Indie-eye – Cinema – Rivista di Critica Cinematografica

Metaxy è il corto del berlinese Joel Dombrower in concorso al LFF 2017, la recensione. 

Di

Dafna Maimon, artista berlinese dai molteplici talenti e docente al Bard College di Berlino, ha recentemente tenuto un corso in filmaking dal titolo “Based On A True Story” – Factual Fiction”. Il programma si proponeva di indagare le qualità soggettive di tutte le forme di filmaking, nell’incontro tra individui e la loro relazione con la città di Berlino. Un appuntamento con il reale, tra finzione e documentario, sopratutto per evidenziare lo scambio simbolico tra una prassi e l’altra. Nei lavori degli studenti, si cerca quindi di privilegiare l’interferenza, il cortocircuito e ovviamente la messa in abisso.

Il film intitolato Metaxy, scelto tra più di 800 nella sezione cortometraggi del Lucca Film Festival curata da Rachele Pollastrini, è diretto da uno degli studenti che ha partecipato al programma della Maimon.
Il lavoro di Joel Dombrower ha quindi una qualità eminentemente laboratoriale proprio per il contesto in cui è nato.

Attraverso la retorica e gli strumenti del linguaggio connettivo, Metaxy smembra i diversi livelli del discorso, anche da un punto di vista sonoro. Sullo sfondo di un’elettronica glitch, il suono di un modem a 56k, ma anche quello più recente di alcuni smartphone. Sembra che Dombrower abbia voluto elaborare una colonna sonora stratificata, attraverso la storia tecnologica degli ultimi 30 anni; è una dimensione aurale che interferisce con le immagini più volte e che rappresenta uno dei numerosi livelli in gioco.

Una ragazza racconta in video conferenza la sua storia recente con un ragazzo conosciuto attraverso Tinder. Vediamo la sua confessione più di una volta. Al primo livello, quello soggettivo principale, se ne aggiunge un secondo osservato dall’occhio disincarnato della webcam, oltre al manufatto digitale stesso, prodotto dal dispositivo connettivo. In tutti i casi Dombrower è attentissimo alla grammatologia e cambia di volta in volta formato senza croppare o rendere l’immagine esteticamente digeribile, per privilegiare la moltiplicazione del punto di vista.

Un livello ulteriore viene introdotto dal racconto dell’attrice che svela il livello finzionale dell’esperimento, rivelandoci la commistione tra frammenti di vita vissuta e re-interpretazione mediale, social media e filmaking.
Metaxy interrompe volutamente il flusso narrativo e anche qualsiasi forma di empatia con il personaggio, il cui sviluppo viene sottoposto a infinite interferenze, entro una durata fulminea, senza che ci sia il tempo di sfondare il contenitore della sperimentazione, a sua volta contenuto nelle strategie della costruzione narrativa.

Michele Faggi

Joel Dombrower
Metaxy
Germania - 2017

Durata 6 min