mercoledì, Gennaio 27, 2021

La Sabiduria di Eduardo Pinto al Ravenna Nightmare Festival 2020: recensione

Il Ravenna Nightmare Film Festival ha saputo pescare da una cinematografia ricca ma ancora poco nota in Italia come quella argentina un prodotto di qualità. La sabiduria non è un semplice "rape & revenge", ma un film più stratificato e di livello intersezionale.

I generi della narrativa sono fluidi: un genere può originare un sottogenere in cui poi si sviluppa un filone, e i sottogeneri e i filoni possono nel tempo cristallizzarsi in generi veri e propri, a loro volta aperti a possibili filiazioni. Non sono mai sviluppi lineari, e l’albero genealogico dei generi è fatto di rami che si intersecano gli uni con gli altri. Il rape & revenge ha un’origine nobile: La fontana della vergine di Ingmar Bergman (1960). Il tema centrale del film svedese venne fatto proprio dal cinema exploitation e contaminandosi con l’horror e alcuni suoi sottogeneri, tra cui lo splatter e il torture porn ha dato vita al rape & revenge nella sua accezione odierna. A sua volta però tutt’altro che statica.

Tutta questa introduzione è necessaria o almeno utile per inquadrare e capire La sabiduria, film argentino presentato al Ravenna Nightmare Film Festival e soggetto di questa recensione. L’idea di raccontare donne violentate e poi violente contro i violentatori fu abbracciata dall’exploitation perché, superfluo a dirsi, offriva l’opportunità di solleticare l’immaginazione di spettatori bramosi di sangue e nudità. Solo in tempi più recenti ci si è accorti della potenzialità sovversiva delle storie di stupro e vendetta, nelle quali le donne si strappano di dosso il ruolo di vittime per punire il maschio e con lui la società patriarcale e fallocentrica.

Il rape & revenge si è dunque (anche) evoluto in un filone dichiaratamente femminista, cui non a caso hanno contribuito anche molte registe donne (Coralie Trinh Thi e Virginie Despentes con Baise moi, Coralie Fargeat con Revenge).

Ed eccoci finalmente giunti al film di Eduardo Pinto: tre amiche lasciano Buenos Aires per passare un weekend in un ranch sperduto nella pampa argentina. Aggredite, dovranno tentare di fuggire e vendicarsi. L’intento femminista è chiaro. Anche perché Pinto sottolinea nel suo film come il maschilismo estremo e violento di una campagna arcaica che sembra paralizzata nell’800, non sia estraneo al mondo urbanizzato da cui provengono le protagoniste.

Mara, Luz e Tini sono consapevoli dei piccoli e grandi gesti quotidiani di sessismo cui sono sottoposte, ma come in ogni rape & revenge che si rispetti hanno bisogno, drammaturgicamente, di un evento traumatico per poter agire. Pinto segue strade battute e non ci sono idee brillanti o colpi di genio che permettono di distinguere La sabiduria da altri film del filone. Ma due elementi lo rendono però un prodotto di buonissimo livello.

Nonostante il budget risicatissimo, la messa in scena di Pinto è efficace ed elegante, e il regista si destreggia bene tra la rappresentazione sospesa della natura quasi primitiva in cui il ranch è immerso e la concitazione delle sequenze di azione. Non si può però ridurre l’interesse del film a una mera questione tecnica, perché a dargli il suo vero valore è una prospettiva che quasi si potrebbe definire intersezionale, ovvero l’idea che le categorie di genere, sociali e culturali agiscano in forma multidimensionale e simultanea, così come la lettura e l’interpretazione delle ingiustizie ad esse legate.
Raccontare l’oppressione e il suo ribaltamento nel presente non può significare raccontare solo questioni di genere. La cronaca recente ci ha mostrato come le tensioni etniche ancora sopravvivano in seno al mondo occidentale, e proprio la Pampa è un luogo irrisolto, come tanta narrativa sudamericana ha spiegato. Così, sebbene il discorso femminista rimanga il fulcro della narrazione, è impossibile ridurre il film alla lettura binaria della relazione uomo/donna come vettore di oppressione. La silenziosa presenza degli indigeni complica il quadro, che si compone allora di donne occidentali, donne indigene, uomini occidentali e uomini indigeni, tra loro in relazioni tutt’altro che univoche. Se Pinto prende giustamente una posizione netta, il suo discorso non è comunque semplicistico né manicheo.

Il Ravenna Nightmare Film Festival ha saputo pescare da una cinematografia ricca ma ancora poco nota in Italia come quella argentina un prodotto di qualità. La sabiduria non è un film che segnerà la storia del rape & revenge, ma ne dimostra la vitalità e, ancor più importante, il suo legame con il presente. Per questo potrà piacere di certo agli appassionati del cinema di genere, ma può offrire qualcosa a tutti gli spettatori interessati al presente.

La Sabiduria di Eduardo Pinto – Argentina 2019 – 95 min

Interpreti: Sofía Gala, Diego Cremonesi, Daniel Fanego, Lautaro Delgado, Luis Ziembrowski, Analía Couceyro
Sceneggiatura: Diego Fleischer, María Eugenia Marazzi, Eduardo Pinto
Fotografia: Eduardo Pinto
Montaggio: Joaquín Mustafá Torres
Musica: Fabián Picciano

Tre giovani donne decidono di trascorrere qualche giorno in una casa di campagna lontana dall’urbanizzazione nel mezzo della Pampa argentina. All’arrivo vengono invitati a una festa convocata dagli abitanti del posto all’interno di un ranch. Mara, Tini e Luz sperimenteranno un incubo durante il quale parteciperanno ad un rituale notturno con indiani e peoni vivendo il ritorno ad un tempo ancestrale, dove le donne erano disprezzate e gli indiani perseguitati.

Marcello Bonini
Marcello Bonini nasce a Bologna nel 1989. Insegnante, fa il montatore per vivere. Critico Cinematografico, ha scritto per diverse riviste di cinema e pubblicato una raccolta di racconti. Fa teatro e gira cortometraggi.

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