Secondo Sophia, il laboratorio cine-audiovisivo di Intelligenza Artificiale che ha lanciato il contest Cort-IA in partnership con Rai Cinema Channel, l’interazione tra modelli linguistici generativi (LLM) e la scrittura di sceneggiature per il cinema è possibile. Scopo del concorso, utilizzare chatbot e strumenti IA in fase di scrittura, per premiare il più meritevole con la produzione di un cortometraggio, dove saranno integrate anche tecnologie AI-based in fase di produzione.
La sinergia unisce ricerca, supporto e verifica scientifica grazie al coinvolgimento delle Università di Bolzano, Trieste e LUMSA, ma anche garanzie distributive, nel caso Rai Cinema si dimostri interessata ad acquistare e diffondere le opere pervenute, attraverso i propri canali.
Un processo creativo che pone una serie di interrogativi e che sulla carta mette al centro la questione etica.
Secondo la comunicazione a mezzo stampa, Cort-IA considera prioritario il capitale umano in termini di creatività e lavoro, tanto da privilegiare forme di “co-creazione” che valorizzino la centralità dell’autore anche quando si serve di strumenti di nuova generazione. Sperimentazione, documentazione e consapevolezza sono i tre concetti alla base del progetto.
Non la pensa così Writers Guild Italia, sindacato degli sceneggiatori, convinto che il momento per un’interazione del genere, avvallata da un soggetto pubblico come la Rai, non sia quello giusto: “Rai Cinema non dovrebbe acquistare e distribuire opere prodotte con l’I.A – recita il comunicato stampa inviato oggi a numerose redazioni inclusa la nostra – perché questo è un momento in cui gli sceneggiatori e le sceneggiatrici italiane, le decine di migliaia di lavoratori tutti del settore, il governo stesso, le associazioni di categoria, le istituzioni europee e i semplici cittadini si interrogano, lavorano e si confrontano, ognuno secondo le proprie competenze e il grado di coinvolgimento o stravolgimento previsto, per cercare di contenere e regolare il fenomeno dilagante dell’uso sconsiderato dell’Intelligenza Artificiale“
La questione principale per WGI è l’appropriazione fraudolenta di opere protette da diritto d’autore da parte dell’IA, grazie alla presenza di soggetti multinazionali opachi che hanno investito nel settore, senza chiarire tutti gli aspetti inerenti le opere dell’ingegno preesistenti con cui verrebbero allenati i sistemi generativi.
Il Copyright Office statunitense già nel 2023 aveva pubblicato un rapporto che si interrogava sulle problematiche legate a questa intersezione, evidenziando quanto la tutela del diritto d’autore per opere che utilizzino modelli linguistici generativi, sia rappresentata da un equilibrio necessario tra input e output e dalle successive modifiche in post rispetto a quello che ha restituito la macchina.
Va da se che cultura e capacità di elaborazione siano le condizioni necessarie per un risultato creativo soddisfacente e che il test di originalità non riguarda solo le macchine, ma anche le qualità selettive e conoscitive del prompt artist.
Secondo il Copyright Office la legge sul diritto d’autore quindi è sufficientemente flessibile da poter applicarne i principi alla nuova tecnologia.
Quello che rimane critico è sempre il passaggio da prompt ad output, ovvero la difficile verifica di come l’intelligenza artificiale sia in grado di rispondere anche rispetto ad input molto dettagliati.
E mentre negli Stati Uniti alcuni editori statunitensi contestano OpenAI per le modalità con cui ChatGPT sarebbe stata addestrata, sfruttando una quantità enorme di informazioni protette da diritto d’autore, in Europa si sono contestate le prime bozze del Codice di condotta per l’intelligenza artificiale di uso generale ai sensi dell’EU AI Act, che secondo una coalizione di creatori e titolari di diritti provenienti da industrie culturali europee, non sarebbero in linea con i propositi dell’IA ACT stesso.
Per la coalizione, che ha dichiarato le proprie perplessità con una lettera aperta indirizzata al Vicepresidente esecutivo Virkkunen, l’UE è all’avanguardia nell’approvazione di una legislazione che sostenga lo sviluppo di un’IA responsabile in grado di garantire diritto d’autore e contemporaneamente crescita tecnologica. Un equilibrio delicato che rischia di essere compromesso se la bozza non verrà migliorata in modo sostanziale, senza consentire al codice di raggiungere gli obiettivi, soprattutto in materia di diritto d’autore, che l’AI Act si è prefissato.
I punti critici evidenziati dalla lettera sono l’accesso legittimo e non discrezionale ai contenuti protetti da copyright, mentre le bozze parlano solo di “sforzi ragionevoli”. Elementi troppo soggettivi che infrangono le norme UE. Nello specifico si sottolinea che “l’innovazione e la creatività dovrebbero crescere di pari passo garantendo ai creatori e ai titolari di diritti europei di remunerarli per l’uso delle loro opere attraverso licenze basate sulle leggi sul diritto d’autore dell’UE e proteggendo al contempo i loro investimenti per il futuro dell’industria culturale e creativa, uno dei settori europei più competitivi a livello globale“.
In un quadro normativo come questo, ancora in corso di sviluppo e di assestamento, ci si chiede giustamente quali processi di tutela potranno effettivamente attivare i soggetti coinvolti nel progetto Cort-IA, nonostante le intenzioni
[Foto delll’articolo di ThisIsEngineering, archivio Pexels: https://www.pexels.com/it-it/foto/codice-proiettato-sulla-donna-3861969/ ]





