giovedì, Marzo 4, 2021

Il sentiero di Jasmila Zbanic

Una giovane coppia che non riesce ad avere figli nella Sarajevo contemporanea. Luna lavora come hostess per una compagnia aerea, Amar la saluta quando parte e la accoglie quando torna, dalla torre dei controllori di volo. Sospeso dall’impiego perché scoperto a bere in servizio, Amar accetta un’insolita proposta, un impiego temporaneo come informatico presso una comunità Wahhabita, cui è affiliato un vecchio compagno d’armi. Il rigorismo esoterico del Wahhabismo, che aspira al ritorno a un islamismo originario, lontano dalle deviazioni indotte dal contatto con la cultura occidentale, strega Amar, che torna trasformato da quella che sembrava destinata a rimanere un’occupazione occasionale. La routine quotidiana di Amar e Luna è stravolta dalla prepotenza con la quale l’affezione religiosa si impossessa dell’uno, lasciando stordita e indifferente l’altra. Amava bere, fumare e fare l’amore, ma ora Amar è un uomo spaventato dall’entusiasmo contagioso di una compagna che (forse) vive nel peccato. Nel 2010, con Il sentiero, Jazmila Zbanic colpisce al cuore Berlino, tornando in corsa per l’Orso d’Oro dopo il dolente Il segreto di Esma, il lungometraggio d’esordio con cui si era aggiudicata il primo premio nel 2006. La cineasta bosniaca ritrova la protagonista del film precedente (Zrinka Cvitesic) e fa proprio lo sguardo spaventato e incredulo di Luna, musulmana non praticante, donna scampata a una guerra che pare un’ombra ormai lontana, ma che riappare come un’invincibile tara, scavando un fossato fra le generazioni (Luna si prende cura dell’anziana nonna, che continua a piangere la tragica morte della figlia). Nel cinema della Zbanic sembra coagularsi quel senso di sospensione tra ricerca espansiva della modernità e invincibile connessione con la tradizione che sovente si percepisce nelle esperienze artistiche balcaniche. Tutto sembra traballare in un mondo in cerca di un volto nuovo, dove le differenze convivono senza toccarsi e perfino ciò che sembra più solido (il legame familiare) è spazzato via da un colpo di spugna. Un’altra vicenda di donne, che finiscono per restare sole, come le protagoniste (madre e figlia) de Il segreto di Esma, o le figure che hanno costellato i primi cortometraggi (Birthday) e documentari (Red Rubber Boots, Images the corner ) di Zbanic. Il dvd italiano di quella che, a oggi, può essere considerata la sua opera più matura, distribuito da Fandango, con audio in italiano e nell’originale bosniaco (extra, solo il trailer), offre l’opportunità di (ri)scoprire uno dei ritratti femminili più intensi che hanno attraversato il panorama cinematografico recente. La regista si muove in punta di piedi, limitandosi a registrare il repentino cambiamento di Amar in un film che non rinuncia mai del tutto alla lievità iniziale, mentre il sapore da commedia romantica si stempera nel climax delle scene da un matrimonio (in crisi). Che cosa spinge realmente Amar ad abbracciare riti e preghiere di cui non sembrava sentire la necessità? Come Luna, non lo sappiamo, restiamo increduli, osserviamo le pieghe dei volti e le increspature degli sguardi, i prolungati silenzi e gli improvvisi scoppi di rabbia. Luna e Amar si incontrano all’aeroporto, non luogo e crocevia di sentieri differenti. Quella comunità di stili, valori ed esigenze che tiene unita la coppia si è ormai ridotta in frantumi. Basterà l’amore a tenerli uniti?

 

Sofia Bonicalzi
Sofia Bonicalzi è nata a Milano nel 1987. Laureatasi in filosofia nel 2009 è da sempre grande appassionata di cinema e di letteratura. Dal 2010, in seguito alla partecipazione a workshop e seminari, collabora con alcune testate on line.

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