martedì, Settembre 29, 2020

L’hermine di Christian Vincent in concorso a Venezia 72 – la conferenza stampa

Sbarca in laguna il film L’hermine,  del regista transalpino Christian Vincent che vede come attore protagonista il vulcanico ed esuberante Fabrice Luchini, nei panni dell’integerrimo e severo giudice  Xavier Racine, è prorpio l’attore francese a raccontare come nel film si sia riusciti a trasformare l’aula di un tribunale in un teatro.

“Io in realtà quando giro un film – racconta ironico Luchini – non capisco bene quello che faccio e in questo mi aiutano molto i giornalisti quando mi fanno le domande. Quello che verrebbe  da dire sul momento a una persona che viene al cinema è che assisterà ad un noioso film tutto incentrato su un processo, invece vengono stupiti perchè ad essere invitati all’interno del processo stesso sono proprio gli spettatori. L’ambientazione nel nord del paese vuole essere una finestra verso il mondo di una parte della Francia completamente abbandonata a se stessa, dove Marie Le Pen prende il 30% dei voti e la gente beve dalla disperazione. Si è voluto raccontare questo disagio sociale di questa parte del paese attraverso un’aula di tribunale”.

Signor Vincent, come gli è venuto in mente oltre all’idea della metafora teatro/tribunale di inserire una storia d’amore in un racconto su un processo?

“A mano a mano che giro un film mi rendo conto di fare qualcosa di nuovo. L’idea di questa storia era di parlare del mio paese e di come funziona. Sono stato ad assistere ad un processo ed ho avuto l’impressione di essere in un luogo che cristallizza le diversità della società, e ho voluto rappresentare proprio questo.  Questo lavoro è stato costruito in maniera molto particolare. Dovevo raccontare la storia sentimentale dei personaggi e anche degli emarginati, in più dovevo parlare di questa particolare figura del giudice popolare chiamata a far parte di una giuria in base a una graduatoria. Sono tre universi che volevo raccontare in un’unica opera. Io do una notevole importanza ai cosiddetti personaggi secondari”.

E’ difficile gestire un attore esuberante come Fabrice Luchini?

“Assolutamente no. Lui per fortunas a leggere. La mia organizzazione da poco spazio all’improvvisazione per me è importante il tempo e la durata. La sceneggiatura un po’ meno”.

Luchini lei è famoso attore di teatro, come si pone invece davanti a una macchina da presa?

“Ho fatto rientrare il pubblico nella realtà, a teatro io sono la pedina del gioco invece al cinema sono nelle mani del regista. Devo rispettare un ruolo e renderlo verosimile, sono come un materiale vuoto che viene spostato in base alle esigenze. Il cinema è un’alchimia, l’esatto contrario del teatro, devi poggiarti come un bambino nelle mani di chi dirige il film. In generale penso di essere come attore cinematografico docile e ubbidiente”.

Il suo cognome è italiano ma lei è un francese considerato un insaziabile esploratore di questa lingua. Può regalarci una metafora di questi due popoli che in qualche modo la segnano?

“Rispondo con una frase del poeta, scrittore Jean Cocteau , ‘i francesi sono degli italiani di cattivo umore”.

“Il giudice a due cifre”, questo è il soprannome di Xavier Racine magistrato severo e senza compromessi,  che non infligge mai pene inferiori ai 10 anni. La sua figura di uomo tutto di un pezzo viene messa in discussione il giorno in cui Racine incontra il giudice popolare Birgit Lorensen-Coteret, chiamata a far parte della giuria da lui presieduta per un caso di omicidio. I due si conoscevano già da prima, Racine si era infatti innamorato di lei sei anni prima. Si renderà presto conto che era la sola donna che avesse mai amato veramente.

L’hermine di Christian Vincent – Francia, 98’
Interpreti: Fabrice Luchini, Sidse Babett Knudsen

Alessandro Allori
Alessandro Allori
Dal 2003, anno della sua Laurea in Scienze Politiche Alessandro Allori si è dedicato dedicato al campo della comunicazione, del marketing e del giornalismo. Ha collaborato con numerosi settimanali e si occupa di maketing e contenuti redazionali per alcune agenzie di comunicazione.

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