Indie-eye – Cinema – Rivista di Critica Cinematografica

Ripley's Home Video e Viggo pubblicano "Jacques Tati - L'integrale", imperdibile cofanetto costituito da 10 DVD con i sei lungometraggi restaurati di Tati, sette corti, un ricco assortimento di contenuti speciali, oltre a versioni alternative di alcuni film. Il box è corredato da un booklet di 44 pagine. La redazione di indie-eye lo ha aperto per voi con un dettagliato video unboxing e un'analisi dei contenuti.  

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Jacques Tati – L’integrale – Box 10 DVD – Ripley’s Home Video e Viggo – il video unboxing

Jacques Tati – l’anarchico e gli oggetti

Discendente da aristocratici russi naturalizzati francesi e corniciaio annoiato, Jacques Tatischeff si avvicina alla commedia attraverso lo sport. Difficile scindere la sua passione per il movimento e la fisicità del comico con la dedizione sportiva che dimostra dai primi anni anni venti alla conclusione del decennio. Tra il Rugby, il Music Hall e gli spettacoli di mimo allestiti per la società calcistica affina la sua tecnica fino ai primi approcci con il Cinema recitando in alcuni cortometraggi, tra cui “Soigne ton gauche” il secondo film breve diretto da un giovanissimo René Clément nel 1936, dove Tatischeff interpreta la parte di un inetto boxeur. La guerra e il matrimonio con Micheline Winter segnano una pausa per le attività del nostro che ricomincia a recitare dopo la fine del conflitto mondiale. Nell’anno in cui nasce sua figlia Sophie-Catherine Tatischeff, il 1946, fonda la Cady Films con  Fred Orain, direttore di due studi cinematografici francesi. Nei due anni successivi lavora al suo primo lungometraggio, ” Giorno di festa“, programmato prima in Inghilterra durante il marzo del 1949 e i mesi successivi in Francia, dopo una forte resistenza da parte dei distributori locali. 

Jour de fête” viene girato in Bianco e Nero e in parallelo con un nuovo processo colore noto come Thomsoncolor. L’impossibilità di stampare i negativi a colori costringe Tati ad abbandonare questa opzione. Nel 1964 curerà una nuova edizione del film, con l’aiuto dell’animatore e amico Paul Grimault, colorandone alcuni dettagli. Per restaurare e stampare una copia nella forma completa che Tati avrebbe voluto, si dovrà aspettare il 1995 grazie alla figlia  Sophie Tatischeff e a François Ede. François il postino è un personaggio che Tati introduce nel cortometraggio precedente;   “L’école des facteurs” contiene infatti alcuni elementi narrativi che saranno sviluppati in “Giorno di Festa”, a partire dal contrasto tra la velocità e lo sfondo di una comunità rurale.

La tranquillità di  Sainte Sévère, piccolo paesino situato nel dipartimento dell’Indre nella regione del Centro-Valle della Loira, si appresta ad accogliere i festeggiamenti annuali con attrazioni di vario tipo. Il postino François dopo aver “scroccato” la visione di un documentario sulle nuove tecniche di distribuzione adottate dai colleghi statunitensi, decide di sposare la causa dell’efficienza dedicandosi con tutti i mezzi alla celebrazione della modernità.
Lo spazio comunitario viene rappresentato nella sua fissità festante mentre François/Tati si fa portatore di un disinnesco di quello spazio, attraversando con l’eredità slapstick  “un’immagine tempo” determinata dall’ampiezza del campo e dalla sua durata, dove la relazione tra la gag che si ripete e le figure che popolano l’inquadratura sembra tragicamente inconciliabile.  Attraverso la proliferazione dei dettagli entro il piano sequenza, si manifesta un’enorme molteplicità di livelli e possibilità narrative che raggiungeranno l’apice con gli scenari urbani di “Playtime“, il quarto lungometraggio di Tati, girato nel 1967.

Comincia in questo modo l’avventura di uno dei cineasti europei e internazionali più importanti, innovativi e “rari”, come frequenza, attitudine e capacità di precorrere i tempi, pur manifestando un’ostinata e feroce ironia nei confronti dei guasti della modernità. Questa è frutto di una visione genuinamente anarchica sul destino dell’uomo, schiacciato dal tallone dell’autorità, ma anche complesso rispecchiamento di una società già incredibilmente post-umana. Lo sguardo di Tati osserva la comunità che si affida alle macchine, ai volumi razionali dell’architettura, alla funzione tribale della moda, attraverso la costruzione di un nuovo codice di segni rappresentati con una stratificata relazione tra oggetti, funzioni e suoni, che dissolvono e rendono indistinguibili le tracce individuali. Il personaggio principale di Tati, il Signor Hulot, è privo di parola in un mondo dominato dalla dimensione aurale e nonostante l’eredità Keatoniana, le sue prodezze non appaiono mai tali, tanto sono l’effetto di un’interazione negata con gli oggetti senza vita, prodotti da una realtà in costante mutazione.

Il cinema del grande autore francese trattiene una complessa architettura visuale che ci invita ad osservare il mondo. Se l’inanimato con cui si scontra Hulot è quello che prevale nella modernità tecnologica, gli oggetti stessi che ne costituiscono l’essenza rivelano una natura comica per la distanza che occupano rispetto alla comunità e allo stesso tempo per l’influenza che esercitano sulle persone. Hulot stesso infonde significato alle cose, amplificandone le funzioni con una curiosità che si rivela assolutamente creativa. Sarebbe un errore descrivere Hulot come nemico assoluto della tecnologia; il suo sguardo investe gli oggetti di un nuovo significato poetico, capace di superare il cinismo tecnocratico del progresso, per cogliere nuove possibili interazioni.

Jacques Tati – L’integrale – Box 10 DVD – Disco dopo disco

Ripley’s Home Video e Viggo Srl, pubblicano l’indispensabile “Integrale” di Jacques Tati. Un box di 10 DVD che comprende la filmografia completa e restaurata del regista francese, inclusi i primi cortometraggi e alcune versioni alternative dei film con la storia produttiva più controversa e accidentata, tra cui “Giorno di Festa“, presentato in tre versioni su primi due dischi. Oltre a quella francese in Bianco e Nero, è presente quella italiana con il doppiaggio originale dell’epoca curato da Carletto Romano e la versione a colori restaurata nel 1995.  Il primo disco prevede due contenuti nel comparto extra: una video analisi di Stephane Gaudet e il trailer originale di “Jour de fête

Il terzo disco è dedicato a “Le vacanze del Signor Hulot” nella versione restaurata a partire dalla rielaborazione fatta dallo stesso Tati nel 1978 con un nuovo missaggio e modifiche alla colonna sonora. Nel comparto extra il video saggio di Gaudet intitolato “Beau temps, vent legér“.

Il quarto DVD contiene la versione del 1953 dello stesso film della durata di 96 minuti contro gli ’84 di quella del 1978. Il comparto extra ospita il primo dei numerosi contenuti della serie “a proposito di Tati…“, una serie di interviste prodotte da Studiocanal che coinvolgono alcuni registi di fama internazionale. Il contributo presente in questo disco è una conversazione con il regista Marc Caro.

Il quinto disco ospita “Mon Oncle” e “tout communique“, una video analisi del film raccontata da Michel Piccoli.

Il sesto disco è dedicato a “Playtime” e include un’analisi del film. 
Trafic” (Il signor Hulot nel caos del traffico) è il film contenuto nel settimo disco, pubblicato per la prima volta in DVD. Gli extra sono costituiti dal secondo e terzo contributo della serie “a proposito di Tati…” con interviste a Jonathan Romney e Otar Ioseliani

Parade” (il circo di Tati)  è sull’ottavo disco insieme a “En piste“, un’analisi del film curata da Goudet. Anche in questo caso, il film “debutta” per la prima volta su formato DVD

Jacques Tati, L’integrale – il Box 10 DVD – I cortometraggi

Il nono disco contiene i cortometraggi in cui Jacques Tati ha partecipato come attore e sceneggiatore (On Demande Une brute di Charles Barrois, 1934 – Gai Dimanche di Jacques Berr, 1935 – Soigne ton Gauche di René Clément, 1936); il suo primo corto come regista (L’école des facteurs, 1946); un corto girato negli studi dove venne realizzato Playtime, diretto nel 1967 da Nicolas Ribowski (Cours du Soir); Il corto diretto nel 1976 dalla figlia di Tati,  Sophie Tatischeff e intitolato Degustation Maison; Il corto co-diretto da Tati e Sophie Tatischeff nel 1978 e intitolato Forza Bastia, montato postumo dalla figlia del grande regista e dedicato alla sfida che il Bastia affrontò contro l’Eindhoven nella finale di coppa Europa.

Il DVD dedicato ai cortometraggi include tra gli extra le lezioni del professor Goudet, adattamento a schermo unico dell’omonima mostra proiettata su due schermi, tra installazione e video saggio sul cinema di Tati. 

Jacques Tati, L’integrale – il Box 10 DVD – I contenuti speciali

Il decimo e ultimo disco è interamente dedicato ai contenuti speciali. I film esaminati sono due, “Mon Oncle” e “Playtime”.  La sezione dedicata al primo film contiene una serie di approfondimenti dedicati rispettivamente al Design, ai mobili e alla moda in “Mon Oncle”. Nel primo segmento intitolato “Design” Frederic Eldeman parla dello spazio nei film di Tati e dei segni che ci ha lasciato. Segni degli oggetti materiali costituiti da un collage di diversi elementi che appartengono all’architettura moderna. La casa di Arpel, il cognato di Hulot proprietario di una fabbrica che produce oggetti di plastica, è in effetti un miscuglio che va da Le Corbusier a Robert Mallet-Stevens. Tati cita e satireggia, mostrandoci il potere rappresentativo dell’architettura nei contesti sociali. Nulla è destinato al deperimento funzionale, specifica Eldeman, come la tecnologia, perché la tecnologia supera sempre se stessa.

Si Sieda” è dedicato ai mobili di “Mon Oncle”. Due esperti creativi del settore come Bruno Domeau and Philip Peres ricostruiscono, fattivamente, i mobili del film per capire quanto siano una vera e propria invenzione: oggetti mai visti altrove. Nel film l’atto del sedersi (la scena del grande e sinuoso divano verde) dischiude altre funzioni dell’oggetto.

La moda” coinvolge Pamela Golbin, curatrice del Musée de la Mode et du Textile, in un’appassionata analisi della gestualità orchestrata in “Mon Oncle” e come questa si esprima attraverso i vestiti e gli oggetti legati all’abbigliamento, il cui scopo è quello di amplificare i movimenti. Oltre al rumore costante dei tacchi su cui Tati costruisce delle memorabili gag visivo-aurali, la Golbin ci dice quanto lo stile della moglie di Arpel scelto da Tati sia coerente con il personaggio, il suo corpo, i suoi gesti. La vicina di casa per esempio, viene delineata dalla moda avant-garde in anticipo di cinque anni, per questo guardata con sospetto ed emarginata dalla comunità.  I borghesi Arpel cercano invece un look omnicomprensivo dove tutto sia assolutamente coordinato, dai figli al marito, fino ai cani. Mentre gli Arpel seguono le regole e la vicina dimostra un’austerità che causa il suo isolamento, Hulot, con i calzoni più corti e l’impermeabile svolazzante, rappresenta il vento della libertà.

Mentre la sezione dedicata a “Mon Oncle” si chiude con i ciak e le scene tagliate, quella che esamina “Playtime” (1967) si apre con “Tativille” un documentario in bianco e nero diretto da Dick Fontaine per la ABC, dedicato alla costruzione della città fittizia del film, spiegata da Tati stesso e dal direttore della fotografia Jean Badal. Emerge la magniloquenza del film, una sfida in termini tecnici che costò a Tati parte dei suoi capitali. Tre mesi per ricostruire la location e la scelta di girare in 70 mm per accentuare e portare all’estremo quella ricerca sullo spazio del tempo che Tati affrontava consapevolmente sin dal suo primo lungometraggio. Il documentario si conclude con una lunga intervista a Tati sul set del film. 

Gli extra proseguono con una selezione di scene commentate da J. Deschamps e Goudet e con l’ultimo segmento della serie “a proposito di Tati…” che coinvolge Terry Jones dei Monty Python. Jones dimostra l’acume di un teorico nel raccontare il cinema di quello che ritiene come uno dei suoi maestri, al contrario degli altri Python. Per Jones, lo spazio e i dettagli interni all’inquadratura fanno del cinema di Tati un’esperienza eminentemente cinematografica, proprio perché l’uso del piano sequenza, della camera fissa e delle ampie angolature perdono forza attraverso la cornice televisiva.

Jacques Tati, L’integrale – il Box 10 DVD – il booklet di 44 pagine

Il booklet di 44 pagine a corredo del box Rhv/Viggo è una raccolta di saggi e interventi che delineano la (s)fortuna critica di Tati in Italia, paese che gli ha donato un’accoglienza irregolare. 
Attraverso le testimonianze di Ennio Flaiano, Dario Fo, Maurizio Nichetti e alcuni critici italiani, si racconta l’influenza diretta e indiretta del suo cinema su quello più eccentrico della penisola. Significativo il racconto di Nichetti, che descrive la proiezione di “Ratataplan” per gli studenti della Sorbona, alla presenza di Jacques Tati. Il regista francese si siede nell’ultima fila e durante la proiezione resta immobile senza far trapelare alcuna emozione. In un momento successivo, sollecitato da Nichetti ad esprimere un giudizio sul suo film, Tati gli dirà “Tu hai delle belle gambe!”. Lo sport, il movimento del comico che attraversa lo spazio e il cinema; inscindibili. 
 

Michele Faggi

Michele Faggiè un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. È un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Si è occupato di formazione. Ha pubblicato volumi su cinema e new media. Produce audiovisivi
Michele Faggi