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Ali di Tela -Volando con Angelo d'Arrigo, l'intervista agli autori Chiara Andrich e Giovanni Pellegrini a cura di Paola Di Giuseppe 

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Proiettato in prima assoluta al Pakistan Mountain Film Festival ed in anteprima italiana all’Euganea Film Festival lo scorso luglio, presente alla 33esima edizione di Annecy Cinema Italien dal 23 al 29 settembre 2015, il documentario biografico Ali di Tela -Volando con Angelo d’Arrigo arriverà a Venezia il 9 novembre presso il cinema Giorgione alle ore 20,30, primo appuntamento in sala di una distribuzione dal basso.

Saranno presenti i registi Chiara Andrich e Giovanni Pellegrini che abbiamo raggiunto per porre domande su genesi e realizzazione di un lavoro così importante per il ricordo di Angelo d’Arrigo, figura indimenticabile dello sport, campione mondiale di volo in deltaplano e protagonista di imprese strabilianti, scomparso prematuramente nel 2006 durante un volo dimostrativo.

Uno “stallo in virata”, questo è il termine tecnico, alle 11.30 del 26 marzo 2006 fermò per sempre sopra Comiso il volo del biposto Sky Arrow 650T su cui stava viaggiando come passeggero durante una dimostrazione di volo.

La prima domanda ai due registi, vista la qualità del lavoro, la sua forza evocativa e il valore documentario, riguarda la sua genesi. Cosa vi ha fatto decidere nella scelta del tema e del personaggio?

Giovanni: Gli uomini si possono dividere tra chi di notte sogna di volare e chi no, e ciò che ci accomuna tra le altre cose è di far parte della prima categoria. Da ragazzini entrambi avevamo sentito parlare delle sue imprese incredibili e approfondendo un poco il suo personaggio abbiamo capito che Angelo non era un campione come gli altri, Angelo era un sognatore che anche ad anni dalla sua morte continua ad ispirare piloti ed appassionati di tutto il mondo. Era il personaggio perfetto per esplorare il nostro desiderio di volare in un documentario, perché pensiamo che la sua vita e le sue imprese si rivolgano a chiunque, non solo agli appassionati di volo, e crediamo che il suo insegnamento ad inseguire i propri sogni e a combattere le proprie paure per prendere possesso della propria esistenza sia un insegnamento che si rivolga a tutta l’umanità.

La realizzazione del documentario, un mediometraggio di poco più di un’ora, ha presentato particolari difficoltà tecniche nelle riprese, soprattutto quelle aeree?

Chiara: Il documentario è stato girato nell’arco di un anno aspettando le condizioni metereologiche migliori, spesso il vento non si può prevedere e bisogna sapere aspettare. Abbiamo girato con una troupe ridotta –oltre a noi alla camera Ruben Monterosso e al suono Francesco De Marco- e con un budget ridotto per cui le riprese aeree sono state realizzate prevalentemente da un secondo parapendio o da un deltaplano a motore guidati da piloti amici di Angelo D’Arrigo come Massimo Cantarella, Marco Busetta e Franco Italiano. Abbiamo anche utilizzato alcune videocamere Go Pro montate sui caschi dei piloti e su un drone, ma cercando di evitare l’estetica grandangolare spinta che caratterizza le riprese realizzate nell’ambito degli sport estremi.

Il rapporto con i partecipanti, parenti e amici, quanto ha contribuito alla conoscenza di D’Arrigo come persona, al di là dell’ufficialità della sua biografia pubblica? Durante le riprese sono emersi emozioni e ricordi dimenticati?

Giovanni: Il nostro intento era esattamente quello di andare al di là della persona “ufficiale”, quella già raccontata in documentari e servizi televisivi incentrati sul racconto di questa o quella impresa sportiva. A noi interessava l’Angelo di tutti i giorni, l’amico, il padre, il fratello, ed è di quella persona che siamo andati in cerca. Dopo quasi un anno tra sopralluoghi e riprese ci sembrava di averlo conosciuto davvero e ci ha fatto molto piacere sentirci dire da chi l’aveva conosciuto da vicino che il racconto che ne diamo in Ali di tela è molto fedele all’Angelo che avevano conosciuto ed amato. Certo non è stato facile entrare nelle loro vite private, e ringraziamo la moglie Laura, i figli Gabriele, Gioela e Ivan, il fratello Nino ed i numerosi amici siciliani (e non solo) per averci accolto ed aver raccontato le loro esperienze.

Ricorrere all’animazione nelle sequenze in cui parla il protagonista/assente è una scelta di forte suggestione. Come nasce la decisione di non ricorrere solo a filmati di repertorio?

Chiara: La scelta dell’animazione in rotoscopio è stata dettata fin da subito dalla necessità di raccontare in modo poetico ed evocativo la figura di Angelo e le sue imprese in modo da allontanarsi dal classico documentario sportivo sul campione e preferendone una rappresentazione più astratta. Ci siamo dunque affidati alla maestria di Michele Bernardi, uno straordinario animatore, che da subito ha sposato il progetto, essendo stato anch’egli deltaplanista, e ha realizzato alcune sequenze animate, abbinate alla voce di alcune interviste radiofoniche di Angelo. Inoltre la nostra produzione, la Pinup Filmaking, che ha coraggiosamente accettato di realizzare un documentario low budget, non avrebbe potuto sostenere i costi altissimi vincolati all’acquisto di immagini d’archivio e l’animazione ha anche ovviato a questo problema di natura produttiva. Il poco materiale di repertorio presente ci è stato concesso da alcuni amici di Angelo e dalla Fondazione D’Arrigo e si tratta di immagini inedite legate appunto all’Angelo dietro le quinte

L’inserimento delle musiche in un film è sempre un momento importante, tanto della sua fortuna nasce da un buon connubio con le immagini. Le scelte per Ali di tela quali requisiti dovevano avere? In che modo pensate dovessero ben interpretare l’atmosfera che circonda il protagonista e la sua vita così eccezionale?

Giovanni: Ali di tela è un film biografico, ma non solo, nel film abbiamo cercato di restituire l’emozione del volo libero, una disciplina fatta di silenzi e di correnti d’aria. C’era bisogno quindi di trovare dei musicisti che riuscissero ad esprimere la rarefazione e la leggerezza, e abbiamo trovato quello che cercavamo in “Les Trois Psychologues”. A questo però bisognava aggiungere però altre sfaccettature, da una spensieratezza “punk” per raccontare i primi anni del volo libero alla tenerezza dell’amore di un padre, e in questo l’apporto di Mia Schettino è stata fondamentale. I film sono un’opera collettiva, e dobbiamo ringraziare i nostri musicisti per l’apporto che hanno dato al film. 

La Sicilia: quanto di questa terra avete avvertito nello spirito di Angelo D’Arrigo, un italo-francese che la scelse come sua terra di elezione?

Chiara: Angelo D’Arrigo era siciliano, poi cresciuto in Francia e ritornato nella sua terra di origine, la Sicilia, dove fu tra i primi a portare il volo libero. In particolare amava molto la zona dell’Etna, il vulcano che per lui comprendeva i quattro elementi: l’aria, la terra, il fuoco e l’aria. Angelo dentro di sé incarnava due spiriti e due culture, che ne hanno fatto un personaggio originale e fuori dal comune, in un connubio che gli ha permesso di avere la tenacia di portare avanti i suoi progetti con uno spirito creativo e anti conformista. 

Nel genere documentario che è il vostro ambito di elezione, ci sono registi a cui vi ispirate e quali hanno avuto maggior influenza nella vostra formazione?

Giovanni: È difficile riassumere in pochi nomi i tantissimi registi che ci hanno influenzato, ma se dovessimo fare un nome credo che dovremmo scegliere quello di Werner Herzog, anche se purtroppo sappiamo che Ali di tela non regge il confronto con i documentari che ci hanno ispirato, da La grande estasi dell’intagliatore Steiner a Il diamante bianco.

Ci teniamo a dire però che il cinema è un linguaggio che si nutre di tutte le arti, e che per noi è fondamentale farci ispirare da qualsiasi forma di espressione artistica.

Infine, che distribuzione prevedete ci possa essere per il documentario?

Chiara: Ali di tela è stato terminato nella primavera del 2015 e a partire da luglio è stato selezionato da alcuni festival sia in Italia che all’estero. Ora vorremmo arrivare in sala per far incontrare il nostro lavoro con un pubblico più ampio di quello festivaliero, consapevoli che sia un percorso a ostacoli. Lo stiamo facendo attraverso una distribuzione dal basso legata al passaparola e ai social network e rivolta al circuito di sale più o meno indipendenti sparse per l’Italia. Il primo appuntamento sarà al Cinema Giorgione di Venezia perchè il Circuito Cinema Comunale ha creduto nel nostro progetto e ci ha dato questa possibilità. Speriamo che altri cinema rispondano al nostro appello e che Ali di tela spicchi presto il volo verso altre sale cinematografiche.

Ali di Tela, il trailer

Paola Di Giuseppe