Joan As Police Woman: la foto intervista @ indie-eye.it, Roma, 22 Luglio 2012
Di: Giuseppe Zevolli
Pubblicato il 1 agosto, 2012
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Joan Wasser ama il nostro paese, non c’è che dire. La “poliziotta”, così si ribattezzò dieci anni fa in onore della serie 70s con protagonista Angie Dickinson, si aggira spesso e volentieri tra Nord e Sud, un tour dopo l’altro, a volte da sola, più spesso con la sua indissolubile band. Ospite di Roma Incontra il Mondo torna nella capitale per un concerto nella splendida cornice del laghetto di Villa Ada. L’acquazzone tanto temuto risparmia la serata all’aperto: Joan torna con la consueta formazione (Parker Kindred alla batteria, Tyler Wood a moog bass, tastiere e synth) e il consueto ibridone di pop, rock e soul, ancora incarnato dall’energizzante The Deep Field, uscito lo scorso anno e accolto dai più come un ottimo assestamento dello stile della polistrumentista di Brooklyn. Il curriculum di Joan in quanto a collaborazioni e side project cresce di mese in mese, mentre tour lunghissimi e capillari si susseguono senza sosta. Solo nelle poche settimane che precedono il nostro incontro ha avuto modo di supportare Lou Reed e suonare con Patti Smith: “usual stuff”, per una come Joan. La scaletta del concerto lascia To Survive nel cassetto e rispolvera buona parte di Real Life con grandissimo entusiasmo del pubblico. «Thank God for music. It’s all I gotta say», mormora di sfuggita al microfono dopo il trionfo di I Defy. Tre i nuovi brani: Stay in apertura, una morbida Morning Bell e un innominato, lungo brano infarcito di feedback e distorsioni con cui torna in gran stile per gli encore. La incontriamo dopo un lungo soundcheck: Throbbing Gristle in sottofondo, mi guarda da lontano e noto che ha una maglietta con la copertina di Loaded dei Velvet Underground. «Vi ho visti che canticchiavate al soundcheck, benvenuti!». Stanca, stanchissima, si risveglia dal torpore da jet lag e chiacchiera con entusiasmo. Si sente ancora una bambina di otto anni, ci dice, ma la cosa più importante è aver imparato a mantenere il controllo. Meet the Police Woman.
Bentornata a Roma, Joan. Come stai?
Sono incredibilmente esausta, oltre che incredibilmente jet-lagged. Da quando sono arrivata in Italia ho suonato ogni sera, domani avremo il nostro primo giorno libero. Cerco di tenere a mano le energie, ma è dura!
Jet lag a parte, ormai per te tornare in Italia dev’essere come tornare alla tua seconda casa. Negli ultimi anni i tuoi concerti sono diventati un appuntamento fisso qui…
In un certo senso lo è davvero. Siamo molto spesso in Italia, non c’è che dire. Quando torniamo è sempre stupendo.
L’anno scorso di questi tempi hai tenuto un tour diary online in cui raccontavi le tue giornate italiane.
Quel blog è stato il motivo per cui non ho dormito durante quel tour! (continua nella pagina successiva…)
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