Indie-eye – Cinema – Rivista di Critica Cinematografica

Un atto estremo della volontá azzera la necessitá di sognare ed é cosí che tutte le immagini possono scomparire e il sangue smettere di sgorgare. Ma é tutto davvero cosí lineare nel nuovo suggestivo film della regista ungherese Ildiko Enyedi? "Corpo e anima" dal 4 gennaio in sala grazie a Movies Inspired, piú che per sottrazione, come accade da sempre nel suo cinema, documenta l´irruzione di una sur-realtá che a poco a poco sostituisce norme e volontá percettiva. La recensione 

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Ildiko Enyedi é una delle autrici Ungheresi piú importanti. Attiva dal 1989 ottiene subito la Camera D’Or con il suo debutto, il notissimo “My Twentieth Century“. A partire da quel film non ha mai abbandonato le suggestioni di un certo realismo magico, estremizzandole con una delle sue opere piú controverse, “Simon Magus“, strano film sospeso in una dimensione magica e allo stesso tempo totalmente immerso nel contesto urbano della Budapest fine novanta.

L’impossibilitá di comunicare a causa delle differenze linguistiche e culturali (Simon Magus) oppure per la collisione tra realtá, desiderio e i dadi del caso (Tamás és Juli), ma anche l’incapacitá della psicoterapia di codificare la complessitá della vita interiore (la serie televisiva Terapia, uno dei suoi lavori piú recenti) sono elementi ricorrenti che tornano in una forma piú contratta ed ellittica nel nuovo “Corpo e Anima“.

Ambientato in un mattatoio tra il personale addetto alla macellazione ed un gruppo di dirigenti incaricati di controllare l’accuratezza dei processi di lavorazione, “On Body and Soul” identifica da subito nello sfondo della vicenda una cornice che é allo stesso tempo simbolica e duramente legata alla scoperta della morte.

Mentre il sangue imbratta le pareti e i pavimenti, le membra delle bestie macellate vengono stroncate dagli strumenti d’acciaio, la Enyedi si sofferma sullo sguardo degli animali, quasi esprimessero una tale consapevolezza sulla fine della libertá e sul loro destino, da provocare commozione e spavento allo stesso tempo. Endre (Morcsányi Géza), responsabile del personale, scruta a distanza i movimenti della neoassunta Mária (Alexandra Borbély), ispettore di qualitá. La giovane donna, il cui biancore contrasta con i colori accesi e marci del mattatoio, tiene a distanza tutti quanti e manifesta un’attenzione maniacale per i dettagli.

Endre prova attrazione e curiositá, ma i suoi tentativi sono scoraggiati dal comportamento ai limiti dell’autismo di Maria.
L’impossibilitá di toccarsi e di entrare in una relazione empatica tra persone, ma anche con oggetti, epifanie e sensazioni attraversa tutti i personaggi che gravitano intorno al mattatoio, inclusa la psicoterapeuta incaricata di indagare su un episodio di contraffazione avvenuto internamente all’azienda.

É in questo contesto che la dimensione onirica si manifesta come occasione per incontrarsi, uscire dal mondo per comprenderlo meglio.
Endre e Maria fanno lo stesso sogno e in mezzo ad una foresta innevata si scrutano attraverso lo sguardo di due cervi.
La regista ungherese si dimostra interessata alla rappresentazione naturalistica del sentire, soffermandosi sulla masticazione dei cervi, sul rumore della neve scossa al loro passaggio, sul respiro.

Da corpo inerte, quello di Maria, torna ad essere un soggetto a contatto con la meraviglia. Se ostinatamente continua a frequentare uno psicologo per bambini, questo accade perché la sua scelta assume a poco a poco il senso di una rinascita. 
La realtá nel film della Enyedi sembra interpretata attraverso un apparato simbolico a tratti davvero  ingombrante, ma é necessario riconoscerle una capacitá sorprendente di lavorare per contrasti tanto da far scomparire la presenza della cornice.

Piú che per sottrazione, il suo cinema, da sempre, documenta l´irruzione di una sur-realtá che a poco a poco sostituisce norme e volontá percettiva. 

I sentimenti allora, come la misteriosa coabitazione dello stesso sogno, non possono essere verificati con i consueti strumenti cognitivi, ma solamente con un atto di fede, lo stesso che salva Maria da una fine quasi certa. Ed é qui che il cinema della Enyedi diventa profondamente umano: un atto estremo della volontá azzera la necessitá di sognare, tutte le immagini scompaiono, la foresta rimane vuota, il sangue smette di scorrere. Ma é tutto davvero cosí lineare, o al contrario, la profonda ironia che attraversa l’intero film, ci suggerisce che la felicitá puó esistere solo nell’azzeramento di ogni spazio immaginale, un orizzonte piatto senza piú sorprese né dolore.

Corpo o anima, sangue o spirito?

Michele Faggi

Michele Faggiè un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. È un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Si è occupato di formazione. Ha pubblicato volumi su cinema e new media. Produce audiovisivi
Michele Faggi

Ildikó Enyedi
Corpo e Anima
Ungheria - 2017

Con Alexandra Borbély, Géza Morcsányi, Réka Tenki, Zoltán Schneider
Durata 116 min
Titolo originale A teströl és a lélekröl