Indie-eye – Cinema – Rivista di Critica Cinematografica

La giovane regista coreana Jung July ospite della tredicesima edizione del Florence Korea Film Fest; l'autrice ha incontrato la stampa fiorentina per presentare il suo A Girl At my door, opera prima crudissima oggi 21 marzo in anteprima Italiana al Cinema Odeon di Firenze 

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Il Florence Korea Film Festival è tornato, la XIII edizione è in programma dal 20 al 30 marzo a Firenze. Tra i film di punta di questa edizione, dopo la presentazione al Festival di Cannes nella sezione Un certain régard,  l’opera prima di Jung July, A Girl at My Door, film crudo, intenso, che parla dell’incontro tra due solitudini, quella di una ragazza maltrattata dai genitori e quella di una poliziotta omosessuale e alcolizzata.

La giovane regista coreana risponde così alle domande dei giornalisti.

Il film affronta temi forti come l’incesto, l’omosessualità femminile, l’alcolismo e lo sfruttamento dell’immigrazione clandestina. È un tentativo di raccontare la società coreana contemporanea oppure è solo pura finzione?

«L’idea di questo film mi accompagna da molto tempo, dagli anni in cui ero studente di cinema. È vero, ci sono molti temi scottanti, come quello dell’alcolismo; ma prima di tutto il mio obiettivo era quello di far incontrare due solitudini, quella della ragazza maltrattata dai genitori e quella della poliziotta omosessuale e alcolizzata. Da questo contrasto si sviluppa il film, che racconta una parte di Corea».

Hai ripreso un archetipo del cinema coreano, l’incontro tra due persone sole, la cui vita è stata segnata da eventi traumatici. Hai evitato però la collocazione nel genere action.

«Doveva affiorare con forza il tema della solitudine e proprio per questo serviva un contenitore adatto, poco incline all’azione. È stata una scelta ponderata».

Immagino sia stato difficile trovare i finanziamenti per realizzare questo film.

«È un film low-budget, realizzato con l’equivalente di 300mila euro. Non posso negare che ho trovato difficoltà a trovare le risorse proprio a causa dei temi trattati. Per fortuna ho trovato attori molto disponibili che hanno accettato di lavorare senza alcuna garanzia economica, ma accettando di guadagnare sugli eventuali introiti».

La giovane protagonista è stata costretta a girare scene molto crude. Come si è lasciata convincere?

«Volevo fortemente questa attrice, la giudicavo perfetta per questo ruolo. In un primo momento però aveva rifiutato poi sono riuscita a convincerla. Ha avuto grande importanza la madre, che è sempre stata presente durante le riprese e ha facilitato le cose».

Le musiche sono particolarmente incisive. Come sono state scelte?

«C’è stato un confronto serrato tra me e il direttore delle musiche. L’idea era quella di tracciare una linea musicale che rispettasse la drammaticità del film. Il risultato è stato buono».

Come è stato accolto il film in Corea?

«Il fatto che il film sia stato selezionato a Cannes ha favorito la diffusione. C’è stata molta attenzione mediatica, dovuta anche al significato del lavoro. Siamo soddisfatti del buon riscontro di pubblico e critica».

Conosci il cinema italiano?

«Gran parte del cinema che arriva in Corea è di matrice hollywoodiana. Ma, nonostante questo, esistono luoghi dove è possibile vedere film europei. Durante i miei studi di cinema sono stata molto influenzata da due registi italiani, Michelangelo Antonioni e Nanni Moretti».

Progetti per il futuro?

«Ho in mente di realizzare un film alla “Antonioni”, la storia di un incontro tra una donna di mezza età e una ragazza molto più giovane».

A girl at my door verrà distribuito in Italia da Fil Rouge Media e sarà programmato al Korea Film Fest di Firenze in anteprima Italiana il 21 marzo al cinema Odeon alle ore 20.00

Michele Nardini