Buenretiro – In penombra (DeAmbula Records, 2011)
Di: Andrea Quadroni
Pubblicato il 28 gennaio, 2012
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I Buenretiro sono una band pescarese composta da Mauro Spada (voce e basso), Francesco Politi (chitarra), Carmine Blasioli (batteria) e Loreto Di Giovanni (chitarra). Attivi da oltre dieci anni, hanno cominciato con due lavori autoporodotti (Ruggine Perfetta e Demode) arrivando nel 2007 all’esordio discografico con l’album Escargot, distribuito da DeAmbula Records. Con la stessa etichetta è uscito nel novembre 2011 Penombra, prodotto da Amaury Cambuzat, leader degli Ulan Bator.
Angoscia e ottimismo, disperazione e fiducia. Il passaggio attraverso le diversità del disco è la penombra, anello di congiunzione fra la luce e il buio. Le sonorità sono un mix fra shoegaze, psichedelia e post rock. Si comincia con la marziale Canto primo proseguendo con Quale luce, densa e coinvolgente. Negli angoli è vicina alle melodie sadcore, Xenon, con le sue esplosioni di suoni, porta la mente ai primi Explosions in the Sky mentre Finis Terrae si lascia andare a sperimentazioni più calme, riconducibili al genere ambient. O cebreiro e Gaia riportano l’ascoltatore sui terreni più conosciuti dello shoegaze, per depositarlo poi a fine disco, con le coinvolgenti ed emozionali In penombra e Montagne.
La linea ritmica non è prevaricante, resta sullo sfondo contribuendo però a creare una tensione emotiva costante con le sue decise accelerazioni di basso. La chitarra è fondamentale nel creare e legare assieme atmosfere ora luminose, ora crepuscolari, ora buie. La bravura e perizia tecnica dei musicisti riesce a coinvolgere l’ascoltatore in diversi mondi e stati d’animo. Il suono è compatto e solido, ponderato in ogni sua sfumatura non risulta pesante o eccessivo.
La scelta di cantare in italiano permette di cogliere più a fondo i significati dei testi e legarli assieme ai suoni, creando una sinergia vincente. La voce ricorda in alcuni tratti Godano dei Marlene Kuntz, soprattutto nelle prime tracce. Non viene forse valorizzata al massimo, però l’idea di ricorrere spesso al sussurro (in alcuni casi spettrale) è vincente. I testi si legano a braccetto alla musica dando vita a un’ottima simbiosi con la sezione strumentale.
Il disco gioca sulle sfumature, scommettendo con coraggio sulla componente emozionale, non tralasciando per questo la qualità della musica. Suono compatto e al centro e sfocato ai margini, voce sussurrata e testi d’impatto. Il risultato è un concept denso e pieno di tante belle idee, piacevole all’ascolto, capace di nutrire la mente con spunti e riflessioni interessanti.
Tracklist
Canto Primo | Quale Luce | Negli Angoli | Xenon | Finis Terrae | O Cabreiro | Gaia | Boulier Violette | In Cerchio | Maree | Penombra | Montagne
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