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11 minut (11 Minutes) di Jerzy Skolimowski a Venezia 72 – la conferenza stampa

Tanti e diversi abitanti di una metropoli contemporanea i cui destini, vite e sentimenti si intrecciano. Vivono nell’insicurezza quotidiana dove da un momento all’altro potrebbe accadere qualsiasi evento. Un’improvvisa concatenazione di situazioni può distruggere diversi dei loro destini, in solamente 11 minuti.

E’ Jerzy Skolimowski a spiegare le scelte stilistiche e tecniche che lo hanno ispirato nella realizzazione del film..

“Credo che questa sia una risposta ai film d’azione di Hollywood con un po’ d’intelligenza e un tocco di malizia. Lo stile del film si è sviluppato nel set, in cui devo confessare di essermi divertito molto grazie allo splendido cast. Il vero momento doloroso è stata la stesura della sceneggiatura”.

La scelta del finale è stata fatta in base a un ragionamento apocalittico in termini sociali e politici?

“Quando ho cominciato la sceneggiatura, l’unico elemento certo che avevo era il finale. Ho costruito il film in base a dove dovevo arrivare, quindi in base a quel finale a cui non volevo assolutamente rinunciare. Ho realizzato la storia cercando una verità da mettere in luce. Certe volte ho usato  48 fotogrammi al secondo, altre 126, volevo vedere agire i personaggi in tempo reale e alla fine abbiamo inseguito la verità in 24 fotogrammi al secondo”.

Ci parli del prologo del film…

“Il prologo è stato concepito alla fine delle riprese perché non sapevo quante informazione potevamo avere sui personaggi. Il  titolo 11 minuti era quello che doveva succedere prima del prologo, ovvero prima delle 17.00”.

La scelta  di una città in piena trasformazione come Varsavia è coerente con questo tipo di storia?

“Credo che si tratti di una storia universale che può essere pensata per qualsiasi luogo. Io abito a Varsavia quindi è stata la scelta più ovvia”.

Il discorso del tempo è importante nel film sin dal titolo. Ha voluto inserire dei riferimenti che segnassero lo scorrere dei minuti?

“Si certo, ho utilizzato gli aerei per misurare il tempo. Ogni volta che sentivamo il rumore degli aerei voleva dire che erano le 17.05. Si è trattata di una scelta pratica e non metaforica. In generale raramente ci accorgiamo di quanto è importante il nostro tempo. Il mio lo uso molto per seguire l’immaginazione e non la realtà”.

Ci parli del protagonista maschile..

“E’ una persona che spaccia droga e ne fa uso. Chi fa uso di queste sostanze sa che la percezione delle sensazioni sono alterate. Nel film, per esempio, l’ascensore va avanti con una tale velocità che costringe il protagonista ad assicurarsi reggendosi, ma in realtà è semplicemente sotto l’effetto della droga”.

E’ stato proprio necessario l’episodio di una catastrofe nel finale?

“Se non fosse per quel finale ripeto, non ci sarebbe stato il film e soprattutto non so se avrebbe avuto un senso. Voglio far capire cosa può succedere in una manciata di minuti alla nostra vita. La vita è un tesoro, lo capiamo solamente quando la stiamo perdendo”.

11 minut (11 Minutes) di Jerzy Skolimowski – Polonia, Irlanda, 81’
Interpreti: Richard Dormer, Paulina Chapko, Wojciech Mecwaldowski, Dawid Ogrodnik, Andrzej Chyra.

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