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Annie Colère e il diritto di abortire. L’incontro con la regista Blandine Lenoir @ France Odeon 2022

Blandine Lenoir torna a Firenze, dopo aver presentato nel 2017 il suo precedente "Aurore". Ospite della 14° edizione di France Odeon, ha incontrato oggi la stampa fiorentina per anticipare alcuni aspetti legati alla lavorazione di "Annie Colère", suo nuovo film, in programma domani 29 ottobre alle 16:30 presso il Cinema La Compagnia. Dal MLAC, il movimento per la libertà dell'aborto e della contraccezione fondato nel 1973, alle sollecitazioni a non abbassare la guardia, in un presente dove non possiamo dare per scontati i diritti acquisiti.

Fondato nel 1973, il Mouvement pour la Liberté de l’Avortement et de la Contraception, conosciuto con l’acronimo MLAC, ha colmato l’abisso tra legge e vita reale, fornendo alle donne informazioni e strumenti necessari per la prevenzione di gravidanze indesiderate. MLAC ha svolto in Francia un compito molto simile a quello del Cisa, il Centro Informazione Sterilizzazione e Aborto fondato lo stesso anno a Milano da Adele Faccio e attivo nella sede del Partito Radicale. Gli aborti eseguiti dal movimento francese erano una vera e propria operazione di supporto sociale organizzata da donne, per le donne. Si puntava all’allestimento di attività mediche sicure ai margini della legalità, delineando in poco tempo una mappatura sociale eterogenea, non solo per differenza di classe, ma anche per come veniva percepita la sessualità nella Francia degli anni settanta. Lo testimoniano le lettere ricevute dal movimento, parzialmente raccolte e conservate dal Centre d’Archives du Feminism dell’Università di Angers.

Blandine Lenoir, autrice di numerosi corti e di due lungometraggi dedicati alla lotta di autodeterminazione delle donne entro il microcosmo privato, con il nuovo Annie Colère sposta l’attenzione dalla grande Storia francese, quella che portò alla depenalizzazione dell’aborto con la legge voluta da Simone Veil, verso l’energia collettiva intorno al MLAC, senza la quale quel risultato politico non sarebbe stato possibile.

Scritto insieme alla sceneggiatrice e critica Axelle Ropert, segue la formazione politica di Annie, operaia, madre di famiglia, felicemente sposata e intenzionata ad interrompere una nuova gravidanza. L’assistenza amorevole del MLAC la condurrà all’adesione militante, tra l’assistenza per le donne bisognose fino alle lotte per la legalizzazione dell’aborto. Interessata al collante sociale interno al movimento stesso, Blandine Lenoir costruisce una partecipazione corale che ruota intono all’interpretazione di Laure Calamy e individua nell’interazione di un gruppo di donne gli elementi di una sorellanza vitale.

La regista francese torna a Firenze, dopo aver presentato nel 2017 il suo precedente “Aurore”. Ospite della 14° edizione di France Odeon, ha incontrato oggi la stampa fiorentina per anticipare alcuni aspetti legati alla lavorazione del film, in programma domani 29 ottobre alle 16:30 presso il Cinema La Compagnia.

Quando ho sentito parlare del movimento per il diritto all’aborto e all’utilizzo degli anticoncezionali – ha raccontato – sono rimasta molto sorpresa di quanto fosse ignorato nella Francia contemporanea. Di solito si rappresenta la Storia puntando al racconto di grandi uomini o grandi donne, come per esempio Simone Veil. Questa lotta è stata combattuta da un gruppo di donne comuni rispetto alla statura politica di chi ha concretizzato la proposta di legge sull’aborto, e il fatto di essersi dimenticati di loro, mi ha consentito di ristabilire la verità

Blandine ha cominciato a lavorare al film in un momento storico in cui la conservazione del diritto all’aborto stava subendo un contraccolpo negativo in alcuni paesi. “Penso alla Polonia – ha specificato – dove la situazione stava diventando davvero molto dura, ma anche alla Francia, dove si registrano alcune tensioni

Le caratteristiche interclassiste del MLAC per come le abbiamo già definite, sono state fondamentali per consentire a Blandine Lenoir di tratteggiare una serie di ritratti che non stigmatizzassero i diversi approcci all’aborto, da quelli spontanei ad altre condizioni di grande sofferenza: “Volevo cominciare proprio da qui, documentandomi accuratamente, per scoprire quante donne fossero entrate nel vivo della lotta politica, a partire da un’esperienza intima. Si è trattata di una vera e propria classe di donne senza alcuna gerarchia di classe, dove il collante era la comunione di intenti e di idee

Proprio sul processo di documentazione, che supponiamo le abbia consentito di incrociare anche l’archivio di Angers, ha specificato quanto l’apparato finzionale emergesse dal confronto con le testimonianze: “Mi è servito molto, a un certo punto, far leggere la sceneggiatura ad un gruppo di ex militanti che avevano frequentato il movimento. Con cinque di loro ho organizzato una cena e mi ha colpito molto la delicatezza, l’attenzione reciproca che ancora correva tra di loro, nonostante le differenti appartenenze sociali. La mia sfida è stata proprio questa: raccontare quella tenerezza

Annie Colère dialoga anche con il presente, perché se la consapevolezza è ancora alta e coinvolge anche le nuove generazioni, la conservazione dei diritti può essere minacciata in qualsiasi momento: “Non possiamo abbassare la guardia, perché se la legge non viene direttamente messa in discussione, è necessario fare i conti con alcuni fenomeni che la aggirano, come quello dei medici obiettori che ostacolano l’accesso al diritto d’abortire

Un problema, quello sollevato da Blandine Lenoir, che consente un doppio parallelo tra passato e presente con la Storia politica italiana e che è stato denunciato, anche in tempi recenti, dall’Associazione Luca Coscioni, per quanto riguarda l’incessante e mai ascoltata richiesta di dati aperti sull’obiezione di coscienza.
Per la regista francese la risposta a questa lenta erosione del diritto all’autodeterminazione dei propri corpi è lucidissima e amara: “diventa difficile mobilitarsi contro una minaccia che non appare evidente

La scelta corale è quindi diventata quella migliore per raccontare motivazioni e storie diverse, ancora flagranti per il presente e allo stesso tempo, fedeli alla molteplicità costitutiva del movimento.

All’interno del MLAC – ha spiegato Blandine – c’erano numerosi luoghi d’ascolto e dialogo che hanno consentito la proliferazione delle testimonianze

L’interazione tra intimità e militanza politica ci riconduce a quel “personale è politico” che la regista ha voluto citare come connessione ideale con il noto slogan delle femministe degli anni settanta, impegnate a far emergere quelle storie di oppressione che fino a quel momento erano state confinate proprio nella sfera indicibile del privato.

La sorellanza fa parte di questa intimità politica, ma anche della magia ricostruita sul set tra un gruppo di attrici sulle quali Blandine Lenoir ha scommesso, “come si scommette su un gruppo di invitati a cena, messi insieme per la prima volta, senza sapere se funzionerà o meno“.

[Foto dell’articolo – ANNIE COLERE ©Aurora Films_Local Films – Fornita da Ufficio Stampa France Odeon – FST – Camilla Silei // Davis & Co. press kit festival]



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