venerdì, Agosto 14, 2020

Los Fantasmas di Sebastián Lojo: recensione

Londinese d’adozione, Sebastián Lojo è tornato in Guatemala, paese natale, per lavorare al suo debutto cinematografico dopo aver terminato gli studi in terra britannica. Los Fantasmas, presentato in anteprima mondiale nella sezione competitiva “Bright Future” del Rotterdam Film Festival, approda domani 5 luglio in anteprima italiana gratuita, grazie allo ShorTS International Film Festival, che lo presenta nella sezione “Nuove impronte” insieme ad altri lungometraggi di qualità legati al nuovo cinema emergente.

Ambientato a Città del Guatemala, il film segue le mosse del giovane Koki, guida turistica che allestisce piccoli furti ai danni di turisti inconsapevoli. In un paese dall’economia instabile e difficile, Koki si ritaglia uno spazio di approvvigionamento sul bordo della comunità, adescando uomini stranieri e usando la propria avvenenza per portare a termine le piccole truffe con la connivenza del proprietario di un albergo, Carlos. Quando un furto andrà a finire male e Koki sarà riconosciuto da uno dei clienti, verrà immediatamente rimpiazzato con un altro. Il microsistema economico su cui si basa lo scambio tra Koki e Carlos si infrange.

Lojo non indugia sulla descrizione di certi “poverty porn”, complice il notevole lavoro fotografico di Vincenzo Marranghino che evita i colori del realismo sociale per favorire una complessità cromatica più vicina al noir contemporaneo. Una scelta che favorisce la contaminazione tra generi, ma anche lo sviluppo non lineare del plot, concepito a partire da una serie di descrizioni quotidiane, senza che queste diventino bozzetti isolati.

Allo stesso tempo, il racconto collettivo, aspetto a cui sicuramente Lojo tende, viene bilanciato dal confronto dialettico tra Koki e Carlos che ne indirizza il senso. I due uomini appartengono alla stessa classe sociale, ma si trovano ad occupare spazi opposti nella gestione del potere. Mentre Koki discende ai livelli più difficili della sua condizione, Carlos ne sfrutta tutti i vantaggi, esercitando controllo e un’etica spietatamente manageriale, anche se condotta dai margini della società.

Fantasmi sono quegli individui come Koki, costretti a vagare in uno spazio urbano transizionale, Lojo li filma casualmente, tra i personaggi secondari, mentre concentra nel girare a vuoto di quello principale il senso più evidente del titolo.

Lo stesso Lojo preferisce lambire i territori del documentario senza occuparlo completamente, disinnescando la narrazione lineare e percorrendone una ondivaga, decentralizzata, capace di aprirsi maggiormente alla descrizione di uno spazio urbano pronto a raccogliere figure sospese tra la materialità triviale della sopravvivenza e l’irrealtà di una città notturna socialmente disgregata, popolata da fantasmi.

Fabiola Destrieri
Critico cinematografico. Si occupa della relazione tra arte e cinema. Ha collaborato con alcune riviste del territorio milanese e con alcune gallerie d'arte.

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