venerdì, Dicembre 9, 2022

Mario Wirz di Rosa von Praunheim: Berlinale 64 – Panorama

Il 23 aprile 2013 Rosa von Praunheim va a prendere Mario Wirz nella sua casa di Berlino ovest. I due fanno una passeggiata nei pressi finendo in un parco. Wirz è stanco, usa un rollator e si ferma spesso. Prima di separarsi, Wirz scrive una poesia e la dedica a Rosa. Lo stesso fa Rosa (purtroppo). È tutto qua il nuovo corto di Rosa von Praunheim, girato con l’aiuto di un cameraman in un bigio pomeriggio di primavera e montato in fretta e furia aggiungendo, all’inizio, le copertine dei libri più importanti scritti da Mario Wirz. Tutti tranne uno.

Wirz è stato attore, poeta, scrittore. Personalità importante della cultura schwul tedesca, intellettuale a tutto tondo tradotto in sei lingue. Tra i suoi testi spicca Es ist spät, ich kann nicht atmen (‘è tardi, non riesco a respirare’, 1992), «reportage notturno» della sieropositività che lo accompagnava da alcuni anni e di cui parla, pungolato da quel monello di Rosa, anche nell’epistolario Folge dem Fieber und tanze (‘segui il febbrone e balla’, 1994). È questo, stranamente, l’unico libro di rilievo a non fare capolino nelle prime immagini del corto. E dire che Rosa non è uno che si vergogna nel mostrare le cose a cui ha dato un contributo, e in quel testo uscito vent’anni orsono il regista compie lo stesso, piccolo miracolo che si vede in questo film: fa uscire Mario di casa, gli sta vicino, esorcizza le sue paure chiamandole per nome.

Da tempo è ormai chiaro come Rosa von Praunheim, malgrado i quasi cinquant’anni di carriera cinematografica, non sia un regista narrativo. Non ci racconta nulla, bensì insegue, documenta, archivia. La sua opera, come dimostrano i settanta corti – settanta! – completati l’anno scorso in occasione del suo settantesimo compleanno, è una sorta di Treccani della cultura frociolesbica, tra la Germania e gli Stati Uniti. E in Germania, da questo punto di vista, non ha rivali. Chi conosce i suoi film non si aspetta certo specifiche tecniche raffinate o inquadrature memorabili: in campo c’è lui, più inarrestabile di Michael Moore quando ha un repubblicano per capello, e l’intervistato, prima messo a proprio agio poi martoriato di domande imbarazzanti. In questo piccolo film, tuttavia, Rosa non infierisce su Mario. Lo accarezza. Con lo stesso affetto delle sue ultime conversazioni con Werner Schroeter, filmate da Elfi Mikesch per Mondo Lux. Mario Wirz è morto di cancro il 30 maggio 2013.

Simone Buttazzi
Simone Buttazzi
Simone Buttazzi è nato a Bologna nel 1976 e ora vive in Germania. Si è laureato con una tesi sull’immagine-pulsione di Gilles Deleuze e le sue occorrenze cinematografiche. Dal 2002 lavora in campo editoriale come traduttore (dall’inglese e dal tedesco), redattore e consulente. In rete, oltre che su Indie-eye Network scrive per numerose testate di Cinema e Letteratura.

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