Indie-eye – Cinema – Rivista di Critica Cinematografica

Gennaio 9th, 2011
Berlino 2011, Panorama, le prime anticipazioni

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Eccoli qui i primi 24 film delle due declinazioni Panorama (Panorama appunto e Panorama Dokumente) della prossima Berlinale 2011 in programma dal 10 al 20 febbraio 2011; la scelta indica ancora una volta la sezione come una delle più vitali della mostra e al momento include un buon numero di titoli coreani, tra cui il nuovo film di Seung-wan Ryoo (regista, tra le altre cose di City of Violence) intitolato Bu-dang-geo-rae; si prosegue con Soo-hyun Kim e il suo Ashamed, secondo film dopo il debutto nel 2004 con Gwiyeowo e ancora Dance Town, la conclusione della trilogia metropolitana di Kyu-hwan Jeon introdotta nel 2008 da Mozart Town e sviluppata nell’anno successivo con Animal Town, film presentato anche all’edizione numero 28 del Torino Film Festival. Si segnala anche il ritorno di Lee Tamahori, a quattro anni di distanza da Next, questa volta con The Devil’s Trouble, produzione belga in odor di (fanta)politica su un “doppio” Saddam Hussein figlio interpretato da Dominic Cooper e Ludivine Sagnier. Debutto nel lungometraggio per l’americano Abe Sylvia con Dirty Girl, dopo un lodevole corto intitolato My Mother’s Hairdo che si è preso il primo premio al Jack Nicholson Distinguished Student Director Award, un reale coreografato che giocava con gli stereotipi del mondo gay e che si può visionare attraverso il suo sito ufficiale insieme ad un paio di corti; Dirty Girl è prodotto da Rob Paris della Paris Films, e da Christine Vachon per la Killer Films; il film segue il travaglio morale dell’adolescente Danielle, interpretata da Juno Temple, in una piccola città della provincia Americana dove viene costretta a frequentare un programma di recupero in seguito ad un comportamento considerato non irreprensibile; incontrerà Clarke, omosessuale latente con il quale fuggirà in una ricerca on the road delle proprie identità. Nel cast William H. Macy nella parte del patrigno di Danielle devoto alla cristianità e una Milla Jovovich fuori dai binari consueti che interpreta la madre della ragazza. Si prosegue con il secondo lungometraggio del Norvegese Ole Giæver, a Berlino con Fjellet (The Mountain). Dall’irlanda il debutto nel lungometraggio di John Michael McDonagh con The Guard, commedia noir ambientata nell’irlanda del nord e recentemente avvistata anche dal Sundance. Milcho Manchevski torna alla regia con Majki (Mothers) a quattro anni di distanza da Shadow; a ben 12 anni di distanza dall’acclamato Moskva (Moscow), presentato nel 1999 a Venezia 57 nella sezione Cinema del Presente, torna a Berlino il russo Alexander Zeldovich con un nuovo film intitolato Mishen (Target), ambientato nel 2020 racconta di un gruppo di scienziati che raggiungono un complesso astrofisico abbandonato che si pensa abbia energia sufficiente per lavorare sui processi di invecchiamento. Rundskop (Bullhead) è il debutto nel lungometraggio del Belga Michaël R. Roskam mentre il brasiliano José Padilha torna con il secondo capitolo del suo Tropa de elite, intitolato Tropa de Elite 2 – o inimigo agora é outro. Dalla Germania Jan Schomburg con Über uns das All, mentre l’austriaca Marie Kreutzer debutta nel lungometraggio con Die Vaterlosen. Tra i documentari segnaliamo il secondo lavoro dell’americano David Weissman, a conferma dell’attenzione specifica di Berlino per tematiche Gender Bender e fuori da ogni confine sessuale, con il film We Were here, sull’impatto dell’AIDS nella città di San Francisco;  torna anche la veterana Rosa von Praunheim (qui la recensione su Tote Schwule, scritta da Simone Buttazzi proprio da Berlino) con Die Jungs vom Bahnhof Zoo (Rent Boys).
Di seguito il programma provvisorio delle sezioni Panorama, ancora suscettibile di nuovi aggiornamenti

Panorama & Panorama Special
– Bu-dang-geo-rae (The Unjust) di Seung-wan Ryoo (Corea)
– Chang-Pi-Hae (Ashamed) di Soo-hyun Kim (Corea)
– Dance Town di Kyu-hwan Jeon (Corea)
– The Devil’s Double di Lee Tamahori (Belgio)
– Dirty Girl di Abe Sylvia, (USA)
– Fjellet (The Mountain) di Ole Giæver (Norvegia)
– The Guard di John Michael McDonagh (Irlanda/UK/Argentina)
– Majki (Mothers) di Milcho Manchevski (Macedonia/Francia)
– Mishen (Target) di Alexander Zeldovich (Russia)
– Rundskop (Bullhead) di Michaël R. Roskam (Belgio)
– Tropa de Elite 2 – o inimigo agora é outro (Elite Squad 2 – The Enemy within) di José Padilha (Brasile)
– Über uns das All di Jan Schomburg (Germania)
– Die Vaterlosen (The Fatherless) di Marie Kreutzer (Austria)

Panorama Documentari
– The Advocate For Fagdom di Angélique Bosio (Francia)
– The Black Power Mixtape 1967-1975 di Göran Hugo Olsson (Svezia/USA)
– BRASCH – Die Widersprüche sind die Hoffnung di Christoph Rüter (Germania)
– Coming Home di Tomer Heymann (Israele)
– homo@lv di Kaspars Goba (Lituania)
– House Of Shame/Chantal All Night Long di Johanna Jackie Baier (Germania)
– Die Jungs vom Bahnhof Zoo (Rent Boys) di Rosa von Praunheim (Germania)
– Khodorkovsky di Cyril Tuschi (Germania)
– Mondo Lux di Elfi Mikesch, Germania)
– !Women Art Revolution – A Secret History di Lynn Hershman Leeson (USA)
– We Were Here di David Weissman (USA)