Nella Francia a metà dei settanta e fino ai primissimi anni ottanta, l’industria cinematografica a carattere pornografico attraversò un momento d’oro in termini produttivi. Grazie ai cambiamenti legislativi e fiscali introdotti e ai provvedimenti del liberale Michel Guy, Segretario di Stato al Ministero della Cultura dal 1974 al 1976 durante il primo governo Chirac, la mannaia della censura fu riposta in una teca e l’alternanza tra soft e hard conobbe un incredibile livello quantitativo e qualitativo.
Gli effetti della liberalizzazione dureranno anche dopo la nota Loi X del ’76 che imponeva una tassa del 20% sui film porno, richiedendo una separazione netta delle sale dedicate e confinando così il genere hard in un circuito specifico. Un declino distributivo accelerato dall’introduzione del mercato home video che agevolò il consumo domestico della pornografia, costringendo progressivamente ad abbandonare alcuni standard qualitativi, tra cui l’utilizzo della pellicola 35mm.
Per chi volesse approfondire il ricco milieu sociale che delineava l’intensa vitalità di alcuni quartieri parigini sviluppati intorno alle sale che proiettavano cinema porno, rimandiamo al documentario diretto nel 1980 da Marie-Claude Treilhou e intitolato Simone Barbès ou la vertu e al più recente film di finzione La Chatte à deux têtes, diretto da Jacques Nolot, autore e attore sul bordo, cresciuto insieme al cinema dell’amico fraterno André Téchiné.
Non deve quindi stupire che una figura come Claude Mulot, spesso attivo dietro lo pseudonimo di Frédéric Lansac, sia passato liberamente dal cinema di genere tout court alla produzione di film per adulti, senza alcuna distinzione tra pellicole soft e incursioni nettissime nel mondo dell’hard.
Figura quindi tipica del periodo d’oro del cinema erotico francese, realizza La femme-objet con l’alias di Lansac nel 1981, anno che sancisce l’apice e il declino stesso del genere.
Distribuito e prodotto dalla Alpha France, la casa di produzione attiva dal 1969, che diffuse almeno una trentina di titoli interpretati dalla notissima Brigitte Lahaie, stella di riferimento del cinema porno francofono tra gli anni settanta e gli ottanta, La Femme-Objet è un porno sci-fi ritagliato sul talento performativo di Marilyn Jess e realizzato con una cura formale inusuale anche per i film hard destinati al circuito delle sale.
In questo caso, l’ibridazione tra fantascienza e pornografia permette di affrontare temi legati al transito del corpo umano verso la macchina e alla mercificazione affettiva. Il dispositivo narrativo di cui Lansac si serve è quello di un romanziere di fantascienza ossessionato dalla propria iper-sessualità. La costruzione di una compagna artificiale che possa soddisfare tutti i suoi desideri diventa l’occasione per interrogare alcune questioni, tra cui l’autonomia del desiderio femminile e l’oggettificazione dei rapporti intimi. In questo senso La femme-object si colloca entro quel filone di opere che sfruttano la fantascienza come cornice per definire le dinamiche più complesse del desiderio. Viene quindi riscritto il mito di Galatea, da statua passiva creata per soddisfare le esigenze maschili, allo sviluppo di un oggetto tecnologico che rivendica posizione soggettiva, trasformando il suo creatore in un vero e proprio giocattolo.
La colonna sonora del film, pubblicata solo nel 2021 dall’etichetta francese Les Disques de Culte e distribuita recentemente da Pulse Store attraverso un’operazione che ha rilanciato alcune rimanenze del catalogo, fu composta da Jean-Claude Nachon, compositore noto per il lavoro a quattro mani con la moglie Angélique e attivo nel cinema mainstream e nelle produzioni televisive.
In un contesto permeabile come quello degli anni settanta, soprattutto in Francia, scrive anche per il cinema per adulti e compone le musiche per alcuni film di Mulot.
La Femme-Objet è un ibrido bizzarro, tra il melodismo francese che ha caratterizzato alcuni autori come Vladimir Cosma e quell’arsenale electro che attraverserà molto cinema X-Rated.
Ma al di là di questa cornice, sorprende per la disinvoltura con cui Synth pop, incursioni psichedeliche e influenze Kosmiche, convergono a formare la tessitura e il gusto che saranno centrali nelle produzioni di pop francofono degli anni novanta, caratterizzate da forti ibridazioni stilistiche. La musica crea un clima sensoriale vero e proprio dove i brani vengono costruiti a metà tra modulazione ritmica e languore melodico, contribuendo alla dimensione esperienziale del film.
Le copie vendute da Pulse ripropongono la versione gatefold originale, insieme a due poster pubblicitari molto belli e un albo a fumetti italiano restaurato per l’occasione, già parte della serie “Cicciolina” allegata originariamente a “Le Ore”. L’anastatica riprodotta vede Ilona Staller in un gioco a due con Marilyn Jess.
Nel nostro video unboxing vi facciamo vedere il vinile da collezione da vicino
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Ancora disponibile, al momento di pubblicare l’articolo, la versione autografata da Marilyn Jess





