mercoledì, Settembre 30, 2020

Nomad: In The Footsteps Of Bruce Chatwin di Werner Herzog, Festa del Cinema di Roma: recensione

Dove il soprannaturale è sempre possibile, ecco lo spazio in cui si collocano Bruce Chatwin e Werner Herzog.

Nomad: In The Footsteps Of Bruce Chatwin è un pellegrinaggio ispirato a quel viandante inglese che nel 1977 scrisse In Patagonia. Il suo viaggio iniziò infatti in una grotta dove lo scrittore cercava le tracce di quel brontosauro che fin dall’infanzia aveva scatenato la sua curiosità, acceso la scintilla e impresso in quel giovane la volontà di indagare sui misteri del mondo. Che il brontosauro poi fosse in realtà un mylodon, un bradipo gigante estinto, non importava.

Un flusso libero in cui i gelidi laghi della Patagonia e i sentieri alberati dell’Australia si confondono, si mischiano a vecchie foto, a registrazioni audio d’archivio; dove i panorami, le riprese dall’alto sono esaltate ora da canti tribali, ora dalla voce inequivocabile e commossa di Herzog; dove personaggi selvaggi e strani sognatori emergono dagli arrangiamenti orchestrali di Ernst Reijseger.

Questo documentario mostra lo spirito affine dei due amici, intreccia un’odissea in cui Herzog ripercorre i sentieri battuti da Chatwin mentre questo siede affascinato sul set dei suoi film.

Nicolas Shakespeare, biografo dell’autore, parlando con il regista confessa che Chatwin aveva una specie di museo, una collezione di strani oggetti posseduti da altri e che questi erano proprio il punto di partenza, l’elemento che provocava il viaggio, l’inizio di una storia da raccontare. E sembra che Herzog si muova proprio in questa direzione, lo zaino che porta con sé, ultimo dono dello scrittore in punto di morte, diventa lo strumento con cui ricostruire il loro legame, l’intersezione tra natura, sogni, desideri e mito che i due hanno inseguito per tutta la vita.

Perdersi tra le migliaia di impronte di mani colorate lasciate lì dai lontani creatori, parlare con gli aborigeni delle trame che hanno originato Le vie dei canti diventa il manifesto di un pensiero condiviso, la strada da percorrere per realizzare un film che Herzog ha voluto soprattutto per se stesso e per lasciare che gli spettatori potessero entrare non solo nel suo mondo ma anche in quello dell’amico fraterno. Herzog ha sempre dimostrato sintonia con i suoi audaci esploratori, che si trattasse di Aguirre, di Fitzcarraldo o di Timothy Treadwell ma con Nomad: In The Footsteps Of Bruce Chatwin entra a far parte del suo stesso operato, diventa protagonista lui stesso, le immagini, le parole che apprendiamo durante la proiezione appartengono a entrambi nello stesso modo, hanno a che fare con Bruce quanto con Werner.

Sono nomadi che hanno trovato un aspetto sacramentale nel cammino, questo è il modo che hanno di rivelarsi e di lasciarsi comprendere, un viaggio irregolare da un angolo remoto della Terra.

Francesca Fazioli
Francesca Fazioli
Laureata nelle discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo, ha frequentato un Master in Critica Giornalistica all'Accademia d'arte drammatica Silvio D'Amico e una serie di laboratori tra cui quello di scrittura cinematografica tenuto da Francesco Niccolini e Giampaolo Simi. Oltre che con indie-eye ha collaborato e/o collabora scrivendo di Cinema e Spettacolo per le riviste Fox Life, Zero Edizioni, OUTsiders Webzine

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