Indie-eye – Cinema – Rivista di Critica Cinematografica

Il ritratto che ci mostra Minervini con il suo ultimo film in concorso a #venezia75 è quello di un'America ancora piagata dal fenomeno della discriminazione razziale e i tasselli di vita raccolti nel film forniscono una visione intima e intrisa d'emotività ma al tempo stesso, come sempre nella filmografia del regista, anche fortemente politica 

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C’è un grido costante, talvolta pronunciato anche come semplice congedo, diffuso nell’ultimo film del regista fermano Roberto Minervini: “Black Power!”. È il motto delle Black Panthers, il gruppo di attivista afroamericani che dagli anni ’70 a oggi si batte concretamente per i diritti civili dei neri, partecipando in manifestazioni pacifiche ma arrivando anche a compiere atti di violenza contro le forze di oppressione. Minervini sceglie di dissezionare un’altra fetta di società statunitense del Sud; dopo essere entrato in contatto con un gruppo di dropout della Louisiana (The other side) e dopo essere stato a stretto contatto con una famiglia bigotta del Texas (Ferma il tuo cuore in affanno), il regista può affrontare uno dei temi perennemente attuali negli USA: la discriminazione razziale.

Il film è stato concepito sulla spinta delle sparatorie e vari altri atti di violenza contro afroamericani avvenuti nell’arco del 2017 sul territorio statunitense. In What You Gonna Do When The World’s On Fire, girato in bianco e nero, il regista italiano segue tre storie parallele per riportare più di un punto di vista sulle condizioni di vita, sulle abitudini quotidiane, sulle difficoltà di alcuni membri di queste numerose comunità afroamericane, nelle quali Minervini entra con la sua troupe, seguendo sempre quel suo stile di regia che lo porta a “immergersi” nella contemporaneità che vuole raccontare, indagando i suoi soggetti dalle distanze minori possibili.

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Il regista si trova così a entrare davvero nella quotidianità dei personaggi, cercando in essa e nei dialoghi dei protagonisti sia le avvisaglie del disagio e della paura, condivisa su larga scala nel teso clima di violenta discriminazione, sia le aspirazioni di ciascun individuo, i suoi sogni, il suo sguardo sul futuro.

Dalla ripresa diretta della protesta di un gruppo di Panthers fino al ritratto intimo di una coppia di giovani spensierati colti in attimi ricreativi, passando per il racconto personale di una cantante di club e del fallimento del suo locale. Minervini si mantiene sempre lì, vicino ai personaggi, pronto a raccontare il reale in quello che è l’ennesimo documentario della sua filmografia.

Del resto ormai il marchio di fabbrica di Minervini è un cinema antropocentrico, ricco soprattutto di primi piani e di sequenze che definiscono la stessa etichetta di “cinema del reale” di cui è importante esponente. “What You Gonna Do When The World’s On Fire” rivela così i drammi di chi vive nel timore di subire un attacco dai fanatici suprematisti bianchi, da un Ku Klux Klan sempre in attività e da qualunque, imprevedibile folle preso da delirio razzista.

Un film che visivamente non delude mai, ma che vive attraverso l’importanza del messaggio.

Le foto del film

Michele Bellantuono

Roberto Minervini
What You Gonna Do When The World's On Fire?
Italia, Francia, USA, Danimarca, Belgio - 2018

Con Judy Hill, Dorothy Hill, Michael Nelson, Ronaldo King, Titus Turner, Ashley King, Kevin Goodman
Durata 123 min