Massimo Volume e Bachi da Pietra – Split EP (La Tempesta Dischi, 2011)

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Pubblicato il 13 maggio, 2011
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Lo avevamo accennato in occasione della recensione di Quarzo, e qui lo ribadiamo con fermezza: il tour congiunto di Massimo Volume e Bachi da Pietra ha segnato un simbolico passaggio di testimone fra due realtà dell’underground italiano sorprendentemente affini. Sembra quasi che Emidio Clementi, Egle Sommacal e Vittoria Burattini abbiano identificato in Giovanni Succi e Bruno Dorella i loro degni eredi, gli unici in grado di portare avanti quella fusione di rock non convenzionale e poesia in lingua madre che per lungo tempo è rimasta una prerogativa esclusiva dei bolognesi. Lo split EP recentemente licenziato da La Tempesta Dischi pone un suggello all’intera operazione, affidando ai posteri concreta testimonianza di tale relazione: a ciascun gruppo spettano un brano originale ed una cover, scelta – “come si faceva negli anni ’60” – tra le più recenti composizioni dei colleghi. In entrambi i casi i Massimo Volume giocano in casa, rimanendo all’interno di ambiti stilistici ampiamente consolidati. Lo splendido inedito Un altro domani, con le sue aperture melodiche e quella voce che passa da un sussurro ad un urlo, non avrebbe sfigurato su Cattive Abitudini. Anche il brano di Quarzo con cui il gruppo si cimenta non determina deviazioni significative dal percorso abituale. Già nella versione originale Morse presentava interventi di chitarra che richiamavano esplicitamente la tecnica di Sommacal, tanto da rendere la scelta della cover piuttosto prevedibile. Eppure i bolognesi evitano di accentuare gli elementi più scontati, riuscendo a non scadere nell’autocitazione. Il trattamento dei Massimo Volume, semmai, ingentilisce il brano fino a conferirgli “un’atmosfera che ricorda certe orchestrazioni di Gil Evans”, secondo quanto dichiarato dallo stesso Clementi. I Bachi, al contrario, si avventurano fieramente lungo sentieri inesplorati. Nonostante sia stata composta di recente, Litio ha rapidamente raggiunto la statura del classico. I nostri si misurano dunque con una sfida pericolosa e non ne escono del tutto illesi. Impossibile eguagliare la carica emozionale sprigionata da Mimì e compagni, Succi e Dorella nemmeno ci provano; puntano piuttosto all’imbarbarimento, tramite chitarre esasperate e percussioni monolitiche. La loro versione, scarnificata e spigolosa, si dimostra riuscita ma paga necessariamente pegno di fronte alla potenza evocativa dell’originale. Al pari di Prometeo i Bachi peccano di hýbris, meritando una menzione d’onore per il coraggio dimostrato. Anche l’inedito Stige 11 stupisce per la manifesta volontà di osare: a fronte di scarse affinità con i suoni felpati di Quarzo, possiamo rintracciare nel noise/metal dei Jesus Lizard l’influenza che ha portato a delineare il riff contorto su cui si regge il brano. La traccia centra il bersaglio proprio grazie alla sua atipicità, lasciando presagire quali potrebbero essere i futuri sviluppi del progetto. Il materiale preso in esame è poco, ma la classe e il mestiere dimostrati non lasciano dubbi sulla statura degli artisti in questione: nel peggiore dei casi il risultato è semplicemente buono, nel migliore si arrivano a toccare punte di eccellenza assoluta. Chapeu.

Massimo Volume sul web

Bachi da Pietra sul web

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Federico Fragasso
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