venerdì, Ottobre 22, 2021

Stromboli – terra di dio di Roberto Rossellini, esce il DVD Blu-Ray di Flamingo Video

Flamingo video prosegue nella capillare operazione di recupero della filmografia Rosselliniana grazie alla sinergia tra Cinecittà Luce, Cineteca di Bologna, CSC-Cineteca Nazionale e Coproduction Office, Stromboli – terra di dio è l’ultimo dei titoli pubblicati in Blu-Ray ed esce oggi, 20 marzo 2012. La copia del film è quella restaurata nel ’95 da Cinecittà Holding e si avvale, come gli altri titoli della collana, del restauro digitale curato dal Laboratorio L’Immagine Ritrovata della Cineteca di Bologna. Il film, presentato nel suo formato originale 1,33:1 (4:3), colma una lacuna editoriale di qualche anno, considerato che l’ultima edizione digitale disponibile e ormai fuori catalogo, faceva parte della collana DVD di Cinecittà, 100 anni di Rossellini. Il trasferimento è ottimo e su schermi LED di ultima generazione presenta la classica lieve sgranatura diffusa e un rapporto contrasto non troppo elevato, ma assolutamente dignitoso e in grado di guadagnare nella resa sui plasma. L’edizione Flamingo è corredata da una ricca selezione di contenuti speciali tra cui un’intervista recente rilasciata da Renzo Rossellini che racconta la genesi di Stromboli fin dalla prima idea sviluppata dal padre insieme a Sergio Amidei dopo una visita al campo profughi di Livorno; Rossellini racconta della nota lettera di ammirazione della Bergman e cita con scetticismo liquidandolo come gossip gonfiato, l’episodio legato alla lavorazione di Vulcano, il film di Dieterle con Anna Magnani, oggetto del recente e ricchissimo libro di Marcello SorgiLe Amanti del Vulcano“, edito da Rizzoli e scritto con la consulenza di Edoardo Bruno. Molto interessanti gli accenni al contenzioso tra Rossellini e la RKO per la versione americana del film con un finale completamente diverso e più conciliante e i riferimenti tecnici che Renzo Rossellini racconta, relativi all’uso di macchine da presa con chassis da 300 mt che il padre usava per la prima volta sul set di Stromboli, cosa che gli consentiva un rapporto diverso con la durata della sequenza. Sempre per Renzo Rossellini, la Bergman porta se stessa sui set Rosselliniani, cosi da essere oltre che attrice, autrice. Interessante la diversa visione sul trascendente, rispetto al contenuto successivo, costituito da un’intervista con il critico Enrico Magrelli; per Renzo Rossellini la sequenza finale non rappresenta un’invocazione divina e non ha assolutamente niente di mistico, è in fondo solo un racconto di pietà laica. Magrelli al contrario parte da un presupposto completamente diverso, in quello che definisce come un “punto di incontro tra la finzione e la documentazione della natura, con la dimensione minerale dell’isola” la figura della profuga Lituana interpretata dalla Bergman segna l’inizio di una relazione artistica complessa tra il regista Italiano e l’attrice Svedese, dove il lavoro su di lei  è anche un processo di esfoliazione del corpo divistico portato in una “zona meridionale del cinema”; il personaggio di Karin Bjiorsen è per Magrelli il segno di quell’egoismo aggressivo che colpisce gli individui e di cui Rossellini parlava spesso a proposito del dopoguerra; un dissidio che qui si manifesta tra creature e Creatore e che, diversamente dalla posizione di Renzo Rossellini, per Magrelli conduce ad una visione (certamente non riconciliata) del trascendente. Ciò che conta per Magrelli è comunque la rottura che Rossellini compie con il cinema tradizionale che sarà compresa bene solo a partire dal lavoro di analisi dei critici dei Cahiers. Hanno detto del film è un contenuto che raccoglie alcune riprese della Bergman fatte sul set di Stromboli in formato ridotto (super 8 probabilmente) con la voce fuori campo della stessa attrice che racconta la sua esperienza insieme ad attori non professionisti; divertentissima e utile per capire il “metodo” Rossellini la breve intervista a Mario Vitale (Antonio nel film di Rossellini) realizzata in tempi più recenti, dove racconta dei ceffoni regalati alla Bergman durante la lavorazione del film, su indicazioni assertive dello stesso Rossellini; segue un breve intervento di Padre Virgilio Fantuzzi, critico cinematografico de “La civiltà cattolica” che parla della luce sul vulcano come luce del miracolo, giusto per arricchire la raccolta documentale di idee completamente diverse e per certi versi statiche a cui il dinamismo centrifugo di Stromboli, fortunatamente, sfugge ancora. Dietro le quinte di Stromboli include un’intervista a Roberto Rossellini che parla della razionalità del personaggio di Karin come occasione per filmare ciò che sfugge, ovvero l’irrazionale. Stromboli vista dal Luce contiene tre brevi filmati dell’Istituto Luce, uno dedicato genericamente al vulcano in eruzione e l’altro realizzato durante la lavorazione del film di Rossellini; il terzo contributo Luce si intitola Arcipelago delle eolie: anna magnani a Vulcano e conserva alcune immagini filmate durante la lavorazione del film di Dieterle. Chiudono la raccolta di contenuti speciali alcune screenshot documentali dedicate al film, tra cui una lettera di Dots Johnson (il soldato Joe di Paisà) a Rossellini su quello che la stampa Americana diceva della sua nascente relazione con la Bergman. In una raccolta anche proficuamente contradditoria come questa rimane la sensazione di aver ancora a che fare con un film che ha aperto non solo la strada a tutto il cinema moderno, ma che tutt’ora apre ferite in quella ridicola distinzione critica tra documento e finzione; basta pensare anche al cinema più recente di Abel Ferrara, quello considerato “peggiore”, più slabbrato, incompiuto, improbabile nell’uso di una continua sovrimpressione tra documentario e simulazione (Napoli Napoli Napoli) e rivedere quindi alcuni dei momenti di cinema della crudeltà più potenti di Stromboli, come il coniglio massacrato dal furetto, le sequenze della tonnara, l’erotismo della Bergman con un piede nudo sopra quello di Vitale, un’attrice che recita in una lingua sconosciuta insieme ad un gruppo di nativi, la verifica incerta di un sistema attoriale che a contatto con una realtà palindroma del recitare, va completamente in frantumi (Michele Faggi) (continua nella pagina successiva… )

Redazione IE Cinema
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