrea Carboni dal vivo sa bene come le sue performance si reggano in piedi su una strategia teatrale di sicuro effetto; da solo, si fa sostenere da un looper simile a quello utilizzato da Julia Kent, rivelando un senso della scrittura orchestrale molto acuminato; quello che invece sfugge e che ci sembra funzionare molto meno soprattutto nella versione &#8220;studio&#8221; della sua musica è la voce, troppo aderente alla retorica dei testi, troppo vicina ad un oggetto che ogni tanto avrebbe bisogno di un bel gesto dell&#8217;ombrello per rendere più vive le cose, troppo legata ad una postura da chansonnier che a tratti sembra modularsi sulle intuizioni già battute da Carmen Consoli con maggiore credibilità; il risultato è allora monolitico e a tratti difficile da digerire. Aspettiamo con curiosità il prossimo capitolo.</p>
<p><a href="http://www.myspace.com/andreacarbonimusica">Andrea Carboni su myspace</a></p>
<p><a href="http://www.andreacarboni.it/eCard/">Andrea Carboni - E-card</a></p>
<p><a href="http://www.myspace.com/seahorserecordings">Seahorse recording su myspace</a></p>
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		<title>La materia strana; il promo video</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 14:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione IE</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cuoio E Nuvole]]></category>

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		<description><![CDATA[<img class="size-full wp-image-6459 alignleft" title="materiastrana1" src="http://www.indie-eye.it/recensore/wp-content/uploads/2010/02/materiastrana1.jpg" alt="materiastrana1" width="452" height="252" />La Materia Strana, dopo essersi piazzata alla <strong>finalissima del XX RockContest</strong> organizzato da Controradio, dopo essersi classificata come  <strong>seconda alla finale del concorso ItaliaWave</strong> 2009, <strong>vince finalmente l'edizione 2009 di Cuoio e nuvole</strong>, il concorso organizzato da <strong>Associazione La Stazione</strong>, <strong>segni e semi del futuro</strong>, <strong>Arci Toscana</strong> e <strong>Provincia di Pisa</strong>; grazie a questo risultato, <strong>La Materia Strana registra il primo Ep intitolato Raptus</strong> con la produzione di <strong>Donato Masci</strong> (Rio Mezzanino, Marvin, Tribuna Ludu) e in uscita per i primi di marzo 2010. <strong>Questo è il video promo che Indie-eye.it ha realizzato con il sostegno di tutti i partner di Cuoio e Nuvole</strong>; da non perdere!!!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.indie-eye.it/recensore/2010/02/la-materia-strana-il-promo-video/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a>
<p>La Materia Strana, dopo essersi piazzata alla <strong>finalissima del XX RockContest</strong> organizzato da Controradio, dopo essersi classificata come  <strong>seconda alla finale del concorso ItaliaWave</strong> 2009, <strong>vince finalmente l&#8217;edizione 2009 di Cuoio e nuvole</strong>, il concorso organizzato da <strong>Associazione La Stazione</strong>, <strong>segni e semi del futuro</strong>, <strong>Arci Toscana</strong> e <strong>Provincia di Pisa</strong>; grazie a questo risultato, <strong>La Materia Strana registra il primo Ep intitolato Raptus</strong> con la produzione di <strong>Donato Masci</strong> (Rio Mezzanino, Marvin, Tribuna Ludu) e in uscita per i primi di marzo 2010. <strong>Questo è il video promo che Indie-eye.it ha realizzato con il sostegno di tutti i partner di Cuoio e Nuvole</strong>.</p>
<p><strong>Francesca Messina</strong>, <strong>Massimiliano Lo Sardo </strong>ed <strong>Umberto Bartolini</strong>, ovvero <strong>La materia strana</strong>, grazie al supporto di Cuoio e Nuvole saranno impegnati in un <strong>tour promozionale</strong> per presentare Raptus, queste alcune delle date e altre in via di definizione:</p>
<p><strong>Venerdì 12 Febbraio -  @ La Stazione - San Miniato<br />
Mercoledì 17 Febbraio -  @ Caracol - Pisa<br />
Venerdì 19 Febbraio -  @ Ho Chi Minh - Pistoia<br />
Giovedì 4 Marzo - @ Ex Fila - Firenze<br />
TBA - Circolo Arci Brusciana - Empoli</strong></p>
<p>Un Ringraziamento particolare ad<strong> Alejandra Villar Borja </strong>per trucco e make-up (per informazioni  potete contattarla su <a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=659370600">Facebook</a>) e a <strong>La Stazione</strong> per i locali<strong> </strong>dove è stato girato il video.</p>
<p><a href="http://www.myspace.com/materiastrana">La materia strana su myspace</a><br />
<a href="http://www.facebook.com/pages/LA-MATERIA-STRANA/280590570582">La materia strana su facebook</a></p>
<p><a href="http://www.associazionelastazione.it/">La stazione sito ufficiale</a></p>
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		<title>Midlake - The Courage of Others - (Bellaunion - 2010)</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 08:38:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sOUNDVERITE</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[<img class="size-full wp-image-6453 alignleft" title="midlake" src="http://www.indie-eye.it/recensore/wp-content/uploads/2010/02/midlake.jpg" alt="midlake" width="60" height="60" />Il terzo, bellissimo album dei Midlake recensito da sOUNDVERITE.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-6452 alignleft" title="midlake-the-courage-of-others" src="http://www.indie-eye.it/recensore/wp-content/uploads/2010/02/midlake-the-courage-of-others.jpg" alt="midlake-the-courage-of-others" width="301" height="301" />È sempre operazione delicata riproporsi dopo l’album che ha sancito un’affermazione su larga scala, a livello di pubblico e critica. I Midlake con questo terzo album sapevano che avrebbero dovuto fare i conti con gli inevitabili paragoni con l’ottimo The Trials of Van Occupanther (Bella Union, 2006) e dunque, saggiamente, hanno deciso di ripartire da lì, da quel suono, per spingersi oltre e osare un passo in territori ignoti. Perciò, se da una parte resta intatta la natura di un progetto saldamente ancorato al folk-rock, e in particolare a un cantautorato caldo e malinconico, dall’altra la band capitanata da Tim Smith sembra aver modificato con decisione le coordinate sonore delle proprie composizioni e dei propri arrangiamenti. Non proprio una rivoluzione… ma poco ci manca. The Courage of Others vede innanzitutto ridimensionati i due grossi punti fermi del suono Midlake: Neil Young (per le chitarre) e Thom York (per i cantati). I due nomi, ingombranti, non spariscono del tutto e continuano a far capolino tra i solchi dell’album, tuttavia la loro influenza è decisamente sacrificata a favore di citazioni meno scontate. In particolare risulta felicissima (e audace) l’introduzione di riferimenti west-coast combinati con un utilizzo di flauti di chiara marca folk-progressiva inglese: canzoni come l’iniziale “Acts Of Men”, “The Horn” o “Bring Down” in questo senso potrebbero essere considerate come una sorta di manifesto del nuovo corso. Ma è tutto l’album ad essere disseminato di riferimenti inattesi e anche molto lontani tra loro, dagli Eagles ai Fairport Convention, dai Creedence ai Jehtro Tull, per un risultato finale che, per quanto non ‘inaudito’ (si pensi agli Espers ad esempio…), si rivela assolutamente entusiasmante. La differenza, ancora una volta, la fa la voce e la scrittura di Tim Smith che, oggi, può essere finalmente annoverato nel pantheon dei ‘nuovi’ grandi autori. Il coraggio (degli altri?) paga.</p>
<p><a href="http://www.myspace.com/midlake">http://www.myspace.com/midlake</a><br />
<a href="http://www.myspace.com/midlake">http://www.bellaunion.com/</a></p>
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