Indie-eye – Cinema – Rivista di Critica Cinematografica

Il debutto di Viggo Mortensen dietro la macchina da presa riceve una buona accoglienza da parte della stampa specializzata. Falling porta sullo schermo il difficile rapporto tra un padre e un figlio: Lance Henriksen e Viggo Mortensen mettono in scena un confronto tragico. David Cronenberg in uno dei suoi memorabili cameo interpreta la parte di un proctologo 

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Tra i numerosi talenti di Viggo Mortensen, l’unico a non aver ancora trovato spazio, era proprio quello della regia cinematografica. Dopo aver fondato la casa editrice Perceval Press insieme all’ex tennista spagnolo Pilar Perez, l’attore americano ha potuto finanziare i suoi e gli altrui progetti nei settori più disparati. Poesia, fotografia e pittura, insieme alla musica fanno parte della cospicua produzione personale.

Falling, in lavorazione dallo scorso marzo, è il suo primo lungometraggio, presentato all’ultima edizione del Sundance Film Festival con una buona accoglienza da parte della critica internazionale che ha potuto vederlo in anteprima.

Scritto e interpretato dallo stesso Mortensen, il film è una produzione anglo-canadese, si avvale della fotografia di Marcel Zyskind e soprattutto del montaggio di Ronald Sanders, fedele collaboratore di David Cronenberg, sin dai tempi di “Scanners”.

Mortensen è John Peterson, omosessuale cresciuto in un ambiente rurale e tradizionalista, grazie all’amorevole madre e nonostante la brutale anti-educazione del padre: Willis, dominante, bigotto e razzista, brilla per assenza, ma influenza la vita dei figli con una violenta forma di controllo repressivo.

Strutturato mediante l’uso continuo di flashbacks, Falling racconta radici ed evoluzione dei suoi personaggi attraverso le tracce lasciate dal passato nel tempo presente. Willis, ormai anziano e affetto da demenza senile, rimane ferocemente radicato alla propria violenza, mettendo a dura prova le amorevoli intenzioni di John, la cui fragilità di fronte all’abuso, si è trasformata in un sincero esercizio di tolleranza.

Lance Heriksen interpreta il padre di John in età avanzata e secondo alcuni critici statunitensi, regala una delle interpretazioni più intense della sua carriera, ancorata senza alcun compromesso all’oscurità del personaggio.

Mortensen, che occupa l’altra metà dello spazio, contrappone a questa energia fieramente negativa, il percorso di un uomo che ha compreso la complessità dei sentimenti. Secondo Hollywood Reporter e Film School Rejects è proprio lo sguardo affidato a John e la capacità del regista nel tessere una scrittura modulata sul montaggio di Ronald Sanders, a regalarci due ritratti non convenzionali, in grado di superare i limiti del semplice racconto di perdono e redenzione.

Se si escludono un paio di recensioni più critiche, la stampa internazionale ha accolto il film positivamente, rilevando alcune affinità con il cinema più recente di Clint Eastwood.
Il tocco di Mortensen, secondo The Wrap, è già maturo per il modo in cui riesce a privilegiare l’attenzione per i dettagli minimi del quotidiano; proprio questi permetterebbero alla scrittura di evitare dinamiche sterilmente fataliste, ma anche una rigida apologia dei personaggi.

Da segnalare la presenza di David Cronenberg con un breve cameo, nella parte di un proctologo incaricato di esaminare la prostata dell’anziano Willis. La sequenza, che si aggiunge alla ormai consistente galleria di apparizioni fulminee interpretate dal regista canadese nei film altrui, sembra non aver niente di divertente né di grottesco, ma evidenzia al contrario la capacità di Mortensen nel descrivere l’umanità di un personaggio che ne è apparentemente privo, durante le prove comuni e difficili di ogni giorno.

Michele Faggi