venerdì, Ottobre 22, 2021

Torneranno i prati di Ermanno Olmi: la recensione

Per il centenario della Grande Guerra, mentre in Italia e in Europa si allestisce la fiera della mistificazione, ci voleva Ermanno Olmi per stracciare il velo dell’ipocrisia istituzionale; “Torneranno i prati” è un lamento, non una celebrazione, e si eleva durante una nottata, dallo spazio circoscritto di una trincea italiana nord-orientale, poco tempo prima di Caporetto.

L’ispirazione sono i ricordi famigliari di Olmi, legati all’esperienza del padre in trincea e un racconto di Federico De Roberto, “La paura“, pubblicato nel 1921.

Dalla scarna prosa naturalista dello scrittore napoletano, Olmi recupera alcuni aspetti, realizzando un’opera asciutta e rigorosa, ma in una direzione maggiormente astratta, estremizzando quel senso di isolamento in mezzo alla natura e di fronte ad un nemico invisibile, nel racconto di De Roberto rappresentato dalla presenza immateriale di un cecchino, mentre nel film del grande regista bergamasco, mostro irrazionale che emerge dal silenzio della montagna con il rumore dei mortai e le luci spettrali dei segnalatori.

I soldati della trincea, sepolti da quattro metri di neve, vivono in un tempo sospeso che sembra conservare la magia dei racconti popolari che attraversano il cinema di Olmi, ma con una contrapposizione dolorosa tra l’austera indifferenza della natura e la presenza della morte “acquattata, vigile, pronta a balzare e a ghermire

L’addensarsi della durata diventa visibile, nelle foto che ritraggono i famigliari dei soldati, quasi fossero immagini di una dimensione ormai lontana e intangibile, nella polvere materializzata dalla luce incidente, nella neve che a un certo punto occuperà l’intera inquadratura per sostituirsi alla memoria.

Olmi sposta la violentissima conclusione del racconto di De Roberto al centro della narrazione,  spezzando in due un’attesa immutabile con uno schianto improvviso, presagio di morte che si abbatterà sulla trincea come un terremoto, un’improvvisa aberrazione della natura, con lo sguardo calato dentro l’orrore.

E i sopravvissuti che si muovono tra i cadaveri e le macerie, pregando o bestemmiando Dio, sembrano restituirci questa ambiguità terribile, con il plenilunio che sovrasta la carneficina e la montagna che appare come l’origine e la fine di tutto.

“Torneranno i prati”, girato interamente in pellicola con la direzione della fotografia di Fabio Olmi, cerca nel brulicare della grana il senso del tempo che descrivevamo, possibilità che la staticità dell’immagine digitale, con la luce rielaborata dai sensori,  non avrebbe consentito.

Nonostante le proiezioni in sala, effettuate in 4k, rimane vivo e vibrante l’incredibile lavoro sulla luce e sui colori desaturati, un miracolo visionario che scolpisce letteralmente l’immagine e i corpi dei soldati e allo stesso tempo li circonda con un’aura evanescente, antimateria che assorbirà tutto.

Michele Faggi
Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. È un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Si è occupato di formazione. Ha pubblicato volumi su cinema e new media. Produce audiovisivi

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