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Ben is Back, in sala dal 20 dicembre, è un fortino della parola costruito attorno alle prove di Lucas Hedges e Julia Roberts. Il film, quando emerge come spirito dell'esperienza, deve esser cercato nei loro volti. Oltre questa drammaturgia asciutta e asfissiante non c'è molto altro.  

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Vicinissimi, quasi sigillati nei loro rispettivi personaggi, Julia Roberts e Lucas Hedges creano un recinto invisibile intorno al nuovo film di Peter Hedges, un’aderenza commuovente e fisica alla sostanza dei sentimenti, ma allo stesso tempo un’impermeabilità totale rispetto ai margini di un’immagine che non trova altri sbocchi se non nella centralità drammaturgica che il regista dello Iowa ha costruito come un fortino intorno al figlio e all’attrice americana. 

Ben (Lucas Hedges) torna a casa dopo settantasette giorni di vita lontani dalla droga. Il suo posto sarebbe all’interno di un centro di recupero, ma improvvisamente compare sulla soglia di casa, con una richiesta di affetto e di fede rivolta ad una famiglia devastata dal dolore. Sarà la madre a mediare le paure di tutti e ad assorbirne i timori, in un tempo presente che è anche ritorno ai mostri del passato, riesumati attraverso la lunga agnizione che occupa tutta la seconda, tesissima parte del film. 

Senza cedere di un millimetro rispetto alle intenzioni di scolpire nella parola tutta la spinta propulsiva del film, Hedges controlla gli stati emotivi dei suoi due attori isolando la loro performance ed esercitando un controllo misuratissimo su qualsiasi eccesso rispetto alla messa in scena. Non c’è pietismo, né si ricorre alla commozione ad effetto. Scabro e scabroso in un certo senso, ma ordinariamente performativo nel lasciare fuori oggetti, ambienti e improvvise irruzioni nel o dal fuori campo, come se potessero disturbare il dominio attoriale, invece di arricchirlo e spingerlo verso l’incertezza di un’emozione non prevista. 
Anche per questo Ben is Back risulta asfitticamente controllato e programmatico; quasi un rovesciamento matrilineare di “Ordinary People”, ma senza l’attenzione agli oggetti e alla morfologia anche materiale della vita borghese che il film di Robert Redford riusciva a delineare. 

Il film diventa allora il cuore di un legame, la sostanza di un rapporto controverso esperita attraverso il peso e l’ambivalenza delle parole e la diversa distanza in relazione ai personaggi. 
Da questo punto di vista Hedges riesce abilmente a far emergere la presenza del passato attraverso una serie di dettagli tutti declinati al presente, a partire dalla nuova conformazione famigliare che costituisce il nucleo vicino a Holly (Julia Roberts); un secondo marito (Courtney B. Vance), la sorella minore di Ben avuta dal primo matrimonio (Kathryn Newton), i due giovani fratellastri nati dalla nuova relazione di Holly (Mia Fowler e Jakari Fraser), tutti collocati ad una diversa distanza dalla maggiore o minore densità della parola, quasi a suggerire lo scarto tra Ben e la dimensione nucleare attraverso il diverso peso affidato ai personaggi che lo circondano, mentre tutta l’elettricità e l’energia che passa nel dialogo con la madre, oltre a chiarire la genesi di un rapporto complesso, tiene alto il livello del confronto, sostanzialmente consegnando loro tutto lo spazio e il senso. 
Ecco perchè nel film di Hedges i momenti più convincenti di cinema dobbiamo trovarli nel contrasto tra il volto di Lucas e quello della Roberts rispetto alle performance scritte; nei vuoti reciproci e nel tentativo disperato di riempirli, tra la parola e la pressione del non detto che trapela dagli occhi e dalla bocca, da una smorfia o una contrazione di dolore.

Peter Hedges
Ben is Back
USA - 2018

Con Julia Roberts, Lucas Hedges, Courtney B. Vance, Kathryn Newton, Tim Guinee, Alexandra Park, Rachel Bay Jones, David Zaldivar, Michael Esper, Myra Lucretia Taylor, Kristin Griffith, Jack Davidson, Faith Logan, Candace Smith, Marquise Vilson, Mia Fowler, Teddy Cañez, Jayden Abrams, Jakari Fraser, Jocelyn Bioh, Melissa van der Schyff, John Cashin
Durata 98 min

 

Alberto Giannini

Alberto Giannini

Classe 1966, Perugino e con alle spalle una tesi sulla "fenomenologia" Pasoliniana, si dedica alla scrittura "sul" cinema con la stessa passione con cui monta e smonta i circuiti integrati che maneggia per vivere.