Indie-eye – Cinema – Rivista di Critica Cinematografica

Paolo Virzì firma un originale intreccio dal sapore noir raccontando fuori dalla sua Toscana un’Italia ricca di ipocrisia e affamata di materialismo 

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Non è per niente facile riconoscere la regia e le ambientazioni di Paolo Virzì nel suo ultimo film Il capitale umano”, che rappresenta senza dubbio un cambiamento di direzione, si vedrà se momentaneo o definitivo, nella carriera del regista livornese. La prima novità assoluta è rappresentata dalla scelta di ambientare il plot, liberamente tratto dall’omonimo romanzo dell’americano Stephen Amidon, fuori dall’amata Toscana, in una Brianza splendidamente definita sui toni freddi paralleli al racconto dalla fotografia di Jerome Almeras e Simon Beaufils, teatro di un intreccio capace di raccontare l’Italia di oggi da diverse angolature socio-esistenziali. Un magnate della finanza, la bella e svagata moglie Carla, persa nel rimpianto del perduto amore per la recitazione; sullo sfondo la figura di un figlio adolescente schiacciato dalle pressioni familiari, dal dover essere sempre all’altezza di una figura paterna tanto potente e ingombrante quanto svuotata di affettività: sarà il legame con una compagna di scuola a catapultare il fragile Massimiliano in un incubo senza apparente via d’uscita, coinvolgendo anche la famiglia della fidanzatina Serena. Il padre della ragazza, affascinato dal lusso della famiglia frequentata dalla figlia, si intrufola senza ritegno in quel mondo così lontano dal suo – immobiliarista dalle pretese ben superiori alla realtà – convinto di poterne fare parte senza alcuna conseguenza, quasi si fosse trattato di una scalata sociale fortunata e inaspettata. Ma la voglia di accrescere il suo capitale finanziario partecipando agli investimenti del consuocero dovrà fare i conti con una serie di eventi che, proprio come accade spesso nel mercato, sono imprevedibili e spietati: lo spettatore arriverà a conoscere la verità attraverso i punti di vista di tre personaggi – Serena, il padre Dino e la first lady Carla – fino al vorticoso epilogo. A dare forza alla buona sceneggiatura firmata da Virzì con Francesco Bruni e Francesco Piccolo è l’interpretazione di un cast di alto livello, a partire da Fabrizio Bentivoglio e Fabrizio Gifuni, capaci di caratterizzare senza retorica due personaggi tremendamente ancorati al reale, affiancati dalle rispettive partner Valeria Golino e Valeria Bruni Tedeschi, simmetricamente impegnate nell’arduo compito di salvare i sentimenti nel desolante scenario dei rapporti umani sciolti dall’utilitarismo e dalla monetizzazione della vita. Quanto vale una vita umana? L’evento tragico che apre e chiude il film rimane poco esplorato, la morte aleggia quasi leggera sulla tensione ben celata tra cene di beneficenza, partite a tennis e patinati ricevimenti, dando la chiara percezione di un vulcano che si agita e ribolle mentre in superficie tutto continua a scorrere ipocritamente bene, nella migliore tradizione di una classe dirigente che “ha scommesso sulla rovina del Paese e ha vinto”, anche a costo di giocarsi l’anima. E’ in questo senso illuminante la parentesi teatrale incastonata nella vicenda attraverso il personaggio di Carla, ex attrice rapita dal sogno di recuperare l’unico teatro cittadino che cade a pezzi, circondata in quest’impresa da una serie di figure specchio della situazione culturale nazionale, destinata a rimanere vittima di un’illusione rifugiandosi nostalgicamente nella visione di un’avanguardia ormai morta, mentre il confronto sul tema con il marito apre uno squarcio sull’incomunicabilità tra due mondi, quello economico e quello culturale, legati a doppia mandata sul fronte dei finanziamenti. Sono molte le sfaccettature sul piano relazionale e visivo ad emergere ne “Il capitale umano”, armonizzate con il giusto equilibrio e in grado di coinvolgere lo spettatore dal primo all’ultimo minuto, come non molto spesso succede nel cinema italiano.

Paolo Virzì
Il Capitale Umano
Italia - 2014

Con Valeria Bruni Tedeschi, Fabrizio Bentivoglio, Valeria Golino, Fabrizio Gifuni, Luigi Lo Cascio
Durata 109 min

 

Elisabetta La Micela

Elisabetta La Micela

Elisabetta La Micela si è laureata in Editoria e specializzata in Discipline dello spettacolo all’Università “La Sapienza” di Roma. Giornalista pubblicista, si occupa di scrittura creativa per diverse riviste on line e per la televisione, oltre ad aver maturato un’esperienza parallela nel campo della didattica e del teatro sociale.