domenica, Settembre 19, 2021

Kapitan Volkonogov bezhal di Natasha Merkulova, Aleksey Chupov: recensione – #Venezia78 – Concorso

Kapitan Volkonogov è ricco di buone idee, molte delle quali portate in scena con abilità; non è però un film compiuto, e difficilmente rimarrà negli annali del festival. In concorso a #Venezia78

Un capitano del servizio di sicurezza nazionale dell’armata rossa scopre che i presunti traditori che tortura fino alla morte sono in realtà tutti innocenti e che il regime per cui lavora ne è sempre stato consapevole. Preso dal rimorso, trafuga le informazioni su di loro nel disperato tentativo di ottenere il perdono di almeno un familiare.

Siamo nella Russia sovietica, nel 1938, ma di storico in questo dramma storico c’è poco. Non per ciò che viene raccontata, ma per come i due registi Natasha Merkulova e Aleksey Chupov hanno ricostruito l’Unione Sovietica dove Kapitan Volkonogov bezhal (Captain Volkonogov Escaped) è ambientato.

I costumi che i personaggi indossano, le armi che impugnano, i luoghi in cui si muovono: il film si allontana dalla ricostruzione per avvicinarsi alla distopia.
L’intento di Merkulova e Chupov è quello di portare sullo schermo un mondo cupo, opprimente, e soprattutto straniante, un mondo in cui le innumerevoli piccole incongruenze portano lo spettatore allo stesso disorientamento del capitano Volkonogov, all’inizio padrone dei luoghi dove vive e dove lavora, e poi sperso tra vicoli, rovine e le grandi stanze del potere.

Nella prima scena gioca a pallavolo con i suoi commilitoni nel salone di un palazzo nobiliare adibito a caserma, e la camera lo riprende da vicino mentre ride e scherza; è lui che occupa prepotentemente uno spazio privo di peso o significato.

Ma con il procedere del film e del suo smarrimento aumentano i campi lunghi, nei quali Volkonogov si fa sempre più piccolo e sempre più schiacciato dalle architetture delle strade e degli edifici di un paese dittatoriale, che potrebbe essere la Mosca sovietica come la Londra di 1984.

Kapitan Volkonogov bezhal funziona però meglio nella teoria che nella pratica. Il lavoro visivo dei due registi è efficace, e anche la loro scelta di accennare a una deformazione grottesca degli eventi riesce ad amplificare la dimensione alienante del racconto. Non si può però negare che il film accusi grossi problemi di ritmo.

Che annoi o meno è ovviamente soggettivo e non è un metro di giudizio critico valido, ma Kapitan Volkonogov si perde tra lungaggini e momenti non necessari, il cui effetto principale è di mitigarne la forza straniante.

È infatti uno dei film che sta venendo meno apprezzati qui alla Mostra del Cinema di Venezia; le ragioni perché ciò accada ci sono e sono chiare.

Anche il finale risulta banale, e il suo venire subito dopo a una delle scene più belle del film non fa che confermare la sua doppiezza. Kapitan Volkonogov rimane zeppo di buone idee, molte delle quali portate in scena con abilità, e ciò gli va riconosciuto; non è però un film compiuto, e difficilmente rimarrà negli annali del festival.

Kapitan Volkonogov bezhal di Natasha Merkulova, Aleksey Chupov (Russia, Estonia, Francia – 2021 – 126 min)
Interpreti: Yuriy Borisov, Timofey Tribuntsev, Aleksandr Yatsenko, Nikita Kukushkin, Vladimir Epifantsev, Anastasiya Ukolova, Natalya Kudryashova, Dmitriy Podnozov, Viktoriya Tolstoganova, Yuriy Kuznetsov, Igor Savochkin
Sceneggiatura: Natasha Merkulova, Aleksey Chupov, Mart Taniel
Fotografia: Mart Taniel
Montaggio: François Gédigier
Scenografia: Sergey Fevralev
Costumi: Nadezhda Vasileva
Musica: Elena Stroganova, Matis Rei
Suono: Matis Rei
Effetti visivi: 1-2-3 VFX, Postworks

Marcello Bonini
Marcello Bonini nasce a Bologna nel 1989. Insegnante, fa il montatore per vivere. Critico Cinematografico, ha scritto per diverse riviste di cinema e pubblicato una raccolta di racconti. Fa teatro e gira cortometraggi.

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