mercoledì, Gennaio 20, 2021

Transsiberian – di Brad Anderson – Berlino 58 – Panorama

anderson1.jpgEravamo rimasti a Christian Bale magro come un chiodo, insonne macchinista. Ora siamo in carrozza da Pechino a Mosca lungo la linea che dà il titolo al film e sul treno che avanza imperterrito tra gli spazi bianchi, immensi e alberati della Siberia facciamo la conoscenza di sei soggetti. Roy (Woody Harrelson), americano-tipo con la fissa delle macchine su rotaia… nel suo piccolo, un macchinista; Jessie (Emily Mortimer, la fidanzata svenevole di Match Point), ex cattiva ragazza ora rientrata nei ranghi, moglie di Roy; Carlos (Eduardo Noriega), giovanotto selvaggio con molte cose da nascondere; Abby (Kate Mara), silenziosa fidanzata di Carlos. Dulcis in fundo, gli sbirri russi Grinko (Ben Kingsley) e Myassa (Thomas Kretschmann). Mescolare, shakerare e bere a canna, come gli shot di vodka che Putin versò a Sarkozy durante il G8. Transsiberian è, più che un thriller, un treno giocattolo. Una giostra per adulti. Di quelle che se non stai attento ti fai male.

Brad Anderson co-sceneggia e dirige una pellicola prelibata e spassosissima, divertimento all’americana di buona qualità. Soffia sul collo dei suoi personaggi quando sono in carrozza, li pedina e li spia con misura nelle stanze d’albergo, nei bus antidiluviani e negli spazi dove si vanno a cacciare quando sono a terra. Transsiberian non lascia chance alcuna alla noia, permeato com’è da un senso costante di minaccia e dalle pieghe mostruosamente ostili che prendono gli eventi. Certo è che non ci troviamo di fronte a una suspense di tipo hitchcockiano. Per un motivo molto semplice: il film non crea tensione, punta a sorprendere. Tutto (o quasi) è unexpected. Spesso si sobbalza. E quando la sorpresa cede il passo a un’emozione più sofisticata, il montaggio eccede in flashback e aiutini per gli spettatori più distratti. Cosa che, alla lunga, scoccia. Inoltre, in una scena il regista bara nel dare a intendere una cosa che si rivelerà non vera. Chi di sintassi filmica ferisce, di abbandono perisce. Transsiberian è un film da godersi una volta sola.

anderson2.jpgLa qualità più solida del film non è quindi nel plot, bensì nel fascino assediante delle immagini e nelle prove degli attori, soprattutto il buon vecchio Woody Harrelson, perfetto nella sua maschera di americano in vacanza. Per chi ama i thriller in treno (non solo Patricia Highsmith e Agata Christie… ma anche Kurosawa & Konchalowsky), per chi adora le atmosfere di Fargo e Soldi sporchi, Transsiberian è un titolo da aggiungere alla lista. Va detto, infine, che il film ripristina una visione minacciosa di Grande Madre Russia che proviene dritta dritta dalla guerra fredda, e che il putinismo ha reso nuovamente funzionale in termini drammatici. Eloquente, a tale proposito, il detective Grinko di Ben Kingsley: “Prima vivevamo nell’oscurità. Ora moriamo alla luce del sole”.

Simone Buttazzi
Simone Buttazzi è nato a Bologna nel 1976 e ora vive in Germania. Si è laureato con una tesi sull’immagine-pulsione di Gilles Deleuze e le sue occorrenze cinematografiche. Dal 2002 lavora in campo editoriale come traduttore (dall’inglese e dal tedesco), redattore e consulente. In rete, oltre che su Indie-eye Network scrive per numerose testate di Cinema e Letteratura.

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