Indie-eye – Cinema – Rivista di Critica Cinematografica

Nella profonda solitudine dell'atipiano Cileno tre sorelle si interrogano sul significato delle proprie vite; Las niñas Quispe è uno dei nove film selezionati per la 28ma settimana internazionale della critica 

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Sebastián Sepúlveda dopo aver vissuto fino a 18 anni tra l’Europa e il Sud America per l’esilio della sua famiglia, torna in cile intorno al 1990 e comincia a studiare storia. Comincia presto a girare i suoi primo cortometraggi, studiando contemporaneamente presso due delle scuole più prestigiose del mondo audiovisivo. Montatore e sceneggiatore, tra i film per i quali ha scritto il “pruriginoso” Joven y alocada di Marialy Rivas.

Las niñas Quispe è il suo primo lungometraggio di finzione, arrivato dopo un’esperienza dietro la macchina da presa di tipo documentaristico. Scritto da Santiago Otheguy il film è prodotto da Juan de Dios e Pablo Larraín per Fabula ed è la storia di Justa, Lucia e Luciana, tre sorelle tra i 50 e i 60 anni che vivono di pastorizia sull’altipiano Cileno in una solitudine che è loro congeniale, accompagnate solamente da capre e cani. La preoccupazione delle sorelle Quispe cresce dal momento in cui nessun pastore è venuto a trovarle sull’altipiano come accade solitamente ogni primavera. Un sentimento di abbandono che cresce dopo la morte della sorella maggiore, Maria. Sarà Don Javier, un rappresentante che vive in città, a portargli ulteriori, pessime, notizie; una recente legge del governo sta proibendo il pascolo delle capre in tutta l’area circostante. L’ansia delle sorelle aumenta causando una serie di interrogativi: le forze dell’ordine uccideranno i loro animali? Rimarranno da sole per sempre? Dopo essersi interrogate reciprocamente, valutano che l’unica a poter rispondere alle loro domande è proprio Maria, la sorella morta. Mentre portano le capre al pascolo sulle colline, Lucia e Luciana incontrano Julio, un giornalista che sta cercando un passaggio per andare in Argentina. Sta fuggendo dalla repressione, per questo viaggia da solo in una sorta di auto-esilio. Mentre i racconti dell’uomo sulla violenza della polizia accrescono le paure di Lucia, Luciana prova una forte attrazione per il giornalista, un interesse che allo stesso tempo evidenzia la fine del suo ciclo come donna. Luciana si ammala, contrae una febbre altissima che forza Justa a cercare aiuto, anche se la pioggia furiosa non le consentirà di andare troppo lontano. Luciana si sveglierà e mentre Lucia si prenderà cura di lei, questa le racconterà degli inutili tentativi di aiuto di Justa e di come le due donne hanno ormai preso la decisione di morire. Una notizia che causa il pianto di Luciana, nonostante questo, Lucia ha capito che tutti i pastori se ne sono ormai andati e senza l’aiuto di Maria, la sorella morta, non potranno più fare niente. La morte, unirà nuovamente le sorelle. Luciana accetta il suo destino e lascia che Justa prepari la corda che servirà ad impiccarle ad una roccia nelle vicinanze. Mentre Lucia e Luciana metteranno le loro cose in ordine, Justa ucciderà tutte le capre, i cadaveri saranno disposti ordinatamente in cucina, insieme a tutti i loro oggetti. Una volta disposte le cose, si recheranno alla rocca, e si legheranno ad una corda reciprocamente, assicurando insieme a loro anche il cane morto, per unirsi in un abbraccio estremo.

Michele Faggi

Michele Faggiè un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. È un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Si è occupato di formazione. Ha pubblicato volumi su cinema e new media. Produce audiovisivi
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