mercoledì, Ottobre 21, 2020

The operative – Sotto copertura di Yuval Adler: recensione

Di Rachel Currin sappiamo che è un’agente ingaggiata dall’intelligence israeliana, il Mossad, per ostacolare l’arricchimento nucleare iraniano facendo penetrare nel paese materiale difettoso attraverso Farhad Razavi, proprietario di una società di componenti elettronici.

Di Rachel Currin conosciamo l’identità di copertura: passaporto australiano, cresciuta in Canada e vissuta in Germania per lavoro, si è trasferita a Teheran per insegnare l’inglese. Ma chi è davvero Rachel Currin?

Yuval Adler, dopo l’applaudito Bethlehem del 2013, dirige una coproduzione articolata tra Stati Uniti, Germania, Francia e Israele in cui il motivo della spy-story si sviluppa seguendo un flusso dettato da scelte narrative che fanno della questione identitaria un nodo di assoluta pregnanza.

The operative indaga così l’uomo – anzi la donna, con le differenti implicazioni che questo comporta – sotto la copertura; affida alla continuità dei gesti quotidiani il compito di far progredire l’azione, che è dimessa, con poco di spettacolare, di basso profilo come deve essere quello della spia; investe le increspature dei volti del dovere di mantenere viva una tensione che, centellinata, non manca.

Rachel (Diane Krueger) è un corpo apolide, non appartiene a nessun luogo, quasi non ha famiglia (del padre che le rimane sappiamo poco e scopriremo che quel che sapevamo era una bugia), le sue tracce sembrano cancellate già prima ancora che se ne occupi Thomas (Martin Freeman), il tutor assegnatole dai servizi segreti: il suo profilo sembra insomma quello perfetto per un agente incaricato di svolgere una missione così delicata e compromettente.

Forse non lo è. Non lo è se sentirsi vivi significa proprio abbandonare l’identità sbiadita di un’esistenza inceppata che non può procedere se non a partire da radici; non lo è se si scopre di esserci proprio laggiù, di essere presenti a se stessi e agli altri a spasso per quelle strade, insieme a quella gente, nei mercati frequentati da quelle persone, nelle loro scuole, dentro le loro case. In definitiva, di trovare in Iran un senso di appartenenza mai sperimentato, fino a dimenticare, pur soli, che cosa significhi la solitudine.

È un film per certi versi schizofrenico, questo nuovo di Adler, tra momenti contemplativi e scene adrenaliniche, ma coraggioso nel tentativo di sfruttare la quota di conflittualità insita nel contenitore-genere per estendersi orizzontalmente al dramma d’introspezione psicologica, non trascurabile nel suo scavare in verticale nella profonda umanità che nessun addestramento può scongiurare e che drammaticamente entra in gioco ad ogni svolta cruciale, nell’eternità di ogni attimo in cui è richiesto di prendere una decisione che subito è azione – anche quando inerzia, un’azione irreversibile.

Al netto sia di uno stile asciutto che poco aggiunge al discorso portato avanti dai corpi degli interpreti, sia di una duplicità farraginosa e straniante di livelli temporali, l’interesse di The operative è forse esattamente nel suo essere instabile, incespicante come la sua protagonista: non un film di spionaggio ma un terreno in cui sondare se stessi, consapevoli che, se a volte andare avanti costa troppo, non sempre è possibile – al di là di ogni estremo sacrificio – tornare indietro.

Veronica Canalini
Veronica Canalini
Critica Cinematografica iscritta al SNCCI. Si anche classificata al secondo posto al concorso di critica cinematografica “Genere femminile: quando le donne criticano il cinema” indetto da Artemedia, oltre a scrivere di Cinema per Indie-eye, si è occupata di critica letteraria per il Corriere del Conero.

ARTICOLI SIMILI

INDIE-EYE SU YOUTUBE

Advertisment

FESTIVAL

Festa Del Cinema di Roma 2020 ai tempi del Covid-19

Festa del Cinema di Roma, quindicesima edizione profondamente segnata dalle regole di contenimento. Tutte le regole in base al nuovo Dcpm del 18 ottobre

Glocal Film Festival: call aperte

Come da tradizione, il lancio dei bandi delle sezioni competitive Panoramica Doc e Spazio Piemonte per la 20a edizione del Glocal Film Festival, che si terrà dall’11 al 15 marzo 2021 al Cinema Massimo-MNC, si sposa con una serata dal respiro internazionale: la tappa torinese del Manhattan Short Film Festival.

CinemAmbiente: l’anteprima di Rebuilding Paradise di Ron Howard

Spostato a causa dell’emergenza sanitaria dal tradizionale periodo tardo-primaverile a quello autunnale, il Festival, organizzato dal Museo Nazionale del Cinema e diretto da Gaetano Capizzi, si svolgerà a Torino dal 1° al 4 ottobre

Careless Crime di Shahram Mokri: recensione

Dopo due film tanto simili sembrava che Mokri avesse trovato il proprio personalissimo sistema di fare cinema e che fosse intenzionato a portarlo ancora avanti. Careless Crime però è diverso, ma allontanandosene ricorre alla riflessione sul tempo e lo spazio per trasformarsi in una dichiarazione d’intenti. La recensione di Careless Crime

Ca’ Foscari Short Film Festival 2020: Un festival diffuso

Dario Argento, Pino Donaggio, Lorenzo Mattotti gli ospiti speciali del Ca' Foscari Short. Festival "diffuso" tra location fisiche e web

ECONTENT AWARD 2015