martedì, Dicembre 1, 2020

Split di M. Night Shyamalan: visibilità imminente

Un aspetto intrigante del film più maltrattato tra quelli diretti da M. Night Shyamalan era il contrasto tra la sintesi minimale dell’esperienza performativa esperita da Jaden Smith e l’ingombrante apparato produttivo e digitale allestito per i movimenti di un film intimamente cameristico. Il corpo in quel caso aveva il compito di evocare il visibile dall’invisibile, come una grande palpebra nuda.

Gli ultimi due film del cineasta di origini indiane e sopratutto questo appena uscito, si concentrano proprio su questo aspetto, facendosi volutamente piccoli e scegliendo la strada low budget nella “casa” di Jason Blum. Più di The Visit, Split è evidentemente un film anche sul corpo performativo come luogo dell’incontro tra spazio e visione. Se The Visit incorporava lo sguardo dei dispositivi digitali (webcam, tablet, smartphone) per una cinica irrisione delle loro funzioni, spesso disinnescandoli oppure svelandone infedeltà e incongruenza attraverso geniali rovesciamenti di prospettiva, qui il volto, i gesti e il corpo di James McAvoy sono luoghi mutanti del pensiero e della parola. 

Kevin è attraversato e attraversante, proprio mediante le personalità multiple che gli consentono di materializzare un mondo interiore sempre più complesso dove il pensiero diventa esso stesso carne. La motilità incredibile della “bestia” è un occhio del corpo dove vedere ed esser visti sono un processo reversibile. Kevin è il visibile ed è a suo volta dentro il visibile. Kevin è l’invisibile e materializza ciò che non è possibile scorgere della dimensione psichica.
L’Orda, ovvero l’insieme delle caratteristiche invisibili di Kevin, rifiuta nettamente la prospettiva cognitiva della dottoressa Karen Fletcher (Betty Buckley) ferma semplicemente al fenomeno, mentre si arresta abbacinato davanti ai segni e alle cicatrici sul corpo di Casey (Anya Taylor-Joy) dove la visione finalmente si attua.

Sono segni, quelli del cinema di Shyamalan, che annunciano l’invisibile ma non lo mostrano, sono in realtà segnali d’assenza, “Visibilità Imminente”, per prendere in prestito una definizione di Merlau-Ponty.

Ecco allora che in virtù di questa imminenza, questa continua sospensione nell’accadimento (The Happening)  che Split stesso torna a percorrere il linguaggio delle fiabe, quello del fumetto e dell’universo Marvel, quello della cultura orientale e dell’Haiku Zen, fino a giocare con le sue stesse origini con una modalità che potrebbe essere mille cose: una sonora presa per i fondelli nei confronti di chi per anni ha sopravvalutato la struttura del racconto nel cinema di Shyamalan per le ragioni sbagliate, tanto da sottovalutare la profondità di visione subito dopo “Il sesto senso”; deturnamenti e “twists” quasi sempre accecano, non svelano e Shyamalan lo sa bene.

Chi si è preoccupato del “come va a finire?” si è dimenticato la forza auto-generativa di “Lady In the Water“, forse il film più significativo di Shyamalan in questo senso, qui evocato nel gioco con la dimensione seriale che guarda indietro e allo stesso tempo avanti, con quel continua… che non allude a nient’altro se non ai puntini di sospensione.

 

 
Michele Faggi
Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. È un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Si è occupato di formazione. Ha pubblicato volumi su cinema e new media. Produce audiovisivi

ARTICOLI SIMILI

INDIE-EYE SU YOUTUBE

Advertisment

FESTIVAL

Irish Film Festa 2020. 18 corti in streaming gratuito

Il festival del cinema irlandese presenta 18 corti dal 27 al 29 novembre in streaming gratuito

Moving On di Yoon Dan-Bi: recensione

Il piccolo Dongju e la sorella adolescente Okju vanno a vivere nella casa del vecchio nonno insieme al padre, dopo la separazione dalla moglie. Primo film per la regista coreana Yoon Dan-Bi, racconto di perdita e di formazione visto al Torino Film Festival 2020

Lucky di Natasha Kermani: recensione

Natasha Kermani dirige Lucky, thriller che circoscrive l'aggressione contro una donna all'interno della propria casa. Nessuno prende la cosa sul serio e la grave minaccia mette in crisi certezze e razionalità. Visto al Torino Film Festival 2020

Casa de antiguidades di João Paulo Miranda Maria: recensione

Casa de Antiguidades è il primo lungometraggio del brasiliano João Paulo Miranda Maria. Antônio Pitanga, volto storico del Cinema Novo brasiliano interpreta Cristovam, anziano lavoratore costretto a trasferirsi dal nord al sud del Brasile. Il lavoro in una fabbrica di latticini all'interno di un'ex colonia austriaca acuisce un contrasto culturale e sociale che esploderà in una trasformazione radicale e irreversibile. Visto al Torino Film Festival 2020

Wildfire di Cathy Brady: recensione

Kelly torna dalla sorella Lauren in una città non precisata sul confine tra Irlanda del Nord e Irlanda del sud. Scomparsa per un anno cercherà di ritrovare le origini di un trauma insieme alla sorella, sulle tracce della madre morta e contro le convenzioni del luogo. Wildfire è l'esordio di Cathy Brady visto al Torino Film Festival 2020

ECONTENT AWARD 2015