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Un documentario che racconta da vicino la vita di un piccolo paese Americano rimasto isolato dal resto del mondo. Una comunità che ha deciso di sostenere in massa l’elezione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump.. La conferenza stampa dell'ultimo film di Wiseman a Venezia 75 

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Conferenza stampa del film Monrovia, Indiana di Frederick Wiseman

Regia di Frederick Wiseman, 143 minuti

Sinossi Monrovia, Indiana di Frederick Wiseman

Un documentario che racconta da vicino la vita di un piccolo paese Americano rimasto isolato dal resto del mondo. Una comunità che ha deciso di sostenere in massa l’elezione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Durante il ciclo elettorale del 2016, gli stati Uniti d’America hanno passato un periodo decisamente instabile, quando e perché ha voluto girare il documentario? C’è una relazione particolare con il clima politico Americano?

“Sicuramente ho cominciato a pensarci nella primavera del 2017” replica il regista Wiseman. Per prima cosa –continua l’autore- ho cercato una piccola città lontana da tutto e da tutti, volevo una citta del mid-west. Ho trovato questa piccola cittadina per caso grazie ad un mio amico professore di Boston, il quale mi parlò di alcuni suoi amici che provenivano dall’ Indiana. Sono stati proprio loro ad introdurmi a Monrovia dove ogni abitante della città era per me un potenziale cliente.

Perché ha scelto proprio questa location e cosa le interessava del posto in cui era?

Ho scelto le varie location per puro caso, sapevo cosa volevo vedere e per questo motivo ero attratto dai ristoranti, dai musei e dai punti di aggregazione: le colonne portanti della vita di ogni giorno. Tutto ciò grazie ai miei amici che mi hanno introdotto e soprattutto che hanno promosso la mia integrazione all’interno di quella comunità.

Si potrebbe contestualizzare il luogo e il paesaggio di Monravia e qual è stato il suo approccio con le riprese?

Ho girato per 10 settimane in questo piccolo paesino agricolo, il paesaggio mi interessava moltissimo. Ho dovuta fare una attenta selezione tra più di cento filmati.  

Siamo davanti a numerose immagini di natura, tuttavia perché i macchinari fanno gran parte del lavoro agricolo mettendo da parte l’idea della mano d’opera? Inoltre rispetto ai clichè dell’America abbandonata perché questo luogo rimane affascinante e allo stesso tempo benestante economicamente?

Ovviamente l’agricoltura si affida molto all’automatizzazione. Gli abitanti sono prevalentemente agricoltori che promuovono i loro prodotti, riuscendo in tal modo a arricchirsi. Non volevo una città con molta disoccupazione, non volevo rappresentare il clichè, cercavo qualcosa di diverso.

Può sembrare strano agli occhi dello spettatore osservare una comunità totalmente distaccata dal resto del paese, e se effettivamente è cosi, perché Internet non ha contribuito a promuoverlo sulle mappe?

Monrovia si trova soltanto a 40 miglia da Mineapolis, città nella quale alloggiavo personalmente. Il mondo di Monrovia è un mondo che si è concentrato unicamente su sé stesso. È una popolazione molto religiosa che basa la maggior parte dei propri valori sulla famiglia ed inoltre ho avuto l’impressione che le persone erano concentrate su loro stesse e non sul mondo esterno.

Il mondo che lei rappresenta si può definire un mondo che sta morendo?

No non credo proprio, ci sono molti cittadini e quello che vedo è un mondo in cambiamento più che un mondo che sta morendo. Monrovia è inoltre dispone di un’organizzazione comunitaria molto forte. Ciò che mi ha sorpreso notevolmente di Monravia è proprio la mancanza di curiosità del mondo esterno, è a poche miglia di distanza dal resto del paese eppure non si direbbe. I discorsi che ho voluto affrontare vertono sulla loro memoria, sulle memorie che gli abitanti anno, memorie di scuola e di famiglia, ecco su cosa mi sono voluto concentrare.

Monrovia, Indiana è utile per capire la vittoria elettorale di Donald Trump?

Forse è un motivo, ma non è l’unico. Volevo andare al di là, indagare la vita di un piccolo paesino isolato. I due avvenimenti sono certamente correlati, ma nessuno quando ero li ha mai parlato di politica. Non ho mai sentito alcuna conversazione sull’argomento politica. Il film tuttavia potrebbe essere definito come politico, ma io preferirei definirlo come indirettamente politico.

 

 


 

Marcello Becca

Marcello Becca

Marcello Stefano Becca è laureato in scienze della comunicazione preso l’Università di Bologna, dove studia attualmente il corso di laurea magistrale in comunicazione pubblica e d’impresa. Appassionato di cinema e fotografia, produce cortometraggi