Indie-eye da oggi cambia periodicità e diventa mensile, un’apparente assurdità se si considera la natura “online” del progetto nato nel 2005 e consolidatosi a partire dal 2007.
Ma al netto del dato tecnico legato alla registrazione come testata ad un tribunale, è per me il segno preciso di una scelta di campo che riguarda tutto quello che continuerà a trovare spazio su queste pagine e di conseguenza, ciò che non sarà più contemplato.
Vengono definitivamente soppresse le news quotidiane, il rilancio dei comunicati stampa trasformati in redazionali, la rincorsa alle uscite, tutti quei contenuti costruiti per esaurirsi nel tempo della digestione dei social network.
Fuori dal flusso dell’agenda informativa, non ci sarà più la necessità di presidiare ogni giorno uno spazio che oggi viene alimentato senza interruzione da migliaia di fonti diverse.
Mai stata incline ad agevolare questi aspetti e a trasformarli in occasioni tribali, indie-eye se ne tira completamente fuori. La rete non soffre certo di una carenza di informazioni e ad interessarmi maggiormente è il modo in cui alcune forme dell’inattuale, possono rivelarci schegge di futuro.
Scegliere e lasciar sedimentare significa poter dedicare lo spazio necessario ad un film, un autore, un’immagine, una sollecitazione culturale, anche e soprattutto quando quello spazio eccede largamente le misure considerate “convenienti” per la lettura online.
Non sono mancate in questi vent’anni le ibridazioni tra linguaggi, con i video di documentazione, i podcast, le interviste “connettive”, le video-guide didattiche sui dispositivi tecnologici legati all’audio/video che superano le due ore e che in virtù di quella durata, hanno aggregato una piccola comunità insospettabile e imprevedibile.
Indie-eye rimane realtà squisitamente non commerciale e accentua questa caratteristica svuotando il contenitore da quell’obbligo di frequenza, frutto delle stringenti regole del marketing, utili per inseguire traffico e lettori ad ogni costo.
Ci si può allora permettere di pubblicare meno e sperare che un contenuto duri di più, e imbocchi altre vie di circolazione rispetto all’isteria social che sta massacrando tempi e modi della scrittura.
Tornano al centro gli approfondimenti, anche quelli più “estremi”, come il saggio su Wołyń che trovate in home page, film del regista polacco Wojciech Smarzowski uscito dieci anni fa, di cui si è parlato pochissimo in Italia e che per ragioni complesse è di nuovo parte di un dibattito centrale nelle relazioni attuali tra Ucraina e Polonia.
Il contributo di indie-eye è una ricerca che supera i 40.000 caratteri e che è stata svolta con una precisa metolodogia.
L’approfondimento sarà sempre più al centro di un discorso rizomatico, teso alla creazione di genealogie più ampie, dalla tecnologia alla Storia, dall’arte ai nuovi strumenti generativi, dalla filosofia alla politica. Uscire dall’autoreferenzialità stucchevole e molto praticata tra i cinefili sarà un imperativo.
Indie-eye Cinema sarà il centro dei contenuti principali della testata, con una serie di articoli nuovi ogni mese, riconoscibili dagli elementi grafici che li accompagneranno, mentre videoclip privilegerà le autoproduzioni audiovisive coltivate con ostinazione da molto tempo, con nuovi contributi che ovviamente avranno una gestazione più lenta.
Il video di questo mese è dedicato a Glen Hansard, un omaggio all’artista irlandese morto lo scorso 29 luglio per un tragico incidente di moto. Ho recuperato un’intervista che facemmo nel 2007, nel pieno della promozione di “The Swell Season”, il primo lavoro del nostro a non essere condiviso con i The Frames.
L’intervista, che era stata editata in forma sintetica con un podcast audio non più disponibile da tempo, è praticamente inedita e racconta, brano per brano, quello che era il progetto condiviso insieme a Markéta Irglová. Un contributo commovente che ho lasciato intatto, ma che ho arricchito con i sottotitoli in italiano per renderlo comprensibile a tutti.
Glen è la guida spirituale di questo mese, e il suo ricordo vivo serve anche a noi per comprendere, nel migliore dei modi, cosa significhi vivere e abitare un tempo ciclico.
[Immagine dell’articolo – Foto di Michele Faggi, rielaborata con strumenti digitali e strumenti AI. © indie-eye 2026 ]


